Urban Center

Urban Center Innovazione e creatività per ideare, pianificare e sviluppare progetti per territori e organizzazioni

Sviluppiamo progetti ed eventi di innovazione territoriale. Lo facciamo costruendo reti e collaborazioni tra persone ed attori locali. Lavoriamo a contenuti che riempiano di significato i concetti di creatività, innovazione e sviluppo.

.CONTOSCapitolo III MalabriguraQuesta è la storia di Malabrigura, una giovane contesa tra magia e realtà, e di una lotta...
01/06/2026

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CONTOS

Capitolo III

Malabrigura

Questa è la storia di Malabrigura, una giovane contesa tra magia e realtà, e di una lotta tra specie.

In un tempo lontano viveva in un villaggio una ragazza che aveva tante qualità, ma una su tutte la distingueva dagli altri: era br**ta.
Il villaggio, che non brillava di gentilezza, l’aveva chiamata Malabrigura (br**ta figura).

La giovane usciva di casa per fare lunghe passeggiate che duravano giorni, suscitando la preoccupazione dei genitori.
Un giorno il padre la seguí.
La vide mentre, gattonando, entrava dentro una domus de janas.
Interdetto, raccolse le sue cose, e tornò a casa.

La seguì un'altra volta e, senza farsi scoprire, legò un laccio al piede di Malabrigura prima che entrasse. Man mano che la ragazza spariva nell’ombra, il laccio continuava a scorrere, fino a sparire anch’esso, lasciando il padre a mani vuote.
Dopo tre giorni, la giovane tornò a casa con un terribile aspetto e confessò. Ogni volta lei camminava, perché sedotta dal suono di un fischietto e non la smetteva fino a quando non lo raggiungeva. Questo era in mano a Zicchiriola, la padrona delle domus, che ogni volta non voleva più lasciarla. La giovane per liberarsi doveva lottare con forza.
Il padre la seguì una terza volta. Arrivati davanti alla domus, il padre legò la figlia ad una estremità di un laccio più lungo del precedente e l’altra estremità al tronco di una quercia. Malabrigura entrò ma, questa volta, non riuscì a raggiungere la padrona. Zicchiriola, resasi conto dell’inganno, uscì dalla grotta e iniziò una accesa discussione col padre. "Lei è mia figlia", affermavano entrambi. Nacque una lotta tra uomini con a capo il padre, e giganti e gnomi con a capo Zicchiriola. Gli uomini furono sconfitti e Malabrigura visse per sempre con Zicchiriola.

Nell'opera la padrona chiama la figlia col fischietto magico, il suono è materia e Malabrigura non può evitare di seguirlo. È il primo tentativo del padre di salvare la figlia biologica. Lui da un lato, la madre eterna dall' altro, al centro l'oggetto della contesa, la giovane legata da una parte, attratta dall' altra.

Autrice:
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.CONTOSCapitolo IIIchnussa, l'isola del piede di DioCadossene, Sandalion, Ichnussa, sono solo alcuni dei nomi con i qual...
12/05/2026

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CONTOS

Capitolo II

Ichnussa, l'isola del piede di Dio

Cadossene, Sandalion, Ichnussa, sono solo alcuni dei nomi con i quali diversi popoli antichi chiamavano la Sardegna. L’isola al centro del Mare è sempre stata riconosciuta come terra magica, ricca e fertile, talmente importante da avere più nomi e tante storie e leggende legate ad essa. La storia di Ichnussa è forse antica come la storia, ma appartiene alla tradizione dell’antica Grecia, colloca la nascita dell’isola con l’inizio della civiltà.

Un tempo al centro del mare, giaceva un’isola magnifica, i fiumi erano ricchi d’acqua, la terra era fertile, gli alberi da frutto generosi. Li viveva un popolo che non conosceva la proprietà privata, l’inimicizia o la guerra.
Un giorno tutto cambiò.
Alcune versioni raccontano di una scappatella che Dio fece con una donna, lui era solito avere tresche amorose con umane e umani, ma quella volta il marito della donna litigò con lui.
Secondo altre versioni un giorno, in questa magica terra, nacque un uomo malvagio che ruppe l’equilibrio che tanto nobilitava l’isola. Da quel momento iniziarono i conflitti e le disamistade tra clan.
Qualunque fosse il motivo, le conseguenze furono devastanti poiché Dio, coinvolto da una rabbia cieca, decise di far sprofondare la terra sott’acqua, così, chiamate tutte le nuvole del mondo, scatenò un immenso diluvio. Dopo alcuni giorni tutto giaceva sul fondo del mare, rimaneva però un cumulo di rocce che non era stato sommerso e nel quale vivevano ancora alcune persone.Preso da compassione, Dio decise di fermare l’immenso diluvio e, col suo gigantesco piede, schiacciò quel cumulo di rocce per farlo diventare, un’altra volta, un’isola magnifica. Così nacque la Sardegna, che ancora oggi ha la forma del piede di Dio.

Nell’opera una natura morta è in riva al mare. Una composizione dal sapore metafisico in cui convivono i diversi momenti della leggenda. Il piede di Dio diventa pietra e giace accanto agli strumenti dell’uomo, alla natura morta e alla natura viva.
Un limone ci suggerisce che la vita ha continuato e continua ad esistere nell' isola dove tutto è iniziato.

Autore: Marcello Marinelli
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Contos è un progetto d’arte pubblica che ha preso vita nel piccolo comune sardo di Genoni.Contos sta trasformando i muri...
11/05/2026

Contos è un progetto d’arte pubblica che ha preso vita nel piccolo comune sardo di Genoni.
Contos sta trasformando i muri del paese in pagine di un libro sempre aperto, in cui si raccontano le favole e le leggende della Sardegna.
Questa volta non sono scritte ma dipinte sui muri e gli interpreti sono artisti del territorio sardo, italiano e internazionale.

Nel terzo capitolo di Contos quattro artisti (Mavz, Doa , Marinetti , Maz ) dipingeranno quattro favole durante una residenza d’artista nel paese. Da oggi 11 Maggio potrete vedere gli artisti all’opera.

.CONTOS IIS’Érchitu / Su EstiuCi sono volte in cui gli umani compiono degli atti malvagi e indicibili nei confronti di a...
10/05/2026

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CONTOS II

S’Érchitu / Su Estiu

Ci sono volte in cui gli umani compiono degli atti malvagi e indicibili nei confronti di altri umani, delle volte vengono scoperti dalle comunità o dalla legge venendo di conseguenza puniti, delle altre riescono a tenere nascoste agli occhi degli altri le loro malefatte. I delitti però devono essere espiati, e dove non arriva la legge umana, arriva quella divina.

S’Érchitu vive a metà tra la dimensione demoniaca e quella umana, si trascina una maledizione che lo condanna ad un limbo che dura una vita. Di giorno è uomo, di notte è mostro. In un momento della giovinezza ha compiuto un crimine indicibile che nessuno ha mai scoperto, da quel giorno, tutte le notti si trasforma: le mani diventano zoccoli, la peluria aumenta in tutto il corpo e dalla fronte escono due grandi corna da toro. Si dice che quando S’Érchitu passa davanti a casa, passa per annunciare una disgrazia, la morte di qualcuno o l’inizio di intense sofferenze di qualcun’altro. Nella variante genonese, la creatura ha il nome di Su Estiu. In questa storia il mostro ha un nome noto, è un vecchio e ricco nobile che, tanto tempo fa, si rifiutò di aiutare le suore del paese nelle loro opere di ca**tà. Queste tenaci non smisero mai di aiutare gli altri, anche senza l’aiuto del nobile (le suore hanno ancora sede nel comune di Genoni), ma, mentre il nobile andava via dal villaggio lasciando gli altri abitanti in difficoltà e fame, le suore gli lanciarono una potente maledizione e dal giorno, il nobile di tanto in tanto torna in paese, ma nelle sembianze di Su Estiu.

Il murale si presenta come un portale tra dimensioni, la nostra che guardiamo l’opera, e quella demoniaca. Un'apertura netta ma irregolare si pone come lente per guardare attraverso il nostro spazio. In un vicolo, simile ad uno qualsiasi del paese di Genoni, si aggira S’Érchitu, con lui figure mascherate e oniriche sorridono al mostro. Nell’opera la sintesi tra animale e umano, tra maschera e mostro, indica la probabile esistenza della figura la dove questi fattori convivono nel quotidiano. La Sardegna è uno di quei luoghi.

Autore:
Leggenda: S'Érchitu
Foto:
A cura di:

CONTOSCapitolo IITiliguerta Canterina In un villaggio non troppo lontano della Sardegna, una coppia non riusciva ad aver...
08/05/2026

CONTOS
Capitolo II

Tiliguerta Canterina

In un villaggio non troppo lontano della Sardegna, una coppia non riusciva ad avere figli. I due provavano e riprovavano ma la Madre Terra non gli concedeva degli eredi. Questa situazione fece sprofondare la donna in una grave depressione che la portò a lamentarsi con ogni essere vivente che riusciva ad accoppiarsi e fare prole. Un giorno si lamentò con una lucertola, che stava seduta accanto a lei sopra un muretto a secco, questa però era proprio la Madre di ogni cosa, e dopo aver ascoltato la sfortunata, entrò dentro il suo ventre e le concesse ciò che tanto cercava.

Nove mesi dopo la donna partorì. Con grande sorpresa ciò che nacque non era una bambina o un bambino, ma una lucertola. La famiglia per la vergogna chiuse la figlia in casa perché nessuno del villaggio doveva conoscere la verità. Durante gli anni di segregazione, la lucertola acquisì delle fini doti canore. Cantava ogni giorno e tutti potevano ascoltare quelle dolci melodie. Un giorno il suo canto raggiunse il principe del nuraghe che si innamorò subito di quella voce e, con alcune guardie, andò a cercarla. Dopo poco si rese conto che quella voce così umana era di una lucertola. Anche lui entrò in un profondo stato di depressione, si era innamorato di una lucertola!

La favola prosegue con la fuga della tiligherta dalla propria casa. Durante il viaggio per raggiungere il principe, incontrerà le janas che le faranno la grazia di trasformala in donna, così che lei possa raggiungere il principe e vivere per sempre felici e contenti.

L’opera immortala un momento della vita della lucertola canterina, nata da una lamentela, incarcerata in casa per anni, nascosta dalla comunità e investita di una responsabilità, quella di salvare il principe, che lei non aveva mai scelto. Stravaccata, con alle spalle la corona che verrà, tiene stretto tra le zampe un fiore bianco, è stramonio, serve per sopportare tutto quel peso, per non pensare alla sua difficile e sfortunata condizione. La lucertola canterà ancora e diventerà regina, ma per ora ha bisogno di dimenticare.

Autore:
Leggenda: Tiligherta canterina
Foto:
A cura di:

CONTOSCapitolo IILa SúrbileC’era un tempo in cui nei tanti villaggi della Sardegna, non era raro che le famiglie non riu...
07/05/2026

CONTOS
Capitolo II

La Súrbile

C’era un tempo in cui nei tanti villaggi della Sardegna, non era raro che le famiglie non riuscissero a sfamare o curare i propri figli, e che, tra i diversi abitanti, ci fossero figure strane, ombrose e ambigue, sempre guardate con sospetto dagli altri. Dalla sintesi di questi due aspetti, forse, è nata la figura della Sùrbile.

Una donna, non per forza buona o per forza malvagia, dopo essersi unta con un particolare unguento, la notte, si trasformava in un gatto (o in una specie di mosca). Era dominata dall’impellente necessità di succhiare il sangue dei neonati, in particolare modo, quelli a cui non erano ancora usciti i primi denti. La Sùrbile non poteva farci nulla, la metamorfosi era la sua natura. Le madri erano terrorizzate dalla misteriosa donna, perciò facevano di tutto per tenere mosche e gatti, lontani dai propri figli.

Nell’opera la Sùrbile è vestita di nero, i tratti grafici sul vestito sono i residui di sangue delle sue vittime, espressi in modo sintetico ed allegorico. La metamorfosi sta avvenendo, la donna diventa gatto, la madre sa cosa sta per succedere, tiene lo sguardo rivolto alla Sùrbile e scappa portando in salvo il figlio, che ignaro di tutto, continua a dormire.

Autrice:
Leggenda: La Súrbile
Foto:
A cura di:

Contos rientra tra le linee di intervento del progetto di rigenerazione territoriale del Comune di Genoni, finanziato dal bando borghi PNRR.

.AGIUDU TORRAUSabato 25 aprile nello spazio pubblico di Genoni abbiamo presentato gli esiti di Agiudu Torrau, il progett...
30/04/2026

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AGIUDU TORRAU

Sabato 25 aprile nello spazio pubblico di Genoni abbiamo presentato gli esiti di Agiudu Torrau, il progetto di innovazione sociale basato sulla pratica del baratto di beni di varia natura.

Dal 30 novembre 2025 al 25 aprile 2026, in due punti nevralgici del centro abitato di Genoni, è avvenuto un continuo scambio, senza l'utilizzo di soldi.

Gli abitanti hanno risposto positivamente alla sfida e le interazioni nel tempo sono state tantissime.

La presentazione finale è stato un momento di confronto molto costruttivo che ha portato alla conclusione collettiva dei partecipanti di voler proseguire col progetto.

I genonesi si prenderanno cura di Agiudu Torrau.

Ringraziamo tutte le persone che hanno preso parte al baratto nello spazio pubblico!

Foto di

Contos è un progetto d’arte pubblica che ha preso vita nel piccolo comune sardo di Genoni.Contos sta trasformando i muri...
16/04/2026

Contos è un progetto d’arte pubblica che ha preso vita nel piccolo comune sardo di Genoni.
Contos sta trasformando i muri del paese in pagine di un libro sempre aperto, in cui si raccontano le favole e le leggende della Sardegna.
Questa volta non sono scritte ma dipinte sui muri e gli interpreti sono artisti del territorio sardo, italiano e internazionale.
Nel secondo capitolo di Contos quattro artisti (Ericailcane , Ruben Mureddu , Stella Ziantoni , Marcello Marinelli ) dipingeranno quattro favole durante una residenza d’artista nel paese. Dal 20 aprile potrete vedere gli artisti all’opera.

.ESTIA. NODI DI COMUNITA’Estia è un’opera d’arte partecipativa realizzata nello spazio pubblico di Bari Sardo, a cura di...
15/03/2026

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ESTIA. NODI DI COMUNITA’

Estia è un’opera d’arte partecipativa realizzata nello spazio pubblico di Bari Sardo, a cura di Urban Center.

La scultura, che si pone come telaio per la tessitura comunitaria, è la raffigurazione di Estia, dea greca della comunità, figura femminile decisa che, con la sua postura, guarda alla piazza.

Gli abitanti del paese di tutte le età sono stati chiamati a partecipare attivamente, hanno portato da casa tessuti di vario genere e, con forbici in mano, hanno creato strisce di stoffa, poi intrecciate e annodate su un telaio speciale.
Il processo d’arte partecipativa ha avuto luogo il 13 e il 14 marzo e ha portato ad esiti inaspettati.

Estia è stata ribattezzata “Estìa” dai bariesi, che in sardo significa “vestita”. E in effetti abbiamo realizzato, grazie a questa collaborazione intergenerazionale, un vestito multicolore, che gli abitanti vorrebbero rinnovare una volta all’anno, come se fosse "sa bestimenta", ovvero la vestizione.

Le persone hanno vissuto e animato la piazza, si sono confrontate, si sono sentite ancora più parte di una comunità e, durante la creazione dell’opera, hanno espresso desideri, necessità e visioni future.

Gli autori dell’opera sono Daniele Gregorini, Paola Corrias, Simone Casini.
Hanno reso concrete le idee progettuali lo scultore Aldo Casti e il fabbro Mario Sioni, che ringraziamo per la professionalità.

Urban Center è stato coinvolto dal Comune di Bari Sardo nel progetto ”Tra il muro e il mare”, finanziato dalla Fondazione di Sardegna e dal Comune di Bari Sardo.

.Il 13 e il 14 marzo a Bari Sardo nasce una nuova opera d’arte nello spazio pubblico. Si chiama “Estia. Nodi di comunità...
09/03/2026

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Il 13 e il 14 marzo a Bari Sardo nasce una nuova opera d’arte nello spazio pubblico.

Si chiama “Estia. Nodi di comunità”.

Il titolo dell’opera, che sarà installata nella piazza Don Luigi del Giudice, è un chiaro riferimento alla dea greca del focolare. Rappresentava l'unione dei membri di una comunità.

Estia è un’opera partecipativa, infatti gli abitanti di Bari Sardo sono chiamati a partecipare attivamente all’intervento sul telaio speciale, simbolo di unione comunitaria.

L’appuntamento è per venerdì 13 marzo, dalle 16 al tramonto, e sabato 14 marzo dalle 10 alle 13 e dalle 16 al tramonto.

La partecipazione è libera e gratuita.

I partecipanti dovranno portare con sé un paio di forbici e tessuti.



Il progetto è a cura di Urban Center in collaborazione col Comune di Bari Sardo, e finanziato dalla Fondazione di Sardegna.

Per info scriveteci in DM!



Indirizzo

Via Campania, 10
Cagliari
09127

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