Associazione Nazionale Obiettori Nonviolenti

Associazione Nazionale Obiettori Nonviolenti E' l'associazione di tutti i cittadini che credono e si impegnano nella costruzione di una società nonviolenta, basata cioè sul rispetto dei diritti umani.

PERCHE' OBIETTORI, PERCHE' QUESTE PAGINE

Essere obiettori di coscienza al militare non vuol dire solo aver scelto, ai tempi in cui si era chiamati ad assolvere gli obblighi di leva, il servizio civile al posto della leva armata: significa infatti compiere una scelta politica e culturale molto più importante e generale, che resta quanto mai cruciale ed attuale anche dopo l'abolizione del servizio

di leva, e soprattutto esercitabile in tutti gli ambiti della vita di un cittadino, cioè rifiutare la cultura e l'impostazione militare in ogni loro forma, ripudiare la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali o delle situazioni di crisi di qualsiasi tipo, e lottare per superare le ingiustizie e gli squilibri della società e del mondo contemporanei. La scommessa dell'obiettore di coscienza passa quindi attraverso:

una continua mobilitazione contro la guerra e contro tutto il sistema che vive di essa, contro cioè chi promuove l'uso dello strumento militare per questioni di petrolio e di potere mascherate da missioni umanitarie o da interventi di polizia internazionale, ma anche contro le industrie che fabbricano armi, contro le multinazionali che le commerciano, contro le banche che ne finanziano il traffico, contro uno Stato che non smette mai di aumentare gli stanziamenti militari tagliando nel contempo le spese per l'istruzione, i servizi sociali, la sanità, l'occupazione, lo sviluppo e la ricerca scientifica, la salvaguardia dell'ambiente, e tutto ciò che veramente significa difendere la Patria e contribuire alla crescita del Paese;

l'impegno per costruire un mondo più equo e giusto, sostenendo modelli di sviluppo alternativi ai meccanismi della globalizzazione neoliberista, che fondano il benessere di una piccola parte del pianeta sulla miseria e sullo sfruttamento dei quattro quinti della popolazione mondiale, sulla distruzione dell'ecosistema, sulla legge del profitto anteposta anche ai più elementari diritti umani;

uno stile di vita critico e consapevole rispetto alle scelte che quotidianamente si fanno come cittadini, come contribuenti e come consumatori, e rispetto ai valori che si portano avanti nella propria vita di relazione con gli altri, tanto sul lavoro quanto nel tempo libero. Gli strumenti e le forme con cui si può obiettare sono quindi molteplici e coivolgono tutti i possibili campi di azione: dall'obiezione fiscale alle spese militari (con cui si nega allo Stato quella parte di tasse destinate ad incrementare gli investimenti militari e la si devolve a scopi sociali), al boicottaggio commerciale (con cui ci si rifiuta di acquistare i prodotti delle multinazionali responsabili di violazioni dei diritti umani o di distruzioni dell'ecosistema), al consumo critico (con cui si privilegia al contrario l'acquisto di prodotti realizzati rispettando l'uomo e l'ambiente, come quelli dell'agricoltura biologica, ponendosi nel contempo il problema della riduzione dei consumi e del riciclo delle risorse), al commercio equo e solidale (con cui si acquistano prodotti importati da cooperative che agiscono direttamente nei paesi in via di sviluppo, rispettando i diritti umani e sindacali, pagando un prezzo equo e dando sostegno all'economia locale), alla finanza etica (con cui si sceglie di depositare i propri risparmi in banche che non finanziano il commercio di armamenti e investono invece in progetti sociali e nonprofit), al servizio civile (con cui si sceglie di dedicare un anno della propria vita allo Stato venendo impiegati in attività socialmente utili), al turismo responsabile (un modo diverso di viaggiare, non distruttivo per l'ambiente e in grado di aiutare l'economia dei paesi nel Sud del mondo), all'adozione di tutti i possibili comportamenti a prova di rispetto dell'ecosistema (come l'utilizzo razionale dell'energia evitandone sprechi e dispersioni, e privilegiando quando possibile fonti pulite o di scarso impatto ambientale, o la raccolta differenziata dei rifiuti), e gli esempi sono ancora tantissimi. Non va nel contempo perso di vista l'aspetto culturale, cioè una seria educazione alla Pace e alla mondialità, che ponga le basi per una coscienza collettiva fondata sull'idea della risoluzione nonviolenta dei conflitti e dell'accoglienza solidale tra i popoli, garantendo in particolare una vita dignitosa nel nostro Paese, e il rispetto della propria identità culturale e religiosa, a chi è stato costretto a fuggire dalla propria terra a causa della miseria o della persecuzione politica. Non meno importante è il contribuire a fare memoria e chiedere giustizia e verità sulla storia recente del nostro Paese: da piazza Fontana in poi, passando per Ustica e per la morte di Ilaria Alpi, sono trent'anni di stragi e misteri di Stato su cui i nostri vertici militari hanno più di qualche responsabilità e di qualche segreto nascosto, e su cui la società civile deve pretendere che sia fatta definitivamente luce. Come si vede, quindi, l'obiezione di coscienza al militare non si esaurisce con la scelta di aver svolto il servizio civile in alternativa a quello militare, ma include tanti aspetti (molti dei quali di applicazione quotidiana) non meno importanti, culturalmente non meno rivoluzionari e politicamente non meno incisivi. Sarebbe del resto un controsenso se un convincimento così serio e profondo, come quello che porta al rifiuto delle armi e all'impegno per la difesa dei diritti umani, si esaurisse in una scelta che riguardava solo pochi mesi di vita, e sarebbe stata ben incompleta una obiezione di coscienza che a suo tempo avesse riguardato solo la popolazione sottoposta agli obblighi di leva, quella maschile, escludendo il contributo femminile o limitandolo alla possibilita' - per quanto importante - del servizio civile volontario: è invece ora di dare al termine obiezione di coscienza il significato più largo e generale che merita, ed è in particolare quantomai opportuno parlare tanto di obiettori quanto di obiettrici al militare! Questo sito vuole offire sia un supporto di documentazione per una conoscenza lucida e cosciente su quanto avviene nel nostro paese e nel nostro pianeta, sia un vademecum molto pratico circa gli strumenti di azione nonviolenta in cui si può tradurre la scelta dell'obiettore di coscienza: sfogliando le varie sezioni tramite il menu di sinistra troverete quindi informazioni, documenti e links a sostegno di un consapevole rifiuto della logica militare e dell'uso delle armi; materiali di pace, mondialità, antirazzismo e diritti umani; contributi e testimonianze di memoria; segnalazioni su iniziative e campagne in corso. E, naturalmente, ampio spazio dedicato alla testimonianza di chi nel mondo manifesta la propria obiezione di coscienza, a costo di finire in carcere: primi fra tutti, gli israeliani che rifiutano di prestare servizio militare nei Territori occupati, per non rendersi complici dell'assedio e del massacro di cui è vittima la popolazione palestinese. Speriamo che queste pagine costituiscano - insieme a tutte le altre risorse reperibili in rete e nella società civile - uno strumento utile a quanti sentano il bisogno di impegnarsi per una costruttiva opposizione alle situazioni di ingiustizia, sfruttamento e squilibrio che segnano sempre più profondamente la nostra società e il mondo in cui viviamo.

Indirizzo

Via Giotto, 28
Caserta
81100

Informazione generale

ASSOCIAZIONE OBIETTORI NONVIOLENTI E' l'associazione di tutti i cittadini che credono e si impegnano nella costruzione di una società nonviolenta, basata cioè sul rispetto dei diritti umani, sulla giustizia sociale, su un giusto equilibrio tra bisogni umani, ambiente ed utilizzo delle risorse naturali. Per costruire una società solidale e nonviolenta occorre operare concretamente, non solo diffondendo questi ideali ma anche e soprattutto praticandoli, anche con lo strumento della disobbedienza civile. Gli obiettori di coscienza al servizio militare in Italia, durante i decenni della leva obbligatoria, raggiungevano ogni anno la cifra di decine di migliaia e hanno svolto attività indispensabili per il buon funzionamento di enti privati, comunità, ospedali, comuni. Ma essere obiettori di coscienza al militare non vuol dire solo aver svolto il servizio civile al posto della leva armata: significa anche rifiutare la cultura e l'impostazione militare in ogni loro forma e lottare per superare le ingiustizie e gli squilibri della società e del mondo contemporanei. La scommessa dell'obiettore di coscienza passa attraverso uno stile di vita critico e consapevole rispetto alle scelte che quotidianamente si fanno come cittadini, come contribuenti e come consumatori, e non può prescindere da una conoscenza lucida, cosciente e soprattutto libera da luoghi comuni o slogan di propaganda su quanto è avvenuto e continua ad avvenire nel nostro paese e nel nostro pianeta. L'Associazione Obiettori Nonviolenti fornisce consigli ed aiuti, organizza e gestisce momenti di formazione per quei cittadini che rifiutano la violenza delle armi e delle Forze Armate, e documenta gli sprechi e la malagestione della difesa armata. L'Associazione è inoltre impegnata per allargare gli spazi di democrazia per i militari di leva, per informare i cittadini sui diritti garantiti dalla legge e soprattutto per diminuire (e in prospettiva abolire) le risorse finanziarie che lo Stato destina ad armi e generali, invece di impiegarle per la sanità, i servizi sociali, la protezione civile, l'educazione. IL COORDINAMENTO OdC di ROMA La realtà federata dell'Associazione Obiettori Nonviolenti che lavora sul territorio romano si chiama Coordinamento Obiettori di Coscienza di Roma, e oltre ad aver operato per tanti anni, nel periodo della leva obbligatoria, nell'ambito di una corretta e puntuale informazione ai giovani che erano alle prese con la burocrazia militare e/o con la domanda di obiezione di coscienza, è attivo da sempre nell'ambito delle campagne politiche e di sensibilizzazione sui temi della Pace, del Servizio Civile, degli sprechi delle Forze Armate e degli stanziamenti sempre crescenti per la Difesa Armata.

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