Le Nuove Lune - Maternità e Infanzia

Le Nuove Lune - Maternità e Infanzia L' associazione ha l'obiettivo di sviluppare una nuova cultura della maternità, della nascita e del

L’associazione “le Nuove Lune Maternità ed Infanzia, sorge con l’intento di sviluppare una nuova cultura della maternità. L’obiettivo primario del progetto e’ offrire alle donne in gravidanza, alle coppie che si preparano alla nascita e alle nuove famiglie assistenza lungo tutto il percorso, dalla gravidanza al parto dal puerperio ai primi anni di vita del nascituro, un sostegno costante promosso

in un ambiente informale e non giudicante che favorisce la socializzazione e la condivisione delle proprie esperienze. Le finalità che l’associazione si propone nel dettaglio sono:
Promuovere attraverso corsi di accompagnamento al parto una cultura della nascita rispettosa dei ritmi fisiologici della gravidanza, in cui la donna viva la maternità da protagonista nel pieno rispetto delle sue scelte libere e consapevoli;
promozione protezione e sostegno allattamento materno come consigliato dall’OMS attraverso incontri prestabiliti;
diffondere informazioni su puerperio, svezzamento, alimentazione, cura del bambino e sviluppo psico-fisico del bambino ecc.;
organizzare corsi di massaggio al bambino, baby wearing, bump painting ecc.;
offrire elementi di supporto giuridico alle famiglie e alle donne in gravidanza attraverso uno sportello di ascolto;
combattere l'isolamento delle mamme nel periodo del post-parto attraverso incontri periodici;
favorire il mutuo aiuto tra le mamme e diffondere stili genitoriali alternativi con incontri mirati;
promuovere collaborazioni con enti pubblici e privati per sensibilizzare le tematiche sulla maternità e diffondere informazioni su gravidanza parto e puerperio;
diffondere le manovre di distruzione nell'età evolutiva e nel primo soccorso pediatrico;
creare organizzare e promuovere attività di gioco, laboratori e percorsi didattici per bambini.

08/03/2021
07/03/2021

Per un attimo era sembrato che ce ne fossimo liberati.
Il libro di Estivill che dava rigide indicazioni ai genitori per insegnare ai bambini a dormire. Indicazioni che prevedevano di lasciarli piangere per tempi sempre più lunghi perché imparassero non a dormire, che quello lo facevano già nel grembo della madre, ma a riaddormentarsi senza chiamare il genitore con il pianto (che altro modo di chiedere aiuto i bambini piccoli non hanno).
Generazioni di bambini hanno pianto fino allo sfinimento, fino a capire che era inutile perché nessuno avrebbe risposto al loro richiamo, mentre le mamme sfinite piangevano nell'altra stanza credendo di dover fare così per il bene dei loro piccini.
Poi tanti esperti hanno sottolineato che c'era il rischio di interferire con la regolazione dello stress, abbiamo iniziato a parlare di cortisolo, di rassegnazione del bambino che si scopre incapace di chiamare a sé il genitore, ed Estivill stesso ha ritrattato il suo metodo.
Sembrava passata l'epoca in cui l'esperto di turno con i suoi precetti uguali per tutti pretendeva di insegnare ai genitori come comportarsi con i loro figli.
Sembrava.
E invece no. E “nuovi esperti” hanno iniziato a calare dall'alto indicazioni che non tengono in considerazione il bisogno di contatto e rassicurazione dei primissimi anni di vita.
Stagli vicino ma non prenderlo in braccio. Prendilo in braccio ma non dargli la tetta. Fino a x mesi sì puoi, dal mese y no basta. E se piange? Niente. Non cedere altrimenti è tutto inutile. Poi impara.
Sì certo, impara. Che da un giorno all'altro la mamma, con cui c'era quella sintonia meravigliosa, non lo capisce più. Che lui non sa più farsi capire. Che quando vorresti tanto un abbraccio devi accontentarti di una carezza. Di più no, non si può. La tenerezza viene dosata, centellinata, misurata seguendo le indicazioni di un estraneo.
E ci risiamo.

Mamme, papà. Ascoltate il vostro cuore e il vostro bambino.
Voi siete i genitori, voi conoscete vostro figlio. Lui si fida completamente di voi.
Abbiate coraggio. Fidatevi anche voi.
Giorgia C***a

15/11/2020

Non semplici “visitatori”, ma parte integrante delle cure.
I genitori dei nati prematuri hanno un ruolo terapeutico nella vita del loro bambino, con effetti positivi ormai noti sullo sviluppo neuro cognitivo a breve e a lungo termine. È fondamentale proteggere e sostenere la vicinanza di mamma e papà ed il contatto fisico pelle a pelle con il neonato prematuro, ma non solo. Far sentire la propria voce, cantare canzoncine o raccontare favole sono solo alcuni dei modi per stabilire questa “connessione”. E tu cosa facevi (o fai) per il tuo piccolo?
Vivere Onlus Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia

03/11/2020

“I bambini amati diventano adulti che sanno amare”

13/09/2020

"Dopo che lui nasce, lei resta li.
L'utero vuoto, il cuore stretto, il seno pieno di latte.
Tutti intorno al bambino e lei è lì, di guardia.
Di Guardia?!
Sembra proprio di sì.
Il puerperio è pura agitazione, emozione, sentimenti a fior di pelle. Il bambino è vicino ma non è più dentro e questo non genera alcun nutrimento.
E' bello vedere nascere, ma è un processo lungo il dopo. Scarica ormoni, sanguina per 40 giorni, deve dare da mangiare ed affrontare sfide.
Quando nasce il bambino finiscono i vantaggi!
Sei una madre, tutti ti aspettano mentre ti riprendi.
E il bambino? Ha mangiato? Ha dormito? Ha fatto il
bagno?
E tutti continuano a guardare il bambino.
A nessuno importa del tuo bagno, della comodità, del benessere come facevano in gravidanza.
Tutto riguarda solo il bambino.
E lei è li in balia, deve fare i conti con quello che aveva dentro e quello che c'è adesso fuori.
Il cuore che batteva dentro, batte fuori e con vita propria.
Una vita che tutti dicono dipende da lei, ma chi si prende cura di lei?
La delicatezza è capire che il bambino ha bisogno di cure, ovviamente.
Ma è la mamma che ha bisogno di molta attenzione, dopo tanta emozione. E non solo attenzione, è di più, molto di più.
E' affetto, abbracci stretti, sguardi di cura.
Ecco perché dico, ogni donna durante il puerperio ha bisogno del tuo abbraccio come rifugio.
Non importa se sei il marito. la sorella, il fratello, la madre, il padre, la suocera, il suocero, la vicina, l'amica o il dottore.
Tutti possono essere l'abbraccio accogliente.
ACCOGLI E RICORDA:
IL BAMBINO E' PER LEI.
PROPRIO COME LEI E' PER TE.
ANCHE LEI E' APPENA NATA."

25/08/2020

Ieri al centro commerciale, una mamma visibilmente stanca ad un certo punto si è lasciata andare alla frustrazione:
il bambino non voleva assolutamente scendere dalle sue braccia, il lamento era continuo e, ascoltando per caso un suo discorso con un'amica, sembrava andare avanti così da giorni.

Ad un certo punto, con le lacrime agli occhi e quasi dimenticandosi di tutta la gente intorno, ha urlato:
"Basta! Sono stanca! Ti prego lasciami stare un attimo!"

Accortasi della gente che la guardava, con le gote piene di vergogna ha lasciato il bambino al papà ed è uscita di corsa.

Un pugno al cuore. Ogni mamma, che sbotti o no, conosce la sensazione di essere arrivata al limite del possibile.

Sono uscita poco dopo e l'ho incrociata.
Parlava con delle signore distrattamente.
Sorrideva più rilassata ma pensierosa, quasi costretta.
A giudicare dalla faccia, l'aveva appena sciacquata di fretta non asciugandola con cura.

Si guardava intorno, si perdeva nei discorsi, respirava e buttava fuori aria dalla bocca, insieme al fumo di una sigaretta.

Ad un certo punto, dal fondo del corridoio il suo bambino l'ha vista da lontano e le è corso incontro.
"Mamma!" ha urlato lui.

Lei ha spalancato le braccia e stringendolo a sè ha detto pentita:
"Amore mio."

Non lo ha lasciato più un attimo.
Gli ha baciato le manine, lo ha guardato in silenzio per lunghi secondi.

Le mamme hanno bisogno di questo, di esplodere ogni tanto. Di sentirsi meno mamme per un secondo, per poi ricordarsi che senza questi figli non saremmo niente.
Hanno bisogno di sb****re le porte, di lamentarsi, di dire basta e sgridare per poi sentirsi in colpa... e magari pure durante.
Si portano dietro quel peso per giorni, cercando di rimediare, sentendosi male.

Se vedete una mamma che scoppia non giudicatela:
non usate parole stupite e nemmeno sguardi compassionevoli.

Sorridetele e non dire niente.
Reggetele una borsa, ditele che succede anche a voi.

Che non siamo invincibili solo perché siamo mamme.
Ditele che siamo donne.
Che siamo umane.
Che siamo vulnerabili e stanche,
che non è sbagliato lasciarsi andare.
Che siamo sostituibili per un minuto ed a volte anche per qualche ora, quando ci perdiamo e non sappiamo come fare.
Diteglielo.

Non ditele che è esaurita.
Che forse sbaglia.
Non ditele di calmarsi.

Una mamma si rimprovera da sola,
se vuole un aiuto solo,
quello si chiama comprensione.
(Dal Web)
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Photo Credits | iStock

28/07/2020
20/07/2020
30/01/2019

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