23/06/2026
𝐑𝐈𝐓𝐈 𝐄 𝐒𝐀𝐂𝐑𝐀𝐋𝐈𝐓𝐀̀ 𝐃𝐄𝐋 𝐒𝐎𝐋𝐒𝐓𝐈𝐙𝐈𝐎 𝐃’𝐄𝐒𝐓𝐀𝐓𝐄
L’estate è appena iniziata. Il 21 giugno è il ‘‘solstizio’’ cioè la giornata dell’anno in cui le ore di luce sono maggiori di quelle di buio.
Da tempo immemore, in tutto il mondo, quando il ‘‘sole è fermo’’ nella parte più alta del cielo dell’emisfero boreale, (solstitium vuol dire proprio quello, sole fermo) è come se fosse un nuovo inizio.
L’insieme dei riti e delle tradizioni, le leggende e la magia di questi giorni che precedono la mietitura fa sì che si corra veloci tra superstizione e fede, tra paganesimo e devozione cristiana.
Già le civiltà megalitiche onoravano il Sole e la testimonianza più eclatante è a Stonehenge, in cui il 21 giugno di ogni anno un raggio di sole colpisce la Heel Stone esattamente nello stesso punto e alla stessa ora da secoli.
Nel bacino del Mediterraneo i Fenici, popolo di mercanti e navigatori, celebravano il trionfo del Sole, la forza rigenerante della Luce e il legame di fertilità con la Terra Madre accendendo fuochi a mo’ di falò.
Gli antichi Greci, col mito di Persefone che lasciava gli inferi per ritornare sulla terra in primavera, celebravano la rinascita della Natur, con colori, fiori e profumi, la quale culminava nell’estate con abbondanza di frutti.
I Romani avevano appena assimilato Summano - una divinità sabina simile a Vulcano, dio del fuoco - quando scoprirono dai Greci il mito che spiegava l’alternanza delle stagioni facendo il classico copia-e-incolla: Persefone diventerà Proserpina e la madre Demetra arriverà fino a noi come Cerere, divinità delle messi e dell’agricoltura.
Anche gli Incas e i Nativi americani delle Grandi Pianure (Sioux Lakota e Cheyenne) facevano la ‘‘danza del Sole’’.
Nella nostra Puglia, la stessa cosa succede ogni 21 giugno nella cattedrale di san Sabino a Bari e nella nostra chiesa di santa Maria della Luce, che tutti noi chiamiamo Assunta. Nel Salento, invece, prevalgono i riti del fuoco: falò introno a cui ballare e tappeti di brace ardente su cui saltare velocemente a piedi nudi.
Ed è a questo punto che in tutta questa storia s’inserisce il Cristianesimo.
Nel corso dei secoli, la Chiesa non è riuscita a estirpare dalla cultura popolare alcuni ‘‘passaggi’’ che avevano, e hanno, più il sapore della superstizione che della fede, per cui il Cristianesimo ha distillato e assimilato tradizione e riti ancestrali del solstizio d’estate legandoli alla festività di san Giovanni Battista.
La notte di san Giovanni Battista, tra il 23 e il 24 giugno, è una notte magica, perché è la notte della nascita dell’estate. E nell’ottica della forza generatrice del Sole e del potere energizzante della luce, del calore e della vita san Giovanni è l’unico santo che si festeggia il giorno in cui è nato e non in quello della morte.
In questa notte si raccolgono le erbe di san Giovanni, per farne mazzetti da appendere sulla porta di casa o nei cassetti per allontanare gli spiriti maligni. Le erbe sono 7: iperico (o erba di san Giovanni o scacciadiavoli), lavanda, malva, menta, ruta, artemisia, rosmarino.
Le nostre nonne, infatti, ci hanno parlato del nocino – un liquore della famiglia dei rosoli fatto mettendo a macerare nell’alcol 7 o 12 noci intere (raccolte con tutto il mallo) in infusione con 7 spezie – nonché delle erbe di san Giovanni e dell’acqua di san Giovanni.
Le sette erbe possono essere messe ‘‘a bagno’’ e lasciate in ammollo tutta la notte. All’indomani con l’acqua di san Giovanni ci si asperge e ci si lava invocando la protezione del santo ‘‘precursore’’.
A san Giovanni, nella cultura popolare, è inoltre collegato il rito cristiano del sacramento del battesimo: tra la famiglia del battezzato e il padrino del battezzando si realizza ‘‘u san Giuànn’’.
Sempre nella notte del ‘‘santo decollato’’, in una bacinella con l’acqua si dispone l’albume di un uovo che si lascia all’aria per tutta la notte. All’alba si interpreta la disposizione del ‘‘velo’’ creatosi: è il famoso veliero di san Giovanni, un altro rito divinatorio arrivato fino a noi, in cui la simbologia della vela è l’idea del viaggio, di un percorso – sia personale che di fede – di ciascuno di noi.
Il solstizio è sicuramente questione di un attimo, ma le tradizioni, i riti sacri e profani che si sono radicate nei millenni, arrivando fino a noi più o meno intatte, rischiano di scomparire in un altrettanto attimo se non le ‘‘sentiamo’’ e facciamo nostre, cioè come facenti parte del nostro essere comunità.
Testo di Cosimo Putignano ©️ 2026