01/06/2026
Il 2 giugno di ottant’anni fa le cittadine italiane per la prima volta andavano a votare.
È incredibile come questo importante diritto sia stato loro negato per così tanto tempo (il suffragio universale maschile, in Italia, è del 1912).
Sono andate a votare -insieme agli uomini sopravvissuti alla seconda guerra mondiale- per scegliere la forma di governo del nuovo Stato dopo la guerra: monarchia o Repubblica?
Hanno scelto la forma repubblicana, e se oggi questa idea appare scontata, allora il clima era assai diverso.
Repubblica, ancora oggi, è un’idea bellissima, perché Repubblica vuol dire che lo Stato non è di uno solo: lo stato è di tutti, e tutti siamo lo Stato: nel lavoro, nello studio, nel gioco, nel volontariato, in politica, per l’ambiente, in famiglia.
La Repubblica è nelle mani di tutti, e vuol dire che ciascuno si impegna (con i suoi limiti e le sue competenze e disponibilità) per il bene di tutti.
Don Milani, un grande uomo di questa Repubblica, diceva:
“Non dobbiamo aver paura di sporcarci le mani. A che servirà averle pulite, se le avremo tenute in tasca?"