07/01/2018
Pubblichiamo il resoconto della nostra visita ad Acquaformosa esempio virtuoso di accoglienza.
Abbiamo fatto esperienza di come si possa coniugare accoglienza,solidarietà',integrazione ma anche sicurezza.
Per i dettagli della nostra proposta SPRAR(su cui il nostro Sindaco non ha formulato risposta)rinviamo alle pagine precedenti,al fine di spiegare ai nostri cittadini come l'accoglienza prima che vantaggiosa,debba essere ritenuta la scelta di giustizia.
Acquaformosa è un paese di 1100 abitanti, di origini arbreshe, sito a nord di Cosenza, tra le colline di Altomonte e Lungro. È famoso per aver accolto un centinaio di migranti, tra rifugiati e profughi, grazie alla disponibilità della sua popolazione e, soprattutto, all’abilità amministrativa del sindaco Giovanni Manoccio. Dal 2009 è un comune “deleghistizzato”, ispirato a valori costituzionali e, pertanto, ben diversi da quelli propri della Lega nord. Dunque, un paese aperto e solidale.
Da qualche anno il comune è entrato nella rete dello Sprar (Sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo) ed è soprattutto per questa ragione che domenica 19 novembre 2017 lo abbiamo visitato, ospiti del sindaco (oggi vice) Manoccio. Affabile e competente, ci ha accompagnati per le vie del comune conducendoci poi a visitare lo Sprar, dove vivono persone provenienti dalla Nigeria, dal Gambia, dal continente asiatico e dall’America latina.
Le cose funzionano pressappoco così: dopo aver fatto domanda di partecipazione ai progetti Sprar, il comune ha ricevuto un finanziamento per l’accoglienza e l’integrazione, in 3 anni, di 15 persone all’interno del proprio tessuto sociale. Per il periodo 2011-2013 l’importo totale è stato di 180 mila euro all’anno, così ripartiti: il comune ha partecipato con al progetto con 44 mila euro, mentre 125 mila euro sono stati erogati dal Ministero degli Interni e 10mila euro dalla Regione Calabria.
«Una volta arrivati nei centri d’accoglienza (i CIE, ossia i Centri di Identificazione ed Espulsione), gli immigrati possono fare richiesta di asilo politico e successivamente, dopo essere stati valutati da un’apposita commissione internazionale, accedere allo status di rifugiati» spiega il sindaco. «Dopodiché gli aventi diritto vengono portati in paese e il comune, attraverso un’apposita associazione finanziata con i fondi del progetto, si occupa di fornire loro i documenti e di sottoporli alle visite mediche». A questo punto si costruisce “artigianalmente” l’integrazione degli immigrati con il resto della popolazione.
Grazie all’introduzione nello Sprar, dunque, il comune di Acquaformosa ha superato il progressivo spopolamento cui sembrava ormai destinato, dato il calo demografico e l’emigrazione in tutta Europa di molti fra i suoi giovani. Non solo, ha potuto salvare le sue scuole e dare lavoro a diversi suoi giovani cittadini. Non è poco, vero? E, soprattutto, se lo ha fatto Acquaformosa, perché non può farlo Castrolibero?