03/06/2026
Abbiamo letto con interesse e un po’ di stupore il dibattito di questi giorni su ASC Appennino reggiano.
Siamo stati per anni l’unica forza politica a occuparcene e continuiamo a credere che accendere i riflettori sulla maggiore azienda pubblica della montagna, avanzando domande su fatti e numeri, non sia ricerca di polemica, ma il desiderio che le cose funzionino.
Di sicuro un primo passo sarebbe affrontare i problemi. A parole si cerca collaborazione, ma nei fatti ogni domanda diventa un reato di lesa maestà.
Eppure, diciamocelo con chiarezza, quello che non funziona è noto a tutti e sarebbe il caso di smetterla con le parole a vuoto che spesso suonano un po’ ipocrite.
Abbiamo una collocazione chiara, nessuno deve insegnarci che la società si guarda dal basso, dai più deboli. Ma lo si dovrebbe fare sul serio, non solo come strumento di retorica.
La politica della montagna rivendica con orgoglio che la gestione della CRA Don Cavalletti in ASC è l’unica pubblica rimasta. Ha ragione, ma dov’era quando tutti i sindaci esternalizzavano le loro CRA alla cooperativa? Perché l’avvento del privato (di fatto monopolista) non è avvenuto per sorteggio, ma per volontà politica, quasi tutta della stessa parte. La stessa che rinnova ogni volta quelle gestioni.
Per altro, lo ricordiamo a chi finge di non saperlo, la gestione del Don Cavalletti è sempre stata pubblica, lo era anche prima di ASC. E lo era perché chi governava allora Carpineti avevo voluto che lo fosse.
Anni fa ci fu un meraviglioso comunicato congiunto dei sindaci della montagna in cui, con riferimento al Don Cavalletti, si diceva con chiarezza che si voleva risparmiare il più possibile. Perché su quelle parole al limite della decenza la politica montanara è rimasta in silenzio?
E quando è stato proposto di dividere le perdite pagando ognuno la quota dei propri cittadini, quote assolutamente gestibili, come mai la politica che ha così cuore gli anziani – in larghissima parte la stessa di adesso – si è rifiutata?
Si è passati in ASC per una pura questione economica e sarebbe bastata una riorganizzazione più volte tentata e sempre rifiutata perché il passaggio non fosse necessario. Si è passati con un piano economico finanziario che diceva cosa sarebbe dovuto accadere e che ASC ha disatteso dal primo giorno, producendo le stesse perdite della gestione precedente. Eppure mentre allora si doveva fare economia, ora che è cambiato il comune capofila si paga senza dire una parola. Con l’eccezione dei sindaci che hanno deciso di non starci proprio. Immaginiamo anche in quel caso per il benessere degli anziani dei loro comuni che comunque utilizzano il servizio.
E che sia chiaro, nessuno si azzardi a dire che sulla gestione dei sociali non si deve guadagnare, perché lo sappiamo molto bene. Non siamo noi che chiediamo risparmio, noi chiediamo serietà.
L’assenza di un CDA di cui si richiede un allargamento e che poi non si nomina (forse perché non piacevano i nomi che abbiamo sentito tutti subito dopo la modifica dello statuto) è soltanto un simbolo della situazione attuale. Come le scadenze promesse per le nomine mai realizzate.
Siamo a giugno e l’ASC non ha ancora un bilancio previsionale. In pratica naviga a vista da 6 mesi. Accade da tempo. Per tre anni di fila lo ha presentato fra ottobre e dicembre. Una presa in giro dei comuni soci, quelli che pagano i conti e che comunque lo votano in aula.
Un bilancio in cui, ad esempio, anche se le entrate aumentano, le perdite restano costanti e in cui il problema di cassa è evidente. Problema che dura da anni, vista la difficoltà continua a pagare il comando dei dipendenti al comune di Carpineti.
ASC gestisce più di cinque milioni di euro, un bilancio più grande di quasi tutti i nostri comuni. Malgrado la proprietà continui incredibilmente a essere in larga maggioranza del comune di Castelnovo, il 90% di quel denaro serve per servizi di tutti i comuni, per anziani, minori, famiglie. Sono soldi pubblici. Ha il dovere di presentare bilanci con i tempi dovuti, senza mettere in difficoltà l’Unione e i comuni. Il dovere, nel caso della CRA, di rispettare i patti presi con i comuni. Ha il dovere di essere trasparente.
E la politica ha il dovere di rispondere. Magari senza nascondersi ogni volta dietro alle capacità dei professionisti che lavorano sul campo, professionisti che nessuno ha mai criticato. E ce ne sono, tanto per essere chiari, di altrettanto validi anche in Unione, anche se nessuno li cita mai.
Il punto è amministrativo.
Sono tutte cose che abbiamo detto diverse volte nel consiglio dell’Unione e in consiglio comunale, anche al sindaco Ruggi, il cui atteggiamento nei confronti di ASC è, malgrado alcuni consensi inaspettati, molto più cauto di quanto non siano stati gli ultimi mesi del suo predecessore.
Ora lo chiediamo a tutti, alla politica della montagna, alle maggioranze nei comuni e a tutte le minoranze, compresa quella che ci siede accanto a Carpineti.
Vi va bene così?
Vi vanno bene bilanci presentati con mesi di ritardo?
Vi va bene un CDA non nominato da anni?
Vi va bene l’assenza di trasparenza?
Vi va bene la difficoltà finanziaria?
Vi va bene che i soldi siano di tutti e la maggioranza di uno solo?
Vi vanno bene le domande senza risposta?
Vi va bene che si chieda collaborazione a parole e la si rifiuti nei fatti?
Se la risposta è sì, è tutto chiaro.
Così come se si scegliesse il silenzio. Ci siamo abituati.
In ogni caso sarebbe meglio delle solite parole di circostanza. O di una narrazione difensiva buona per tutte le stagioni.
A parole si cerca collaborazione, ma nei fatti ogni domanda diventa un reato di lesa maestà. Eppurequello che non funziona è noto a tutti.