Presidio universitario di Bologna"I ragazzi della casa dello studente"

  • Casa
  • Italia
  • Bologna
  • Presidio universitario di Bologna"I ragazzi della casa dello studente"

Presidio universitario di Bologna"I ragazzi della casa dello studente" (Presidio universitario di Libera) Mercoledì è nato. Quei ragazzi però, non sono vittime di mafia. Allora perché abbiamo scelto loro?

Come ogni cosa, come ogni persona appena nata, la scelta più difficile è stata quella del nome. È la cosa più importante, è ciò che ti identifica per tutta l’esistenza, ciò con cui vieni riconosciuto, ricordato. Il più delle volte un nome, ricorda qualcuno: un amico, un parente, una persona che ha toccato la tua vita trasformandola. Con questo nome noi abbiamo voluto ricordare otto studenti, non s

olo morti, ma ammazzati, otto dei tanti ragazzi morti a L’Aquila il 06/04/09. Alessio, Francesco, Marco, Luciana, Angela, Michelone, Luca e Davide, sono questi i loro nomi ed è ascoltando Roberto Saviano raccontare il terremoto e le loro storie, che abbiamo deciso il nome del Presidio universitario di Libera: “I ragazzi della casa dello studente”, L’Aquila 6 Aprile 2009. Ho ripetuto di proposito un’infinità di volte la parola “nome”, per ribadire il pensiero di Don Ciotti, che condivido e che tutti noi condividiamo, sul diritto al nome delle vittime di mafia. Per prima cosa sono, anzi erano, studenti come noi. Avevano un sogno da realizzare, e sudavano, e lottavano, per riuscire nel loro intento. Intento che è anche il nostro: quello di realizzarsi nella vita, lavorando e amando. Questo è il motivo principale, poi c’è un altro fattore: quello degli appalti. La Casa dello Studente è stata costruita speculandoci sopra: l’abuso edilizio è un grande cavallo di battaglia delle mafie in Emilia-Romagna. Dobbiamo ricordarcelo, avere sempre presente qual è il territorio in cui ci troviamo e quindi in cui operano le mafie. È con questi presupposti e da questo punto che partiamo, con gioia e con grinta, nel nostro cammino, con il peso della correttezza, della legalità, e soprattutto del ricordo, sulle nostre spalle.

04/12/2021

I legami tra la nostra città, , e altri paesi europei sono forti. Legami che riguardano la presenza di mafie e criminalità, ma anche quello che viene fatto per contrastarle: esperienze a centinaia di chilometri di distanza collegate da temi, impegni, percorsi che riguardano non solo l'antimafia, ma anche la giustizia sociale, la legalità democratica, l'attivismo. Così, la scorsa settimana siamo state a con il Presidio universitario di Bologna"I ragazzi della casa dello studente". Tre giorni per conoscere le realtà attive sul territorio francese, tre giorni di scambio e confronto.

Abbiamo incontrato Rachele Borghi, professora di Geografia alla Sorbona, con cui abbiamo parlato di attivismo, intersezionalità delle lotte e spazi di tenerezza radicale. La sociologa Elisabetta Bucolo ci ha invece raccontato della nuova legge per il riutilizzo sociale dei in Francia, approvata lo scorso aprile, che è solo un primo passo verso una presa di coscienza sul valore che possono avere i nell’ottica di una concreta restituzione di ciò che le organizzazioni criminali hanno sottratto alle comunità. Insieme all'associazione Crim'HALT comme "alternative" abbiamo poi analizzato la percezione e la presenza dei fenomeni corruttivi e criminali nel territorio francese.

Ma questo viaggio ci ha anche permesso di vistare e vivere due spazi che animano il tessuto sociale parigino: La base e TEP Ménilmontant . Il primo è una casa di associazioni vibrante di energia, un coworking e un bar sociale in cui ogni realtà collabora con le altre per portare un cambiamento concreto in città su temi diversi, ma complementari, una comunità attiva soprattutto per la e ambientale.
Il secondo luogo nasce da un'azione forte e condivisa di singolə cittadinə che si sono attivatə e organizzatə trasformando uno spazio pronto per l’edificazione in un cortile comune occupato e preservato dalla cittadinanza. Uno spazio per lo sport di quartiere con un focus sull'inclusività e l'ecosostenibilità.

Infine abbiamo incontrato alcune delle realtà di , la rete di associazioni che si occupano di antimafia sociale a livello europeo promossa da Libera Internazionale. Grazie a DeMains Libres Paris, Eine Welt e.V. Leipzig, BASTA e Comprendre la mafia abbiamo chiuso questa serie di incontri condividendo pratiche e relazioni e progettando attività comuni per prossimi mesi.
---
Il viaggio è stato realizzato con il contributo di Alma Mater Studiorum - Università di Bologna.
Il Presidio è un associazione studentesca Unibo, parte del coordinamento di .
Vuoi partecipare? Scrivi a [email protected]

Si conclude oggi il nostro viaggio a Parigi. Stamattina abbiamo incontrato DeMains Libres Paris , Eine Welt e.V. Leipzig...
27/11/2021

Si conclude oggi il nostro viaggio a Parigi.

Stamattina abbiamo incontrato DeMains Libres Paris , Eine Welt e.V. Leipzig , BASTA, e Comprendre la mafia, alcune delle associazioni che si occupano di antimafia sociale aderenti alla rete europea promossa da Libera Internazionale.

Il viaggio è stato possibile grazie al contributo di Alma Mater Studiorum - Università di Bologna

-
Il Presidio è un Associazione studentesca
Ed è parte del coordinamento di Libera Bologna

Vuoi aderire alle nostre attività? scrivi a [email protected] o sulla nostra pagina

A partire dal 1996, ogni 21 marzo viene celebrata nelle piazze italiane la giornata dedicata alla memoria e all’impegno ...
21/03/2021

A partire dal 1996, ogni 21 marzo viene celebrata nelle piazze italiane la giornata dedicata alla memoria e all’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia.
Come l’anno scorso non possiamo scendere in piazza, ma il nostro pensiero va comunque ai familiari delle vittime: 1031 i nomi che leggeremo quest’anno.
La giornata del 21 marzo nasce nel 1996 grazie alla spinta di Carmela Montinaro, madre di Antonio Montinaro, capo della scorta di Giovanni Falcone. Infatti i nomi di Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani non venivano quasi mai ricordati: ci si riferiva a loro come "i ragazzi della scorta”. Il non sentire nominare il nome di suo figlio era per Carmela Montinaro un dolore altrettanto grande quanto quello della sua perdita. È grazie alla sua forza nel portare avanti la memoria di suo figlio, alla forza di molti altri familiari e ad una rete di persone sempre più ampia, che è stata istituita e celebrata per la prima volta la giornata nazionale in memoria di tutte le vittime innocenti di mafia.

Il presidio Universitario di Bologna, da un anno ripercorre i vissuti di donne le cui vite si sono intrecciate con il sistema mafioso. Oltre a Carmela Montinaro, sono tantissime le donne che con forza si sono impegnate nella lotta contro la mafia e nella lotta per la memoria, la verità e la giustizia. Abbiamo deciso di raccontare le loro storie e vissuti all’interno di una breve serie di podcasts. Attraverso questa esperienza ci siamo avvicinati alla storia di Lea Garofalo, ed è a lei in particolare che quest’anno dedichiamo il 21 Marzo.

Lea, nata a Petilia Policastro, ancora molto giovane diventa moglie di Carlo Cosco, boss mafioso, da cui avrà una figlia, Denise. Quando decide di rompere i legami con la mafia ed andarsene assieme a sua figlia, si rivolge allo stato, che non è però in grado di fornirle l'aiuto necessario. Inanzittutto, come lei stessa denuncia in una lettera al presidente della repubblica, non le viene riconosciuto lo status di testimone: Lea viene inserita nel programa protezione come collaboratrice, termine che implica un qualche legame da parte sua con il sistema mafioso. Il suo legale non risponde alle sue telefonate, mentre i suoi amici e parenti l'hanno isolata a causa della sua scelta. Lea di fatto è completamente sola, "allo stremo delle sue forze psichiche e mentali". Ciò la porta quindi a una decisione disperata: rinunciare alla protezione. A seguito di questa scelta, durante un incontro con il marito, Lea viene brutalmente uccisa dallo stesso, che le tende meschinamente un agguato. Oggi è Denise, sua figlia, a portare avanti la memoria della storia di Lea.

Attorno a Denise ci stringiamo, e a Lea e a tutte le vittime innocenti delle mafie dedichiamo la nostra memoria ed il nostro impegno.

Dopo 11 anni il nostro impegno continua ad essere dedicato a Luca Lunari, Angela Cruciano, Luciana Capuano, Davide Cento...
06/04/2020

Dopo 11 anni il nostro impegno continua ad essere dedicato a Luca Lunari, Angela Cruciano, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Hussein Hamade, Francesco Esposito, Alessio Di Simone, Marco Alviani, vittime del crollo della Casa dello studente de L'Aquila.

👇🏻 di seguito la storia del crollo raccontata da Elisa Vicario
e le riflessioni sulle eterne emergenza del nostro paese di Ludovico Venturini.

TI RACCONTO UNA STORIA  È il 5 aprile 2009 a L’Aquila e passando per via XX settembre si vede la Casa dello Studente; simbolo della vita universitaria della città. Edificio a sette piani, diviso in tre ali, che dovrebbe ospitare 120 ragazzi, ma oggi ne ospita di meno. Ne ospita di meno perché ...

Quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della morte di Hyso Telharaj, giovane ucciso l’8 settembre 1999 dal caporal...
08/09/2019

Quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della morte di Hyso Telharaj, giovane ucciso l’8 settembre 1999 dal caporalato in Puglia.

Hyso è l’ultimo di sei figli, cresce in un piccolo paesino vicino Valona. Suo padre è costretto a letto da anni e la mamma porta avanti da sola la famiglia. Hyso cresce con una forte responsabilità. Sono anni difficili nel Paese, la gente fugge, non c’è uno Stato, la caduta della dittatura e l’assenza delle istituzioni statali porta la gente a scappare via, a provare a ricostruirsi una vita. Le coste italiane, in particolare quelle pugliesi, nei primi anni '90 sono teatro di centinaia di sbarchi: un intero popolo in fuga.
E così Hyso decide di seguire l’esempio di tanti suoi connazionali: vuole partire per l’Italia per ricominciare a studiare e pensare finalmente a sé stesso.

Parte insieme a suo cugino 17enne Simon Tragaj. Arrivano in Puglia dove iniziano a lavorare alla raccolta dei pomodori tra Cerignola e Borgo Incoronata. Hyso vuole mettere da parte i soldi per iscriversi a scuola e studiare da geometra. Ma Hyso, sempre gentile con tutti, sempre allegro, non sa che la vita dei braccianti agricoli pugliesi è scandita da regole ferree, che non si può sfuggire a un sistema di controllo quale il caporalato, che non è libero di scegliere per sé.
Si rifiuta di cedere ai ricatti dei caporali e si rifiuta di consegnare parte dei suoi guadagni.
Non si rende conto del pericolo, quasi sicuramente non sa che il suo gesto è un atto di ribellione e che non può passare il messaggio che qualcuno contesti chi comanda.
La sera del 5 settembre 1999, è in Italia da pochissimi mesi, viene avvisato che le persone a cui si è opposto stanno venendo a cercarlo nel casolare in cui vive nelle campagne vicino a Borgo Incoronata. Qualcuno gli suggerisce di fuggire, ma lui non lo fa.

A bordo di una Croma guidata da Addolorato Pompeo Todisco, un imprenditore agricolo di Orta Nova, arrivano altre quattro persone armate, tre uomini albanesi e una donna slovacca. Hyso e Simon vengono picchiati. Partono nove colpi di arma da fuoco. Hyso muore tre giorni dopo, l’8 settembre del 1999 a causa delle ferite riportate. Hyso viene sepolto nella sua terra e di ciò che gli è accaduto in Italia non ne parlerà più nessuno, neanche all’interno della sua famiglia.

Nel 2012 Ajada, una ragazza di origine albanese, in Italia dall’età di 11 anni, partecipa ad un campo di E!state Liberi. Viene a conoscenza della storia di Hyso e decide di rintracciare la famiglia, far conoscere loro la triste storia di Hyso ma anche renderli partecipi della memoria viva che i giovani di Libera quotidianamente trasmettono con i loro racconti.
Per troppo tempo Hyso ha avuto un nome in Italia senza un volto, e in Albania, la sua terra, aveva un volto e un nome che non poteva pronunciarsi per quanto male facesse. Il ritrovamento di questa identità prende forma in un documento che la famiglia decide di regalare a Libera: il suo passaporto.

Sulla scia di questo percorso di condivisione e memoria quest’anno siamo andati a trovare i familiari di Hyso in Albania e abbiamo continuato a mantenere viva la sua memoria contribuendo costruire una libera rete di relazioni.

A lui la nostra e il nostro

04/09/2019

Hyso Telharaj aveva solo 22 anni quando è stato ucciso nella campagna della provincia di Foggia. Il giovane albanese era venuto in Italia per cercare lavoro. Hyso …

"Le vittime sono braccianti in lotta per i diritti, uccise in modo violento e colpevolizzate dopo la morte, mentre sullo...
23/08/2019

"Le vittime sono braccianti in lotta per i diritti, uccise in modo violento e colpevolizzate dopo la morte, mentre sullo sfondo c’è sempre la difesa dell’innocenza italiana. Inoltre, già nel 1989 erano evidenti gli errori, i tic, i riflessi condizionati su immigrazione e caporalato. Oggi questi fenomeni sono vissuti come “emergenze”, ma in realtà si trascinano in modo simile da trent’anni".

La sera del 23 agosto 1989 veniva ucciso a Villa Literno Jerry Essan Masslo.

In fuga dal Sudafrica, arrivò in Italia nel 1988. Fu ucciso la sera del 23 agosto 1989 a Villa Literno. A trent’anni dalla sua morte l’Italia fa ancora i conti con errori e riflessi condizionati su immigrazione e caporalato. Leggi

Indirizzo

Via Riva Di Reno 77
Bologna
40123

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Presidio universitario di Bologna"I ragazzi della casa dello studente" pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Presidio universitario di Bologna"I ragazzi della casa dello studente":

Condividi