14/06/2026
Quale idea di Toscana?
È questa la domanda alla quale dobbiamo provare a rispondere nei prossimi mesi.
I risultati elettorali segnano un passaggio positivo per il centrosinistra e per il Partito Democratico. Vinciamo in molti comuni, riconquistiamo Prato dopo le vicende difficili che hanno attraversato quella importante città, torniamo a guidare il capoluogo di Pistoia e otteniamo risultati significativi in tanti territori. Ad Arezzo non riusciamo a prevalere e a Viareggio perdiamo per una manciata di voti dopo una grande campagna elettorale.
Ma il punto da cui dobbiamo ripartire non è il semplice bilancio delle vittorie e delle sconfitte.
La lezione più importante che arriva da questa tornata elettorale è che il centrosinistra vince quando è capace di unire e innovare.
Unire fin dall’inizio, costruendo alleanze larghe con le forze progressiste, riformiste e civiche che condividono una stessa idea di futuro.
Innovare, perché se la sinistra smette di rappresentare il cambiamento perde una parte essenziale della propria identità.
Negli ultimi anni la Toscana ha continuato a esprimere una forte capacità di iniziativa politica. Le amministrative, le europee, le regionali, i referendum – sia quello sulla giustizia che quello sul lavoro – hanno spesso visto la nostra regione esprimere risultati e orientamenti più avanzati della media nazionale.
Lo abbiamo fatto anche attraverso scelte che hanno lasciato un segno: i nidi gratis, le battaglie sul salario minimo, il fine vita, le politiche pubbliche innovative sul welfare e sui servizi.
La Toscana è stata forte quando ha avuto il coraggio di sperimentare.
Per questo oggi non possiamo limitarci a difendere ciò che abbiamo costruito.
I dati richiamati dal rapporto di Bankitalia ci dicono che la nostra economia rallenta, che la crescita è debole, che i salari continuano a perdere potere d’acquisto. Sarebbe sbagliato chiudersi a riccio. Sarebbe un errore pensare che basti amministrare.
Al contrario, è il momento di fare un salto di qualità.
Più innovazione, più investimenti nelle infrastrutture immateriali, più connessioni tra università, ricerca, cultura e sistema produttivo. Più sostegno alle filiere ad alto valore aggiunto e alla capacità della Toscana di competere nei settori più avanzati.
Se siamo di fronte a una sfida demografica, dobbiamo affrontarla fino in fondo. Dopo gli investimenti sui nidi servono nuove politiche per rendere la Toscana una regione capace di attrarre e trattenere giovani, talenti e competenze. Servono più investimenti sull’abitare, sulla mobilità, sul diritto allo studio e sulle opportunità per le nuove generazioni.
Insomma, serve una visione.
La Toscana è stata la terra che ha saputo anticipare i tempi. La Toscana dell’abolizione della pena di morte. La Toscana della partecipazione. La Toscana dei beni comuni, delle cooperative di comunità, della rigenerazione urbana e culturale. La Toscana che ha cercato di costruire modelli nuovi di sviluppo e coesione sociale.
È da qui che dobbiamo ripartire.
Come Partito Democratico abbiamo il dovere di promuovere una grande discussione sul futuro della regione e di esserne protagonisti. Perché il ruolo di un partito non è soltanto sostenere l’azione di governo. È contribuire a definirne l’orizzonte, indicare priorità, costruire visione, aprire nuove frontiere di impegno.
La Toscana ha bisogno di tornare a pensarsi in grande.
Ha bisogno di continuare a essere un laboratorio nazionale di innovazione sociale, economica e democratica.
Più visione. Più coraggio. Più futuro.
Per costruire una nuova stagione di sviluppo, giustizia sociale e opportunità. E per far tornare la Toscana non soltanto una regione che amministra bene, ma una regione che indica una strada al Paese.