21/03/2026
‼️Cassina de’ Pecchi lascia “La Pace in Comune”: una scelta che interroga tutti‼️
Ci sono decisioni che, più del loro peso amministrativo, rivelano un orientamento culturale❗️
La scelta del Consiglio Comunale di Cassina de’ Pecchi — assunta con i voti della sola maggioranza — di uscire dall’associazione “La Pace in Comune”, non è una semplice delibera da archivio. È un segnale. E come tutti i segnali, va letto.
Dal 2018 il nostro Comune aderiva a una rete che riunisce enti locali e associazioni impegnati a promuovere la legalità, la cooperazione tra i popoli, la cultura dei diritti umani. Non un organismo astratto, ma uno spazio concreto di iniziativa: gemellaggi, percorsi educativi, momenti pubblici di riflessione sul significato — oggi più che mai fragile — della parola pace.
Le motivazioni addotte dal Sindaco — lette rapidamente, quasi con fastidio — parlano di costi (500 euro annui) e di una presunta “improduttività”.
Ma qui sta il punto.
Quando si parla di pace, la domanda non è quanto rende, ma quanto vale.
Cinque cento euro.
È questa la misura con cui si pesa l’impegno di una comunità verso la convivenza tra i popoli? È questa la cifra che decide se stare o non stare dentro una rete che parla di diritti, di fratellanza, di umanità?
Se un’esperienza non ha prodotto abbastanza, la responsabilità non è dell’associazione. È, semmai, di chi non ha voluto o saputo costruire occasioni. Altri Comuni, infatti, hanno partecipato, collaborato, realizzato iniziative. Cassina no.
E allora la scelta di uscire non appare come un risparmio, ma come una rinuncia.
Una rinuncia che pesa ancora di più nel tempo in cui viviamo.
Un tempo attraversato da guerre, distruzioni, popoli umiliati nella loro dignità. Un tempo in cui la parola pace rischia di diventare marginale, quasi ingenua, e proprio per questo avrebbe bisogno di essere difesa con più forza, non abbandonata.
I Comuni, nella nostra tradizione repubblicana, non sono soltanto amministrazioni. Sono comunità civiche, in cui si educa, si costruisce senso, si tiene insieme una visione del mondo.
Per questo la decisione della maggioranza non è neutra, parla piuttosto di una non priorità.
Come gruppi di minoranza abbiamo espresso voto contrario. Non per ritualità, ma per convinzione.
Perché siamo certi che, oggi più che mai, serva tenere aperti — non chiudere — gli spazi in cui si coltiva la cultura della pace.
E allora, davanti a questa scelta, tornano attuali le parole di Giorgio La Pira:
“Le città sono fari di civiltà: se si spegne la luce della pace nelle città, si oscura il mondo.”