Amici delle Pievi

Amici delle Pievi Gruppo di interesse per approfondire la conoscenza della storia e dell'arte delle Pievi (sec. VIII-XVI) e per luoghi analoghi

La Pieve della Mitria  di Nave (intitolata all'Annunciazione) è senza dubbio una delle più ricche di arte e storia, addi...
04/10/2020

La Pieve della Mitria di Nave (intitolata all'Annunciazione) è senza dubbio una delle più ricche di arte e storia, addirittiura unica per lacune sue pecularietà. Ma basterebbe la ca****la di San Francesco per farcela amare

Concesio  antica Pieve, luogo di nascita di "San Paolo VI" qui nato nel 1896
26/09/2020

Concesio antica Pieve, luogo di nascita di "San Paolo VI" qui nato nel 1896

Con questa nuova puntata di Borghi d'Italia vi porteremo a Concesio (Brescia), paese natale di Giovanni Battista Montini eletto al soglio di Pietro, il 21 gi...

Ieri si è celebrata la festività dedicata al Corpus Domini, ma senza quel "cerimoniale" di partecipazione collettiva dov...
15/06/2020

Ieri si è celebrata la festività dedicata al Corpus Domini, ma senza quel "cerimoniale" di partecipazione collettiva dove al religioso si è sempre unita lo svolfimento delle tradizionali procvessioni della cittadinananza per effetto delle norme sul coronavirus. OCCASIONE PER RIFLETTERE UN PICCOLO "PRIMATO" della più "completa" Pieve del Bresciano, che può vantare la più antica ca****la del Corpo di Cristo del territorio, dove pure si possono vantare vere e propre "eccellenze" rerlogiose e artistiche in questo campo da cinque secoli a questa parte.si celebra la festa del Corpus Domini, che in passato, fino al 1977 veniva festeggiata, anche civilmente di giovedi, il sessantesimo giorno dopo la Santa Pasqua e ora spostato di qualche giorno alla domenica successiva. Era un grande giorno di celebrazioni culminanti con la solenne processione per le vie delle città e dei paesi, ed è stata così fino a prima delle restrizioni imposte dalla pandemìa. Brescia si è sempre distinta per il culto eucaristico che ebbe una notevole impulso dalla predicazione del francescano San Bernardino da Siena che fu a Brescia e porvincia nel 1422 e poi nel 1442, “inventore” del trigramma eucaristico HIS I(che significa Cristo Gesù Salvatore con iniziali dove c’è una “ibridazione” tra la lingua greca e quella latina) che era posto al centro di una raggiera dorata con dodici “raggi” spesso in forma serpeggiante, che si è tramandato fino i nostri giorni e con una realizzazione in metallo prezioso per l’esposizione dell’ostia consacrata. La grande devozione popolare all’Eucaristia venne rinvigorita quasi giusto cinquant’anni dalla morte di San Bernardino da Siena da parte di un altro santo francescano, un altro San Bernardino, ma di Feltre tra il 1493 e il 1494, che con la sua predicazione portò al costituirsi in tutto il territorio, di numerosissime confraternite laiche “del Corpo di Cristo” chiamate “scuole” che si dedicavano al culto dell’Eucaristia, e custodire l’Eucaristica e all’assistenza religiosa e caritativa In brevissimo tempo presso le maggiori chiese di Brescia, a partire dalla Cattedrale, già attestata nel 1494, e in breve quindi anche nelle chiese di tutto il territorio diocesano. Le “scuola del Sacramento” provvedevano , oltre alla costruzione e all’ornamento artistico alle necessità facendo svolgere le sante messe con le quote di iscrizione dei “soci” e con le donazioni. Fu un susseguirsi in tutte le chiese di allestimento di altari del Santissimo Sacramento, che avevano come pala un Deposizione, e che poi videro anche vere e proprie cappelle quale luogo di culto privilegiato del Corpo di Cristo e “sede delle scuole”. Ma prima vera e propria ca****la del Sacramento non fu in una delle grandi chiese centrali di Brescia, ma alla Pieve della Mitria, dove già nel 1505 si registra una donazione per la “Scuola del Sacramento” di Nave e a cui seguì l’apertura di una vera propria piccola, ma significativa ca****la con già in nuce i temi che saranno solo in seguito sviluppati “alla grande” nella chiese della città , a partire da quella di San Giovanni. E’ infatti la prima volta che l’Ultima Cena viene posta al centro di una ca****la del Sacramento, contornata da Storie della Passione raffigurate nei piccoli spicchi della volta, e completata con figure di San Giovanni di Dio padre sull’arco dell’intradosso, a mo’ di “introduzione” agli eventi che vengono raffigurati nella ca****la, anche qui nella volta con simboli eucaristici, in cui, oltre al trigramma bernardiniano si aggiungono anche più moderni” calici. La decorazione rivela più di una mano, tra cui spicca quella nettamente protorinascimentale dell’Ultima Cena con gli apostoli e il Cristo dalla figura possente che sono davanti ad una tavola imbandita dove risaltano i particolari descritti con grande attenzione e resa realistica che si stacca nettamente dal modulo della decorazione prevalente della Pieve, dovuto al cosiddetto Maestro di Nave che rivela solo un timido accostamento a Rinascimento e molti sentori ancora tardogotici, mentre questo respira il realismo del primo Rinascimento con toni che risentono dei trevigliesi Butinone e Zenale. Si può dire, seguendo i dipinti della Pieve, che si collegano al tema eucaristico, si posizionano in mezza strada tra la Deposizione del 1501, opera attribuita al Maestro di Nave, e quella del 1512, in cui è evidente la lezione di Romanino. Più corsive la mano delle Storie della Passione, ma comunque interessanti, sia per intrinseco valore artistico, sia per la novità della disposizione iconografica, Insomma, anche se in “formato ridotto” la piccola ca****la di Nave anticipa le realizzazioni maggiori chiese del Capoluogo, che pur avevano scuole del Sacramento ricche ed organizzate già tra fine del 400 e i primissimi anni del Cinquecento di cui erano componenti anche famosi pittori.
Nella grande chiesa di San Giovanni vi era una delle più attive e ricche “scuole” del Sacramento che commissionarono intorno al 1508 una Deposizione per l’Altare del Sacramento che fu poi inserita in una bellissima “soasa” di legno intagliato e dorato, opera del Lamberti: si trova ancor oggi nella più famosa e artisticamente “ricca” Ca****la del Sacramento del Bresciano (ma anche di territorio anche assai più vasto) a cui posero mano in seguito tra il 1521 e il 1540. Dividendosi il lavoro a metà Romanino e Moretto. inserendo le proprie opere sulle pareti laterali della ca****la, costituendo l’esempio più alto, completo e ricco di opere ed organizzato del culto del Corpo di Cristo, nel Bresciano, e non solo; anticipando anche nella trasformazione da altare semplice a a ca****la. Anche la Cattedrale, nel nel 1501 aveva commissionato al Foppa, confratello della “scuola” un Compianto sul Cristo morto, consegnato nel 1501, un’opera perduta, ma di cui possiamo avere una idea perche, prtaicamente in contemporanera aveva realizzato un altro compianto per la chiesa milanese di San Pietro in Gessate, anche questa perduta, ma di cui abbiamo una fotografia prima che fosse distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale in Germania dove era stata “emigrata nell’Ottocento”; solo dopo il 1550 la “scuola” del Duomo provvide a dotarsi di una ca****la (nel presbiterio a destra) affidando l’incarico al Moretto che lasciò incompiuto l’ultimo quadro quando morì nel 1554 e che fu terminato in seguito dal suo seguace Luca Mombello. Dopo qualche anno, nel 1565 si realizzò pressoché tutta la decorazione pittorica della chiesa bresciana tutta dedicata al "Corpus Domini", chiamata in breve "San Cristo", allora retta dalla confraternita dei Gesuati, che affidarono la realizzazione degli affreschi al loro confratello Benedetto Marone, al secolo Paolo Marone, di una famiglia di pittori bresciani di cui il più famoso du il nipote di Benetto, Pietro Marone. Come si vede, spesso anche nel cuore di Brescia, si sviluopoparono tematiche artistiche-religiose nate nella "periferia" delle Pievi, anche in un periodo in cui le pievi come istituzioni, cessavano di fatto (con Conclio di Trento) per traformarsi tutte in parrocchie.

Ancora in tempo massimo ma sono ancora possibili gli auguri ai Barnaba del gruppo, ricordando che secondo la tradizione ...
11/06/2020

Ancora in tempo massimo ma sono ancora possibili gli auguri ai Barnaba del gruppo, ricordando che secondo la tradizione l'apostolo Barnaba fu il primo evangelizzatore a Brescia, come ricorda la ca****la a lui dedicata nel chiostro di San Pietro in Oliveto a Brescia. Paolo da Caylina il Giovane(Pavia 1482 ca- Brescia 1569)

TRA GIOVEDI' E SABATOI' SANTO: DIPINTI e  CULTO  DEL SS: SACRAMENTO alla PIEVE DELLa MITRIA.L'ultima Cena e l'ultima not...
10/04/2020

TRA GIOVEDI' E SABATOI' SANTO: DIPINTI e CULTO DEL SS: SACRAMENTO alla PIEVE DELLa MITRIA.L'ultima Cena e l'ultima notte di Gesù prima del sacrificio nei dipinti della prima Ca****la del Sacramento del territorio bresciano alla Pieve della Mitria.
Il culto del Corpo di Cristo viene diffuso a Brescia dalla predicazione di San Bernardino da Feltre a Brescia dando origine alle “scuole del SS: Sacramento, confraternite laiche religiose diffuse praticamente in tutte le chiese di Brescia, a partire da quella del la Cattedrale1494. Esse si dedicavano alla custodie del pane consacrato accompagnando i sacerdoti nella distribuzione del Corpo di Cristo in particolare ai sofferenti e ai moribondi e praticando opere di ca**tà. Le più famose scuole sono quelle della Cattedrale e quella di San Giovanni, entrambe ricche di grandi capolavori di Moretto e Romanino, pittori che compirono l'impresa della decorazione della Ca****la del Sacramento in San Giovanni vi lavorandovi in due riprese: dal 1521, quando sottoscrissero il contratto, al 1524, e quindi riprendendo e completando il lavoro negli anni tra il 1535 e il 1540, Ma la prima ca****la vera e propria fu quella ricavata all'inizio della navata sinìstra della Pieve della Mitria, a Nave tra il 1505 e il 1510 circa. Non che mancassero gli altari del SS. Sacramento che avevano una pala con la raffigurazione della “Deposizione”, come si vede ancor oggi in moltissime chiese di tutti i secoli; Anche a San Giovanni al centro della ca****la romaninano- morettesca vi è una “Deposizione”, opera del trevigliese Bernardo Zenale dipinta per la “scuola” intorno al 1509 e quindi poi collocata sull’altare della Ca****la del Sacramento con intorno le tele del Romanino e del Moretto e nel Duomo vi era una “Deposizione” dipinta da Vincenzo Foppa nel 1501, che era anche un confratello della “scuola”, dipinto perduto, ma di cui possiamo avere un’idea dalla fotografia di altro dipinto di analogo soggetto dal Foppa per la chiesa di San Pietro in Gessate a Milano e poi portata a Berlino andando distrutto della seconda guerra mondiale . Alla Pieve della Mitria probabilmente il culto del Sacramento faceva capo al primo altare di sinistra con il Deposizione nel sepolcro, che porta la data del 1501 e la dedica dell’ arciprete Giovanni de’ Stefanis, che aveva concluso proprio in quell’anno il rinnovamento edilizio della Pieve. Altari del Sacramento con la Deposizione come pala sono una costante che arriva fino ai giorni nostri, ma una intera ca****la dedicata al SS. Sacramento non è molto comune. I dipinti della ca****la del Sacramento alla Pieve della Mitria si dispongono come in una piccola chiesa con decorazioni sul sottarco dell’ingresso e quindi all’interno dove viene l’Ultima Cena e nelle lunette alcune salienti scene della Passione accompagnate sulla volta da simboli eucaristici. L’Ultima cena, pur solo in parte conservatavi presenta figure imponenti che coniugano il forte impatto delle figure disposte attorno al Cristo che benedice il pane e la poetica osservazione della realtà della tovaglia stirata di fresco dove si dispongono le stoviglie lucenti e le vivande. I dipinti di questa ca****la segnano uno stacco notevole con quelli di poco precedenti attribuiti in buona parte all’anonimo cosiddetto “Maestro di Nave” attivo in quegli anni in una larga parte del territorio bresciano, che riempiono le pareti per una buona metà della chiesa, e tra cui proprio la “Deposizione” del 1501, annotando che nel complesso di Santa Giulia vi è una notevolissima “Ultima Cena” con figure assai vicine a quelle dell’ ancora in buona parte targodotico Maestro di Nave ma con un una impostazione architettonica pienamente “rinascimentale” e con un riflesso nella disposizione dei personaggio che si possono ricondurre all’esempio vinciano di Milano (1494-1498) . Anche quelli della Ca****la del Sacramento non hanno attribuzioni a maestri esattamente identificabili, e paiono ricondursi a “maestri” lombardi con accenti che li possono far avvinare ai Trevigliesi, Butinone e Zenale per la Cena , mentre le storie della Passione sono “vicine al milanese Giovanni Antonio de’ Fedeli, documentato a Brescia tra il 1504 e il 1540 ca) e nel territorio della Bassa bresciana tra Asola (Mn) e Remedello. Questi dipinti si staccano notevolmente dall’altro dipinto di segno “eucaristico” datato 1512 (l’anno del Sacco di Brescia), la famosa “Pietà” attribuita ad un intervento diretto del Romanino o del suo collaboratore e seguace, in quegli anni, il cremonese Altobello Melone, Si può concludere che in un luogo abbastanza “periferico” del territorio bresciano, ma fortemente legato alla “capitale” e religiosa e civile, Brescia, si trovano interessanti contributi alla “lettura” della storia artistica e religiosa per l’intera “provincia” artistico-religiosa bresciana, tra Medioevo e pfrimo Rinascimengto, tenendo presente anche che il più antico testiomone bresciano dell’Ultima Cena si trova proprio alla Pieve della Mitria e risale alla fine dekl Duecento.( testo Alberto Zaina. Fotografie @ Mario Bonotto, e Brescia Musei ) Bibliografia essenziale B.M: Savy, “Manducatio per Visum”, Padova 2006). Duemila anni di pittura a Brescia, (Brescia 2007), La pieve della Mitria, Grafo Brescia 2002, Nave nella Storia,Nave 20010, Nave nella Storia, Una storia Millenaria. La pieve della Mitria (atti del Convegno del 2017) i.c.s.

Oggi festa delle Palme le pievi sono chiuse al culto festoso della domenica con cui enttiamo nella Settimana di Passione...
05/04/2020

Oggi festa delle Palme le pievi sono chiuse al culto festoso della domenica con cui enttiamo nella Settimana di Passione. Ricordiamo anche il santo di cui ricorre memoria San Vincenzo Ferreri la cui immagine è particolarmente presente nelle pievi del Bresciano

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