02/08/2026
LE BOMBE NELLE PIAZZE E NELLE STAZIONI, LE METTONO I FASCISTI, LE PAGANO I PADRONI!
46 anni fa, il 2 agosto 1980 a Bologna una bomba esplode nella sala d’aspetto della stazione causando 85 morti, oltre 200 feriti. Una strage fascista, orchestrata dalla NAR, con complicità che toccano la loggia P2 e apparati dello Stato italiano.
Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, tutt’oggi in libertà, sono solo i nomi degli esecutori materiali.
I mandanti restano tutt’oggi nell’ombra protetti dalle istituzioni. La loggia P2 e i servizi segreti hanno avuto un ruolo documentato, ma mai punito.
La strage non fu un fatto casuale, l’azione fu parte integrante della strategia della tensione, iniziata nel 1969 con la strage di Piazza Fontana e proseguita con altri attentati fino ai primi anni ’90.
Questa strategia è stata usata dalla classe dominante per bloccare le lotte dei lavoratori e mantenere il potere, anche ricorrendo alla violenza tramite apparati dello Stato, fascisti e criminalità organizzata.
Lo Stato ha agito come strumento della classe dominante, che non ha esitato ad abbandonare la democrazia quando minacciata. Le teorie alternative su alcune stragi, come quella di Bologna, non sono altro che depistaggi voluti per mascherare i reali mandanti.
Il 2 agosto non è solo memoria delle vittime, è denuncia della violenza neofascista sostenuta da apparati dello Stato.
La strage fu frutto di una strategia politica per reprimere i movimenti sociali e difendere l’ordine capitalistico.
Ricordare significa lottare contro le stesse logiche di potere che ancora oggi proteggono i responsabili.