Caivano l'antica necropoli di Atella

Caivano l'antica necropoli di Atella Caivano ...l'antica necropoli di Atella
Piccola storia di una antica città medioevale Antimo, più vicino ad Aversa. C.) C. v. Atella; E. I. L., X, n. 3731-3756; E. (O.

CAIVANO. - Cittadina a N di Napoli, sulla via da Aversa a Capua, quasi a mezza strada, nell'ampia ed ubertosa pianura campana, che si distende oltre la cinta delle colline napoletane. Caivano occupa anche una piccola parte del territorio dell'antica Atella, come si ricava, oltre che dai numerosi trovamenti di necropoli sannitiche e romane nel perirnetro urbano e nelle località viciniori di Cardito

, Succivo, S. Arpino, Frattammore, anche da quel rilevato in forma di terrazzo quadrangolare di circa m 500 di lato, perfettamente orientato, detto Castellone di Orta di Atella, che si eleva sulla pianura e mostra chiare tracce del tracciato dell'antica città. La questione dell'identificazione topografica della città con l'odierna Caivano fu proposta per primo dal Castaldi contro l'ipotesi di qualche altro studioso che proponeva invece S. Peraltro gli antichi e recenti trovamenti di lembi di necropoli e strutture romane, nel territorio di Caivano, confermano un più immediato rapporto dell'antico centro con quest'ultima borgata. Del resto frammenti architettonici e di scultura decorativa, provenienti da Atella, si trovano sparsi nelle chiese di Aversa e di Napoli. Aree della necropoli (databile fra il 340 ed il 300 a. si presentano dislocate in località "Padula" e "Cantaro" con gruppi di tombe, a cassa di blocchi di tufo, con corredi vascolari di produzione campana e figurazioni di guerrieri sanniti e donne in costume campano. Inoltre in località "Masseria Scarrupata" fu rinvenuta una tomba a camera di pianta quadrata e copertura a vòlta senza decorazione e scarso corredo di suppellettile. Una più ricca tomba databile fra il 100 e il 150 d. ci dà un prezioso esempio di pittura postpompeiana. È un grande ipogeo a camera quadrata con letti in muratura, vòlta a botte e corridoi di accesso, interamente affrescato con scene di paesaggio fluviale e quadretti di genere; trovato nel 1923, e successivamente trasportato al Museo Nazionale di Napoli (fu scoperto in un giardino urbano). Ruderi di un edificio termale si trovano nei pressi del Castellone e sono tuttora visibili. Non è ancora trovato il grandioso anfiteatro dove sarebbe stato cremato il corpo di Tiberio (Svetonio). Atella era attraversata, oltre che dalla via principale Napoli-Capua, anche da una via trasversale che la collegava con la via Consolare da Pozzuoli a Capua e di là con l'Agro Literno e la Domiziana. Sita a mezza strada tra Capua e Napoli, ottenne nel 338 la cittadinanza romana, per la sua importanza strategica, ma fu ben presto costretta a darsi ad Annibale. Distrutta durante la seconda guerra punica, trapiantata la popolazione parte a Thurii, parte a Calatia fu ripopolata con i Nocerini. Risorse rapidamente per la fioridezza del suo territorio, tanto che nel 63 Cicerone la ricorda tra i centri più importanti della Campania; divenne poi municipio romano e poi ancora colonia militare di Augusto. Nei primi secoli del cristianesimo fu sede episcopale e tale durò fino al IX sec. In questo tempo infatti fu distrutta e definitivamente abbandonata. Atella, come Capua e Calatia, battè moneta nel periodo anteriore alla rivolta annibalica, in pieno accordo con Roma. I tipi del periodo autonomo recano sul recto la testa di Zeus o una testa radiata e sul verso due guerrieri affrontati e la leggenda in grafia osca Aderl. La città è inoltre ricordata dalle fonti perché nel 30 a. C., secondo una notizia di Donato, Virgilio vi lesse ad Augusto, in presenza di Mecenate, il poema delle Georgiche. Atella ha legato il suo nome ad un particolare genere di poesia drammatica, le Fabulae atellane, una specie di commedia dell'arte, legata ad un determinato gruppo di maschere Bucco e Maccus, Pappus e Dossenus, le immagini delle quali sono conservate in taluni esemplari della coroplastica campana. Bibl.: Hülsen, in Pauly-Wissowa, II, col. 1913, s. De Ruggiero, Dizionario epigrafico, i, p. 740 ss.; C. Sambon, Recherches sur les monnaies de la presque-île italienne, Napoli 1870, p. 73; I. Miller, Itin. Rom., Carta 100, p. 331; J. Beloch, Campanien2, Breslavia 1890, p. 374 ss.; G. De Sanctis, Storia dei Romani, II, p. 211; C. Castaldi, Questioni di topografia storica della Campania, in Atti Acc. Nap., XXV, 1908, II, pp. 63-93; O. Elia, in Not. Scav., 1931, fasc. 10, 11, 12; O. Elia, L'Ipogeo di Caivano, in Mon. Ant. Lincei, # # , 1931, IX, p. 424; L. Breglia, La monetazione di Capua e il problema del denarius, in Numismatica, XIV, 1948, 1-3, pp. 11-16. Elia)

12/02/2026

Sindaci e facenti funzione... dal 1861 al 1949

Caivano - Corso Principe UmbertoAnno 1936Caivano l'antica necropoli di Atella
12/02/2026

Caivano - Corso Principe Umberto
Anno 1936
Caivano l'antica necropoli di Atella

09/02/2026

Un articolo di un giornale datato 17 ottobre 1869

24/09/2025

"Restai a Caivano circa cinque anni. Un periodo sufficientemente lungo per mettere nel mio cuore un ricordo incancellabile di quel luogo. Infatti ancora oggi, a distanza di oltre cinquant'anni, sento sulla mia pelle il calore di quel sole cocente. Nell'aria vedo ancora dissolversi i polveroni che, d'estate, gli asini e i buoi sollevavano trainando per le strade carri e carretti. Mi sento ancora i capelli unti di olio e mi vedo, nei dì delle prime piogge autunnali, sguazzare con i minuscoli piedi nudi nelle pozzanghere fangose delle stradine e dei vicoletti di Caivano..."
Peppino De Filippo

Tratto dalla lettera scritta al sindaco Lanna nel 1962 da Peppino De Filippo:
“Caivano è stata la dolce terra della mia infanzia e tu non puoi immaginare, né credere e possano immaginare i caivanesi stessi, che ricordo io ne conservi. Tienilo bello il paese e tanto caro! Dico ‘Paese’ perché tale è rimasto nel mio ricordo affettuoso, ora sarà una cittadina e lo merita.
Sono cresciuto al sole di Caivano e all’ombra degli malti vigneti, m’è rimasto nel sangue, credimi, il calore benedetto di quella terra e la frescura delle sue campagne ubertose.
La mia ‘Caivanella’ di Roma vuole essere solo un nostalgico ricordo e questo non poche volte viene a rasserenarmi lo spirito”
Peppino de Filippo

30/03/2025

IL SETTECENTO
Col principio del XVIII secolo, cioè nel 1700, avvennero in Napoli vari cambiamenti. Cessarono i viceré spagnoli e vennero gli austriaci, che vi rimasero quindici anni, durante i quali ci furono sette loro viceré.
Nel 1734 Carlo di Borbone col suo esercito venne a Napoli e cacciò via gli Austriaci. Egli fondò la monarchia borbonica e fu il primo re Borbone di Napoli, col nome di Carlo III. Lanna fa molte lodi a questo re per la sua generosità. Egli dice che il nuovo re diminui le tasse e per questo alla gente tornò la voglia di lavorare. Si ripresero le scienze, le arti e l'agricoltura e si mise mano alla costruzione di varie opere gran-diose, come l'Albergo dei. Poveri che si vede ancora oggi nella piazza Carlo III di Napoli. Fu iniziata anche la costruzione del palazzo reale di Caserta, che è uno dei più belli d'Europa, e Caivano guadagnò molto da questa costruzione perché il re, per seguirne i lavori, cominciò a passare più spesso per il nostro paese, dove cambiava i cavalli. In tal modo i caivanesi videro il re molte volte ed ebbero la possibilità di chiedergli molti favori. Veramente il re aveva anche un altro motivo per ve**re dalle nostre parti, perché cacciava spesso nella riserva di Sant' Arcangelo, ma questo durò fino a quando egli fece mettere la selvaggina nel nuovo parco della reggia di Caserta. A Caivano ripresero anche a passare, per fermarsi e riposare, le truppe del re e questo diede una spinta al commercio alimentare.

Carlo III rimase a Napoli fino all'anno 1759, in cui diventò re di Spagna; a Napoli gli successe il figlio, che prese il nome di Ferdinando IV. Egli divenne re a otto anni e diventò maggiorenne nel 1767 e solo da allora poté cominciare a governare. Sotto il suo governo fu favorito il dissodamento delle terre: dovunque c'era terra buona, doveva essere resa coltivabile. In conseguenza di ciò fu dato ordine di abbattere anche il bosco di Sant'Arcangelo e se ne fece buona terra da coltivare.
Sempre sotto Ferdinando IV fu aperta la strada che collega Caivano con Acerra e da questa prosegue in direzione di Benevento e dei monti
Tifatini. La strada fu aperta nel 1772 e contribuirono alle spese il governo e il feudatario marchese di Fuscaldo. Ma servivano ancora soldi, e allora si fece ricorso al parroco di San Pietro don Angelo Faiola, il quale fece tassare le congreghe e i luoghi pii. Queste notizie le conosciamo da alcune lettere del marchese di Fuscaldo. La nuova strada agevolò molto il commercio.

STATO DISCUSSO
DELL’UVERSITÁ DELLA TERRA DI CAIVANO
Come da documenti in actis

ESITI

Per tutti i Fiscalarii (paesi fiscali) inclusi gli straordinari della Regia Corte Ducati 1604,40

Alla squadra di Campagna 92,10
Alli Medici e Chirurgo 180,00 Alli Padri Cappuccini per elemosina 112,00
Al predicatore Festivo Quaresimalista 4,00
Per la festa del Corpus e S. Sebastiano 50,00
Per la provvisione al Cassiere 36,00
All'Avvocato Procuratore 25,00
Alli due Giurati 24,00
Al Cancelliere (Segretario Comunale) 12,00
Ai Revisori dei Conti 10,00
Per lo possesso del Governatore 6,00
Per l'accomodo giornale dell'orologio 6,00
Al Catapano (assessore dell'annona) 6,00
Per le spese straordinarie 200,00
————-
2367,50

INTROITI

Entrate di Gabelle, Chianche. Posti come dalle accensioni di candele presentate in actis fol. 33.
Duc. 2345, 55
Bonatenenze delli esteri possessori, che attualmente si paga come dalla tassa originale fol. 86 e Fede 83 Duc. 560,00
Tassa di Ecclesiastici e Luoghi Pii di Caivano fol. 80
Attrassi di buonatenenza di Venuti e Longobardi, che li Amministratori dicono essere stati assegnati a Sarro, non ammesso un tale assegnamento dall'Avvocato fiscale per l'appartamento generale di Regia Camera: nè è vero il detto assegnamento fatto. fol. 20, 118 e 134 Duc. 90,00
Altri attrassi di buonatenenza, che paga D. Francesco Vasaturo per tutto l'anno 1773, multato dalli Amministra-
tori, come da partita di Banco fol. 133
Duc. 34,00
Da Luca Serao multato dalli Amministratori fol. 122 Duc. 20,00
Affitti di case e cenzi (sic) stato discusso fol. 43
Duc. 60,00
———————-
Totale Duc. 3289, 55

Introito 3289,55
Esito 2367,50
—————
Supero di cassa 922,05

01/03/2025
La storia dello sport Caivanese
17/07/2024

La storia dello sport Caivanese

La mitica e santa origine storica dei Cappuccini, che permise la loro diffusione in tutta la cristianità dopo circa un q...
14/03/2024

La mitica e santa origine storica dei Cappuccini, che permise la loro diffusione in tutta la cristianità dopo circa un quarantennio di impedimenti anche ufficiali alla loro espansione fuori delle terre d’Italia, fu accompagnata dall’ammirazione e dall’impegno di nobili e di popolani; i quali protessero e sostennero il francescanesimo cappuccino con aiuti ed ospitalità concreti.
Portatori tra la gente e testimoni di un rinnovato spirito di preghiera, di penitenza e di missione, vissuto nelle loro chiese conventuali, volutamente e poveramente costruite fuori dei borghi e delle città come ritiri di frati e mete di pellegrini, i frati con il cappuccio e con la barba e le loro dimore divennero così un punto di riferimento importante nel panorama della religiosità cattolica post-tridentina. Questi originari tratti storici furono gli stessi che motivarono la presenza dei Cappuccini a Caivano nel corso del ‘500 e che portarono alla fondazione del locale convento extra urbano (1586). Prima di quella fondazione i cappuccini predicatori di transito trovarono un’accoglienza particolare, legata alla ospitalità offerta loro devotamente da Scipione Miccio, che fu promotore della costruzione del loro convento in Caivano.
Sicuramente l’opera dei frati nel paese dovette essere ricca di frutti spirituali anche per la popolazione che decise ed operò per il loro stanziamento stabile nel luogo periferico di Caivano che si incontrava con il territorio di Cardito e di Crispano.
Favorita dal Comune di Aversa qualche decennio prima (1545) nel territorio diocesano già si era insediata nella periferia verso Giugliano una comunità di frati cappuccini, che aveva edificato un conventino attiguo alla chiesa dedicata a Santa Giuliana.
L’espansione dei cappuccini sul territorio diocesano fu ben vista anche dal francescano papa Sisto V, il quale ad un anno dalla fondazione del convento di Caivano autorizzò nel 1587 con un suo breve la ricostruzione e l’ingrandimento di quello già esistente nel territorio di Aversa.
Il convento di Caivano fu costruito accanto ad una chiesetta già esistente, dedicata allo Spirito Santo, ricostruita e rimaneggiata per l’occasione dai frati. (Fonte Via Francescana)

14/11/2023

Anche Caivano… citata nell’antico sonetto del poeta Francesco Di Biondo in una scenetta comica “la scuola di napoletano” di Nino Taranto del 1966

Indirizzo

Caivano

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