Sportello Psicopedagogico del Comune di Castelvetro Piacentino

Sportello Psicopedagogico del Comune di Castelvetro Piacentino Uno spazio di dialogo riservato e mirato ad offrire un supporto in casi di particolari difficoltà familiari, lavorative, comunicative e relazionali..

Si rivolge a famiglie, coppie, adulti, adolescenti, anziani, care givers familiari e operatori dei servizi socio-sanitari del territorio. Un operatore esperto prenderà in carico la vostra richiesta e vi metterà in contatto con il professionista adeguato. Collaboriamo con psicoterapeuti e pedagogisti.

11/02/2026

I Servizi Sociali sono luogo di democrazia e diritti. Condividiamo senza se e senza ma, esprimiamo solidarietà ai colleghi che nei giorni scorsi a Venaria sono stati aggrediti con un martello.
Contrastiamo una narrazione che non corrisponde alla realtà e risulta dannosa proprio per i più fragili.

I progetti che si sono sviluppati intorno agli ospiti dei nostri alloggi per l'autonomia sono una bellissima esperienza,...
17/01/2026

I progetti che si sono sviluppati intorno agli ospiti dei nostri alloggi per l'autonomia sono una bellissima esperienza, si sono generate esperienze, nuovi legami, nuove competenze.
Silvia Granata

Chapeau
15/01/2026

Chapeau

LETTERA APERTA A RAI FICTION
"Cliché e pregiudizi: la lezione dell'intelligenza artificiale a sceneggiatori e registi"

Che lasciano l’ufficio per andare a fare la spesa o che, senza conoscere le situazioni ipotizzino l’affidamento di neonati, che rispondano sgarbatamente a una brava preside che denuncia abbandono scolastico in aree a rischio o che non comprendano la preoccupazione di religiosi di bell’aspetto carichi di comprensione e umanità…

La stagione delle fiction Rai 2026 è ripartita e l’immagine stereotipata e offensiva della professione di assistente sociale torna ripetendo cliché che mostrano superficialità quando non incompetenza o, non vorremmo insinuarlo, pregiudizio, da parte di chi scrive, dirige o mette in onda questi episodi.

Tanto è cambiato in questi anni – certo non per alcuni politici che hanno pregiudizi o per i diffamatori da tastiera che ora dispongono dei social - Google, l’AI se ne sono accorti e se si scrive “assistente sociale” e si chiede quale sia il suo ruolo , la sua funzione, si può leggere:

“L’assistente sociale è un professionista che lavora per aiutare persone e famiglie a migliorare la loro qualità di vita, affrontare difficoltà e accedere ai servizi di supporto. Il suo ruolo può variare molto a seconda del contesto, ma in generale fa cose come:
• Valutazione dei bisogni: incontra persone o famiglie per capire quali problemi hanno (economici, familiari, abitativi, sanitari, scolastici, ecc.).
• Supporto e consulenza: offre consigli pratici e orientamento su come risolvere i problemi, ad esempio come richiedere aiuti economici o servizi sociali.
• Progettazione di interventi: prepara piani di supporto personalizzati, ad esempio sostegno a famiglie in difficoltà, minori a rischio o persone con disabilità.
• Mediazione e tutela: può intervenire come mediatore tra persone e istituzioni (scuola, ospedale, tribunale) o aiutare a proteggere i diritti di minori o adulti vulnerabili.
• Collaborazione con altri professionisti: lavora con psicologi, medici, insegnanti, tribunali e associazioni per garantire un sostegno completo.
• Prevenzione e informazione: organizza attività educative o campagne informative su temi sociali, come violenza domestica, bullismo o dipendenze.

In poche parole, l’assistente sociale non decide per gli altri, ma aiuta a trovare soluzioni, tutelare i diritti e migliorare le condizioni di vita di chi è in difficoltà”.

Ho copiato e incollato, non ho scelto io le parole che usa l’intelligenza artificiale, vorrei spedirle agli sceneggiatori, ai registi e ai responsabili, alla direzione di Rai Fiction perché i prossimi episodi di serie decennali o nuove di zecca tengano conto della realtà, raccontino una professione e non ripetano cliché che fanno male a noi sì, ma soprattutto che allontanano dal servizio sociale chi ne ha davvero bisogno. E non è detto che non lo farò.

Barbara Rosina

09/01/2026

FUGGIRE CON LA CASSA NEL PIENO DI UNA STRAGE

Se vengono confermati i rumours che raccontano che esiste un frame video che mostra la comproprietaria del locale della strage di Crans Montana fuggire con la cassa in mano nel pieno della strage, l’orrore provato per questo tremendo evento sarà amplificato oltremodo.

Ma io invito il mondo adulto a fare una riflessione che va al di là di questo singolo caso. perché in questa evenienza – fuggire con denaro mentre i ragazzi perdono la vita – c’è l’immagine decadente di una società e di una cultura che ha usato l’età evolutiva per fare cassa, senza alcuna cura della tutela dei diritti dei minori e senza alcuna assunzione di responsabilità verso i propri doveri educativi.

Nel locale svizzero si sono accumulate una serie di infrazioni spaventosamente gravi: presenza di più persone rispetto al numero permesso per legge, vendita di alcolici ai minori, chiusura di un’uscita di sicurezza per evitare l’ingresso dei non paganti, utilizzo di dispositivi che generano scintille, restrizione della scala di fuga per aumentare il numero di posti a sedere. Nessuna di queste infrazioni è avvenuta per caso: tutto contribuiva ad aumentare l’incasso. Tutto questo è in continuità logica con la scena che mostra che, nel pieno di una strage, la preoccupazione dell’adulto rimane mettere in salvo l’incasso, non i ragazzi e le ragazze che l’hanno prodotto.

Siamo la prima generazione di genitori che deve condividere il proprio progetto educativo con una società che ci viene “contro” perché quando pensa ai nostri figli, pensa all’incasso che possono generare e non ai bisogni educativi che devono essere presidiati e promossi, pensati e condivisi. Un tempo valeva il detto “Ci vuole un villaggio per crescere un figlio”, ma oggi “quel villaggio” sembra abitato da vampiri e cannibali pronti a succhiare l’ultima goccia di sangue, incuranti del fatto che ciò potrebbe uccidere quel ragazzo a cui porti via tutto, senza lasciargli nulla di ciò che gli serve per diventare grande. O addirittura per rimanere vivo.

Nell’immagine della donna che fugge con la cassa c’è la metafora di una società liberista che ha messo il denaro al centro dei propri valori. C’è un mondo occidentale che tutela i privilegi di chi ne ha già molti, incurante della sofferenza e del danno prodotto su quel sottogruppo (sempre più gigantesco) della popolazione che invece di privilegi ne ha pochi o - a volte - non ne ha nemmeno uno, ha aspetti di fragilità e vulnerabilità che devono essere tutelati e non manipolati e sfruttati a fini economici.

In questa lettura del nostro vivere, rientrano le politiche internazionali centrate sugli armamenti e sul proliferare delle guerre nel mondo. Ci sono le multinazionali del digitale che si sono mangiate i cervelli dei nostri figli, generando un “brain rot” (marcescenza dei cervelli) che nel terzo millennio e con questo livello di progresso scientifico avrebbe dovuto essere l’ultima delle cose da far avvenire nella vita di chi cresce.

Se i rumours verranno confermati, il lavoro da fare nelle nostre menti e nei nostri cuori di adulti non dovrà essere disprezzare “quella donna”, ma rivedere completamente la struttura socio-economica e culturale di una società che non ha avuto paura a mettere sull’altare sacrificale il suo bene più prezioso (cioè i nostri figli) per l’adorazione incondizionata all’unico dio che oggi regola il mondo: il Dio Danaro.

Sì: vorrei davvero che questo testo venisse condiviso e diventasse il punto di partenza di una riflessione del mondo adulto, genitoriale ed educativo perché sarebbe troppo facile pensare soltanto che “quella donna” è una criminale. E’ vero: ha commesso molti reati. Ma quei reati sono il risultato – purtroppo – di una corresponsabilità politica, economica, sociale e culturale di cui facciamo parte tutti noi.

Condividiamo questo interessante articolo per una riflessione professionale. Se si ha bisogno di aiuto
08/01/2026

Condividiamo questo interessante articolo per una riflessione professionale.
Se si ha bisogno di aiuto

Si può fare informazione senza l’ossessione del sensazionalismo e della ricerca del like. Ed è quello che ha fatto Marco Bracconi su Il Venerdì di Repubblica con una sua breve inchiesta che prendendo il via dalla vicenda della “famiglia nel bosco”, racconta la nostra professione senza paraocchi e pregiudizi.

Ha a lungo ascoltato le parole della presidente Barbara Rosina, ma ha raccolto dati e interpellato altre voci critiche.
Grazie a chi fa buon giornalismo. Vi riproponiamo l’articolo uscito online il primo gennaio e il 2 su “il venerdì”.
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FAMIGLIA NEL BOSCO: NOI ASSISTENTI SOCIALI TRA AGGRESSIONI, RESPONSABILITA’ E NUOVE EMERGENZE
DI MARCO BRACCONI

Un lavoro complicato quanto indispensabile. In una società complessa e fortemente diseguale, gli assistenti sociali sono supporto di cui non potremmo fare a meno. Polemiche comprese, soprattutto quando si tratta di minori: «La cosa che più mi allarma è la spregiudicatezza nell’uso politico dei bambini. Perché il risultato non è attaccare noi, ma proprio i minori». Barbara Rosina, presidente dell’Ordine assistenti sociali, riflette a mente fredda dopo il gran battage attorno ai figli dei coniugi Trevallion-Birmingham, neo rurali nei boschi d’Abruzzo, affidati temporaneamente a una casa protetta. “Una cosa di cui vergognarsi”, copyright Salvini.

L’anno zero dei piccoli centri
Ma la disinvoltura dei potenti non è il solo venticello amaro che accompagna la professione al tempo dello scontento digitale. Con l’assistente sociale funziona un po’ come con il medico del pronto soccorso, siamo sempre pronti a dargli addosso.
Quando ci sono di mezzo i bambini, poi, diventa tutto più delicato. «Si perde di vista che l’assistente lavora sulla base di protocolli ben definiti, ma anche che non è da solo. In casi come questi c’è lo psicologo e spesso anche l’educatore. Le valutazioni sono frutto del lavoro in team, di un approccio multidisciplinare. Laddove possibile, è ovvio». Di questo laddove parleremo più avanti. Per ora Rosina tiene a sottolineare che questa storia della narrativa è un cruccio: «A volte ho l’impressione che sia un po’ slegata dalla realtà».
Viene da pensare all’invettiva contro gli assistenti sociali di Baby Gang, che è un bravo rapper ma non proprio un sociologo: «L’assistente sociale mi voleva in tribunale / mi voleva portare via dalla mia mamma / Casa-famiglia a dieci anni...». Non ci pensiamo mai, ma questi professionisti si occupano di un’infinità di cose. Breve lista non esaustiva: recupero dei detenuti, assistenza agli anziani, famiglie difficili, tossicodipendenze, violenza di genere, disagio giovanile, povertà diffusa, prostituzione. È un lavoro quasi sempre oscuro. E pagato poco. I quasi 48 mila iscritti all’Ordine guadagnano dai 1.200 ai 1.600 euro al mese, qualcosina in più per chi lavora nei ministeri. All’estero va molto meglio. In Basilicata sono 527 e in Sicilia 5.932, tra questi due estremi ci sono le altre Regioni. Il 70 per cento sono dipendenti pubblici, gli altri nel privato e nel Terzo Settore. Nove su dieci sono donne, e infatti nel 2025 dalla dizione “Ordine degli assistenti Sociali” la preposizione “degli” è stata eliminata. Era un po’ grottesca, effettivamente. Il livello di competenza cresce. Per diventare un operatore basta una laurea triennale, ma gli specializzati sono la maggioranza. Zoom sui bambini: su circa 400 mila minorenni seguiti, trentamila sono in affidamento, il 7,5 per cento. In termini di numeri e servizi, il divario generale Nord-Sud si è attenuato di molto. Nelle città metropolitane del Mezzogiorno le cose sono molto migliorate. La crepa si apre quando ci si sposta nelle aree interne. Il governo si è impegnato a indire un concorso nazionale, ma Rosina segnala che non è solo questione di personale. «Le spese pro capite dei Comuni per i cittadini variano molto. A Bolzano si spendono più di 500 euro a cittadino. In alcuni piccoli centri del Sud se ne spendono 18». Certe volte sembra che Cristo non si sia mosso da Eboli. Il laddove di cui parlavamo prima.

Mediare, senza esagerare
Quello dell’assistente sociale è un lavoro ad alta intensità, anche emotiva. Sono micro-esperienze del quotidiano fatte di incontri, drammi, delicatezze. Anche di possibili errori, certo. L’avvocata romana Marina Marconato, che segue da sempre casi in cui sono coinvolti minori, muove due obiezioni di fondo. «La prima riguarda il ritardo di competenze attorno al tema della violenza in famiglia. Si derubrica la violenza in conflitto, allargando troppo il perimetro della mediazione tra i genitori. Si tende a non dividere la famiglia, anche quando invece sarebbe necessario farlo per tutelare i bambini». La seconda critica di Marconato attiene al tema più delicato, il bordo estremo. «Le modalità con cui si allontana il bambino che non vuole lasciare la propria famiglia sono violente. Ma non solo. Io credo che l’allontanamento forzoso, eseguito contro la volontà del minore e della famiglia, debba avvenire solo in caso di pericolo immediato per la sua incolumità».

Ordine del giudice
Sul primo punto Rosina risponde segnalando che il problema esiste ma è nella formazione universitaria. «E infatti nella riforma approvata dal Consiglio dei ministri è stata recepita la nostra richiesta di intervenire sui programmi. Come Ordine, anche attraverso la nostra Fondazione, noi cerchiamo di supplire, il tema della violenza di genere è uno di quelli che studiamo di più. Ma aggiornare le competenze deve essere prima di tutto compito dell’università». Il tema degli allontanamenti – come per l’opinione pubblica – è più divisivo. Dice Rosina: «L’intervento delle forze dell’ordine avviene solo quando si è sperimentata ogni possibile alternativa. E quando vi si ricorre è per mettere tutti in sicurezza. Ma se un ordine è motivato e deciso dal giudice, in qualche modo va eseguito». Rispetto all’incolumità, secondo la presidente dell’Ordine, non si può ragionare solo sull’immediato. «Il nostro compito è anche valutare contesti in cui la salute fisica, mentale, sociale del bambino è messa a rischio nel tempo». Marconato non è d’accordo: «La sentenza della Cassazione del 2022 non dice questo. Anzi, parla di azioni fuori dallo Stato di diritto. E poi secondo Costituzione la privazione della libertà può essere decisa solo dal giudice penale». Ora avanziamo di qualche decennio. E facciamo attenzione agli anziani, molta. Perché l’aumento dell’aspettativa di vita è un fenomeno sotto gli occhi di tutti, quasi banale, ma le cui conseguenze non vogliamo ancora vedere: «In prospettiva è il settore che richiederà il maggiore sforzo», dice Rosina. «Ci sarà sempre più bisogno di una rete capillare. Se pensiamo che l’unica risposta sia la struttura per anziani siamo perdenti». Una cosa la preoccupa: «Monitoriamo dal 2017 il fenomeno delle aggressioni ». Sono in crescita, come quelle contro i professori a scuola o, di nuovo, quelle dei camici bianchi. Dei consultori, invece, si sente sempre l’assenza. Ne mancano più del 50 per cento. «Sono il luogo della prevenzione, l’airbag che si apre quando stai per schiantarti nella gestione di un adolescente, una separazione, un lutto, una povertà». Non è un caso se centri privati e fondazioni per il disagio giovanile, per dirne una, abbiano sempre la fila fuori. Nei consultori invece mancano il 70 per cento degli assistenti sociali. Intercettare i problemi prima che diventino irrisolvibili. Te lo dicono tutti gli operatori che lavorano sul territorio. I laici e i cattolici. Il pubblico e il Terzo Settore. «Per questo, mentre per il senso comune l’intervento dell’assistente sociale è l’extrema ratio, io sostengo il contrario: prima è meglio è». Anche per i minori? «Assolutamente sì. Se ragioniamo in termini di prevenzione e riduzione del danno, a una famiglia in difficoltà conviene chiedere aiuto invece di chiudersi. I problemi non si risolvono da soli, vanno avanti comunque».

Fare rete, magari con più soldi
Ci sarebbe anche la scuola, eternamente indecisa tra lanciare allarmi o sonnecchiare. Ma il tema è quello di sempre. Fare rete con il resto della società. E motivare le persone. «Se noi assistenti sociali guadagniamo troppo poco? Sì. Ma ancora più importante sarebbe mettere in campo le risorse per consentirci di svolgere fino in fondo la nostra funzione. Disegnarci come disumani burocrati può servire a prendere qualche voto, ma per lo Stato è come darsi la zappa sui piedi».

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27/11/2025

Torna a trovarci Silvia Tizzoni Psicologa clinica, Psicoterapeuta e Mediatrice Familiare e noi siamo molto contente. Parleremo con lei di come muoverci tra luci e ombre della relazione di coppia. Segnaliamo che a condurre questa serata e accompagnare Silvia Tizzoni ci sarà una persona speciale cui siamo molto legate, la nostra superbibliotecaria Camilla Chiodo. Officine Gutenberg Silvia Finetti Silvia Granata Cooperativa Sociale Sentiero La Puddins Giulia M. Cancelliere

Secondo appuntamento con la rassegna "Castelvetro d'autore".
Il 5 dicembre alle ore 18.30 presenteremo il libro "il sottosopra dell'amore, come muoversi tra luci e ombre della relazione di coppia" di Silvia Tizzoni.

"Stare insieme, relazionarsi all’altro, crescere nella relazione di coppia.
Mica facile, mica scontato.
È qualcosa che è legato a un’infinità di fattori, dei quali spesso gli stessi interessati non sono perfettamente consapevoli.
A volte non richiede sforzi particolari, va via liscio come l’olio, è un nutriente, un fertilizzante, tiene dentro la bellezza assoluta di questo piccolo miracolo.
Altre, implica una gran fatica per permettergli di sopravvivere a scontri, discese, ostacoli, difficoltà.
C’è indubbiamente la fortuna di un incontro di vita che fa la differenza, ma non basta: va curato, accudito, alimentato quotidianamente.
Luci e ombre, appunto, che esploreremo insieme nella lettura del libro!"

Vi aspettiamo!

La grande partecipazione a tutti gli eventi realizzati ieri per il    ci conferma che siamo sulla strada maestra. Qualch...
26/11/2025

La grande partecipazione a tutti gli eventi realizzati ieri per il ci conferma che siamo sulla strada maestra.
Qualche foto della serata ed un ringraziamento particolare all'arma dei Carabinieri, Tenente Colonnello De Nicotera e Maresciallo G. Cappuccio.
Insieme all'avvocato Lorena Marchini e alla psicoterapeuta Silvia Finetti guidati dalla conduzione di Carmine Lepiani abbiamo potuto parlare di , di violenza domestica ma anche conoscere percorsi di protezione e di cura.
La voce di ha offerto al pubblico uno spaccato dell'esperienza di .

La forza delle donne non si misura dai tacchi che portano, ma dalle vette che raggiungono e dai muri che abbattonoAnonim...
26/11/2025

La forza delle donne non si misura dai tacchi che portano, ma dalle vette che raggiungono e dai muri che abbattono

Anonimo

Indirizzo

Piazza Emilio Biazzi 1
Castelvetro Piacentino
29010

Orario di apertura

Martedì 09:30 - 12:30
Mercoledì 09:30 - 12:30
Giovedì 09:30 - 12:30

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