29/06/2025
Ci dicono che esageriamo, che vediamo fascisti dappertutto, che il fascismo è finito 80 anni fa. Aiuterebbe se non spiassero i giornalisti, se non li fermassero e perquisissero quando documentano le manifestazioni, se non li intimidissero con le querele. Dimenticandosi quando gli fa comodo che sono loro a lamentarsi che “non si può più dire niente”.
Aiuterebbe se non varassero con ogni mezzo leggi come il decreto sicurezza, che prima era il ddl 1509, e prima ancora era il ddl 1236. Accanimento terapeutico, praticamente. E ora è stato demolito proprio in questi giorni dalla relazione della Corte di Cassazione, che parla di rischio di discriminazioni e violazioni di diritti umani e di restrizione delle libertà costituzionalmente garantite. Costituzionalmente, dalla nostra costituzione antifascista.
Aiuterebbe se non ci fossero i Vannacci con le decime, i La Russa con i busti, i Donzelli con le svastiche.
Se non ci fosse l’amico Orban, l’amico Trump, i centri per migranti in Albania.
Però ci sono, e allora resistiamo.
Come ieri a Budapest, a proposito di Orban. Un grazie speciale a Christian Cristalli, che non è qui con noi in questi giorni perché è stato in corteo al Pride, con altre 250mila persone.
Come le decine di migliaia di persone che scendono in piazza e manifestano contro le leggi liberticide, contro lo scempio che è stato il sequestro di Venezia in questi giorni, ne abbiamo parlato ieri diffusamente. Che scendono in piazza per la Palestina. Che chiedono che si fermi il genocidio, che si prenda una posizione. Cosa deve succedere ancora perché le istituzioni pubbliche interrompano ogni rapporto con Israele? Comuni, regioni, università pubbliche: basta essere complici.
Sono anche i dieci anni dalla fondazione di Possibile. Ne abbiamo fatta di strada insieme, ne abbiamo macinate di idee, con Giuseppe Civati, con Beatrice Brignone, con tanti e tante che sono qui e che ci stanno seguendo.
Non è la prima volta che lo diciamo, in questi anni: alcune di quelle idee sono diventate patrimonio di tutti, del dibattito più ampio, in modo più o meno accurato, più o meno fortunato, ma prima proprio non c’erano. E non cose di nicchia, posto che non ci sarebbe nessun problema se fossero di nicchia. Però non lo sono.
Per esempio, il salario minimo. Per esempio, la partecipazione. Alle elezioni, banalmente. Ho aperto l’altro giorno sul sito il Patto repubblicano: la prima riga diceva “Alle ultime elezioni europee ha votato solo il 58% degli aventi diritto”. La prima riga. Ecco, alle ultime elezioni europee, nel frattempo, ha votato solo il 49% degli aventi diritto. Però Tajani va disquisendo di “astensionismo consapevole” ai referendum, come avessimo bisogno di andare ulteriormente in quella direzione.
Il senso del lavoro che abbiamo fatto e stiamo facendo è che lo status quo non è più sostenibile. Non è sostenibile tornare indietro sui pochi passi avanti fatti, in parte più culturali che normativi, non è sostenibile restare fermi o arretrare ancora: sul clima, sulla giustizia sociale, sulla salute pubblica, sulla ricerca, sui salari, sulla redistribuzione, sull’autodeterminazione dei corpi. Quelli delle donne, quelli delle persone trans. Non pensiamo che sia un tema che viene dopo, di cui occuparsi nei ritagli di tempo, dopo tutto il resto. Perché sapete chi se ne occupa, in modo martellante? La destra. La destra estrema. Tutto il pacchetto. Trump, Orban, Salvini, Meloni, Vannacci.
Per favore, non fateci più spiegare a compagni e compagne di strada che è un tema politico rilevante, quando invece i corpi sono un campo di battaglia su cui la destra costruisce consenso e campagne e politiche d’odio. Ci mettono impegno e potenza di fuoco e un mare di soldi, mentre noi sprechiamo energie per portare il tema al tavolo.
La difesa compatta del pride in Ungheria è un segnale che forse il messaggio sta arrivando. Vedremo se tiene.
Vanno messe insieme tutte le forze politiche e sociali che pensano che bisogna mettere un punto a tutto questo, alla corsa al riarmo che ci rende più insicuri, all’emergenza climatica e sociale che stiamo vivendo.
Noi ci siamo, con la scorta del lavoro fatto in questi anni e quello che stiamo facendo, cercando di imparare dagli errori nostri e altrui e dalle esperienze che invece funzionano.
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Il mio intervento, con cui abbiamo chiuso il , la due giorni nazionale di Possibile. Se vuoi esserci anche tu, unisciti a noi su www.possibile.com/tessera