Dott.ssa Maura Parolin Educatore Socio Pedagogico Domiciliare

Dott.ssa Maura Parolin Educatore Socio Pedagogico Domiciliare Educatore domiciliare con formazione socio pedagogica ed esperienza nella Demenza di Alzheimer ed altre tipologie di demenza in età senile.

Vieni a Ca' Dolfin per il primo incontro di "APERITIVI IN CASETTA"!Con la dott.ssa Anna Simonetto si parlerà dei cambiam...
05/09/2022

Vieni a Ca' Dolfin per il primo incontro di "APERITIVI IN CASETTA"!
Con la dott.ssa Anna Simonetto si parlerà dei cambiamenti del sonno nell'arco della vita e di alcuni consigli pratici su come dormire meglio.
Seguirà un momento conviviale con un piccolo rinfresco gratuito.

⌚️ Quando> VENERDì 9 SETTEMBRE, dalle ore 16.30
🖲 Dove > Casetta del quartiere Ca' Dolfin - in via Grandessi a Rosà

Comune di Rosà Servizi Sociali La Goccia

02/08/2022
Consigli utili per la gestione del proprio caro che convive con la demenza..
01/07/2022

Consigli utili per la gestione del proprio caro che convive con la demenza..


"Fa la p**ì nel bidet! Non c'è verso che usi il water! Ma perché diavolo la fa lì?" 😱🚽
Questo è un problema molto comune, che causa parecchi inconvenienti alle famiglie. Anche perché, ahimè, non sempre è solo p**ì.
lo fa❓🤔
Uno dei sintomi tipici della demenza è l'agnosia, cioè la difficoltà a riconoscere gli oggetti. Wc e bidet sono due oggetti molto simili: stesso colore, entrambi ovali, entrambi con un buco nel mezzo.
Ciò nonostante per un cervello sano non è affatto complicato distinguerli e nessuno di noi, nemmeno sovra pensiero, sbaglirebbe.
Ma per un malato di demenza è diverso: il suo cervello non riesce più ad interpretare i segnali dell'ambiente è così il rubinetto del bidet, l'assenza dello sciacquone, l'altezza diversa non suonano più come campanelli d'allarme.
.
Quello che succede è che i malati arrivano nel bagno con il bisogno di liberarsi e cercano quello che ricorda loro un wc. In altre parole "un buco" e nel primo che trovano la fanno.
❓🤗

, prima di tutto. Ricorda che più noi ci agitiamo, più si agitano loro
il bidet. Se il problema è che si assomigliano, rendiamoli diversi. Copri il bidet con degli asciugamani o riempirlo di oggetti, in modo che non vedano più il "buco".
il wc. Ricorda che i malati di demenza faticano a percepire il bianco e il wc è tutto bianco!😟 Rendilo visibile levando la tavoletta (in modo che il buco sia sempre visibile) e dai una mano di colore sul bordo dove ci si siede, in modo da attirare la loro attenzione.
lungo il percorso. Sopratutto la notte, quando sono ancora più confusi, compra delle piccole lucette e illumina il percorso che va verso il wc, come se dovesse guidarlo, avendo cura di mettere una lucetta anche vicino al wc stesso.
Funziona sempre❓🙂 Purtroppo no, non sempre. Ma funziona spesso❗
Per tutti i malati che ancora conservano in memoria l'istinto ad andare verso il bagno, adottare questi accorgimenti riduce il numero di errori e contribuisce a mantenere più a lungo questa preziosa autonomia.
Vale la pena provare❗😉
Ps: 👍
Condividi questi suggerimenti con altri caregiver e se nel tempo hai sperimentato qualche altra strategia che funziona scrivila nei commenti, sarai di grande aiuto a tutti noi!

Per i residenti del comune di Rosà, un progetto che va a contrastare la solitudine dei nostri anziani.
24/04/2022

Per i residenti del comune di Rosà, un progetto che va a contrastare la solitudine dei nostri anziani.

Ieri sera sono stata a vedere questo film, un film emozionante che fa vedere la realtà che può vivere una persona che co...
26/11/2021

Ieri sera sono stata a vedere questo film, un film emozionante che fa vedere la realtà che può vivere una persona che convive con la demenza. E anche nel film si intuisce, in maniera dirompente, quanto sia fondamentale educare i familiari alla nuova realtà e quanto sia fondamentale formare le persone che si prendono cura. Formazione ed una empatia innata, questi gli aspetti più importanti per chi, come me, si prende cura delle persone che convivono con la demenza. Con l'obiettivo principale di aiutare a vivere con dignità nonostante la diagnosi💙

Boffelli Stefano firma questa recensione del Film
The Father. Nulla è come sembra.

Così l’inizio: il padre Anthony seduto in poltrona, la musica classica nelle cuffie, e il silenzio assordante della casa vuota. La luce che apre visioni su un mondo (l’appartamento, the flat) creato durante la vita: pareti anni ‘70 verdoline, pianoforte, quadri, mobili, ricordi, tutto quanto può raccontarti di una vita vissuta, piena, di soddisfazione. Ma si percepisce anche l’odore delle cose non toccate da anni, la staticità di un dive**re che un giorno si è cristallizzato, le cose mai più spostate.

Il padre vive sereno ed autosufficiente, almeno questo è quello che dice alla figlia Ann, quando accenna a suonare il pianoforte fermo da tempo, per dissimulare la sua paura e l’insight di una malattia cognitiva che sta iniziando a dare i primi segni. Vive, il padre, la musica classica, fuga dalla realtà del tempo attuale e ritorno al passato felice, sicuro, senza tempo come la teiera e i quadri alle pareti, segni davvero di una felicità vissuta e non solo comprata.

Padre e figlia nello stesso appartamento: i gesti ripetuti, dall’infinito passato all’infinito presente, con la porta della camera che si apre, il percorso nel corridoio, l’apertura delle tende per fare entrare la luce del sole, la preparazione della cena (cooking chicken in the kitchen, una parafrasi di tigre contro tigre..). Gesti quotidiani da anni, che si perdono nella ripetizione della memoria procedurale, senza tempo. Si regge finchè si può.

Poi il protagonista evolve. Dal delirio di latrocinio (l’orologio continua a sparire), al mancato riconoscimento delle persone: la figlia, il suo compagno. Where is Ann? Chiede il padre guardando la figlia. I’m here, risponde Ann, che sprofonda nella tristezza.
Lentamente, dal mild cognitive impairment al CDR 1-2-3, seguendo la procedura in un apparente presente, mentre cambiano le scene e l’appartamento, la disposizione dei mobili ed i mobili stessi, le facce delle persone. Il padre rivela sofferenza e sorpresa, tristezza e paura. Anthony si attacca a quello che può (never out of my flat!). La malattia evolve e arriva l’assistente privata, e con lei i processi di adeguamento familiare, da ambo le parti.

La scala funzionale senza Barthel index: Anthony passa dal vestito alla vestaglia da camera, al maglione, al pigiama. La scala comportamentale senza GDS e UCLA NPI stress: si passa dall’apatia all’euforia del padre, dalla serenità all’imbarazzo della figlia (ed al sogno di strozzare il padre). Tutti i colori dell’arcobaleno dell’adattamento alla nuova malattia, che è una malattia della famiglia.

Le cose cadono per terra, come le tazze che si rompono, come le fragili relazioni familiari. Le cose cambiano, le persone si adattano? La routine è cambiata, la figlia passa al ruolo di madre. Amorevole, dolce, carezzevole. Utile e compassionevole.

Tutta la naturale evoluzione dell’assistenza, dalla casa al dottore alla badante ai servizi sociali, infine al pianto con l’infermiera della RSA, che consola Anthony piangente e disperato, in cerca della propria madre. La musica arriva consolatrice, quella operistica, solo dopo. A ricordare quello che era prima, a sottolineare la tragedia della demenza.
Si possono fare solo brevi annotazioni, perché il film è da vedere ed è superbo, necessario a chi è del mestiere, ma soprattutto fondamentale per il resto del mondo. Uno specchio reale e fedele della dura sofferenza del malato, incompreso ma anche umiliato da se stesso e dal rapporto fallimentare con gli altri.

Serve, per capire la sofferenza del familiare nel realizzare il cambiamento iniziale e tutti quelli che seguono, e la necessità di adattare se stesso e la proprio vita. Deglutire il boccone amaro, come fa mentalmente (ma anche fisicamente, nel film) la figlia.

Anthony Hopkins ha vissuto un anno in un Nucleo Alzheimer, oppure (e forse, solo) è un genio. Sguardi, gesti, posizioni del corpo, tono della voce, cambiamenti repentini dell’espressione del volto.

Il film ci regala una visione reale e diretta di una demenza che inizia ed evolve nello stesso luogo (my flat!) con rare puntate all’esterno (le visite mediche, all’assistente sociale, e il finale verso la RSA). Una visione che non ti aspetti, scevra da tristitismi sociali, cruda, senza musichette stucchevoli e col tono in la minore, che inducono malinconia musicale.
La narrazione, vissuta più come un thriller che una fiction, si svolge a Londra, ma la sua collocazione è universale: the flat, l’appartamento, è uguale a Londra come a Parigi, in Italia come negli Stati Uniti. The flat è il luogo della famiglia, e delle vite che vi vengono vissute.

Nel film, luci e frasi. Luci, con momenti di fermo immagine che richiamano i quadri di Edward Hopper, fasci di sole che tagliano e abbagliano la vista, e dipingono senza pietà la situazione reale. E frasi. Prima i lunghi silenzi, poi le parole: ripetute all’infinito, nel tentativo di fissare punti fermi (My clock, my clock, my clock, my time…). E ancora, nella transitoria illuminazione della riconoscenza (Ann, thank you for everything) o nella disperazione della fragilità sopravvenuta (Who am I? Anthony?).

Il film dà una bella lucidata ai nostri neuroni a specchio. Ci ricorda chi siamo, operatori sanitari con la necessità di muoversi coi piedi leggeri nel rapporto col malato e il caregiver (tutti, mica solo i dottori, interagiamo col malato). Un bel ripasso di professionalità e gentilezza, per quando, alla dodicesima visita in ambulatorio, tendiamo ad astrarci dal contesto e vediamo solo il risultato del MMSE, invece di guardare ed ascoltare chi ci sta davanti. Musica (quando serve) di Ludovico Einaudi, genio per genio.
Da vedere ed ascoltare rigorosamente in lingua madre (la voce di Ann ed Anthony fanno ve**re i brividi), il film vale un intero corso di neurologia sul decadimento cognitivo.

E si impara come in 1000 visite all’ambulatorio CDCD. Se il mondo intero lo guardasse, isolamento sociale e sofferenza verrebbero compresi, e spazzati via nel new deal.

Per andare oltre la diagnosi di demenza.. Rosà 20 novembre 2021💙
20/11/2021

Per andare oltre la diagnosi di demenza.. Rosà 20 novembre 2021💙

Consigli utili perché molte volte anche la presenza degli specchi a casa può scatenare i disturbi del comportamento... I...
12/10/2021

Consigli utili perché molte volte anche la presenza degli specchi a casa può scatenare i disturbi del comportamento... Importante avere un occhio di riguardo all'ambiente dove vive il nostro caro che convive con la demenza.

"Se si guarda allo specchio non si riconosce, anzi, si spaventa e inizia ad agitarsi.."
Ad alcune persone con demenza lo specchio non fa né caldo né freddo. Ma per molti altri specchiarsi è un bel problema.
Alcuni nello specchio ci vedono un'estraneo che li guarda, li spia, e si spaventano.
Altri magari ci parlano con questo estraneo, in un botta e risposta che a volte è amichevole, a volte proprio no.

succede❓
Com'è possibile che non si riconoscano❓
La motivazione più probabile è che lo specchio rimandi loro un'immagine che contrasta con l'idea che hanno di se stessi.
Sappiamo che la demenza confonde i piani temporali e spesso i malati pensano di essere più giovani di quanto sono.
Ecco che, se sono convinto di avere ancora i figli piccoli e di essere un giovane uomo, diventa impossibile riconoscermi nell'immagine di un vecchio con i capelli bianchi e le rughe.
E se non posso essere io quello che vedo allo specchio, allora quello lì è un estraneo.
Che mi fissa, e ha l'aria spaventata, e ora minacciosa...e allora anch'io mi spavento, e provo a mandarlo via, e mi agito, e mi arrabbio perché non se ne va e rimane lì a fissarmi.
Un circolo vizioso dove agitarsi diventa praticamente inevitabile!

Inutile tentare di ragionare, non cavereste un ragno dal buco.
Se non si riconoscono ma la cosa non genera problemi, lasciate semplicemente le cose come stanno.
Ma se vedete che si agitano, iniziano a discutere con il riflesso allora tagliate la testa al toro: coprite gli specchi o rimuoveteli del tutto.
Occhio anche alle finestre, soprattutto la sera, quando con il buio diventano specchi anche loro! Considerate la possibilità che se li vedete guardare fuori dalla finestra agitati e inquieti , potrebbe essere che il loro riflesso alla finestra li stia spaventando.
In questo caso una tenda tirata spesso risolve e fa buona prevenzione.

Consigli utili da "I miei giorni con te". Quanto la tv possa scatenare i disturbi del comportamento.
03/10/2021

Consigli utili da "I miei giorni con te". Quanto la tv possa scatenare i disturbi del comportamento.

"È convinta che il presentatore della TV parli con lei! Si piazza davanti e ci discute... è surreale e io non so proprio come rasserenarla"
?
Prima di tutto non cercare di convincerla che non è vero. Non ti crederebbe e, anzi, finirebbe per arrabbiarsi (e agitarsi) ancora di più.
È molto meglio assecondarla e poi spostare l'attenzione. Dalle ragione, stai dalla sua parte e poi con una scusa cambia canale o spegni la TV.
Anche se sembra una cosa pazzesca che possa pensare che davvero il presentatore ce ha con lei, succede molto più spesso di quanto pensiamo!

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