Tante volte nelle nostre chiese abbiamo notato, più o meno distrattamente, dei segni e delle scritte sui paramenti sacri, sui tabernacoli, sugli altari, sulle icone, insieme a disegni di animali e simboli strani. Magari ci siamo chiesti quale fosse il loro significato ripromettendoci di andarlo a cercare da qualche parte. In questo presepio, realizzato in legno e polistirolo dagli Amici del Presep
io di Casale sul Sile, sono stati inseriti alcuni di questi simboli che hanno un loro preciso significato. Vediamo, in estrema sintesi, una loro spiegazione:
Agnello: È il simbolo dell’innocenza, della semplicità e della purezza. È la vittima sacrificale per eccellenza nonché immagine di Cristo. Cane: È da sempre considerato l’amico dell’uomo e rappresenta la fedeltà. Pastore: Nella simbologia cristiana, l’immagine del Buon Pastore, cioè di Cristo che porta una pecora sulle spalle, ha il significato di Dio che protegge il suo gregge di anime. Pavone: Ha due precisi significati: è simbolo della resurrezione e della vita eterna, ma rappresenta anche la superbia e la vanagloria dell’uomo. La sua celebrità risale al mondo classico ed era tale da farlo comparire persino in alcune monete dell’antica Grecia. Per i Greci rappresentava infatti lo splendore del firmamento ed era inoltre legato ad Era, la madre di tutti gli dei. Per la sua bellezza è stato raffigurato in molti preziosi mosaici rinvenuti nelle dimore dei patrizi romani, per i quali simboleggiava l’incorruttibilità. Si riteneva che sue carni, in particolari condizioni, non sarebbero mai andate in putrefazione. Per questo era considerato anche come un simbolo di immortalità. La straordinarietà di questo uccello non finiva qui. Il fatto che nella stagione invernale perdesse le piume e ne acquistasse di nuove ed addirittura più belle a primavera, fece sì che il mondo cristiano dei primi secoli lo adottasse come simbolo di resurrezione. Questa è la ragione per cui le sue raffigurazioni sono state ritrovate numerose nelle catacombe cristiane di Roma. Tartaruga: È il simbolo della pigrizia e della lentezza nell’azione. Pettirosso: Nella simbologia cristiana rappresenta la morte e la resurrezione. Secondo una leggenda il cardellino, il pettirosso ed il fringuello, mossi da compassione di fronte alle sofferenze di Gesù, si misero attivamente al lavoro per togliere ad una ad una le spine della corona che gli trafiggevano le carni, ma tutti e tre furono feriti da quei rovi bagnati dal sangue divino. Sicché le parti del corpo che furono colpite ne rimasero gloriosamente segnate: il pettirosso e il fringuello nei loro pettorali rosso sangue, il cardellino sulla testa col suo cappuccio rosso. E questo privilegio è tramandato di generazione in generazione ai loro successori. Palma: L’antica simbologia della palma del martirio e, in generale, la palma intesa come simbolo del Cristianesimo, si collega all’Oriente, cioè alla terra dove maggiormente si trova questo albero slanciato e vigoroso con possenti pennacchi di foglie disposti a raggio come quelli del sole. Il legame con il martirio è dovuto al fatto che nell’iconografia cristiana ai martiri la palma era spesso associata. Il suo significato è quello della vittoria, dell’ascesa, della rinascita e dell’immortalità. Si collega anche alla fenice e ha la funzione di albero della vita. Questa simbolo, già presente fin dall’epoca paleocristiana, è legato ad un passo dei Salmi, dove si dice che come fiorirà la palma così farà il giusto: la palma infatti produce un’infiorescenza quando sembra ormai morta, così come i martiri hanno la loro ricompensa in paradiso. Nella domenica detta appunto delle Palme la simbologia rimanda all’entrata trionfale di Gesù Cristo in Gerusalemme (Vangeli, Giovanni 12,13) prefigurando in anticipo la Resurrezione dopo la morte. Ugualmente, la palma ha lo stesso valore di simbolo della resurrezione dei martiri (Apocalisse 7, 9). Acqua: L’acqua è davvero una realtà polivalente: disseta, pulisce e purifica, ci rinfresca nei giorni di calura; è fonte di vita per i campi e dà origine alla forza idraulica. Nella liturgia della solenne notte e in altri riti liturgico-sacramentali essa assume significato come acqua che purifica; segno di Cristo, acqua viva che spegne ogni sete e simbolo di vita e di morte. Tralasciando tutti gli altri riti, nella Veglia pasquale, la notte battesimale per eccellenza, l’acqua, come linguaggio simbolico, raggiunge l’apice di solennità e di significato. Anche quando non ci sono battesimi, in quella notte in tutte le comunità cristiane si commemora il Battesimo, sacramento per mezzo del quale siamo radicalmente assunti e incorporati alla Pasqua di Cristo, passaggio dalla morte alla vita. Le altre domeniche sono come il prolungamento e rinnovazione settimanale della domenica per eccellenza, la festa di Pasqua. Il simbolo dell’acqua lo terremo presente innanzitutto per il sacramento del Battesimo (immersione o infusione). Poi si rivive tale ricordo battesimale attraverso: l’aspersione all’inizio della Messa domenicale (soprattutto nella cinquantina pasquale), il gesto di prendere l’acqua benedetta entrando in chiesa, le varie benedizioni in cui si asperge con l’acqua benedetta, il rito della Dedicazione della Chiesa dove si asperge il popolo e le pareti del tempio. L’aspersione dell’acqua è proposta più volte come gesto facoltativo nell’unzione degli infermi ed, infine, anche nella celebrazione delle Esequie. L’acqua, per noi cristiani, è un simbolo di affetto con il quale Dio ha voluto purificarci, appagare la nostra sete e farci rinascere nel mistero della Pasqua di Cristo.