07/12/2014
Per quanto riguarda le donne si può parlare, per questo periodo, di una vera e propria rivoluzione estetica. Tra la fine del Medioevo e l'inizio dell'età moderna, i canoni della bellezza femminile cambiarono radicalmente: l'ideale medievale della signora nobile, dai fianchi stretti e dal seno piccolo, eterea, confluì in un modello di bellezza più rotondeggiante con fianchi larghi e seno procace.
La bellezza femminile seguiva un preciso schema, i cui principi fondamentali erano: pelle rigorosamente bianca, capelli lunghi e biondi, labbra e guance rosse, sopracciglia scure, collo e mani lunghe e sottili, occhi neri (colore amato dagli italiani). La carnagione bianca, però non doveva essere uniforme, ma occorreva dare della punte di rosso sugli zigomi, sulle guance e sul mento, al fine di trasmettere un senso di benessere e attirare l'attenzione. Il petto, incipriato ed imbellettato,divenne,con la sua abbondanza, un indice preciso di delicatezza e "morbidezza" ,qualità fondamentale di una dama.
L’abito femminile vero e proprio del rinascimento fece la sua comparsa dopo il 1510. Come per i cavalieri anche per le dame della nobiltà l’enfasi dell’effetto verticale venne cambiato in orizzontale, con spalle quadrate e larghe. La profonda scollatura a V fu sostituita da un decolletè quadrato e alto, con un leggero rialzo al centro.
L'ampiezza delle scollature dipendeva dall'età e dalla posizione sociale della dama; le cortigiane spesso erano identificate con un ampio collo a barca. Le maniche persero molta della loro ampiezza, acquisendo però importanza nelle lavorazioni e nei ricami; in alcuni casi erano rigonfie all’avambraccio, in altri molto attillate. In questo secondo caso però si trattava della manica della sottoveste, poiché quella della veste era più ampia, rivoltata e fissata in modo da mostrare la fodera, molto spesso di pelliccia. Il polsino talvolta arrivava fino alla punta delle dita, dalla parte del dorso della mano e, sotto, invece, si apriva a "V" a partire dal polso, in modo da lasciare liberi i palmi delle mani.
Le gonne erano ampie e con lo strascico, per i primi decenni del 500 non erano attaccate al corpetto. Verso il 1530 si verificò un’importante novità: la gonna del vestito spesso era aperta sul davanti a forma di V rovesciata dalla vita all’orlo in modo da mettere in risalto la sottoveste.
Le parti del vestito (bustino e vari lembi della gonna) erano unite da laccetti, che lasciavano intravedere la biancheria candida delle signore: la dame nobili amavano evidenziare il loro distaccamento della Plebe anche attraverso la pulizia ed il candore della biancheria. Questa traspariva dalle scollature, dalle gonne e dalle attaccature delle maniche.
Per dare ampiezza alla gonna non si utilizzavano ancora i cerchi, ma numerose sottogonne, e l’antenato del “sellino”, una sorta di cuscino tenuto sui fianchi.
La veste era spesso guarnita in vita da una lunga fascia ricamata, annodata lenta sui fianchi.