01/05/2022
Oggi è il 40° anniversario dell’omicidio mafioso di Pio La Torre e Rosario Di Salvo.
Pio La Torre fu un politico e sindacalista impegnato nella lotta alla mafia. Nato in una famiglia di contadini, fin da giovane si impegnò a favore dei braccianti, prima nella Confederterra, poi nella Cgil e poi aderendo al Partito comunista italiano. Dopo anni di attività parlamentare (era stato eletto deputato alla Camera nel ’72, rieletto nel ’76, divenendo componente della Commissione Parlamentare Antimafia, ed eletto di nuovo nel ’79), nel 1981 chiese ai vertici del PCI di riassumere la carica di segretario regionale del partito in Sicilia, dove si impegnò contro l'installazione dei missili a testata nucleare a Comiso ed in iniziative contro la speculazione edilizia.
Venne assassinato il 30 Aprile del 1982 da alcuni killer insieme a Rosario Di Salvo, suo autista e collaboratore, mentre in auto stavano raggiungendo la sede del partito a Palermo.
Quello di Pio La Torre fu un delitto di mafia. Assassinato perché nel 1980 aveva presentato alla Camera dei Deputati un disegno di legge che prevedeva il reato di "associazione mafiosa" e la confisca dei patrimoni mafiosi, convinto che per dare una svolta alla lotta contro le organizzazioni criminali fosse necessario colpirle nei patrimoni accumulati: “Occorre spezzare il legame esistente tra il bene posseduto ed i gruppi mafiosi, intaccandone il potere economico e marcando il confine tra l’economia legale e quella illegale”.
Dopo il suo assassinio (ed anche in seguito all’omicidio del Generale Dalla Chiesa), fu approvata la legge 646/1982, conosciuta come "Rognoni-La Torre", che traeva origine da quella proposta di legge del 1980 che aveva come primo firmatario proprio Pio La Torre.
Oggi è doveroso impegnarsi nella difesa e nella giusta applicazione di questa legge, che insieme alla successiva legge 109/96 per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie, è fondamentale per il contrasto alle mafie e per la costruzione di una società libera e democratica.