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TRENI A IDROGENO SULLA BRESCIA-ISEO-EDOLO: QUATTRO ANNI DI RITARDI, FONDI PNRR PERSI E INCOGNITE SULLA SICUREZZA. LA DEN...
16/09/2026

TRENI A IDROGENO SULLA BRESCIA-ISEO-EDOLO: QUATTRO ANNI DI RITARDI, FONDI PNRR PERSI E INCOGNITE SULLA SICUREZZA. LA DENUNCIA DI EUROPA VERDE

BRESCIA – Era il 2 dicembre 2020 quando il presidente di Ferrovie Nord Milano annunciava con enfasi la circolazione dei primi treni a impatto zero già nel 2023. A distanza di anni, la realtà è ben diversa: il comunicato diffuso in questi giorni da FNM fissa l’avvio dei test dinamici il 15 settembre 2026, rimandando il servizio commerciale a un generico 2027. Se tutto andrà bene, si vedranno i primi treni con quattro anni di ritardo, costretti nel frattempo a un servizio promiscuo in cui i vecchi convogli diesel continueranno a circolare fianco di quelli a idrogeno.

La flotta sarà completa solo nel 2029 (ritardo di 6 anni).

Le prove interesseranno i primi sette treni prodotti da Alstom. L'ottavo convoglio sarà disponibile entro la fine del 2026, mentre i restanti sei saranno consegnati solo nel 2028. Un cronoprogramma lu**ca che smentisce le promesse di una transizione ecologica rapida.

Ci sono due problemi enormi che le FNM continuano a ignorare. Il primo, e più importante, riguarda la sicurezza: le procedure antincendio dei treni e degli impianti di produzione e stoccaggio sono a norma o si sta procedendo a tentoni? Il dubbio è legittimo, soprattutto osservando la comparsa sui marciapiedi delle stazioni di cartelli con la scritta “Area Sicura Treni ad Idrogeno”, privi di qualsiasi ulteriore informazione, protezione o reale perimetrazione dello spazio di sicurezza.

A causa dei ritardi nella costruzione dei due siti di produzione e stoccaggio previsti a Iseo ed Edolo, FNM sarà costretta ad acquistare l'idrogeno sul mercato. Il paradosso ecologico è servito: assisteremo a un continuo via vai di camion carichi di bombole per trasportare il carburante da Milano fino al deposito di Rovato. Altro che impatto zero.

Infine l'appalto da 29,6 milioni di euro per l'impianto di Brescia è ancora sul binario morto. L'opera era stata affidata nel luglio 2023 tramite procedura negoziata al Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI). Da contratto, i lavori dovevano concludersi nell'ottobre 2025.Nel marzo 2026 la Regione bloccava il progetto nella fase finale della conferenza dei servizi presso il Ministero dell'Ambiente .

Oggi i finanziamenti del PNRR sono definitivamente sfumati, poiché legati alla scadenza del 30 giugno 2026. Tra rincari dei materiali, i costi imprevisti per le bonifiche dell'area ex Pietra a Borgo San Giovanni e le penali da pagare alle imprese – che non hanno potuto aprire i cantieri – i 29,6 milioni stanziati inizialmente non bastano più. Il fallimento politico e industriale del progetto H2iseo è ormai sotto gli occhi di tutti.I 400 milioni dell'intero progetto a consuntivo saranno almeno del 30% in più per avere lo stesso numero corse giornaliere, idrogeno grigio (con emissioni) e gli stessi tempi di percorrenza degli attuali treni diesel.

Sara Onofrio e Dario Balotta co-portavoce di Europa Verde provincia di Brescia

Brescia 15 settembre 2026

https://www.gamberorosso.it/notizie/vino/franciacorta-docg-stop-nuovi-vigneti-fino-2028/«Altro che distretto biologico: ...
04/09/2026

https://www.gamberorosso.it/notizie/vino/franciacorta-docg-stop-nuovi-vigneti-fino-2028/
«Altro che distretto biologico: la Franciacorta è diventata una monocoltura di vigneti»

Europa Verde: «Vigneti e cantine crescono senza freni, con il via libera dei Comuni. Habitat e biodiversità restano solo parole»

«Altro che distretto biologico: la Franciacorta rischia di trasformarsi in una vera e propria monocoltura di vigneti». È l'allarme lanciato da Dario Balotta di Europa Verde, di fronte alla continua espansione delle superfici vitate e delle cantine nel territorio.

«I vigneti – sottolinea Balotta – sono certamente una delle ricchezze della Franciacorta, ma non possono diventare l'unica destinazione possibile del territorio. Negli ultimi anni assistiamo a una crescita senza freni di vigneti e strutture per la produzione vinicola, spesso con l'avallo delle amministrazioni comunali».

A preoccupare è anche la situazione nella zona del lago. «Tra Iseo e Paratico, dove la presenza dell'acqua contribuisce a mitigare sensibilmente il clima, la crescita dei vigneti è stata impressionante. Ma l'espansione non riguarda soltanto le aree pianeggianti: anche i vigneti e le cantine in quota avanzano in modo aggressivo, arrivando in contesti di particolare pregio ambientale».

Europa Verde cita, tra gli esempi, la cantina Belvedere a Clusane d'Iseo e la cantina realizzata nell'area naturale delle Polle, casi che secondo Balotta dimostrano quanto sia debole la tutela del territorio.

«Si parla continuamente di habitat, biodiversità e sostenibilità – continua Balotta – ma poi, quando si tratta di tutelare concretamente il territorio, queste parole sembrano perdere ogni significato. La realtà è disarmante».

Un esempio emblematico arriva da Cremignane, dove, nonostante 104 firme di protesta, un terreno seminativo situato vicino al parco giochi è stato trasformato in vigneto.

«È questo il modello di sviluppo che vogliamo per la Franciacorta? – conclude Balotta – Un territorio sempre più occupato da vigneti e cantine, dove i terreni agricoli, gli spazi verdi e gli habitat naturali vengono progressivamente sacrificati? La Franciacorta ha bisogno di equilibrio, non di una crescita quantitativa senza limiti. E anche le recenti prese di posizione sul rischio di un eccesso di produzione vinicola del Gambero Rosso dovrebbero far riflettere: continuare a piantare vigneti senza interrogarsi sui limiti del territorio e del mercato non è sostenibilità, è consumo di territorio».

Dario Balotta portavoce Europa Verde

Dopo la sospensione temporanea delle rivendicazioni per il 2026, il Consorzio sceglie di applicare una strategia di contenimento e riequilibrio, a causa del rapido incremento delle superfici del 25% negli ultimi 7 anni

04/09/2026

Dal 2027 il Frecciarossa collegherà Milano a Monaco, ma 89 km/h di media non è Alta Velocità. I numeri non mentono

Con il caro benzina e gasolio ci sarebbe una grande opportunità per recuperare quote di traffico dall’automobile e trasf...
04/09/2026

Con il caro benzina e gasolio ci sarebbe una grande opportunità per recuperare quote di traffico dall’automobile e trasferirle sulla ferrovia. Ma per riuscirci occorre un’offerta ferroviaria realmente competitiva: tempi ragionevoli, frequenza, affidabilità e soprattutto prezzi accessibili.

Dal 2027 il Frecciarossa collegherà Milano a Monaco, ma 89 km/h di media non è Alta Velocità. I numeri non mentono

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/26/orio-al-serio-piano-sviluppo-passeggeri-notizie/8486837/L'aeroporto di Orio ...
26/08/2026

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/26/orio-al-serio-piano-sviluppo-passeggeri-notizie/8486837/

L'aeroporto di Orio al Serio ha chiuso il 2025 con 16.937.976 passeggeri, confermandosi stabilmente al terzo posto in Italia dopo Fiumicino e Malpensa. Il Piano di sviluppo, tuttavia, spinge lo sguardo molto più avanti: l'obiettivo è raggiungere circa 23,5 milioni di passeggeri entro il 2040, con un salto di 6 milioni rispetto ai valori attuali. Una crescita che, per essere valutata nella sua reale fattibilità, va messa a confronto con le esperienze di altri scali europei che già oggi gestiscono volumi analoghi.
Per capire se Orio al Serio può reggere questo carico, abbiamo confrontato lo scalo bergamasco con tre aeroporti che nel 2025 hanno superato i 24 milioni di passeggeri: Bruxelles (24,38 mln), Stoccolma (24,29 mln) e Varsavia (24,10 mln). Il quadro che emerge è impietoso sotto diversi aspetti.

Il parametro più evidente è la superficie. Orio al Serio si sviluppa su soli 350 ettari, contro gli 834 di Varsavia, i 1.245 di Bruxelles e i 2.600 di Stoccolma. La densità di traffico è già oggi di 48.400 passeggeri per ettaro, ben superiore a quella di Varsavia (28.900), Bruxelles (19.600) e Stoccolma (9.300). Con 23,5 milioni di passeggeri, questa densità salirebbe a circa 67.000 pax/ha, un valore senza precedenti in Europa. Pur avendo investito oltre 53 milioni di euro nel 2025 in ampliamenti, la superficie complessiva rimane un vincolo strutturale difficile da aggirare.

Anche la popolazione di riferimento pone un interrogativo. L'area metropolitana di Bergamo conta 923.000 abitanti, inferiore a quella delle altre capitali europee prese in esame. È vero che Orio serve anche l'area milanese e, insieme a Malpensa e Linate, forma il sistema aeroportuale di Milano, che con oltre 56 milioni di passeggeri è il più grande d'Italia. La catchment area è quindi ben più ampia del solo Bergamo, ma resta il fatto che gli altri scali beneficiano di un bacino di utenza diretto e consolidato di dimensioni molto maggiori.

Considerando la superficie contenuta Orio mostra una redditività per ettaro, grazie a un modello di business ad alta intensità commerciale (i ricavi non-aviation hanno superato quelli aviation). Un risultato che da solo non basta a risolvere i problemi strutturali.

Il tallone d'Achille di Orio al Serio, però, è un altro: la pista singola. Lo scalo bergamasco dispone di un'unica pista principale (10/28) lunga 2.874 metri, con una pista secondaria (12/30) di soli 778 metri utilizzabile solo per l'aviazione generale. Questo significa che, di fatto, tutto il traffico commerciale – decolli e atterraggi – deve convogliarsi su una sola infrastruttura.

La capacità teorica di una pista singola è stimata intorno ai 40-45 movimenti l'ora in condizioni ottimali, ma nella pratica i vincoli operativi (traffico, meteo, manutenzione) riducono significativamente questo numero. Per gestire 23,5 milioni di passeggeri, Orio dovrebbe operare un numero di movimenti annui che, con una sola pista, rasenta il limite fisico. Come ha sottolineato lo stesso presidente di SACBO, Giovanni Sanga, il traguardo dei 23,5 milioni «non è raggiungibile con un solo aumento di rotte e movimenti, per i quali esiste poco spazio di manovra».

Non è un caso che molti degli aeroporti con volumi simili a quelli target di Orio abbiano almeno due piste operative per il traffico commerciale. Bruxelles, Stoccolma e Varsavia dispongono di configurazioni a piste multiple che consentono di distribuire il carico e gestire picchi di traffico che su una pista singola sarebbero ingestibili. Orio al Serio dovrebbe quindi raggiungere livelli di efficienza operativa senza precedenti, spremendo al massimo la sua unica pista, con margini di errore ridottissimi e una vulnerabilità agli imprevisti (meteo, incidenti, scioperi) molto elevata.

Il quarto parametro, forse il più critico per la sostenibilità del progetto, è l'impatto ambientale e acustico. Il territorio intorno a Orio è già oggi sotto stress: oltre 5.000 persone sono sottoposte a inquinamento acustico superiore ai livelli consentiti, con picchi di rumore che hanno raggiunto i 100 decibel. Pur avendo ridotto i voli notturni da 700 a 35 (-95%), la zona di Colognola ha registrato valori intorno ai 62 decibel, superando il limite di 60 dB stabilito dal piano di zonizzazione acustica.

Il confronto con gli altri scali è inquietante. A Bruxelles, l'area all'interno del contorno di rumore Lden di 45 dB è aumentata del 2,9% nel 2025, con oltre 104.000 persone che dichiarano che il sonno è "gravemente disturbato" dal rumore degli aerei. L'aeroporto ha ammesso di non essere in grado di rispettare le norme sul rumore stabilite. Anche Stoccolma e Varsavia, pur con superfici molto più ampie, stanno introducendo misure di mitigazione (procedure di avvicinamento curvo, limitazioni alle operazioni) per contenere l'impatto. Se queste sono le difficoltà di scali con ampi spazi di manovra, cosa succederebbe a Orio con 5-6 milioni di passeggeri in più e una densità di traffico da record europeo?

La domanda di fondo è: Orio al Serio può gestire 23 milioni di passeggeri? La risposta, allo stato attuale, è tecnicamente no, sarebbero necessari interventi infrastutturali impossibili da realizzare per il limitato perimero aeroportuale. Le piazzole di sosta degli aerei andranno sui tetti dell'Oro Center?

La pista singola rappresenta comunque Il vincolo maggiore. Il piano di sviluppo prevede investimenti per oltre mezzo miliardo di euro, di cui 160 milioni per l'ammodernamento delle infrastrutture di volo (con interventi sulla pista, rifatta nel 2014), 90 milioni per il terminal, 140 milioni per viabilità e parcheggi, e 34 milioni per opere di compensazione e mitigazione ambientale. Sono cifre importanti (ammesso che vengano spese), ma che non eliminano i vincoli fisici: una pista sola rimane una pista sola.

Il confronto con Bruxelles, Stoccolma e Varsavia evidenzia come Orio al Serio dovrà raggiungere livelli di efficienza operativa e di mitigazione ambientale senza precedenti in Europa per gestire 23,5 milioni di passeggeri in uno spazio così contenuto e in un territorio già così esposto al rumore. Un'impresa possibile sulla carta, ma che richiederà uno sforzo tecnologico, economico e politico di dimensioni straordinarie. Si dovranno fare i conti con un confronto pubblico e con la popolazione che vive attorno al sedime aeroportuale e con una realtà fisica che non si può cambiare: la pista è una, e il cielo sopra Bergamo è già affollato.

Pista unica, 350 ettari e 5.000 persone col rumore fuori norma: il piano di sviluppo di Orio al Serio regge al confronto europeo?

Brescia Oggi 25 agosto 2026
25/08/2026

Brescia Oggi 25 agosto 2026

Montecampione, emergenza depuratore: Europa Verde chiede l’intervento di ARPA e ATSSu segnalazione di alcuni cittadini d...
21/08/2026

Montecampione, emergenza depuratore: Europa Verde chiede l’intervento di ARPA e ATS

Su segnalazione di alcuni cittadini della zona attirati da forti miasmi in data 20 agosto si è svolto un sopralluogo di Europa Verde a Montecampione, nei pressi di Artogne al depuratore realizzato nel 1979.Esso aveva una capacità di circa 5.000 abitanti equivalenti ma risulta obsoleto e sempre insufficiente nei periodi di maggiore afflusso turistico.

Nel mese di agosto e soprattutto a Ferragosto, le presenze a Montecampione possono raggiungere 6.000-7.000 persone, superando la capacità dell'impianto. A questo si aggiunge un problema mai risolto: il depuratore avrebbe dovuto essere collegato alla rete fognaria comunale di Artogne, ma il collegamento previsto dal PGT non è mai stato realizzato.

Durante il sopralluogo Europa Verde ha rilevato una situazione che desta forte preoccupazione: sovraccarichi e malfunzionamenti dell'impianto avrebbero provocato, nei giorni di Ferragosto, il blocco dell'impianto, ripristinato solo il 17 agosto, con scarichi diretti di reflui non depurati verso la valle di Artogne, con il rischio che raggiungano il fiume Oglio. Parte delle acque viene inoltre convogliata verso una centrale idroelettrica presente nel territorio comunale. L'impianto è gestito da SIV S.r.l. gestore del Servizio Idrico Integrato per i Comuni della Valle Camonica al quale alcuni comuni della Valle Camonica vorrebbero assegnare anche la programmazione delle attiviutà di tutta la valle.

«Non è accettabile che una località turistica che nei periodi di punta raggiunge migliaia di presenze continui a essere servita da un impianto vecchio e sottodimensionato – sottolinea Europa Verde Brescia –. Il problema non è solo ambientale: odori nauseabondi, scarichi e possibili contaminazioni rappresentano un rischio che deve essere verificato immediatamente dalle autorità competenti».

Europa Verde chiede quindi un'ispezione urgente di ARPA e ATS per accertare le condizioni del depuratore, la qualità degli scarichi e gli eventuali impatti ambientali e sanitari, oltre alla verifica di possibili violazioni della normativa sugli scarichi.

«Servono subito misure atte ad evitare nuovi scarichi durante i periodi di sovraffollamento – conclude Europa Verde – ma soprattutto occorre avviare senza ulteriori ritardi il potenziamento dell'impianto e il collegamento alla rete fognaria di Artogne, previsto da anni e mai realizzato. Non si può continuare ad affrontare l'emergenza ogni Ferragosto»

Europa Verde provincia di Brescia

Brescia 21 agosto 2026

Sea e A2A stanno uscendo sempre più dal controllo pubblico dei Comuni di Milano e Brescia
17/08/2026

Sea e A2A stanno uscendo sempre più dal controllo pubblico dei Comuni di Milano e Brescia

La fusione tra Sea e Sagat concentra il controllo di più aeroporti nelle mani di F2i. Cosa rischia il pubblico?

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