Castello di Capaccio e Caputaquis medievale

Castello di Capaccio e Caputaquis medievale Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Castello di Capaccio e Caputaquis medievale, Luogo storico e punto di interesse, Via Crispi, Capaccio.

In questa pagina raccontiamo la storia di Federico II di Svevia e la congiura dei Baroni e della bellissima città medievale che circonda il Castello di Capaccio.

https://fondoambiente.it/luoghi/castello-di-capaccio-e-caputaquis-medievale?ldc È ricominciata la campagna FAI - I Luogh...
28/09/2024

https://fondoambiente.it/luoghi/castello-di-capaccio-e-caputaquis-medievale?ldc

È ricominciata la campagna FAI - I Luoghi del Cuore.
Anche quest'anno abbiamo presentato il Castello di Capaccio e Caputaquis medievale
Allo scorso censimento siamo riusciti a raccogliere 4794 firme tra cartaceo e voti online. Un gran bel risultato visto che ci siamo posizionati al 6° posto della classifica della regione Campania e 57° di quella nazionale. Inoltre, abbiamo partecipato ad uno dei bandi minori in collaborazione della Prof.ssa Rosa Fiorillo del Dipartimento dei Beni Culturali dell'Università di Salerno.
Siamo ancora in una fase iniziale, ci stiamo organizzando per i punti di raccolta firme, stiamo valutando i programmi da presentare alle scuole e speriamo di riuscire a preparare qualche spettacolo per stare tutti insieme.
Come sempre, sono ben accolti i suggerimenti e, se vi va di partecipare attivamente alla raccolta firme, sarà un piacere trascorre del tempo insieme.
Al momento, hanno abbracciato il progetto e stanno già lavorando alla raccolta firme sul cartaceo Il Granato Viaggi di Marco Di Filippo, l'club sportivo Geo Trek Paestum con Giuseppe Gargano, l'Associazione C’He.La.Vie Organizzazione di Volontariato con Anna D'Elia, l'immancabile Ornella Nevola con Ristorante Enoteca Tavernelle.
Inoltre, possiamo contare sulla collaborazione dei Proff. Gaetano Ricco e Gaetano Puca, della Prof.ssa Pasqualina Vairo dell'IIS IPSAR PIRANESI.
E, poi, anche quest'anno, abbiamo un testimonial speciale, Davide Napoleone il quale si è offerto di supportarci con tante sorprese.
Riguardo alla votazione di quest'anno, fortunatamente, è stata notevolmente semplificata. Basta cliccare sul link oppure cercare il Castello di Capaccio e Caputaquis medievale, inserire nome, cognome, CAP ed email e votare. A questo punto riceverete una email con la richiesta di conferma del voto. Diversamente, potrete votare anche sulle schede cartacee. Vi ricordo che il voto non comporta l'iscrizione al FAI né l'invio di messaggi pubblicitari.
Allora.....se avete voglia di seguirci e di stare con noi in questi mesi, seguiteci e state con noi. Sarà un piacere....

P.S.: Vi anticipo. So già cosa state pensando. Sto provando con ogni mezzo in mio possesso a cambiare l'immagine che rappresenta il castello. Spero che la mia richiesta venga accolta 😅

CASTELLO DI CAPACCIO E CAPUTAQUIS MEDIEVALE (CAPACCIO, SALERNO) è il tuo luogo del cuore? Votalo e salvalo con il censimento del FAI. Ricordati di far votare i tuoi amici!

Su quale sia l'origine del nome della nostra cittadina e quale ne sia il significato se ne è discusso per più di tre sec...
04/04/2023

Su quale sia l'origine del nome della nostra cittadina e quale ne sia il significato se ne è discusso per più di tre secoli.
In questo post cerchiamo di sbrogliare questi intrigati misteri per arrivare ad una incredibile scoperta:
nel nostro territorio vi sono ben cinque Capaccio!
Non ci credete?
Ve lo dimostriamo.

QUAL'È L'ORIGINE DEL "NOME" CAPACCIO?
E COSA SIGNIFICA?
PERCHÉ DI "CAPACCIO" NEL NOSTRO TERRITORIO NE ABBIAMO ADDIRITTURA BEN CINQUE?

Per sbrogliare la matassa ingarbugliata di questo mistero, dobbiamo cominciare dall' etimologia del paleonimo “Capaccio”.

Il primo a farne l'etimologia è Philipp Clüver o Cluverio (Danzica, 1580 – Leida, 31 dicembre 1622), un erudito, oggi considerato il padre della geografia storica.

Personaggio interessante, che fu anche soldato di ventura, che intraprese lunghissimi viaggi in tutta Europa, visitando persino Capaccio, di cui parla in più di una occasione nella sua opera “Italia Antiqua”, pubblicata postuma nel 1624.

Il Cluverio propone che il toponimo Capaccio derivi dal nome del monte su cui sorgeva l'antica città medievale di Caputaquis: Calamarco, Calamazio, Calpazio, Capatium e dunque Capaccio.

Ma questa è una tesi erudita, messa già in discussione nel settecento da Giuseppe Antonini, il quale riteneva che invece derivasse da Caput Aquae.

Il caput aquae per il latini è la fonte in cui nasce un corso d'acqua o dove inizia un acquedotto di una città.

Sappiamo, che di monti denominati Calpazio ve ne è uno solo, mentre di Capaccio ne esistono diverse in tutta Italia.

Un esempio noto è Via Capaccio a Firenze, dove l'edonomimo, o nome di via, è generalmente fatto derivare dal caput aquae dell'antico acquedotto romano, lì situato, che serviva la città.

Gli studiosi contemporanei optano per l'ipotesi che Capaccio nasca come toponimo identificante lo specchio d'acqua, con le sue numerose sorgive, da cui si origina il fiume modernamente detto Capodifiume. Nome poi traslatosi, come Caputaquis, all'insediamento sorto sul Monte Calpazio. Aspra collina, notoriamente priva d'acqua, tanto che i suoi abitanti dovettero ricorrere a cisterne alimentate dall'acqua piovana.

L'Antonini, però, immagina una particolare variante dell'origine del paleonimo.
Egli, infatti, ritiene che derivi da caput aquae, inteso però come capo dell'antico acquedotto che serviva la città di Paestum.

Scrive infatti nella sua “Lucania, discorsi” (pag. 256, Napoli, 1745):

“L'è venuto il nome di Capaccio da Caputaquae, luogo poco distante dal paese, dove cominciano gli acquedotti, che l'acqua di buona qualità in Pesto conducevano. Vengosi ancora questi sulla strada, onde vassi a Trentinara”.

L'Antonini, però è per questa sua partcolare ipotesi fortemente criticato dal Magnoni, altro erudito settecentesco, che propende invece per quella del Cluverio, anche se ritiene possibile quella per cui Capaccio deriverebbe invece da Caputaquae, ma non nel modo in cui l'Antonini la intende.
Infatti nella sua “Lettera di Pasquale Magnoni al barone Giuseppe Antonini ...” (pag. 30, Napoli, 1763), scrive:

“...Ed in vero questa opinione è assai più probabile della comune e cioè di aver Capaccio preso il nome dal vicino Capo di Fiume, e tantoppiù della vostra che lo vuole fatto da un luogo sulla strada, che va da Capaccio nuovo a Trentenara, appunto dove si dice Capo d'acqua.
Questo luogo io non lo so, ma voglio credervi per un poco, che vi sia.
Or ditemi non fu la Città sul monte dalla parte di Occidente da Pestani dopo la distruzione della loro Città edificata, la prima, che fu nominata Capaccio, ed ora Capaccio vecchio dicesi?
Questa, come Voi sapete è più di due miglia lontana da Capaccio nuovo verso Occidente, e fu del monte; all'incontro il luogo, che Voi volete chiamato Capo d'acqua, è distante qualche tratto ancora da Capaccio nuovo verso Oriente alla volta di Trentenara .
Sicchè come potea Capaccio vecchio che fu il primo anche ad essere cosi detto, ricevere questo nome da un luogo, che gli era piucchè tre miglia lontano?
Bisogna meglio riflettere.
Dissi bene, che qualora non valesse l'opinione del Cluverio, più verisimile sembrar deve quella di essere Capaccio cosi detto da Capo di Fiume, che forse vale lo stesso, che Capo d'acqua; perocchè questo luogo è immediatamente sotto il monte, ove fu la Città da' Pestani edificata, e Capaccio la prima volta chiamata e perciò distinta ora dall'altro coll'aggiuntivo di vecchio.”

In realtà l'Antonini aveva ragione ed il Magnoni torto.
Infatti da un documento del 1913 apprendiamo che l'approvvigionamento di acqua dell'allora nuovo acquedotto cittadino che serviva il Capoluogo avveniva da delle fonti, acquisite dal Comune di Capaccio nel territorio di quello di Trentinara, denominate "Capodacqua, Vernaglia ed Ospedale".

La Capodacqua citata dall'Antonini dunque esiste realmente!

A questo punto è lecito chiedersi anche se avesse ragione sul punto dell'origine del paleonimo Capaccio dal Capodacqua presso il Monte Vesole e non da quella ai piedi del Monte Calpazio.
Capodacqua che in entrambi i casi val lo stesso che dire Capaccio.

L'ipotesi è affascinante.
Sappiamo dai documenti d'epoca che l'attuale Capaccio Capoluogo cominciò ad essere detta Capaccio solo dalla fine del quattrocento, sino ad allora era detta casali di S.Pietro di Rodigliano.
Toponimo, oggi, quello di Rodigliano, ancora esistente, ma contrattosi a definire una zona assai più ristretta di quella originaria, quella dove sorge l'attuale cimitero cittadino.

Infatti nel Codex Diplomaticus Cavensis (9, pag. 105, anni 1065/1072) si legge:

"Ego Petrus filius quondam Mauri su[b]diaconi clarifico me habere rebus in locum Trintinaria et in locum Ridilanum ubi proprio Monticellum dicitur et in locum Pazzano ..."

Pare chiaro, quindi, che Monticellum (Monticello) è una località specifica di Ridilianum.

Il compianto cultore di storia locale Vincenzo Rubini mi parlava di diversi resti antichi di età romana emersi durante le ristrutturazioni di alcuni storici edifici del Capoluogo. Sappiamo poi che per qui passava l'antico acquedotto che da Vesole riforniva l'antica città romana di Paestum.

Particolare questo importante!

Infatti se le fonti sotto il Calpazio sono il caput aquae del Capodifiume, quelle di Vesole sono il caput aquae dell'acquedotto.

In una mappa cosiddetta “aragonese” (attualmente conservata presso la Bibliothèque Nationale de France), per alcuni un falso del settecento, per altri un copia settecentesca rimaneggiata nel tempo di un originale quattrocentesco, compaiono dei particolari interessanti.

Vi sono disegnati due acquedotti terminanti a Paestum.
Uno che ha il suo inizio presso “Capo d'Aqua”, cioè le sorgenti del Capodifiume, l'altro in collina dopo Capaccio Capoluogo.
Che si tratti di un falso settecentesco o di un originale, la mappa riporta sia la dizione “Capodacqua” come origine dell'antico acquedotto, pur confondendola con le fonti del Capodifiume, sia il reale caput aquae dell'acquedotto dopo Capaccio verso Trentinara.
È come se fosse sopravvissuta la memoria, ma che fosse stata fraintesa dall'estensore della mappa.

Interessante, poi, l'osservazione del prof. Mario Mello nelle sua opera “Da Poseidonia a Caputaquis medievale”.

Mello fa notare come le fonti del Capodifiume fossero dette “Caput Aquae”, con la desinenza latina al genitivo, cioè come a dire il capo o la fonte delle acque.
L'antica città sul Calpazio,invece, era detta “Caputaquis”, con la desinenza in ablativo, che potremmo intendere, mia ipotesi, come “la sommità o la cima sulle acque”.

Difatti sia il nome stesso del Monte Calpazio, che la sua dizione antica di Calamatio, secondo alcune teorie in ambito toponomastico, rimandano nella loro etimologia all'idea di altura (Calamatio, Cala=rilievo + Mat= collina; Calpazio, Cala= rilievo + Alp= monte).

È anche vero che nei documenti medievali, come quelli cavensi, il Capodifiume era detto Atium o Accium, cioè Accio, da cui per alcuni, come Vincenzo Rubini, le diverse versioni del toponimo ricorrenti nei documenti delle cancellerie normanne ed angioine o nelle carte cavensi, dai quali si sarebbe originato il paleonimo Capaccio: Caputatium, Caputaccium, Capuaccio.

Quindi seguendo il mio precedente ragionamento, se il paleonimo Capaccio, come Caputaquae, pare essere collegato alle acque del Capodifiume, quello di Capaccio, come Caputaquis, potremmo ipotizzare che invece sia legato all'altura su cui la città sorse.

Quindi ricapitolando...
la prima Capaccio, intesa come Caputaquae, è lo specchio d'acqua da cui parte il Capodifiume, nei cui pressi, sorgeva un abitato, che già nel X secolo era detto “Casavetere di Capaccio”.
La seconda Capaccio, sempre intesa come Caputaquae, è il caput aquae dell'antico acquedotto sul Monte Vesole.
La terza Capaccio, è la città medievale di Caputaquis sul Monte Calpazio.
La quarta Capaccio, è l'attuale Capaccio Paese, che comincerà così a chiamarsi verso la fine del quattrocento, quando lo spopolamento di Caputaquis era ormai un fatto compiuto.
La quinta Capaccio è l'attuale cittadina di Capaccio Scalo, in piana, sviluppatasi con la riforma fondiaria e negli anni successivi.
(Estratto da "Le cinque Capaccio" di Enzo Di Sirio)

19/03/2023
Oggi siamo usciti su La Città di Salerno.Un immenso grazie a Pietro Comite per aver sostenuto sin dall'inizio il Castell...
02/03/2023

Oggi siamo usciti su La Città di Salerno.
Un immenso grazie a Pietro Comite per aver sostenuto sin dall'inizio il Castello di Capaccio e la sua storia.

I risultati dell’XI Censimento FAI sono arrivati.Ho aspettato un po' per questa comunicazione perché ho cercato di far v...
28/02/2023

I risultati dell’XI Censimento FAI sono arrivati.

Ho aspettato un po' per questa comunicazione perché ho cercato di far validare le numerose firme annullate. Purtroppo, non ci sono riuscita ma va bene così: i risultati per il Castello di Capaccio e per la Barberia sono stati un bel traguardo.

Il Castello di Capaccio e Caputaquis medievale ha raggiunto la 57° posizione con 4796 firme.

L’Antica Barberia Salone Rizzo, ed è solo il primo censimento al quale partecipa l’Associazione, ha raggiunto la posizione 209 in graduatoria con 752 firme.

Con le firme raccolte, potremo realizzare la cartellonistica con la storia di Caputaquis e potremo partecipare a dei bandi minori che usciranno in primavera per ottenere dei fondi FAI per i Luoghi del Cuore.

Per questi risultati devo ringraziare tantissime persone per il lavoro comune e l’Associazione Antica Barberia Salone Rizzo per il doppio impegno del Castello e della Barberia e, immagino, non sia stato facile.

Non posso non menzionare tutte le persone, le attività e le associazioni che si sono prodigate (un po' sotto mia tortura!!!) a parlare dei nostri beni:

Ornella Nevola e sua figlia Zaira presso Ristorante Enoteca Tavernelle
Emilia Fusco
Pasqualina Vairo
Bianca Di Ruocco
Angelina Marino
Mimì Tambasco
Dott.ssa Rosa Gallo, Logopedista e specialista in Declutologia
Agorà Dei Liberi
Sergio Arnaldo Maurizio Sica
Mario Tambasco
Mario Capuano, Eliana ed Ennio
Paola Contursi
Angela Adinolfi
Gerardo Cuono presso Computer Grafix
Giovanni Di Stasi
Tonino Merola e la Protezione Civile Capaccio Paestum
Ernesto Franco per le sempre interessanti passeggiate al Castello
Pietro Comite per gli articoli scritti sul Castello
L'Associazione Geo Trek Paestum
Elena presso Orto Bio - Rettifilo
Mariagrazia Galardo presso Dimensione Donna Coiffeur - Capaccio Scalo
Marisa de Simone
Angela Pace
Anna D'Elia e C’He.La.Vie Organizzazione di Volontariato
Antonella Privato ed il Dott. Gennaro De Caro
Antonella Marandino e Paolo Autoscuola
ABCD - Associazione Studenti Dispac
ABCD - Associazione Studenti Dispac
Adele Renna e Ledea Viaggi Paestur By Adele
Avv. Alfonso Criscuolo
Enrico Barone
Carmine Di Biasi
La Prof.ssa Rosa Noce Rosa Noce del Liceo F. Severi di Salerno
Alfredo Maria Santoro del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Salerno
Pasquale Longo e Legambiente Paestum
Virgilio Marandino
Maria Torrusio e l'Associazione Amici di Capaccio Paestum
Cljo Proietti
Ilario Il Salumiere
Raffaele De Rosa per le riprese con il drone e Alessio Tommasini per la realizzazione del video promozionale.

Ringrazio il Prof. Gaetano Ricco ed il Prof. Gaetano Puca che mi hanno accompagnato per tutto il percorso. Con il Prof. Ricco, sempre grazie al censimento, andremo nelle scuole di Salerno di Albanella e di Castel San Lorenzo per parlare della Congiura a Federico II. Questo è davvero un grande risultato.

Una bellissima collaborazione è stata quella instaurata con le scuole che elenco di seguito:

- il DS Prof.ssa Antonella D'Angelo, il personale Docente ed ATA e gli studenti dell'I.C. "Albanella" e dell'Istituto Comprensivo "Castel San Lorenzo";
- il DS Prof.ssa Loredana Nicoletti, il personale Docente ed ATA e gli studenti dell' IIS IPSAR Piranesi - Capaccio Paestum
- il DS Prof.ssa Giovanna Tufarelli, il personale Docente e ATA e gli studenti dell'Istituto Comprensivo Capaccio "Costabile Carducci"
- Sergio Butrico e SGE FORM GROUP srl Istituti Scolastici Paritari F. De Andrè
- Università di Salerno e la Prof.ssa Rosa Fiorillo

Con loro, grazie ai Presidi ed ai Docenti, sono nati numerosi progetti da realizzare sul territorio con la collaborazione di alunni e studenti.

A nome del Comitato Castello di Capaccio ringrazio il Sindaco Franco Alfieri, che ci ha dato carta bianca su tutte le iniziative che siamo riusciti a realizzare, e l’Amministrazione Comunale di Capaccio Paestum. Tanti eventi sono rimasti nel cassetto ma contiamo di realizzarli al più presto perché il progetto di conoscenza non può fermarsi con la conclusione del censimento FAI.

E, ancora, un’attenzione particolare la merita Davide Napoleone. Non so come abbia fatto a sopportarmi per tutti i 6 mesi del progetto ma mi ha divertito da morire affinare con lui le mie tecniche di "assillo". Davide si è reso subito disponibile ad essere il nostro testimonial e, lo dico già da ora, lo sarà anche per il prossimo anno. Ormai non può più tirarsi indietro!
Il video è piaciuto molto e, seguendone il percorso sui social, ha portato tantissime firme.

Ringrazio Massimiliano Mitrano per aver corso con me in giro per eventi, fiere e sagre, tra un esame di Storia Medievale ed uno di Storia dei Papiri.

E, alla fine, non so neanche che parole usare per i collaboratori più stretti.
Loro mi hanno incoraggiato, criticato, spronato, punzecchiato, ascoltato durante i miei sfoghi, accompagnato dove non sapevo arrivare. Sto parlando di Antonia Franco e di Enzo Di Sirio.
A loro dico davvero GRAZIE!!!!

E ora basta. Non scrivo più niente. Da oggi solo interventi brevissimi.

Grazie per essere rimasti fino alla fine a leggere di tutti noi e di essere stati insieme in questa bella esperienza.

Pillole di storia - seconda puntataLa Congiura di Capaccio
20/02/2023

Pillole di storia - seconda puntata
La Congiura di Capaccio

Questa puntata delle Pillole di Storia riguarda un'altra domanda posta al Prof. Gaetano Puca, cultore e storico locale.La storia della Congiura di Capaccio o...

LA GRANDE CRISI (Terza ed ultima parte)Tra il '400 ed il '600 vi fu un periodo di estrema crisi del territorio di Capacc...
20/01/2023

LA GRANDE CRISI
(Terza ed ultima parte)
Tra il '400 ed il '600 vi fu un periodo di estrema crisi del territorio di Capaccio Paestum.
A cominciare dal '400 una serie di calamità colpirono il territorio capaccese: guerre, banditismo, carestie ed epidemie.
Ciò determinò lo spopolamento della piana e la scomparsa di casali e villaggi.
Lo spaventoso crollo demografico determinò anche il peggioramento delle condizioni ambientali con l'inselvatichirsi e l'impaludamento di aree prima coltivate ed abitate e la comparsa della malaria (la febbre terzana o quartana dell'antichità) come malattia endemica.
Parliamo di ciò e molto altro in questo mio nuovo post.

Uno dei tanti luoghi ricchi di storia della nostra Capaccio Paestum assolutamente poco conosciuti dai più, ma che merita...
14/01/2023

Uno dei tanti luoghi ricchi di storia della nostra Capaccio Paestum assolutamente poco conosciuti dai più, ma che meritano invece di esserlo.

La storia della Piana di Capaccio Paestum non finisce con la decadenza dell'antica città greco-romana di Poseidonia-Paes...
11/01/2023

La storia della Piana di Capaccio Paestum non finisce con la decadenza dell'antica città greco-romana di Poseidonia-Paestum ma continua nel tempo sino ai giorni nostri.

Essa fu continuamente abitata e frequentata con alterne fortune essendo il fulcro del dinamismo economico del territorio.

Cerchiamo in questo post di delineare i cambiamenti morfologico e le dinamiche antropiche nel tempo, mettendo così in discussione preconcetti assai radicati.

Propongo uno scritto, il medioevo a Capaccio, del compianto Vincenzo Rubini, che è stato tra i primi cultori di storia l...
10/01/2023

Propongo uno scritto, il medioevo a Capaccio, del compianto Vincenzo Rubini, che è stato tra i primi cultori di storia locale del nostro paesello.

Studioso severo nella ricerca delle fonti, è stato punto di riferimento anche per gli storici professionisti, ma soprattutto ha appassionato tanti a questa nobile disciplina che è lo studio della storia locale.

In questo suo scritto ci descrive con maestria la Capaccio medievale nei suoi risvolti territoriali, economici ed umani.
Una lettura piacevole e scorrevole.

Oggi parliamo di una antichissima chiesa di Capaccio Paestum, ormai del tutto sconosciuta a noi contemporanei, ma che ne...
07/01/2023

Oggi parliamo di una antichissima chiesa di Capaccio Paestum, ormai del tutto sconosciuta a noi contemporanei, ma che nel medioevo ebbe invece una grandissima importanza religiosa ed economica. La sua influenza si esercitava in un ampio ambito territoriale, che andava da Salerno al Cilento.
Questa chiesa era quella di San Nicola di Casavetere.

LA STORIA SCONOSCIUTA DI UNA ANTICA CHIESA CAPACCESE: S. NICOLA DI CASAVETERE.

Quella che tenterò di narrare attraverso la ricognizione di antichi documenti conservati presso l'Abbazia di Cava è la storia di un'antica chiesa capaccese, oggi, del tutto dimenticata.

Questa chiesa ebbe una grandissima importanza sotto il profilo religioso ed economico per la nostra comunità.

Non ne conosciamo l'origine. La Chiesa di San Nicola potrebbe risalire al periodo tardo antico, quando piccole comunità si formavano e riunivano intorno a delle piccole chiese rurali.

Il casale presso cui sorgeva era già detto intorno all'anno mille "Casavetere di Capaccio". Nei documenti antichi la chiesa è indicata come ".. constructa... a suptus et prope castellum quod Caputaquis dicitur". La località di cui parliamo era vicino allo specchio d'acqua in cui si origina il Capodifiume, ai piedi della collina costeggiata dalla SP318.

La memoria di questa chiesa è rimasta nella tradizione popolare nel nome di una fontana, da cui sgorga acqua sorgiva, detta per l'appunto di " San Nicola" (foto 1). Questa fontana era originariamente posta lungo la SP318, ma poi negli ultimi anni la sua vasca, un sarcofago del IV o V secolo, è stata spostata verso l'interno vicino a quella detta "ra' zita".

A metà dell'anno mille la famiglia di Pandolfo di Capaccio, figlio di Guaimaro III, Principe di Salerno, costituisce sulla piccola Chiesa di San Nicola, una fondazione patrimoniale, che nel tempo diverrà di vaste proporzioni, comprendente uomini, terre e beni di diversa natura a Capaccio e nel Cilento, insieme a chiese e quote di chiese disseminate tra Salerno, Trentinara, Brienza e Corleto.

L’ecclesia Sancti Nikolai de Caputaquis diventa così il punto di riferimento delle dinamiche di affermazione della famiglia di Paldolfo, al quale nella divisione patrimoniale operata tra il 1047 e il 1049 spetta il castrum di Capaccio.
Ciò ci indica l'importanza che aveva all'epoca la Contea di Caputaquis, se divenne signoria di un erede del Principe di Salerno. Principato, che ricordiamo, fu all'epoca il più potente stato dell'Italia meridionale.

La ca****la di San Nicola diviene così il nucleo intorno al quale si realizza un’azione di coordinamento, che coinvolge tutte le pertinenze della “familia”, rappresentando il baluardo patrimoniale, religioso ed identitario dei signori di Capaccio.
In pratica è anche un'operazione di concentrazione e razionalizzazione di un vasto patrimonio in un'unica entità, la Chiesa di San Nicola, altrimenti disperso.

Il castrum e la chiesa, legati al ramo egemone della famiglia di Paldolfo, quello di Gregorio, evidenziano la sopravvivenza di una forte coscienza signorile, che intrattiene relazioni cordiali con il monastero cavense, ma frena il flusso delle elargizioni, fino all’estinzione fisica del ramo maschile. Il legame parentale con la tradizione principesca si configura come un tramite potente per i rapporti con Cava, tuttavia l’ingresso della Chiesa di San Nicola nel patrimonio cavense avviene con un processo lungo ed articolato, che si potrà considerare concluso soltanto nella seconda metà del XII secolo, quando nella documentazione comincia a comparire la figura di un “prior ecclesie Sancti Nikolai” e, nel gennaio del 1168, il pontefice Alessandro III la ricorda, “cum cellis suis”, tra le pertinenze confermate a Cava.

Negli anni novanta dell’XI secolo il dominatus loci di Capaccio appare già piuttosto sviluppato, comprendendo diversi centri che gravitano attorno al castrum, e Gregorio si presenta come colui che gestisce una sorta di supremazia informale sul resto della famiglia. Nel 1092, accompagnato da sua moglie Maria, dona alla chiesa di San Nicola di Casavetere, di cui risulta proprietario, un vasto patrimonio comprendente uomini e terre a Capaccio e in loco Cilento, ubi proprie a lu Betrano dicitur, insieme a chiese e quote di chiese disseminate tra Salerno, Trentinara, Brienza, Corleto e il castello di Capaccio.
Vengono menzionate in questa circostanza la chiesa di San Matteo apostolo in loco “Caputaquis, ubi sub arci dicitur”, con le terre “ubi ad casotta et Sanctum Ianuarium”, la popolazione servile di Rutino, Trentinara e Capaccio e le proprietà presenti negli stessi territori. Seguono la chiesa di Sant’Angelo ancora a Capaccio, “ubi belanzanu dicitur”, le “terre ubi a li lauri dicitur” e la popolazione asservita e residente in diversi luoghi del castrum.
Accanto ai beni salernitani compaiono, invece, la chiesa di San Biagio “de loco Silefone” (Solofrone) e, “ubi Aquarella dicitur”, la chiesa di San Michele Arcangelo insieme ad altre cappelle dirute, la terza parte delle chiese di San Giovanni “foris porta veteris castelli Capudaquis”, di Santa Maria nel castello di Cornitu, di San Nicola de Orteiano, presso Salerno, di Santa Marina e di San Giovanni a Brienza.
La ricca concessione effettuata dai signori di Capaccio si completa con le quote loro spettanti della chiesa di San Bartolomeo apostolo, in loco “ubi Paczanum dicitur” (Pazzano), di San Pietro e di San Nicola nel castello “quod Capud aquis dicitur”, tutte dotate di beneficia, la chiesa di Santa Maria “quod dicitur casella”, quella di San Nicola “quod dicitur da lu murtillitu”, del monastero di Gemmato, delle chiese di San Mauro, San Giovanni e San Silvestro fuori dal castrum di Trintinaria, nonché della ca****la di Santa Maria posta dentro il castello.

Il 1094 è un anno particolarmente prospero per la chiesa di Capaccio, si rintracciano una vendita e ben sei “cartulae offertionis”, che consegnano nelle mani di “Romoaldus, sacerdos et abbas” della ca****la, diverse terre “in pertinentiis Capuacii” ed in “loco Trintinariae”, la proprietà di metà della chiesa di San Nicola, “que costructa est in locum ubi ad Mairanum dicitur” ed i beni ad essa connessi.
I coniugi Giovanni e Gemma, la concedono, insieme a Grimoaldo e Renata, con alcune case a Capaccio, “super porta que dicitur Paganensi”. Costoro offrono se stessi e i loro beni, ma ne mantengono l'usufrutto, rimanendo liberi, in cambio di un annuo di 32 tarì.

Il flusso delle donazioni di cui la chiesa di San Nicola beneficia non si arresta.
Tra il febbraio del 1095 e l’aprile del 1100 si contano ancora 10 lasciti ed un solo atto di vendita, tutti concentrati “intra et extra civitatem Capuacii” ed altri ancora nel corso dei primi quarant’anni del XII secolo.

La chiesa di San Nicola è il baluardo patrimoniale, religioso e identitario dei signori di Capaccio.
Il castrum e la chiesa di Capaccio, legati al ramo egemone della famiglia di Paldolfo, quello di Gregorio, evidenziano la sopravvivenza di una forte coscienza signorile, che intrattiene relazioni cordiali con il monastero cavense, ma frena il flusso delle elargizioni, fino all’estinzione fisica del ramo maschile.

Nell’agosto del 1101 i fratelli Landolfo e Romualdo donano alla chiesa di San Nicola tutto ciò che hanno ereditato dal padre a Capaccio, “ubi Casavetere dicitur".
Qualche mese più tardi “Landoarius e Maria, uxor sua”, offrono i loro beni, posti dentro e fuori la "Civita Nova" di Capaccio, come anche Amata e Pando, le loro proprietà nel luogo “ubi ad Aremulum dicitur, in pertinentiis Capuacii”, mentre Pietro e Raus offrono se stessi e la somma di 12 tarì all’anno, da versare nel giorno della festa di San Nicola, per garantirsi la libertà.

Pare quindi che la chiesa di San Nicola, i suoi presbiteri ed i suoi domini esercitino una grande attrazione nei riguardi dei patrimoni fondiari e degli uomini, rientranti nel territorio del dominatus, ai quali servono garanzie e protezione che la ca****la evidentemente può offrire.
In tutto ciò si evidenzia lo “stato libero” che i caputaquensi rivendicano e tengono a conservare nei loro rapporti con l'istituzione religiosa.

Nel marzo del 1114 il monastero cavense, tramite la chiesa di San Nicola, concede a Landemario una terra appartenente alla chiesa di Sant’Angelo in “loco Felicta, pro tarenis tribus annualibus”, e nell’agosto del 1157 l’abbazia riceve, all’interno della chiesa di San Nicola, la donazione di una domus, edificata nella cittadina di Capaccio, “prope portam quae de Paganigno dicitur”, e contestualmente ne autorizza la concessione di una seconda, posta nella stessa zona, per il censo di 1 tarì all’anno.
Tali donazioni alla Trinità, però, sono poca cosa e sottolineano, ancora una volta, il ruolo determinante svolto dalla ca****la di San Nicola nel controllo di terre, uomini e strutture posti sotto la giurisdizione del castrum di Capaccio.

Interessante, poi, è l'evidenziarsi intorno alla ca****la di San Nicola di Casavetere di Capaccio di una comunità monacale di cui abbiamo anche traccia nell'appellativo dei suoi referenti quando ad esempio nel febbraio del 1132 Lando, “presbiter et abbas ecclesiae beati confessoris Nicolai”, concede ai fratelli Pietro, Alferio e Nicola, una terra "cum aliquantulum fabrice" fuori della Civita Nova di Capaccio, non molto lontano dalla porta “que dicitur de Pagagno”, a patto di costruirvi una casa e di versare 2 tarì all’anno, mentre a Mauro affida una terra “intus civitate Capuacii”, vicino alla porta “que dicitur de Satrisi”, per un tarì.

Altro esempio è quando nel settembre del 1161, i fratelli Donodeus e Bartolomeo offrono al preposto della chiesa di San Nicola, Pietro, tre terre poste fuori dal perimetro urbano di Capaccio, una in “loco ubi forcillum dicitur et proprie de carpinino vocatur” e altre due “ubi de campus de gratia”. Pietro, in cambio, si impegna a fornire a Sica, madre dei due benefattori, tutto ciò che le occorrerà, dal momento che la donna ha vestito l’abito monastico presso la chiesa di San Nicola e i suoi figli non hanno i mezzi per sovvenzionarne la monacazione.
Il preposto garantisce che se Sica non volesse abitare nelle case edificate presso la chiesa, perché non adatte ad una donna, gliene avrebbe trovata un'altra a Capaccio, continuando a fornirle vitto ed abiti.

E' solo però nel 1164, che si ha certezza che la Ca****la di San Nicola e la sua comunità monastica siano passate alle dipendenze dell'abazia benedettina di Cava. Quando cioè il già citato Pietro è indicato come monaco e priore della ca****la e, “licentia monasterii cavensis”, concede ad Otone Lombardo e a Guglielmo Lombardo una domus nella cittadina di Capaccio, “ubi rupa dicitur, non longe a porta de Paganigno”, per 2 tarì all’anno.
Con questo antico documento abbiamo, dunque, la certificazione che l’abbazia cavense ha assorbito la ca****la e, con essa, tutto il suo ingente “corredo” patrimoniale, lasciando al suo posto un preposto già incardinato, secondo una pratica ampiamente sperimentata nel corso delle precedenti annessioni.

Nell’ultimo ventennio del XII secolo, infatti, la maggior parte della documentazione superstite è costituita da “cartulae concessionis”, con le quali la Trinità affida terre e case, disseminate sia dentro che fuori il circuito murario della città nuova di Capaccio, chiedendo in cambio la corresponsione di un censo annuale, quasi sempre in denaro o in natura e, solo in alcuni casi, legato a prestazioni lavorative su terre rimaste sotto la gestione diretta della chiesa di San Nicola.
Nell’agosto del 1181 la concessione riguarda una domus a Capaccio, nei pressi della Chiesa di Santa Maria de platea, due anni dopo a beneficiare dell’affidamento sono il “dominus Turgisio di Campora, regio iusticiario”, che riceve dal priore della chiesa di San Nicola una terra in “pertinentiis Capuacii, ubi dicitur filicta”, poi un certo Pietro, al quale spetta una terra “ubi cortello dicitur” e dunque un certo Maraldo, che ottiene una “terra laboratoria”... “extra civitatem Caputaquis, in loco Seleianelli”.

Nel 1187 il priore di San Nicola, per ordine dell’abate di Cava, concede a Pietro Cossagallina ancora terre “ubi proprie Seleianiellu dicitur”, ottenendone in cambio la decima dei frutti e un giorno all’anno, in cui Pietro e i suoi discendenti, “cum uno pario bovum”, lavorino nel campo di San Nicola “ad seminandum frumentum et operam unam ad zappandum et aliam ad secandum”.
Non mancano affitti di “casalinae muratae”, come quella in “civitate Capuacii” che viene data a Giovanni, “qui dicitur duca”, nel marzo del 1190, al prezzo di 1 tarì all’anno, e la casa “solarata con catodeo”, nella Civita Nova di Capaccio, non lontano dalla porta “que de Pazzanis dicitur”, che il dominus Pietro, monaco e vestarario di Cava, accorda a Guardiano e ai suoi discendenti maschi nel luglio del 1192, al prezzo di 2 tarì all’anno.

Le testimonianze citate e gli atti relativi alla fine del XII secolo, che conservano le vicende patrimoniali della chiesa di San Nicola, paiono rivelare un’attenzione particolare del monastero cavense verso alcuni ambiti territoriali.
Accanto agli spazi urbani, quali le aree edificate nei pressi delle porte de Paganigno e de Pezzanisi, e alle località esterne al perimetro della cittadina di Capaccio, come il “locus ubi proprie Seleianiellu dicitur”, si rintracciano i territori “ubi dicitur Cornu et Cardonito”, all’interno dei quali Cava effettua due concessioni. La prima nell’aprile del 1190, con la quale Rainaldo riceve tutte le pertinenze della chiesa di San Nicola presenti nei loca di C***o e Cardonito, per una durata di 19 anni e un canone annuale di 3 tarì; la seconda nel febbraio del 1192 a favore di Roberto, Giovanni, Lorenzo, Guido e Filippo che ricevono in enfiteusi, per conto della chiesa di San Nicola, terre in “pertinentiis Capuacii ubi Curtilianum et Licinella dicitur”.

Nel corso del XIII secolo le vicende della ca****la di San Nicola si legano a quelle della chiesa di Santa Barbara di Capaccio.
In una “cartula offertionis” del maggio 1202 viene menzionato un unico priore per le due cappelle, specificando che entrambe rientrano tra le pertinenze del monastero cavense e, nell’estate del 1220, il priore della chiesa di Santa Barbara, per ordine di Cava, concede terre fuori da Capaccio, pertinenti alla chiesa di San Nicola, al censo annuo di 7 tarì.

Aspetto interessante è che le concessioni enfiteutiche del XIII secolo riportano, talvolta, l’obbligo di impiantare nuove coltivazioni, soprattutto viti, dalle quali l’abbazia riceverà la decima o, comunque, una quantità pari al censo in denaro che viene pattuito per i primi anni.
Nel gennaio del 1221 Cecilia, figlia del defunto principe di Salerno, Filippo, e moglie di Raone, concede alla chiesa il censo che annualmente le spetta, mentre dal 1261 al 1263 l’intero beneficium di San Nicola risulta nuovamente dato in affitto, così come nei primi anni del XIV secolo e tra il 1353 e il 1362, in questo caso per la cifra 8 once d’oro e 8 tarì.

Tra la fine del XIII e la prima metà del XIV secolo, la dipendenza spirituale ed economica dalla Trinità di Cava della ca****la di San Nicola attraversa il momento più difficile, mettendo probabilmente in discussione la stessa presenza cavense sul territorio del castrum di Capaccio, se si considera che, alle molteplici concessioni che continuano ad essere stipulate, questa volta per tutti i tenimenta della ca****la, si aggiungono le velleità del vescovo di Capaccio che, solo nel luglio del 1362, conferma l’appartenenza della chiesa, “cum cellis suis”, a Cava, esentandola dalla giurisdizione diocesana.

Nel 1478, però, la ca****la di San Nicola di Capaccio, insieme alle sue proprietà, viene nuovamente concessa in enfiteusi.

Dalla ricognizione degli anche parzialmente citati si evince come le numerose cappelle e chiesette presenti sia in collina (comprese quelle cittadine) che nella Piana, che avevano svolto il già ricordato ruolo di aggregazione comunitaria, entreranno nel tempo nella disponibilità dell'ingente patrimonio della comunità monastica di S. Nicola di Casavetere e quindi successivamente dell'Abazia di Cava. Tra questi ricordiamo: San Matteo in sub arce, Sant’Angelo de Belenzanu, San Giovanni, San Biagio de loco Silefone (Solofrone), San Nicola de Orteiano, Santa Marina de Cornitu, San Bartolomeo di Paczanum, San Pietro de Cornitu, San Nicola (nel perimetro cittadino di Caputaquis), Sancta Maria et Sancti Nicolai de Mercatello, Sancta Barbara de Capuacio.

Ma al di là dei significativi risvolti patrimoniali, non meno importanti furono quelli religiosi. Le numerose donazioni sono indicative, come abbiamo già detto, dell'importanza che ebbe la comunità di religiosi che intorno ad essa si raccolse, grazie anche alle "fusioni" con altre come quella, forse più antica, di Sant'Angelo di Belenzanu, che in altri post abbiamo visto centrata su un santuario rupestre nei pressi del Capoluogo (Rodigliano).

Tale ruolo cominciò a decadere con l'estinguersi del ramo maschile della famiglia signorile di Caputaquis, che ne aveva fatto un baluardo del proprio prestigio e potenza, e poi con l'ingresso nell'orbita cavense, sino alla sua assimilazione con Santa Barbara di Capaccio, che riduce tale chiesa ad un solo ruolo economico e patrimoniale da cui Cava poteva attingere risorse.

Nel XV secolo non sappiamo se la Chiesa di San Nicola svolgesse ancora una funzione spirituale e religiosa, anche se essa sorgeva lungo la Via per il Cilento, dove sappiamo vi erano alcune taverne. Il luogo era quindi ancora intensamente frequentato, anche per la vicinanza di Capodifiume dove vi era una ricca attività molitoria.

Di essa oggi forse rimane nulla.
Fino a pochi anni fa erano ancora visibili i ruderi, in particolare delle absidi, ridotti però a petraia, cioè a luogo di accumulo di pietre per liberarne i campi vicini.
Un altro pezzo della nostra storia che scompare nell'ignoranza e nell'indifferenza di noi contemporanei.

Una comunità che non ha memoria della propria storia, non ha una identità e quindi un futuro.

(La foto a corredo del post è una delle poche testimonianze, se non l'unica, della fontana di San Nicola nella sua collocazione originaria.
È tratta dal libro di Mario Mello "Da Poseidonia a Caputaquis Medievale").

Indirizzo

Via Crispi
Capaccio
84047

Sito Web

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