20/02/2026
𝗦𝗨𝗜 𝗟𝗘𝗚𝗔𝗠𝗜 𝗧𝗥𝗔 𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗔𝗧𝗢 𝗜𝗠𝗣𝗘𝗥𝗜𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗙𝗥𝗔𝗡𝗖𝗘𝗦𝗘 𝗘𝗗 𝗜 𝗚𝗥𝗨𝗣𝗣𝗜 𝗝𝗜𝗛𝗔𝗗𝗜𝗦𝗧𝗜 𝗜𝗡 𝗔𝗙𝗥𝗜𝗖𝗔 𝗢𝗖𝗖𝗜𝗗𝗘𝗡𝗧𝗔𝗟𝗘
Si susseguono gli attacchi terroristici dei gruppi jihadisti contro l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES) formata da Mali, Burkina Faso e Niger, tre paesi dell’Africa Occidentale colpevole di essersi sottratti allo sfruttamento dello stato imperialista francese, che nonostante l’indipendenza formale concessa nel secolo scorso continuava a soggiogarli con politiche neocoloniali, per neutralizzare le quali le truppe francesi sono state fatte uscire da questi paesi e gli accordi commerciali penalizzanti sono stati abrogati.
Una pratica di indipendenza subito attaccata dall’Occidente, sia per i mancati guadagni che per il timore che altri stati possano seguire l’esempio della Alleanza del Sahel.
Così:
• il Mali ha dovuto affrontare problemi gravi di approvvigionamento di carburante a causa degli attacchi contro le cisterne che rifornivano i vari distretti del Paese;
• in Burkina Faso è stato recentemente scoperto e vanificato l’ennesimo tentativo di magnicidio perpetrato contro Ibrahim Traore, il presidente che fa rivivere le politiche rivoluzionarie ed anticoloniali di Thomas Sankara e gode di ampia popolarità sia in Burkina che tra la gioventù degli altri paesi africani;
• in Niger si è avuto un attacco su ampia scala all’aeroporto Diori Hamani di Niamey, dove un gruppo di mercenari ha tentato di irrompere nella base aerea 101 nelle prime ore di giovedì 5 febbraio scorso, aggressione che peraltro si è conclusa con un pesante bilancio per gli attaccanti dato che un totale di 20 mercenari sono stati uccisi e 11 arrestati, oltre al sequestro di veicoli e materiale bellico utilizzato nell'operazione.
Sulla base delle informazioni acquisite sul campo e dagli interrogatori degli arrestati, il presidente del Niger, il generale Abdourahamane Tiani, ha accusato i leader Emmanuel Macron (Francia), Alassane Ouattara (Costa d'Avorio) e Patrice Talon (Benin) di essere i mandanti dell'attacco, sottolineando che avrebbero ordinato l’azione contro l'aeroporto come parte di un complotto estremista, aggiungendo in una recente intervista tutta una serie di ulteriori informazioni che depongono per un ruolo attivo di Parigi nell’organizzazione non solo di questo attentato ma anche nei sequestri di almeno tre cooperanti europei, messi in atto recentemente -o ancora in corso- dai gruppi jihadisti.
La mole di evidenze disponibili sulle relazioni tra agenti dello stato imperialista francese ed i gruppi jihadisti che ricevono armi, supporto logistico e di intelligence al fine di sabotare l’economia e decapitare la dirigenza politica dell’Alleanza degli Stati del Sahel è tanto imponente quanto politicamente pesante, dato che smaschera le retoriche sulla difesa della democrazia di cui ama ammantarsi il personale politico imperialista francese.
Più in generale quanto fa Macron non è diverso da quanto fanno gli altri stati occidentali nelle loro zone di influenza, dove elementi suprematisti di matrici nazista (Ucraina) o jihadista (Siria, Iraq, etc.) vengono supportati e talora creati al fine di sabotare e rovesciare i governi che cercano in vario modo di sottrarsi alle catene neocoloniali dell’Occidente capitalista.
In particolare, nei tre paesi del Sahel sopra citati si è creata un innovativo blocco politico e sociale tra settori di borghesia nazionale, ampi settori popolari ed esercito per la sua capacità di marginalizzare la borghesia compradora e le forze politiche assimilazionist. La AES ha creato una banca propria grazie al riconquistato controllo sulle proprie miniere d’oro, sta creando una moneta sganciata dal franco CFA, recupera le quote di valore prodotte dalle materie prime, dalle monocolture e dai servizi di distribuzione di carburante, alimentari, acqua, telefono ed elettricità - tutte in mano a multinazionali occidentali con un ruolo preminente delle società francesi che prima venivano drenate verso i paesi capitalistici – nazionalizzando miniere, riscrivendo i contratti,
trasformando in loco le materie prime in semilavorati, internalizzando servizi e reti di distribuzione, avviando nuovi impianti per la produzione in loco di beni, raggiungendo l’autosufficienza alimentare, etc. che hanno di molto ridotto i flussi di valore dalle periferie alle metropoli e costringendo così Macron ad avviare politiche di taglio alla spesa sociale.
I paesi del Sud del Mondo si stanno organizzando per godere della ricchezza che viene estratta dalle loro miniere, dai loro campi e dalle loro attività produttive e sociali, chiamando i propri eserciti a sostenere l’impatto militare della reazione occidentale, che ora, rabbiosa, li sta investendo, accumunandone, al di là dei toni e delle retoriche, le politiche di aggressione militare: l’abbiamo visto con il sequestro del presidente legittimo della Repubblica Bolivariana del Venezuela Maduro e della sua compagna, con la stessa invasione militare del Venezuela, con le sanzioni che mirano a privare Cuba del petrolio, con gli attentati che squassano il Medio Oriente dalla Siria al Pakistan, il genocidio del popolo palestinese, gli attacchi all’Iran e lo vediamo or , per l’appunto, con gli attacchi di mano jihadista e di regia francese agli stati dell’Allenza del Sahel.
In questa cornice il Partito Comunista Italiano:
• esprime la propria solidarietà alle popolazioni ed ai governi che cercano di sottrarsi al giogo neocoloniale delle potenze occidentali;
• ne sostiene i percorsi verso l’indipendenza economica, politica e militare nella prospettiva di un miglioramento reale delle condizioni di vita di masse enormi di contadini e proletari oggi costretti a vivere in condizioni di estrema indigenza per lo sfruttamento loro imposto dal modo di produzione capitalistico;
• denuncia l’ipocrisia delle élite occidentali che sono disposte a tutto pur di mantenere in condizioni di sfruttamento i popoli del sud del mondo e la crisi etica che ne scuote le fondamenta;
• evidenzia l’acuirsi dei processi di sfruttamento di classe, ambiente, etnia, genere e vita all’interno degli stessi paesi capitalistici;
• sostiene la necessità di superare in avanti le crisi economiche, sociali, politiche ed ambientali che scuotono i nostri paesi che non possono essere risolte dalla alternanza tra forze politiche della destra filocapitalista con quelle della sinistra neoliberale e viceversa, mentre richiedono l’affermazione di una alternativa di sistema, cioè la costruzione condivisa di una moderna società socialista.
Carlo Romagnoli
Segreteria nazionale PCI