Il Verde e il Blu

Il Verde e il Blu Pagina del movimento culturale e politico Il Verde e il Blu

06/04/2026

06/04/2026

06/04/2026



Servo di Dio Alcide De Gasperi
Laico, padre di famiglia
(Lèp sostiene e accompagna da sempre il processo di canonizzazione di Alcide De Gasperi. Il primo atto pubblico di Libertà è partecipazione, la sua fondazione, è stato giurare sotto la tomba di Alcide De Gasperi un 19 agosto)

Pieve Tesino, Trento, 3 aprile 1881
Sella Valsugana, Trento, 19 agosto 1954

Fin da giovanissimo, grazie alla guida del sacerdote Vittorio Merler, fu avviato agli studi presso il collegio vescovile di Trento. Il periodo trascorso all’interno di questa istituzione si rivelò decisivo per determinare i tratti peculiari del suo credo politico. Nel 1905 ottenne la laurea in Lettere presso l’Università di Vienna e nel 1906 entrò nel Partito popolare trentino. Nel 1909, facendosi portatore degli interessi culturali ed economici della sua regione, fu eletto consigliere comunale di Trento e, due anni più tardi, nel 1911, deputato nel collegio di Fiemme. Con l’approssimarsi della fine della Prima guerra mondiale sostenne la volontà delle popolazioni trentine di essere annesse all’Italia e, divenuto cittadino italiano a seguito dell’acquisizione di Trento e Trieste, entrò nel Parlamento nazionale come deputato. La sua attività politica si intensificò particolarmente negli anni Venti del Novecento quando aderì al nuovo Partito popolare italiano (Ppi), organizzazione di ispirazione cristiana fondata e guidata da don Luigi Sturzo. Dopo la marcia su Roma del 1922 e l’avvento del fascismo al potere, De Gasperi sostituì Sturzo alla guida del partito, dopo che quest’ultimo ebbe deciso per l’esilio volontario. Tuttavia, con il consolidarsi della dittatura, egli fu costretto a liquidare il Ppi e cessare per un breve periodo la sua attività politica. Nel 1927 fu arrestato con l’accusa di espatrio clandestino e rimase in carcere fino al 1928. Dopo la scarcerazione, trovandosi in una situazione di precarietà economica e di isolamento morale, condusse un periodo di permanenza a Roma sotto la protezione del Vaticano, dove ebbe l’opportunità di analizzare il contesto storico in cui viveva e riflettere sulla nuova forma che avrebbe assunto la partecipazione dei cattolici alla vita politica italiana nel secondo dopoguerra. Nel 1943, in un clima di clandestinità, i cattolici italiani si riorganizzarono attorno alla figura di Alcide De Gasperi, fondando il partito della Democrazia cristiana. Dopo la liberazione di Roma, il leader trentino ottenne la nomina di ministro degli Esteri nel secondo governo Bonomi e poi nel successivo governo Parri. Il 10 dicembre 1945 divenne Presidente del Consiglio e mantenne questa carica ininterrottamente fino al 1953, governando prima insieme ai socialisti e ai comunisti e, dopo il maggio 1947, soltanto con la partecipazione dei partiti di centro. Tra i principali protagonisti della ricostruzione post-bellica italiana, De Gasperi è considerato, insieme al tedesco Konrad Adenauer e al francese Robert Schuman, il padre fondatore dell’Unione Europea. La convinzione personale di Alcide De Gasperi della necessità di trasferire il solidarismo cattolico sul piano internazionale è rappresentativa della sua idea di Europa. Egli dedicò l’ultima parte della sua vita alla realizzazione di questo progetto, con l’obiettivo di trasmettere alle generazioni future l’importanza di sostenere la pace e la sicurezza tra gli Stati. Nel 1952, ricevette il Premio Carlo Magno per il suo impegno nella diffusione dei valori europei e, nel 1954, fu eletto presidente dell’Assemblea della CECA come riconoscimento per il suo europeismo. Morì a Sella di Valsugana, circondato dai suoi cari, il 19 agosto 1954. L'inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche, fama di santità e dei segni del Servo di Dio Alcide De Gasperi, laico e padre di famiglia, fu avviata nell'Arcidiocesi di Trento nel 1993, anno in cui il 20 aprile era stato concesso il nulla osta dalla Congregazione per le Cause dei Santi. In seguito al trasferimento della competenza del foro alla Diocesi di Roma concessa dal Prefetto del Dicastero, il Card. Marcello Semeraro, la fase diocesana è giunta a conclusione in data 28 febbraio 2025 con il rito presieduto dal cardinale vicario Baldassare Reina. La causa di beatificazione e canonizazzione prosegue così con la trasmissione degli atti processuali al Dicastero da parte del postulatore Dott. Paolo Vilotta.

Etimologia: Alcide = uomo forte, dal greco

06/04/2026


«La Marcianise che vogliamo» di Polity Design: sette idee per Marcianise» è un progetto integrato per il bene comune che getta un seme destinato a diventare una pianta forte al servizio della comunità. L’incontro si terrà domenica 12 aprile, nel teatro della parrocchia di San Giuliano Martire in San Giovanni Paolo II (Via Clanio, 114, Marcianise), dalle 10.30 alle 12.30 circa. Le idee saranno presentate con speech di sette minuti ciascuno dai vari testimoni e poi dibattute in un successivo confronto. Tutte le idee proposte verranno registrate per realizzare un podcast e un fascicolo digitale e a stampa, che verrà distribuito attraverso i social e consegnato alle istituzioni locali come la biblioteca civica o quella delle varie scuole o nelle parrocchie. Sono invitati ad assistere all’incontro tutti i candidati sindaci ufficiali alla data del 12 aprile, mentre hanno garantito la loro presenza i candidati sindaci che hanno già formalizzato la loro candidatura per la prossima tornata di amministrative

COME È NATA L’IDEA

Qualche settimana fa il parroco di San Giuliano, don Gianni Vella, ci ha scritto una lettera per chiederci di interessarci di Marcianise. Fate tante cose in giro per l’Italia, fate qualcosa a Marcianise. «La nostra città è solida, ha i conti a posto, ha entrate garantite - ci ha spiegato don Vella - tanti fermenti associativi e giovani in gamba, ma le sue Amministrazioni dal 2006 non completano il mandato: si interrompono sempre prima. Provate a costruire qualcosa per il bene comune». E noi abbiamo provato a costruire!

È nato così «Polity Design per Marcianise: La Marcianise che vogliamo». Un progetto integrato per il bene comune di Marcianise che getti un seme destinato a diventare una pianta forte al servizio della comunità. Senza far ombra alla politica e ai partiti, ma offrendo una prospettiva nuova e diversa, utile alla cittadinanza. Un progetto moderno che punta al bene civile: in pratica un dono dei padri nobili alla comunità. Vi invitiamo a esserci tutti e a diffondere! Creiamo una nuova strada per il futuro insieme a coloro che amministreranno la città!

04/04/2026
04/04/2026


Qualche settimana fa il parroco di San Giuliano, don Gianni Vella, ci ha scritto una lettera per chiederci di interessarci di Marcianise. Fate tante cose in giro per l’Italia, fate qualcosa a Marcianise. «La nostra città è solida, ha i conti a posto, ha entrate garantite - ci ha spiegato don Vella - tanti fermenti associativi e giovani in gamba, ma le sue Amministrazioni dal 2006 non completano il mandato: si interrompono sempre prima. Provate a costruire qualcosa per il bene comune». E noi abbiamo provato a costruire!

È nato così «Polity Design per Marcianise: La Marcianise che vogliamo». Un progetto integrato per il bene comune di Marcianise che getti un seme destinato a diventare una pianta forte al servizio della comunità. Senza far ombra alla politica e ai partiti, ma offrendo una prospettiva nuova e diversa, utile alla cittadinanza. Un progetto moderno che punta al bene civile: in pratica un dono dei padri nobili alla comunità. Vi invitiamo a esserci tutti e a diffondere! Creiamo una nuova strada per il futuro insieme a coloro che amministreranno la città!

L’INIZIATIVA

«La Marcianise che vogliamo» di Polity Design: sette idee per Marcianise» è un progetto integrato per il bene comune che getta un seme destinato a diventare una pianta forte al servizio della comunità. L’incontro si terrà domenica 12 aprile, nel teatro della parrocchia di San Giuliano Martire in San Giovanni Paolo II (Via Clanio, 114, Marcianise), dalle 10.30 alle 12.30 circa. Le idee saranno presentate con speech di sette minuti ciascuno dai vari testimoni e poi dibattute in un successivo confronto. Tutte le idee proposte verranno registrate per realizzare un podcast e un fascicolo digitale e a stampa, che verrà distribuito attraverso i social e consegnato alle istituzioni locali come la biblioteca civica o quella delle varie scuole o nelle parrocchie. Sono invitati ad assistere all’incontro tutti i candidati sindaci ufficiali alla data del 12 aprile, mentre hanno garantito la loro presenza i candidati sindaci che hanno già formalizzato la loro candidatura per la prossima tornata di amministrative

13/03/2026


Lèp, tutelare la separazione dei poteri votando «NO». Il Movimento di azione civica libertà è partecipazione: «Il voto al referendum è politico, non tecnico»

DOCUMENTO POLITICO SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE
22 e 23 MARZO 2026

Lèp, in questi tempi bui per la Repubblica, con la Costituzione sempre sotto attacco, dopo una lunga consultazione con la base del mondo cattolico e associazionistico, ha deciso di votare

NO

al prossimo referendum Costituzionale. Il Movimento di azione civica «Libertà è partecipazione» non coinvolge con questa decisione le sue Scuole, ognuna autonoma e indipendente, libere di decidere come agire sul tema, ma solo gli iscritti e i simpatizzanti, che agiranno nella società civile per sostenere il

NO

La decisione è fondata e frutto di studi approfonditi e consultazioni con esperti dei vari blocchi. Al termine del percorso, ci è chiaro che la riforma costituzionale del prossimo 22 e 23 marzo non è tesa al bene comune o alla risoluzione dei problemi della giustizia, ma a un preordinato piano politico per assoggettare uno dei poteri dello Stato all’Esecutivo. Già il Parlamento, il potere legislativo, a causa della norma elettorale attuale, non è eletto, scelto dai cittadini, che nemmeno li conoscono i parlamentari, ma nominato da ristrette oligarchie di partito – questi si che devono essere regolati come dice la Costituzione – dove non vincono i migliori o il merito ma i rapporti di affiliazione, parentela o dipendenza. In forza di ciò la funzione legislativa è sottomessa al Governo di turno. Se cadesse nelle mani del Governo anche la funzione giudiziaria, nel nostro Paese non ci sarebbe più un argine al potere di chi siede a Palazzo Chigi, chiunque sia. Perciò il referendum costituzionale non è un mero provvedimento tecnico ma un progetto politico del Governo per subordinare e sottomettere la magistratura

Nel merito delle questioni, c’è molta aria fritta sul tema:

1) Il fascismo non centra nulla con la separazione delle carriere, l’attuale conformazione della magistratura era preesistente alla riforma Grandi del 1941, realizzata tra l’altro in tempo di guerra. Il fascismo controllava i giudici attraverso i provvedimenti disciplinari, il controllo delle carriere ecc ecc. E soprattutto attraverso il regolamento giudiziario che prevedeva che i magistrati erano sottoposti alla «direzione» del ministro di Grazia e Giustizia e lo faceva da prima dl 1941. Fu Palmiro Togliatti, mentre era guardasigilli, d’intesa con Alcide De Gasperi ad eliminare la parolina, sostituendola con «vigilanza», ancora oggi attuale, liberando i magistrati dal cappio del Governo;

2) Le correnti per come le raccontano i media sono un obbrobrio: una degenerazione inventata da tale Palamara, poi destituito dall’Ordine Giudiziario, che con lui sono morte e nulla hanno a che fare con la realtà. Le correnti di pensiero sono legittime, nessuno vuole che sia negata la libertà di pensiero a nessuno: ai magistrati come ai parlamentari come ai semplici cittadini, eccetto il Governo. Come un obbrobrio è il sorteggio: vorreste mai vedervi negata una carica o una funzione lavorativa perché siete sfortunati a tombola;

3) Il Csm non è un organo amministrativo, i magistrati non sono prefetti, pur nobile funzione, ma sono un potere dello Stato con speciali guarentigie. Il Csm è un organo di rilievo costituzionale;

4) La riforma non riguarda in alcun modo il bene comune e il miglioramento della funzione giudiziaria o della giustizia civile. Non tocca per nulla questi temi: sono solo soldi spesi per mettere sotto controllo i magistrati. Sarebbe bene che il Governo e la Meloni utilizzassero questi fondi – la stima del costo della riforma è di settanta milioni euro, secondo la rivista Giustizia Insieme - per il bene comune e per gli italiani in particolare, per un servizio come la Sanità, a esempio. Ci sono tante cose da fare e i magistrati sono un pilastro del Paese. Ci sono problemi gravi come la sanità e le mafie, su cui il governo dovrebbe impegnarsi, ma si dimentica la sua missione;

5) La separazione delle carriere è già nei fatti e non si capisce a cosa serve vietare assolutamente i cambi di funzione. E nemmeno si capisce a che serve fare due concorsi per magistrato e pm? Il pm magistrato e non avvocato, garantisce i cittadini. Considerata anche la qualità dell’avvocatura in alcune zone del Paese. Nessuno vuole un avvocato come pubblica accusa. E’ bene tenere presente che in Francia la carriera del magistrato è unica, contrariamente a quanto si dice. La differenza è che il pm è sotto il controllo del ministro. Vi sentireste tranquilli a sapere che è un politico che decide la causa con vostra moglie o con vostro marito?

6) Lo sdoppiamento del Csm non migliora l’attività disciplinare, ma crea solo un doppione con maggiori spese e incarichi da conferire. Il Governo utilizzasse i soldi degli italiani per gli italiani e non per foraggiare politici, politicanti o amici;
7) La riforma costituzionale in definitiva smonta la Costituzione – l’unico baluardo dei cittadini dalla nascita della Repubblica - e ha come obiettivo la difesa della politica, spesso corrotta, e la concentrazione del potere nel Governo;

Per tutti questi motivi Lèp vota NO e farà campagna per il NO

ROMA, 5 MARZO 2026

I PORTAVOCE NAZIONALI

09/03/2026


Sergio Costa, vice presidente della Camera dei Deputati, è nato a Napoli il 22 aprile 1959, proprio nel giorno in cui si festeggia e si celebra la Terra, e si è laureato in Scienze Agrarie all’Università «Federico II», una delle più antiche al mondo

Entrato nel Corpo Forestale dello Stato, nel 1987, percorre tutto il cammino professionale fino a diventare generale comandante della forestale della Campania, incarico che lo vede in prima fila contro le terre dei fuochi. Sono sue le inchieste portanti che hanno disvelato la tragedia Campana e lo hanno visto poi in prima fila nel tentativo di affrontare il problema in tutta Italia e, poi, le bonifiche e cambiare le norme per una miglior tutela dell’ambiente e della salute, come ministro dell’Ambiente. In questi anni diventa generale dei carabinieri, durante l’incorporazione della forestale

Sua la proposta di modifica della Costituzione, condivisa da tutti, che inserisce la tutela dell’ambiente e della salute (limitando la libertà dell’impresa privata) nella Carta sacra dell’Italia, che si è meritata gli elogi della più prestigiosa rivista medica internazionale Lancet

Alla Scuola di azione civica il vice presidente della Camera farà il punto sulle terre dei fuochi, i casi di inquinamento più gravi in Italia; le ecomafie che per denaro fanno ammalare le persone, ma anche sulla tutela dell’ambiente a circa quattro anni dalla nuova norma e sulla rivoluzione copernicana che comporta

17/01/2026

Ricorre il terzo anniversario dell’arresto del boss mafioso Matteo Messina Denaro, morto pochi mesi dopo la cattura. Servizio di Luigi Ferraiuolo

17/01/2026


Il bell’articolo di Gianluca Feola sull’ultima lezione di Polity Design con Matteo Giusti e Piero Mastroberardino, pubblicato da Sabatononsolosport

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