14/09/2026
🔺🔺LA SCUOLA DELL’INFANZIA DI CRESPI D’ADDA CONTINUA, NEL RISPETTO DELLE REGOLE🔺🔺
Negli ultimi mesi si è sviluppato un dibattito sulla Scuola dell’Infanzia di Crespi d’Adda, nel quale sono state talvolta sovrapposte due questioni distinte: la storia della scuola e quella del soggetto che, in un determinato periodo, ne ha curato la gestione.
La Scuola dell’Infanzia di Crespi d’Adda rappresenta una realtà educativa
profondamente radicata nella comunità. Le sue origini risalgono al 1881 e la sua lunga storia rappresenta un patrimonio della collettività. La continuità della scuola,
tuttavia, non coincide con quella di un singolo soggetto gestore: nel corso di oltre un secolo, infatti, diversi soggetti si sono succeduti nella gestione del servizio.
È pertanto opportuno ricondurre la discussione ai fatti e al quadro amministrativo e giuridico che hanno caratterizzato la vicenda.
🟥 Le criticità del rapporto con l’Associazione S.T.I. e la necessità di
ricondurre la gestione dell’immobile alla normativa vigente
Fino al 1° luglio 2026, l’Amministrazione comunale ha intrattenuto rapporti con l’Associazione S.T.I., alla quale, nel 1985, era stato concesso in comodato d’uso gratuito, l’immobile comunale destinato a scuola dell’infanzia per lo svolgimento di attività educativa.
Nell’anno 2021, il Comune e l’Associazione S.T.I. stipulano una convenzione con la finalità di garantire un servizio educativo qualificato e accessibile, integrato con il territorio e di prevedere l’implementazione dell'offerta scolastica mediante l'introduzione di una sezione sperimentale per bambini da 6 mesi a 3 anni, stabilendo precisi obblighi per la scuola in materia di accoglienza, personale, sicurezza, attività didattiche oltre a quelli economici relativi a lavori di adeguamento, investimenti strutturali e rimborso delle utenze.
Nel corso del rapporto, tuttavia, sono emerse significative criticità, riconducibili in particolare al mancato rispetto di alcuni degli impegni assunti dall’Associazione S.T.I. nei confronti del Comune mediante la sopra richiamata convenzione.
In particolare, le principali criticità hanno riguardato:
▶️ a) la mancata esecuzione degli interventi di adeguamento dell’immobile previsti dalla convenzione;
▶️ b) la mancata regolarizzazione della sezione sperimentale destinata ai bambini dai 6 mesi ai 3 anni;
▶️ c) il pagamento delle somme relative alle utenze di gas e acqua dell’ultimo quinquennio.
Si tratta di aspetti che hanno contribuito a rendere il rapporto tra i soggetti coinvolti caratterizzato da significative difficoltà nel confronto e nella collaborazione tra le parti.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di rilievo: il rapporto originario tra l’Associazione S.T.I. e il Comune era stato instaurato in un quadro normativo profondamente diverso da quello attuale. Nel corso degli anni, infatti, la disciplina relativa alla valorizzazione del patrimonio pubblico si è evoluta, rafforzando l’esigenza di garantire che l’utilizzo dei beni appartenenti alla collettività avvenga secondo criteri di trasparenza, imparzialità e corretto impiego del patrimonio pubblico.
L’Amministrazione si è conseguentemente trovata nella necessità di ricondurre la, già difficoltosa, gestione dell’immobile entro un quadro di piena regolarità e di compatibilità con la normativa vigente, senza che ciò comportasse, né intendesse comportare, un’interruzione del servizio educativo o una messa in discussione della sua prosecuzione.
Pertanto, l’Amministrazione ha ritenuto di recedere dal contratto di comodato e di indire un bando pubblico per l’individuazione del nuovo gestore.
🟦 La procedura pubblica per la nuova gestione
Per garantire tale obiettivo è stata predisposta una procedura pubblica, aperta a tutti i soggetti in possesso dei requisiti di legge previsti, finalizzata all’individuazione del gestore in grado di assicurare la continuità del servizio.
Il bando non rappresentava, dunque, l’intenzione di chiudere la scuola, ma esattamente il contrario: la volontà di garantirne la prosecuzione attraverso una procedura trasparente, pubblica e
aperta alla partecipazione di tutti gli operatori interessati.
Anche l’Associazione S.T.I., che fino a quel momento aveva gestito la scuola, avrebbe potuto partecipare alla procedura, ma ha scelto di non presentare la propria candidatura.
Le condizioni previste dal bando sono state finalizzate a rendere sostenibile la nuova gestione e a favorire il mantenimento e il miglioramento del servizio.
Tra queste, un canone calmierato che, per effetto delle riduzioni previste dal bando in relazione agli interventi di adeguamento normativo, si attesta nei primi tre anni su una media di circa 2.800 € annui. Il Comune, inoltre, ha posto a proprio carico un contributo di 30.000 euro destinato
all’acquisto di nuovi arredi scolastici. Infine, si è prevista una scontistica dell’12% sulle rette per i residenti.
Si è trattato, quindi, di una procedura finalizzata non soltanto a regolarizzare l’utilizzo del patrimonio comunale, ma anche ad accompagnare la prosecuzione dell’attività educativa e a creare condizioni adeguate per i bambini e le famiglie.
Alla procedura hanno partecipato due concorrenti: la società PROGES s.r.l. e l’Asilo “Il Nido Verde”.
L’aggiudicazione è avvenuta all’esito di un effettivo confronto competitivo, sviluppatosi attraverso successivi rilanci sull’importo del canone stabilito dall’Amministrazione. Non si è trattato, dunque, di un affidamento predeterminato, ma di una gara reale, trasparente e aperta al pubblico, il cui esito è stato determinato dal libero confronto tra le offerte.
🟨 La continuità del servizio educativo
Il punto centrale della vicenda non è mai stato la volontà dell’Amministrazione Comunale di interrompere l’attività della scuola. Al contrario, l’obiettivo dell’Amministrazione è sempre stato
quello di garantire la continuità del servizio educativo, adeguando la gestione di un patrimonio della collettività al quadro normativo ed amministrativo vigente che tutela l’interesse pubblico.
In tale prospettiva, il Comune ha individuato nel 1° luglio 2026 la data di cessazione del comodato, anche al fine di garantire la continuità dell’attività educativa in corso e di consentire il passaggio alla nuova gestione senza interruzioni del servizio. Tale scelta risponde, inoltre, all’esigenza di assicurare un ordinato avvicendamento nella gestione della struttura,
salvaguardando la continuità organizzativa e funzionale del servizio educativo e
garantendo, al contempo, la piena fruibilità dell’immobile per le finalità cui è destinato. L’edificio che ospita la scuola è, infatti, un immobile di proprietà comunale, la cui destinazione a finalità educative è stata mantenuta, confermando l’interesse dell’Amministrazione a preservarne l’utilizzo
quale sede di attività rivolte alla comunità.
🟥 La pronuncia del TAR
L’Associazione S.T.I., in coerenza con l’atteggiamento poco collaborativo già assunto nel corso del rapporto, ha scelto di non partecipare alla procedura e di contestare il provvedimento di recesso
dal precedente contratto di comodato, impugnandolo dinanzi alla giustizia amministrativa.
Sul punto è intervenuta la pronuncia del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sezione staccata di Brescia, che con la sentenza n. 1164/2026, pubblicata il 18 agosto 2026, ha respinto il ricorso presentato dall’Associazione S.T.I.
La pronuncia ha riconosciuto la legittimità dell’operato dell’Amministrazione e, in particolare, ha chiarito che un comodato gratuito privo di una scadenza non può proseguire.
Il TAR ha inoltre rilevato come la durata del rapporto avesse ampiamente superato anche il parametro dei trent’anni previsto dalla normativa quale riferimento per la durata massima dei comodati concessi agli enti del Terzo settore, ritenendo altresì adeguatamente motivata la decisione del Comune, anche alla luce della procedura pubblica avviata per garantire la continuità
del servizio.
Risorse pubbliche sono state impiegate per affrontare una controversia che, alla luce della chiara posizione assunta dal TAR, appare ancora più difficile da giustificare e che avrebbe potuto essere evitata con un atteggiamento maggiormente responsabile e collaborativo.
🟧 Una scelta amministrativa nell’interesse della comunità
Questo è il quadro dei fatti.
Non è stata assunta alcuna decisione finalizzata alla chiusura della scuola. Non vi è stata la volontà di cancellare una storia che appartiene alla comunità di Crespi d’Adda, né quella di penalizzare un’associazione.
È stata, invece, affrontata una situazione consolidatasi nel corso di molti anni, con l’obiettivo di adeguare la gestione di un immobile pubblico alle regole oggi applicabili, garantendo al contempo
la continuità del servizio educativo.
Si tratta di una responsabilità che un’Amministrazione Comunale non può eludere. Un bene pubblico appartiene alla collettività e chi è chiamato ad amministrarlo ha il dovere di assicurarne un
utilizzo conforme alla legge e ai principi di trasparenza, imparzialità e tutela dell’interesse pubblico.
L’utilizzo di un bene pubblico da parte di un soggetto privato, tuttavia, non può essere considerato un diritto acquisito e perpetuo e deve essere necessariamente ricondotto al rispetto della normativa vigente e all’interesse pubblico.
🟪 Il confronto deve restare nel merito
C’è poi un aspetto che i cittadini hanno il diritto di conoscere.
Di fronte a una vicenda che riguarda atti amministrativi, patrimonio pubblico, norme, procedure e continuità di un servizio educativo, l’Amministrazione ha scelto di confrontarsi nel merito, attraverso
documenti, provvedimenti e atti pubblici.
Il gestore uscente ha invece scelto, accanto alle iniziative giudiziarie, una diversa modalità di comunicazione, arrivando a pubblicare una rappresentazione in forma di favola illustrata nella quale vengono proposti fatti e ricostruzioni che non corrispondono al quadro documentale e
vengono rappresentate, attraverso caricature, persone che ricoprono ruoli pubblici, civici e religiosi.
Ognuno è libero di scegliere il proprio stile di comunicazione. Tuttavia, quando si parla di un servizio educativo, di bambini e famiglie, di un bene appartenente all’intera comunità e di decisioni
assunte da un’Amministrazione nell’esercizio delle proprie responsabilità istituzionali, il confronto
dovrebbe fondarsi sui fatti, sugli atti e sugli argomenti, non sulla rappresentazione caricaturale o denigratoria delle persone.
L’Amministrazione non intende alimentare una contrapposizione personale. Ritiene però doveroso ristabilire un principio: il dissenso è pienamente legittimo e può essere espresso nelle forme previste dall’ordinamento, così come è legittimo contestare le decisioni amministrative e rivolgersi alla magistratura. Diverso è trasformare il confronto istituzionale in una narrazione denigratoria delle persone.
C’è, infine, una considerazione che riguarda la responsabilità nei confronti della storia
dell’Associazione S.T.I.
L’Associazione S.T.I. di oggi non coincide con le persone che l’hanno fondata, guidata e fatta crescere nel corso dei decenni passati. Chi oggi ne assume la rappresentanza ha ricevuto in eredità un patrimonio di fiducia, di credibilità e di buon nome costruito nel tempo da persone che
hanno operato con serietà, impegno e dedizione.
Questa eredità non appartiene a chi temporaneamente ricopre un ruolo di responsabilità: appartiene alla storia dell’associazione e alla comunità che quella storia ha contribuito a costruire.
Proprio per questo, chi oggi ne ha la responsabilità ha anche il dovere di custodirla.
La denigrazione, invece, non contribuisce a tutelare una storia: rischia di svilire proprio quella storia che si afferma di voler difendere.
L’Amministrazione Comunale continuerà pertanto a mantenere il confronto sul piano che ritiene più corretto e rispettoso della comunità: quello dei fatti, degli atti, delle regole e delle responsabilità istituzionali.
🟩 Guardare avanti
L’obiettivo che deve unire l’intera comunità è la tutela della scuola, dei bambini, delle famiglie e del patrimonio collettivo, non la difesa di un singolo soggetto gestore.
L’Amministrazione Comunale ha esercitato le proprie responsabilità istituzionali: ricondurre la gestione di un bene pubblico entro un quadro di regolarità e di rispetto delle norme vigenti, assicurando nel contempo la continuità del servizio educativo.
La Scuola dell’Infanzia di Crespi d’Adda continua la propria attività.
La sua storia, iniziata nel 1881, prosegue anche oggi, con una nuova gestione individuata attraverso una procedura pubblica e nel rispetto delle regole.
Ora è il momento di guardare avanti, nell’interesse dei bambini, delle famiglie e dell’intera comunità di Crespi d’Adda.
Settembre 2026
L’Amministrazione Comunale