Nell’ottobre del 1754 la Deputazione dell’Università decideva di acquistare la libreria di Giambattista Caruso per dotare l’Università e la città di Catania di una biblioteca pubblica, che aprì i battenti nell’aprile del 1757. Il primo bibliotecario fu Vito Coco, canonico della Cattedrale di Catania, che profuse la sua attività nell’inventariazione della Libreria Carusea, negli acquisti per la nuo
va biblioteca e nei servizi al pubblico, sebbene dal 1757 al 1762 la carica di bibliotecario fosse stata formalmente attribuita a Vito Amico, abate benedettino e regio storiografo. La donazione ventimiliana affiancò alla “libreria grande dell’Università” la biblioteca del vescovo che fino al 1893, nel rispetto delle clausole contenute nell’atto di donazione, mantenne amministrazione separata con un proprio bibliotecario e un proprio regolamento. Il primo bibliotecario della Ventimiliana fu Giovanni Agostino De Cosmi, uno degli intellettuali più vivaci e innovatori della cultura siciliana di fine ‘700. A prendersi cura della ventimiliana saranno in seguito Sebastiano Zappalà Grasso, Vice Gran Cancelliere, che successe a De Cosmi nella carica di Bibliotecario, e Domenico Strano che in contemporanea era bibliotecario della Universitaria. Alla morte del vescovo, nel 1797, Zappalà e Strano curarono la consegna dei volumi che il vescovo, pur avendo incluso nella donazione, aveva trattenuto per suo uso personale, e le modifiche agli stessi locali che assunsero l’aspetto di un vero e proprio monumento a Ventimiglia con la collocazione del suo busto su un piedistallo progettato da Battaglia, l’allargamento dei finestroni per dare più luce agli studiosi, la realizzazione dei medaglieri che completano la raccolta. Il Catalogo ragionato della Biblioteca Ventimiliana fu pubblicato nel 1830 da Francesco Strano, donatore egli stesso della sua biblioteca personale. Nel corso dei due secoli successivi, ai consistenti acquisti si aggiunsero numerose donazioni da parte di studiosi e professori universitari: Giovan Battista Nicolosi (1810); Giuseppe Alessi (1837)); Agatino Longo (1849); Agatino Sammartino (1855); Lorenzo Maddem ( 1891-92); Bonaventura Portoghese (1865). Gli eventi rivoluzionari del 1848-49, che pure procurarono i loro danni, furono ben poco rispetto ai grandi cambiamenti che avvennero nell’ultimo ventennio del XIX secolo. Dopo l’Unità, la Biblioteca, che per un verso è costretta all’adeguamento ai regolamenti che vengono predisposti dal Ministero della Pubblica Istruzione, e dal 1869 è controllata da una Giunta di vigilanza nominata dall’Università, dall’altro, però, conosce in meno di cento anni 21 bibliotecari e di questi ben quindici si succedono nei primi 50 dell’Italia unita. Alcuni, divennero poi direttori di importanti biblioteche come la Nazionale di Firenze, ma Catania fu per loro una tappa di passaggio, che durava al più due, tre anni e necessaria ad ottenere una promozione. Il problema più assillante è rappresentato dall’organizzazione degli spazi che diviene particolarmente critico nel 1886 al momento della demolizione della volta del salone, divenuta pericolante a seguito del terremoto del 1818. Le importanti collezioni della biblioteca e il patrimonio moderno trovarono una collocazione più razionale negli anni ’50 del secolo XX, quando fu necessario sostituire alle antiche scaffalature lignee, a causa di più attacchi disastri delle termiti, nuove scaffalature metalliche. La compromissione dell’assetto antico della biblioteca fu grave, ma il patrimonio librario fu salvo. Il XX secolo, insieme a molteplici attività, tra le quali l’organizzazione del convegno nazionale delle biblioteche italiane che si tenne nella sede rinnovata e fu accompagnato da una mostra su Giovanni V***a, fu caratterizzato dall’acquisto e quindi dal recupero allo studio pubblico dei Fondi V***a e De Roberto che per il rango dei due autori fanno oggi della Biblioteca Regionale Giambattista Caruso una delle istituzioni culturali più prestigiose della Sicilia. Dal 1977, essendo passato le competenze in materia di beni culturali dalla Stato alla Regione Siciliana, l’istituto aggiunse alla denominazione “Universitaria” l’aggettivo “Regionale” e dal 2010 è stata intitolata a Giambattista Caruso lo studioso siciliano al quale appartenne il nucleo fondante della biblioteca dell’Università.