03/11/2025
Il pietoso rito della visita dei cimiteri nel giorno della Commemorazione dei defunti suscita talvolta curiosità per la presenza, tra tombe di parenti o conoscenti, di lapidi che ricordano personaggi di cui nella comunità si è persa da tempo memoria ma che anche per questo meritano un attimo di raccoglimento.
È il caso della tomba che da oltre un secolo accoglie il dottore Ferruccio Ermanno Franzutti che, come recita la lapide, nacque a Feltre nel 1872 e morì a Campo il 13 novembre 1920.
Il nostro Archivio Storico comunale ci viene in aiuto per svelare anche questi piccoli misteri e scoprire pagine ormai lontane di storie che riguardano, come vedremo, non solo la nostra comunità.
Nato nella provincia di Belluno, il giovane Franzutti si iscrisse alla Facoltà di medicina dell’Università di Siena nel 1890 per poi trasferirsi in quelle di Messina, Napoli e Roma, dove probabilmente si laureò. Svolse il servizio militare come sottotenente medico nel distretto di Siena per poi stabilirsi in Calabria alla fine dell’Ottocento, tra le provincie di Vibo Valentia (allora Monteleone) e Reggio.
Franzutti si trasferì a Campo agli inizi del 1920 con la moglie, la reggina Carmela Romeo, e sei figli e partecipò al concorso per Medico Condotto bandito, proprio quell’anno, dal nostro Comune a seguito delle dimissioni del dottor Gustavo Ranieri che, nel 1919, aveva deciso di stabilirsi a Messina dopo aver svolto tale incarico a Campo per dodici anni, assieme a quello di Ufficiale Sanitario.
Il dottore Franzutti però presentò la sua candidatura con un giorno di ritardo e così venne scelto il dottor Filippo Nostro di Villa San Giovanni, fratello del sacerdote e storico Luigi, che esercitò tale incarico fino alla sua morte, avvenuta proprio a Campo nel 1935. Franzutti, tuttavia, a luglio del 1920 fu nominato Ufficiale sanitario e nei pochi mesi di permanenza e attività in paese seppe guadagnarsi l’apprezzamento e la stima dell’Amministrazione Comunale e della popolazione tutta, tanto che le spese per il commiato e la tumulazione furono sostenute dal Comune, che assegnò alla vedova anche un piccolo sussidio, mentre un comitato cittadino si adoperò per la raccolta di offerte.
La sfortuna, tuttavia, continuò ad accanirsi sulla signora Romeo giacché, poche settimane dopo il marito, p***e anche la figlia Wanda Silvia di soli sette anni, morta nella stessa casa di Via Umberto I dov’era deceduto il padre. Dopo qualche tempo, la famiglia si trasferì a Reggio, dove il dottore Franzutti aveva probabilmente un fratello ingegnere che viveva nella borgata reggina di Santa Caterina.