23/09/2020
MERCOLEDÌ 23 SETTEMBRE 2020 - BRESCIAOGGI COLLEBEATO. Ad inizio giugno il violento episodio: all'inizio venne inquadrato come raid a sfondo razziale, ma poi è emersa un'altra verità Colpi di pi***la verso il centro migranti: cinque a processo Secondo la ricostruzione era nata una discussione per un presunto episodio di spaccio: poi gli spari. La struttura contro la quale erano stati esplosi colpi di pi***la Non un assalto a sfondo razzista quanto più una spedizione punitiva per intimidire i due richiedenti asilo iraniani, ospiti in una struttura dell'associazione Adl Zavidovici, che a Collebeato si erano «intromessi» nei loro affari. Questa la ricostruzione fatta dalla procura sugli spari, cinque, che nella notte tra l'1 e il 2 giugno hanno raggiunto il centro di accoglienza del paese dell'hinterland cittadino. Cinque le persone per cui è stato chiesto il processo. Cinque bresciani accusati in concorso di avere portato, e poi utilizzato, una pi***la esplodendo i colpi contro la struttura di Collebeato. Per la Procur, il 51enne Adriano Raccagni avrebbe fornito la pi***la mentre a sparare contro il centro di accoglienza sarebbe stato il cinquantenne Rolando Bonassi. I due avrebbero avuto una discussione con i due richiedenti asilo iraniani che li avrebbero sorpresi forse a spacciare. Più tardi i due cinquantenni, vicini al mondo degli ultras come sarebbe emerso durante le indagini, sarebbero tornati all'esterno del centro e avrebbero sparato in direzione delle finestre dell'alloggio. Ad accompagnarli nella azione intimidatoria ci sarebbero state altre tre persone: il 24enne Daniel Feraboldi, il 32enne Pietro Salucci e il 29enne Alan Danesi. Nessuna traccia invece della pi***la utilizzata per spaventare i due richiedenti asilo. In alcune intercettazioni uno dei cinque avrebbe parlato dell'arma, ma non è mai stata trovata. Chiuse le indagini, così come previsto dalla legge in tema di armi da fuoco, la procura per i cinque ha chiesto il processo (nelle prossime ore il tribunale troverà una data) bypassando la fase dell'udienza preliminare. La matrice razziale era comunque stata esclusa fin dalle prime ore. Le prime indagini avevano infatti fatto emergere lo screzio tra i due bresciani e i due stranieri e su quella strada è proseguita nel corso di questi tre mesi l'attività di indagine chiusa nelle scorse ore con la richiesta di fissazione del processo. Già prima dell'episodio di giugno il centro era stato vittima di una intimidazione: nell'ottobre di un anno fa, contro la struttura venne gettato un grosso petardo e sul municipio e sotto la lapide in memoria dei partigiani erano comparse frasi ingiuriose e una svastica.