12/07/2023
Ercole I, figlio di Niccolò III e fratello di Leonello e Borso, è stato uno dei regnanti più longevi di Casa d’Este, grazie soprattutto alle sue spiccate doti diplomatiche e all’avversione alla guerra a causa della ferita subita da giovane in battaglia che lo rese zoppo e la bruciante sconfitta con Venezia, l’unica guerra in cui fu coinvolto come Duca.
Passata l’infanzia a Napoli con il fratello Sigismondo presso la corte Aragonese, Ercole fu coinvolto in un importante cambiamento politico, quando fu costretto da Borso a passare al servizio di Giovanni d'Angiò, il Duca di Calabria che cercava di conquistare il trono di Napoli, contro il Re aragonese che lo aveva accolto in precedenza. Questo tradimento causò anni di tensioni diplomatiche con Napoli che si risolsero grazie ad un intenso lavoro di ambascerie, fino ad arrivare a una nuova alleanza Aragonese-Estense, confermata nel 1472 con il matrimonio tra Ercole ed Eleonora d’Aragona.
Queste non furono le uniche difficoltà politiche che dovette affrontare Ercole che ebbe a che fare con congiure di palazzo come quella dei Pio a cui non prese parte restando fedele a Borso, sia da problemi interni di successione, come con Niccolò, figlio di Leonoello e pretendente al titolo di Duca.
Ma ciò che connoterà per sempre l’operato del governo di Ercole I è la cosiddetta “Addizione”.
La volontà da parte del Duca di ampliare la città e di edificare la “Terra Nuova”, fu un audace e innovativo progetto realizzato grazie ad un nutrito gruppo di architetti e progettisti che, al fianco di Ercole, seppero immaginare e plasmare la città. Tra loro spicca Biagio Rossetti, che in sinergia con altre figure tra cui Battista e Antonio Maria di Rainaldo, Bartolomeo Tristano e Antenore da Bondeno, in una decina d’anni diede vita a ben 20 cantieri civili e 12 religiosi. Il coordinamento e la supervisione di queste fabbriche fu affidato all’Ufficio delle Fabbriche e delle Munizioni Ducali, il cui responsabile era appunto Biagio Rossetti.
Durante questo lungo periodo di pace, l’impianto urbano di Ferrara cambiò radicalmente raddoppiando il proprio territorio e allo stesso tempo, sviluppando anche le arti e la cultura, in particolare il teatro e la musica, che divennero delle vere e proprie passioni per Ercole I.
Il Duca Ercole visse con grande fervore religioso gli ultimi anni della sua vita e si impegnò molto nelle costruzioni religiose, sia nella fondazione di nuovi edifici, sia nel restauro o nella ricostruzione di chiese o monasteri già esistenti.