Fanove di Castellana Grotte

Fanove di Castellana Grotte L'11 gennaio a Castellana Grotte - Bari ultrasecolare manifestazione di devozione popolare per la Madonna della Vetrana, liberatrice dalla peste del 1691

Tra Storia e leggenda

A fine Seicento una nave proveniente da Cattaro, città del Montenegro, approdò nella cala della torre di guardia di Costa Ripagnola, tra Polignano a Mare e Cozze. I deputati sanitari polignanesi, sospettando vi fosse a bordo un’epidemia di peste, ordinarono l’allontanamento dopo un approdo e una sosta della durata di un solo giorno bastante alla riscossione della tassa d’att

racco. In realtà, la nave rimase nella cala per cinque giorni, durante i quali Giuseppe Schiavelli, incaricato dal conte di Conversano Giulio II Acquaviva d’Aragona di contrabbandare tabacco, ritirò b***e di merci e, accompagnato da due componenti della ciurma alla ricerca di viveri, si recò a Conversano. Nelle merci della nave era annidato il letale virus e ben presto Conversano fu preda di una terribile epidemia. Nel tentativo di nascondere i suoi loschi traffici, il Conte di Conversano tacque la presenza del morbo. A causa delle pessime condizioni igieniche dell’epoca, da Conversano, la peste si diffuse a Monopoli, Castellana e in tutti i comuni limitrofi. Quando la notizia non si poté più tacere, fu impedito ai cittadini il transito in entrata e uscita dalle cittadine, pena la morte. Nel corso dell’epidemia di peste del 1691-1692 il dottor fisico, ossia il medico, Giuseppe Valerio de Consulibus che faceva parte del Comitato di Salute Pubblica si prodigò molto per lenire le sofferenze degli ammalati. Studiò le caratteristiche e il decorso della malattia, sino a dichiararne l’alta contagiosità. Per primo individuò l’importanza di aiutare i malati con una buona alimentazione e di bandire terapie debilitanti come salassi, purghe, sudorazioni e diete. Capì che le terapie disponibili all’epoca erano assolutamente insufficienti. Già al primo indizio, la gente atterrita fuggiva in campagna, portando con sé tutto ciò che poteva e lasciando il resto nelle case assicurate con sigilli. I malati o sospetti erano confinati nelle loro abitazioni o porati in locali di isolamento o al lazzaretto. Si uccidevano cani, gatti e galline, non perché ritenuti ricettori della peste, ma perché era opinione comune che i loro peli e le loro penne potessero facilmente assorbire i veleni pestilenziali e diffonderli. Le autorità comunali assoldavano imbianchini, barbieri, becchini, vetturali, scavafosse, spazzini per sbrigare i servizi di igiene: imbianchire le case, pulire le strade, seppellire i morti. I medici andavano per le strade chiusi nel loro abiti stretti, incatramati, con la rituale maschera sul viso, recando nelle mani inguantate ampolle di forti profumi e un bastone per farsi largo tra la gente sospetta. La vita delle città e paesi era ridotta ai minimo termini. Radi e guardinghi, i passanti pur conoscendosi non si salutavano per paura di contagiarsi. Due padri di ciascun ordine religioso, a turno ogni settimana, erano destinati alla confessione, la gente si faceva sugli usci o si affacciava ai balconi e confessava pubblicamente i propri peccati. Le abitazioni dei defunti venivano segnate con grandi croci bianche e i cadaveri degli appestati erano messi alla rinfusa in grandi fosse comuni fuori dalle mura e coperte di calce. Sarebbe necessario accendere spessi fuochi per assottigliare l’aria e purgarla dal morbo per togliere dalle fauci della peste il rimasuglio dei cittadini. Il Conte di Conversano Giulio II, individuato come responsabile del flagello, fu convocato dal viceré di Napoli e confinato nell’isola di Nisida. Morì nell’isola il 31 gennaio del 1691. Giuseppe Schiavelli, il suo emissario, tentò di fuggire in Terra d’Otranto ma fu imprigionato e condotto a Bari. Morì tra le torture nel febbraio del 1692. A Conversano vi furono 15.000 decessi. La peste fu scoperta soltanto il 23 dicembre del 1690, ma vi furono solo 22 morti. Vogliamo ricordare i nomi di quei castellanesi:
Angelo Lanzillotta, 50 anni; Aurelia Cardone, 35 anni; Vito Serangelo, 20 anni; Domenico Goscila,
15 anni; Marino Mastromarino, 20 anni; la fanciulla Angela Manello; Vita Siciliano, 60 anni; Vito Goscila, 50 anni; Perna Goscila, 23 anni; 45 anni; Francesco Paolo Lanzillotta, 15 anni; Leo Longo 38 anni; Rosa Alfarano, 25 anni; i bambini Donato Manelli, Francesco Ventrella, Luisa Mastromarino, Antonia e Francesco Antonio Serangelo, Marino Longo, Angela Mastromarino, Carella e Sebastiano Manelli; Giovanni Antonio Mastromarino. Secondo la tradizione, i castellanesi furono salvati dalla Vergine della Vetrana. Due sacerdoti, don Giuseppe Gaetano Lanera e don Giosafat Pinto, nella notte dell’11 gennaio 1691, ebbero simultaneamente una visione e udirono voci misteriose:
Ricorrete alla Vergine della Vetrana, edificatele la sua chiesa e sarete liberati dalla peste. Don Giosafat Pinto, nella chiesa di San Francesco, sentì una voce che gli ordinava di cacciare la peste dalla terra di Castellana con questa formula:

“Io ti comando, mia sorella peste, che tu, in nome della Augustissima Trinità e della Beata Vergine esca da questa terra e mai più vi ritorni”. Dalla mattina seguente, 12 gennaio 1691, tutti coloro che temevano di essere colpiti dalla peste correvano ad ungersi all’olio benedetto che ardeva nella lampada. Il medico Giuseppe La Nera testimoniò che gli ammalati che aveva in cura, dopo essere stati unti con l’olio, erano completamente guariti. Il Notaio Giacobbe Fanelli nella chiesa Santa Maria della Vetrana, davanti all’immagine stessa della Beata Vergine e alla presenza di numerosi testimoni, scrisse:
"Dal dodici di gennaio, giorno in cui si ebbe notizia della grazia ricevuta dalla Vergine della Vetrana, non si ammalarono e non morirono altri castellanesi. Per purificare Castellana dal morbo si diede fuoco ai vestiti e alle suppellettili, si profumarono le abitazioni dei malati con foglie di ulivo, rosmarino, alloro e si imbianchirono a calce i muri per due volte. Gli ammalati miracolosamente guariti furono tenuti per prudenza in quarantena, ma non vi furono altre morti". La consapevolezza e la gratitudine per il miracolo ricevuto spinsero il sindaco don Giovanni Filippo Viterbo a supplicare la vedova di Giulio II contessa Dorotea di edificare accanto alla chiesa un convento. Finito il contagio si cominciò a raccogliere offerte per il nuovo edificio. Ognuno contribuì come poteva: con pietre, con offerte in denaro, con il proprio lavoro. Il convento fu affidato agli Osservanti scalzi di San Pietro d’Alcantara. La Vergine della Vetrana non era nuova a questi miracoli. Il suo nome viene proprio dal morbo della vetrana, o vaiolo, che assalì l’intera famiglia di Adriano d’Acquaviva. A guarigione ottenuta, il Conte ampliò l’esistente edificio e lo dedicò a Santa Maria della Vetrana. Il 14 marzo del 1714 si tenne la cerimonia inaugurale. Dalla chiesa di San Leone Magno partì una processione mentre tutte le campane del paese suonavano a festa. Gli Osservanti Scalzi, i padri minimi di San Francesco di Paola, i frati del convento di San Francesco d’Assisi, il Capitolo nei paramenti di gala. Fu posata una croce di pietra e venne piantato un olmo in ricordo della cerimonia. Da allora la tradizione si ripete. Si comincia con la Diana, suggestiva visita notturna ai frantoi oleari del territorio castellanese, con la banda cittadina al seguito, per la raccolta dell'olio. Secondo la tradizione, l'oro giallo delle nostre campagne viene destinato ad alimentare la lampada della Vergine. Molti fedeli accompagnano il corteo notturno intonando i sacri inni. La sera dell'11 gennaio una fiaccolata porta il sacro fuoco dal Santuario Maria Santissima della Vetrana a Castellana. Per tutta la notte tra l’11 e il 12 gennaio ardono i fuochi e si intonano canti. Si mangiano cibi semplici offerti dai fanovisti: sarde, cipolle sponsali, pane e pomodoro, ceci fritti e foccace fritte. Il 12 gennaio la Madonna giunge in città per restarvi sino alla domenica successiva. Si dice che le Fanove preparino l’arrivo della Vergine riscaldando la cittadina nelle rigide giornate di gennaio. Ma le Fanove sono, soprattutto, simbolo di gioia e festa.

✨ 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞, 𝐂𝐚𝐬𝐭𝐞𝐥𝐥𝐚𝐧𝐚. 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞. ✨Si sono appena conclusi quattro giorni intensi, pieni di luce, emozione e partec...
29/04/2026

✨ 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞, 𝐂𝐚𝐬𝐭𝐞𝐥𝐥𝐚𝐧𝐚. 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞. ✨

Si sono appena conclusi quattro giorni intensi, pieni di luce, emozione e partecipazione sentita. La 𝑭𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒅’𝑨𝒑𝒓𝒊𝒍𝒆 2026 ha ancora una volta acceso ciò che rende unici i castellanesi: un legame profondo, autentico, che trova nella 𝑴𝒂𝒅𝒐𝒏𝒏𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑽𝒆𝒕𝒓𝒂𝒏𝒂 il suo punto più alto e più sincero.

Il 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐏𝐚𝐭𝐫𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 desidera esprimere un ringraziamento sentito a tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo.

Ai membri del 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨, per l’instancabile servizio, per l’impegno quotidiano e per quella passione silenziosa che, lontano dai riflettori, costruisce ogni dettaglio della festa.

Al 𝐒𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨 𝐃𝐨𝐦𝐢 𝐂𝐢𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐢 e all’Amministrazione Comunale, al 𝐕𝐢𝐜𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐙𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐀𝐦𝐨𝐝𝐢𝐨, al clero castellanese e alla Comunità francescana, con il Rettore del Santuario 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐞𝐭𝐫𝐚𝐧𝐚, 𝐟𝐫𝐚 𝐌𝐢𝐦𝐦𝐨 𝐋𝐨𝐭𝐢𝐭𝐨, per il loro autentico sostegno.

Alle 𝐅𝐨𝐫𝐳𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐎𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞, ai 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐛𝐢𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢 e alla 𝐏𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐋𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞, insieme a tutti i volontari, per aver garantito sicurezza e serenità con discrezione e dedizione.

Con affetto e riconoscenza ringrazio: 𝐕𝐢𝐯𝐚𝐢 𝐕𝐢𝐭𝐭𝐢, 𝐈𝐤𝐞𝐛𝐚𝐧𝐚, 𝐃𝐢𝐭𝐞𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧 𝐟𝐢𝐨𝐫𝐞, 𝐋𝐚 𝐙𝐨𝐨𝐟𝐥𝐨𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐕𝐢𝐯𝐚𝐢, 𝐌𝐢𝐦𝐦𝐨 𝐆𝐮𝐠𝐥𝐢𝐞𝐥𝐦𝐢, 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐍𝐨𝐭𝐚𝐫𝐧𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚, 𝐌𝐢𝐜𝐡𝐞𝐥𝐞 𝐌𝐢𝐜𝐜𝐚 𝐋𝐨𝐧𝐠𝐨, 𝐄𝐳𝐢𝐚 𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨, 𝐅𝐚𝐛𝐢𝐨 𝐂𝐨𝐥𝐮𝐜𝐜𝐢, 𝐏𝐚𝐦𝐞𝐥𝐚 𝐁𝐚𝐫𝐛𝐚, 𝐀𝐧𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐚 𝐁𝐞𝐥𝐥𝐢𝐧𝐢, 𝐑𝐢𝐭𝐚 𝐆𝐢𝐚𝐧𝐧𝐮𝐳𝐳𝐢, 𝐋𝐮𝐢𝐠𝐢 𝐍𝐢𝐭𝐭𝐢, 𝐃𝐢𝐧𝐨 𝐀𝐢𝐞𝐥𝐥𝐨, 𝐀𝐮𝐫𝐞𝐥𝐢𝐚 𝐌𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢𝐬, 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐃𝐢𝐜𝐚𝐫𝐥𝐨, 𝐆𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐋𝐚𝐞𝐫𝐚, 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐕𝐢𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚, 𝐈𝐟𝐚𝐜 𝐓𝐞𝐜𝐧𝐨𝐫𝐞𝐧𝐭, 𝐏𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐆𝐨𝐬𝐜𝐢𝐥𝐨, 𝐕𝐢𝐭𝐨 𝐃𝐨𝐫𝐬𝐢 e tutti gli sponsor, che con il loro contributo concreto hanno sostenuto e reso possibile la realizzazione della Festa.

Un ringraziamento davvero speciale va a tutti coloro che hanno acquistato i biglietti della lotteria, dimostrando concretamente quanto tengano alla buona riuscita della Festa. A tal proposito, vi ricordo che l’estrazione si terrà domenica 3 maggio 2026 alle ore 19:30 al Santuario 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐞𝐭𝐫𝐚𝐧𝐚.

Grazie a tutti i partecipanti, alle bande musicali, ai fuochisti, alla ditta 𝐃𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐏𝐮𝐥𝐥𝐢, alla 𝐂𝐞𝐥𝐞𝐛𝐫𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐃𝐢𝐬𝐜𝐨 𝐁𝐚𝐧𝐝𝐚 e agli organizzatori della manifestazione “𝑩𝒊𝒎𝒃𝒊 𝒊𝒏 𝑩𝒂𝒏𝒅𝒂”, che hanno entusiasmato e riempito le nostre piazze.

Infine, un grazie sentito a 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞, addetto stampa del Comitato, che ha curato la comunicazione di tutti gli eventi.

𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢.

Il Presidente del Comitato Feste Patronali
𝙁𝙧𝙖𝙣𝙘𝙤 𝘿𝙞 𝙈𝙖𝙨𝙞

27/04/2026
L'attesa è finita. In questa vigilia di festa, ci prepariamo esultanti a vivere i giorni di ringraziamento e di giubilo ...
24/04/2026

L'attesa è finita. In questa vigilia di festa, ci prepariamo esultanti a vivere i giorni di ringraziamento e di giubilo in onore della nostra patrona, Maria Santissima della Vetrana. Buona festa a tutti!

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Castellana Grotte
70013

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