15/06/2020
Ieri si è celebrata la festività dedicata al Corpus Domini, ma senza quel "cerimoniale" di partecipazione collettiva dove al religioso si è sempre unita lo svolfimento delle tradizionali procvessioni della cittadinananza per effetto delle norme sul coronavirus. OCCASIONE PER RIFLETTERE UN PICCOLO "PRIMATO" della più "completa" Pieve del Bresciano, che può vantare la più antica ca****la del Corpo di Cristo del territorio, dove pure si possono vantare vere e propre "eccellenze" rerlogiose e artistiche in questo campo da cinque secoli a questa parte.si celebra la festa del Corpus Domini, che in passato, fino al 1977 veniva festeggiata, anche civilmente di giovedi, il sessantesimo giorno dopo la Santa Pasqua e ora spostato di qualche giorno alla domenica successiva. Era un grande giorno di celebrazioni culminanti con la solenne processione per le vie delle città e dei paesi, ed è stata così fino a prima delle restrizioni imposte dalla pandemìa. Brescia si è sempre distinta per il culto eucaristico che ebbe una notevole impulso dalla predicazione del francescano San Bernardino da Siena che fu a Brescia e porvincia nel 1422 e poi nel 1442, “inventore” del trigramma eucaristico HIS I(che significa Cristo Gesù Salvatore con iniziali dove c’è una “ibridazione” tra la lingua greca e quella latina) che era posto al centro di una raggiera dorata con dodici “raggi” spesso in forma serpeggiante, che si è tramandato fino i nostri giorni e con una realizzazione in metallo prezioso per l’esposizione dell’ostia consacrata. La grande devozione popolare all’Eucaristia venne rinvigorita quasi giusto cinquant’anni dalla morte di San Bernardino da Siena da parte di un altro santo francescano, un altro San Bernardino, ma di Feltre tra il 1493 e il 1494, che con la sua predicazione portò al costituirsi in tutto il territorio, di numerosissime confraternite laiche “del Corpo di Cristo” chiamate “scuole” che si dedicavano al culto dell’Eucaristia, e custodire l’Eucaristica e all’assistenza religiosa e caritativa In brevissimo tempo presso le maggiori chiese di Brescia, a partire dalla Cattedrale, già attestata nel 1494, e in breve quindi anche nelle chiese di tutto il territorio diocesano. Le “scuola del Sacramento” provvedevano , oltre alla costruzione e all’ornamento artistico alle necessità facendo svolgere le sante messe con le quote di iscrizione dei “soci” e con le donazioni. Fu un susseguirsi in tutte le chiese di allestimento di altari del Santissimo Sacramento, che avevano come pala un Deposizione, e che poi videro anche vere e proprie cappelle quale luogo di culto privilegiato del Corpo di Cristo e “sede delle scuole”. Ma prima vera e propria ca****la del Sacramento non fu in una delle grandi chiese centrali di Brescia, ma alla Pieve della Mitria, dove già nel 1505 si registra una donazione per la “Scuola del Sacramento” di Nave e a cui seguì l’apertura di una vera propria piccola, ma significativa ca****la con già in nuce i temi che saranno solo in seguito sviluppati “alla grande” nella chiese della città , a partire da quella di San Giovanni. E’ infatti la prima volta che l’Ultima Cena viene posta al centro di una ca****la del Sacramento, contornata da Storie della Passione raffigurate nei piccoli spicchi della volta, e completata con figure di San Giovanni di Dio padre sull’arco dell’intradosso, a mo’ di “introduzione” agli eventi che vengono raffigurati nella ca****la, anche qui nella volta con simboli eucaristici, in cui, oltre al trigramma bernardiniano si aggiungono anche più moderni” calici. La decorazione rivela più di una mano, tra cui spicca quella nettamente protorinascimentale dell’Ultima Cena con gli apostoli e il Cristo dalla figura possente che sono davanti ad una tavola imbandita dove risaltano i particolari descritti con grande attenzione e resa realistica che si stacca nettamente dal modulo della decorazione prevalente della Pieve, dovuto al cosiddetto Maestro di Nave che rivela solo un timido accostamento a Rinascimento e molti sentori ancora tardogotici, mentre questo respira il realismo del primo Rinascimento con toni che risentono dei trevigliesi Butinone e Zenale. Si può dire, seguendo i dipinti della Pieve, che si collegano al tema eucaristico, si posizionano in mezza strada tra la Deposizione del 1501, opera attribuita al Maestro di Nave, e quella del 1512, in cui è evidente la lezione di Romanino. Più corsive la mano delle Storie della Passione, ma comunque interessanti, sia per intrinseco valore artistico, sia per la novità della disposizione iconografica, Insomma, anche se in “formato ridotto” la piccola ca****la di Nave anticipa le realizzazioni maggiori chiese del Capoluogo, che pur avevano scuole del Sacramento ricche ed organizzate già tra fine del 400 e i primissimi anni del Cinquecento di cui erano componenti anche famosi pittori.
Nella grande chiesa di San Giovanni vi era una delle più attive e ricche “scuole” del Sacramento che commissionarono intorno al 1508 una Deposizione per l’Altare del Sacramento che fu poi inserita in una bellissima “soasa” di legno intagliato e dorato, opera del Lamberti: si trova ancor oggi nella più famosa e artisticamente “ricca” Ca****la del Sacramento del Bresciano (ma anche di territorio anche assai più vasto) a cui posero mano in seguito tra il 1521 e il 1540. Dividendosi il lavoro a metà Romanino e Moretto. inserendo le proprie opere sulle pareti laterali della ca****la, costituendo l’esempio più alto, completo e ricco di opere ed organizzato del culto del Corpo di Cristo, nel Bresciano, e non solo; anticipando anche nella trasformazione da altare semplice a a ca****la. Anche la Cattedrale, nel nel 1501 aveva commissionato al Foppa, confratello della “scuola” un Compianto sul Cristo morto, consegnato nel 1501, un’opera perduta, ma di cui possiamo avere una idea perche, prtaicamente in contemporanera aveva realizzato un altro compianto per la chiesa milanese di San Pietro in Gessate, anche questa perduta, ma di cui abbiamo una fotografia prima che fosse distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale in Germania dove era stata “emigrata nell’Ottocento”; solo dopo il 1550 la “scuola” del Duomo provvide a dotarsi di una ca****la (nel presbiterio a destra) affidando l’incarico al Moretto che lasciò incompiuto l’ultimo quadro quando morì nel 1554 e che fu terminato in seguito dal suo seguace Luca Mombello. Dopo qualche anno, nel 1565 si realizzò pressoché tutta la decorazione pittorica della chiesa bresciana tutta dedicata al "Corpus Domini", chiamata in breve "San Cristo", allora retta dalla confraternita dei Gesuati, che affidarono la realizzazione degli affreschi al loro confratello Benedetto Marone, al secolo Paolo Marone, di una famiglia di pittori bresciani di cui il più famoso du il nipote di Benetto, Pietro Marone. Come si vede, spesso anche nel cuore di Brescia, si sviluopoparono tematiche artistiche-religiose nate nella "periferia" delle Pievi, anche in un periodo in cui le pievi come istituzioni, cessavano di fatto (con Conclio di Trento) per traformarsi tutte in parrocchie.