03/07/2026
Il progetto presentato da AFV Beltrame, al momento, non convince: «La questione è molto delicata, perché da un lato è vero che sono stati promessi 150 posti di lavoro, ma non possiamo non segnalare le carenze che emergono dalla lettura dei dossier - ha commentato il presidente dell’Unione Montana Valle Susa Pacifico Banchieri - Carenze che sono state segnalate soprattutto da ASL e ARPA».
Dopo l’incontro del 15 giugno, i comuni interessati hanno presentato una memoria tecnica alla Città metropolitana di Torino per evidenziare criticità, carenze documentali e richieste di integrazione.
Le osservazioni formulate dai comuni e recepite dall’Unione Montana Valle Susa sono confluite in un documento tecnico di 44 pagine, già approvato dalle amministrazioni del Comune di San Didero e del Comune di San Giorio di Susa e, successivamente, fatto proprio dalla giunta dell’Unione Montana.
La delibera approvata lo scorso 30 giugno evidenzia come il procedimento in corso riguardi un impianto che interessa direttamente i territori di Bruzolo, San Didero, San Giorio, Bussoleno, Borgone, Condove, Villar Focchiardo e Chianocco e richiama le numerose osservazioni già presentate da cittadini, associazioni, comitati ed enti del territorio, tra cui l’ente di gestione delle aree protette delle Alpi Cozie e il consorzio irriguo delle valli di Susa e Cenischia.
Nel documento viene richiesto di chiarire gli esiti delle indagini ambientali e sanitarie svolte dall’ARPA e dall’ASL negli anni e di valutare il possibile impatto sulle aree agricole circostanti.
Il monitoraggio previsto è considerato insufficiente e, al momento, il progetto non dimostra la capacità reale degli impianti di rispettare i limiti emissivi, la gestione delle anomalie e la protezione delle persone che risiedono nei pressi dell’area.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda la natura stessa dell’intervento. L’Unione Montana ha infatti chiesto alla Città Metropolitana di verificare la correttezza dell’iter autorizzativo adottato, rivelando come una determinazione della stessa Città Metropolitana del 2020 abbia formalizzato la cessazione definitiva dell’attività di acciaieria con la dismissione e la vendita degli impianti.
Per questo motivo, secondo l’ente, il progetto dovrebbe essere valutato come l’avvio di una nuova attività produttiva e non come la riattivazione di un’attività semplicemente sospesa.
L’Unione Montana continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione del procedimento, mantenendo un dialogo costante con i comuni interessati, gli enti coinvolti e la cittadinanza, nella consapevolezza che decisioni di questa portata richiedono confronto, trasparenza e massima condivisione delle informazioni disponibili.