Bi.Fi. - Studio professionale di servizio sociale e sociologia

Bi.Fi. - Studio professionale di servizio sociale e sociologia Lo studio BiFi è stato fondato a giugno del 2004, da Elisabetta Bianchi e Simonetta Filippini, Sociologhe e Assistenti sociali specialiste.

Lo studio BiFi è stato fondato a giugno del 2004. Fondatrici sono Elisabetta Bianchi e Simonetta Filippini. Sociologhe e Assistenti sociali specialiste, entrambe si occupano da anni di promuovere una cultura del lavoro sociale caratterizzata per l’attenzione alle relazioni tra le persone, ai cambiamenti ed alle potenzialità.

08/06/2026

"La tratta di esseri umani e il grave sfruttamento" é il titolo del webinar organizzato dal Cnoas, dal Dipartimento per le pari opportunità - Presidenza del Consiglio dei Ministri e Fnas - Fondazione nazionale Assistenti sociali per venerdì, 12 giugno dalle 14,30 alle 17,30.

🔗 Qui per l'iscrizione:
https://eu01web.zoom.us/webinar/register/WN_kN-OhvHsQ0aHLNdd_nPlpA #/registration

✅ ll webinar si colloca nell'ambito del protocollo che l'Ordine ha sottoscritto con il Dipartimento alla fine dello scorso anno e che alleghiamo qui:https://cnoas.org/wp-content/uploads/2026/06/Protocollo-dintesa-tra-Dipartimento-per-le-pari-opportunita-e-CNOAS.pdf

Le consigliere referenti del Protocollo sono: Laura Paradiso , Sissj Flavia Pirozzi e Francesca Carmela Longobardi.

Il webinar è riconosciuto per la formazione continua degli assistenti sociali, ma a causa dei lavori di messa a punto della piattaforma del Consiglio Nazionale, l’ID al momento non è disponibile e non potranno essere ancora caricate le presenze.

Scusandoci per il disagio, ricordiamo che i crediti saranno quindi visibili in area riservata agli aventi diritto (cioè chi ha frequentato almeno l’80% della durata formativa dell’evento), solo quando il sistema sarà tornato pienamente operativo.

Sissj F. Pirozzi Francesca Longobardi

07/06/2026

Torniamo sulla bimba uccisa a Bordighera: “Si deve cogliere il malessere in tempo, cruciale il ruolo della formazione” dice Mirella Silvani, vicepresidente nazionale dell’ Ordine assistenti sociali: “Non serve attribuire colpe. Non ha funzionato l’intero sistema, dalla comunità alle istituzioni. Bisogna evitare che tutto questo si ripeta”.

Un articolo dettagliato sull’online de Il Secolo XIX, ieri e uno più breve sull’edizione cartacea di oggi che ha lasciato spazio agli interrogatori di ieri alla mamma della piccola Beatrice e al suo compagno – entrambi in arresto – che non ha parlato.

riassume la vicenda, dà le informazioni necessarie – per esempio riporta la dichiarazione dell’avvocato del padre della bimba che conferma ‘la famiglia di Beatrice non era stata segnalata ai servizi sociali per questioni legate al maltrattamento e alla violenza’ - e poi dà spazio alla vicepresidente Cnoas.

I bambini lanciano dei segnali, spiega Silvani, ma “A volte non sono immediatamente leggibili, ci vogliono competenze per decifrarli. Occorre quindi formare di più chi è a contatto con loro. Poi bisogna rinforzare la fiducia nei confronti degli assistenti sociali. Ed è un compito primario che dovrebbe partire dalle istituzioni. Il rapporto di fiducia è stato compromesso da anni di narrazioni deformanti in cui i professionisti sono stati disegnati come persecutori, invasivi, arbitrari, mossi da poteri oscuri, incompetenti”.

La vicepresidente dell’Ordine ricorda che il ruolo dell’assistente sociale è, insieme a psicologi, ed educatori, quello di proteggere bambine, bambini e adolescenti e aiutare le famiglie: “Se nessuno se ne occupa, chi vive situazioni di difficoltà difficilmente riesce a uscirne. Se manca l’intervento di un esterno, come un parente, un vicino, un amico, la scuola, rimane solo l’isolamento. Noi, se chiamati, interveniamo e valutiamo ogni caso per quello che è. Ci si deve mettere in ascolto e fare in modo che chi si è rivolto a noi riceva il giusto sostegno e affiancamento”.
“Quando succedono fatti gravi come questo – conclude Silvani - veniamo accusati o di non esserci mai stati o, al contrario, di essere stati troppo intrusivi. E’ l’effetto di una comunicazione propagandistica e strumentale che dobbiamo smontare. Sono tantissime le persone che grazie al nostro aiuto hanno superato problemi. Questo è il racconto che dovrebbe uscire”.

📌LEGGI L’ARTICOLO
https://www.ilsecoloxix.it/imperia/2026/06/03/news/bimba_bordighera_analisi_assistenti_sociali-15645975/

07/06/2026

Il Consiglio nazionale è a Catania, dove ha patrocinato la Conferenza Italiana sulla Ricerca di Servizio Sociale (CIRSS) dedicata, quest’anno, alla professoressa Marilena Dellavalle, scomparsa recentemente, assistente sociale, docente universitaria e studiosa che ha segnato profondamente lo sviluppo del servizio sociale italiano e della sua cultura scientifica. Ieri la cerimonia d’inaugurazione durante la quale ha preso la parola la presidente nazionale, oggi la partecipazione al simposio organizzato insieme a Fnas - Fondazione nazionale Assistenti sociali e al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sulla .

“La ricerca di servizio sociale in questi ultimi 10 anni ha fatto tantissima strada – ha detto Barbara Rosina – e parallelamente tanta strada l’abbiamo fatta anche noi. La ricerca è fondamentale perchè ci fa alzare la testa dalla quotidianità, ci fa posare lo sguardo su quello che è la nostra professione e sui fenomeni di cui ci occupiamo, ci aiuta ad essere più competenti, trasforma le nostre intuizioni in approfondimenti e indagini che attraverso il contributo di tanti colleghi e colleghe strutturati in università, professionisti che conoscono bene la disciplina di servizio sociale, possono fornirci dati e indicazioni corretti dal punto di vista metodologico, ci fornisce gli strumenti per comprendere e migliorare il mondo che ci circonda”.

Tanti gli applausi che hanno interrotto il breve intervento all’inaugurazione della Conferenza durante il quale la presidente Rosina ha richiamato chi era presente e chi era collegato online alla responsabilità: “La nostra è una professione fondamentale per il benessere soprattutto delle persone più fragili e meno difese – ha detto - Rifiutiamo generalizzazioni e attacchi interessati, ma tutti sbagliano e possiamo sbagliare anche noi. Se succede dobbiamo dircelo e non abbassare lo sguardo, perché ogni errore che facciamo è un errore di troppo”.

Oggi la Presidente Rosina ha moderato il simposio sulla Supervisione: “La supervisione non è un controllo su di noi – ha detto – ma uno strumento di crescita professionale, tutela il nostro benessere e ci aiuta ad essere migliori nel nostro impegno verso le persone e le comunità. Il percorso avviato quattro anni fa con l'introduzione del LEPS supervisione, ha già prodotto risultati importanti, ma rappresenta solo una tappa di un cambiamento più ampio che richiede continuità, investimenti e responsabilità condivise.

Per questo continueremo a lavorare al fianco del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Fondazione Nazionale degli Assistenti Sociali, affinché la supervisione e la qualità professionale diventino patrimonio stabile del sistema dei servizi. Perché ogni cittadina e ogni cittadino ha diritto a incontrare professionisti preparati e organizzazioni capaci di accompagnare con competenza, rispetto e attenzione ogni percorso di aiuto”.

La conferenza si concluderà domani.


Società Italiana di Servizio Sociale

31/05/2026

Si è tenuto oggi, presso la Sala Gregorianum di Milano, il convegno organizzato dal Croas Lombardia dal titolo “Un LEPS, un servizio, una sfida comune:…

17/05/2026

Il numero di VITA magazine di maggio nasce da una convinzione: raccontare le professioni del sociale non è un atto di cronaca, ma un atto culturale e politico. È la scelta di portare finalmente sotto i riflettori chi lavora nell'ombra, chi fa un mestiere che la società finge di rispettare e invec...

17/05/2026

La Giunta di Regione Lombardia ha approvato lo schema di accordo quadro di collaborazione istituzionale con l’Ordine Assistenti Sociali della Regione Lombardia finalizzato alla promozione…

17/05/2026

NOI, STORIE E NON SOLO
Elogio della Supervisione
che ha cambiato la mia “borsetta”

Ci sono momenti, nel lavoro sociale, in cui non c’è tempo per fermarsi.
Arriva una segnalazione, una telefonata, una situazione urgente, e ci si alza dalla scrivania per andare, raccogliendo solo la propria borsetta.
Dentro non c’è un progetto strutturato, né un intervento definito nei suoi passaggi, ma c’è tutto ciò che in quel momento serve per esserci: l’esperienza, la capacità di ascolto, l’intuizione, la disponibilità a stare dentro situazioni complesse.
È un modo di lavorare che nasce dalla necessità, dalla pressione dei tempi, dalle richieste che arrivano spesso senza preavviso, da ciò che accade quando l’oggetto del tuo lavoro è l’essere umano. Tale modalità si inserisce in un contesto organizzativo e istituzionale in cui al lavoro sociale è frequentemente richiesto di intervenire rapidamente, di rispondere a bisogni urgenti, di “risolvere” situazioni complesse.

In questi contesti, agli assistenti sociali viene spesso attribuito un ruolo orientato alla gestione dell’immediato e alla riduzione dell’impatto che alcune situazioni possono generare sul piano sociale e, talvolta, anche mediatico.
Questo orientamento, pur comprensibile, rischia però di comprimere lo spazio della riflessione professionale senza prevedere una costruzione metodologica dell’intervento.

In questa cornice diventa difficile autodeterminare il proprio agire, negoziare tempi e modalità di intervento e dare forma a pratiche realmente riflessive sentendosi costretti in spazi e tempi che non garantiscono la realizzazione d’interventi secondo il principio di autonomia professionale.
Il cambiamento di prospettiva, allora, non può che partire da noi: dalla capacità di rimettere in discussione questa narrazione e ridefinire, con consapevolezza, i tempi dell’intervento professionale.

La borsetta, allora, non è soltanto una modalità operativa: è anche il segno di uno spazio professionale che fatica a trovare riconoscimento come scienza, sia all’interno della comunità professionale sia all’esterno.

Eppure, portando con noi tutto quello che abbiamo imparato, negli ultimi anni, possiamo metterci dentro anche la supervisione professionale che è diventata uno strumento strutturale e, in alcuni contesti, obbligatorio. Ecco perché dico che la supervisione ha cambiato la mia cassetta degli attrezzi.

Tuttavia, la supervisione non sempre è stata immediatamente percepita come un’opportunità dalla comunità professionale. Per chi è immerso nell’operatività quotidiana, ritagliarsi tempo per fermarsi, restare seduti, confrontarsi, può apparire inizialmente come una forma d’intrusione, difficile da sostenere e distante dalle urgenze.

Eppure, proprio in quella sospensione dell’azione, si apre uno spazio diverso: uno spazio in cui resistere all’impulso di rispondere immediatamente e coltivare un nuovo impulso, quello di chiedere, interrogarsi, ascoltarsi per ri-orientare le scelte professionali.

Progressivamente, ciò che appariva come un insieme di azioni dettate dall’urgenza si configura come un agire professionale dotato di senso, orientato da riferimenti, costruito nella relazione secondo il paradigma del “devo-posso-voglio”. La supervisione diventa così non solo spazio di sostegno, ma luogo di costruzione di conoscenza, in cui il lavoro sociale può riconoscersi come pratica riflessiva e generativa.

In questa prospettiva, il lavoro sociale può e deve essere pienamente riconosciuto come pratica dotata di una propria scientificità: non fondata sulla rigidità dei modelli, ma sulla capacità di generare conoscenza a partire dall’incontro, dal contesto, dal confronto. Forse è proprio da qui che il lavoro sociale può riappropriarsi della propria identità: non rinunciando alla borsetta, ma imparando a riconoscerla, nominarla e trasformarla in conoscenza. La supervisione è un’opportunità necessaria, ricordiamocelo.
------------------------------------------------------
Aurora Giuliani, Puglia

14/05/2026
14/05/2026

L’accesso al sistema dei servizi sociali e di welfare costituisce il filtro primario ed essenziale per l’esigibilità dei diritti da parte dei cittadini, per l’effettiva fruibilità dei servizi e degli interventi e per il pieno esercizio dell’equità distributiva. L’impianto sottostante si...

14/05/2026

Continuano gli appuntamenti dei “Dialoghi sulla ricerca di Servizio Sociale”, promossi da SocISS - Società Italiana di Servizio Sociale in collaborazione con Cnoas e Fnas - Fondazione nazionale Assistenti sociali.

🗓 Venerdì 15 maggio, dalle 16 alle 18, è in programma il webinar: “Servizio sociale e sostenibilità. Riflessione su sostenibilità e approccio eco-sociale nella pratica professionale”.

✅ Per iscriversi: https://eu01web.zoom.us/webinar/register/WN_8U89h0LJTsmLDwXaI58Hgg

✔ Il webinar, al quale partecipano, tra gli altri le presidenti dell’Ordine, Barbara Rosina e di Fondazione, Silvana Mordeglia, analizza il ruolo dell’assistente sociale nel promuovere cambiamenti “dal basso” nelle organizzazioni pubbliche e del Terzo Settore.

✔ Sono stati riconosciuti i crediti per assistenti sociali ID 103760.
ℹ Per informazioni: [email protected]

Indirizzo

Via Garzetta, 20
Brescia
25133

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Bi.Fi. - Studio professionale di servizio sociale e sociologia pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Bi.Fi. - Studio professionale di servizio sociale e sociologia:

Condividi