Coordinamento Migranti Bologna

Coordinamento Migranti Bologna Movimento di donne e uomini migranti e italiani contro razzismo e sfruttamento su Instagram

La sentenza di un giudice sancisce che il decreto d’espulsione scatta immediatamente per l’ingresso via terra, ma non vi...
31/07/2026

La sentenza di un giudice sancisce che il decreto d’espulsione scatta immediatamente per l’ingresso via terra, ma non via mare. E così 50mila migranti in meno di ventiquattr’ore si mettono a nuotare.

Salvagenti, canotti, mute e pochi altri mezzi, migliaia di donne e uomini irrompono nell’enclave sp****la di Ceuta e la cosa comincia a ripetersi anche a Melilla. 24, per ora, è il numero di coloro che non ce l’hanno fatta e si sono aggiunti a molti altri corpi sepolti nel Mediterraneo mentre inseguivano la libertà.

Ma migliaia escono dal mare, entrano in Europa, esultano, e non sono né saranno disposti a essere respinti. Meloni propone di sospendere Schengen, l’Europa intera è in agitazione per un motivo soltanto. Ha fallito una volta di più. Può stringere patti d’acciaio razzisti, può militarizzare confini di terra e di mare, può sotterrare il diritto d’asilo sotto liste arbitrarie di paesi sicuri, può urlare all’invasione barbarica. Ma i migranti e le migranti si muovono, e ciascuno per sé realizza con tutte e tutti gli altri un grande assalto ai confini del razzismo e dello sfruttamento.

Ci sono molte cose che si possono dire, ma noi cominciamo dalla più importante. Per tutti coloro che non sono ancora in grado di riconoscere la forza politica dei movimenti delle e dei migranti attraverso i confini, quello che è accaduto a Ceuta è un messaggio chiaro: la libertà di movimento è insopprimibile, la politica europea del razzismo e delle deportazioni deve finire, ci sono migliaia di donne e uomini che non hanno paura di lottare.

27/07/2026

Pubblichiamo uno dei nostri interventi alla marcia popolare di ieri che chiede GIUSTIZIA E VERITÀ PER FAKIR e per lottare ancora contro il razzismo istituzionale, contro lo sfruttamento, contro l’oppressione sulla pelle delle e dei migranti.

“Ieri eravamo di nuovo in piazza per ribadire la nostra rabbia. Da giorni stiamo scendendo nelle strade. Non è possibile che migranti vengano uccisi così, noi migranti lavoriamo in tutti i settori, nelle case, nella logistica, nell'agricoltura. E proprio con il nostro lavoro possiamo far vedere quanto siamo fondamentali, e possiamo unirci e e agire contro il razzismo organizzando scioperi. Dobbiamo fermare tutto!”

🔥 PER CONTINUARE A PRETENDERE GIUSTIZIA PER FAKIR E CONTRO LA VIOLENZA DEL RAZZISMO ISTITUZIONALECi vediamo DOMENICA 24 ...
23/07/2026

🔥 PER CONTINUARE A PRETENDERE GIUSTIZIA PER FAKIR E CONTRO LA VIOLENZA DEL RAZZISMO ISTITUZIONALE

Ci vediamo DOMENICA 24 LUGLIO, in via SVEVO/ PANZINI (Pilastro) alle ore 18.00

Verso l’assemblea di questa sera alle ore 19.00 in  Piazza Lucio Dalla, Bologna�Si moltiplicano in tutta Italia le piazz...
22/07/2026

Verso l’assemblea di questa sera alle ore 19.00 in Piazza Lucio Dalla, Bologna�

Si moltiplicano in tutta Italia le piazze che chiedono verità e giustizia per Fakir.
La violenza razzista delle istituzioni e dei padroni non è mai un fatto privato. Non è mai un episodio isolato o un fatto di cronaca. C'è un razzismo che, con o senza divisa, ammazza i migranti per le strade e nei luoghi di lavoro con ferocia e frequenza crescenti. E questa è solo una faccia di un razzismo istituzionale che fa meno rumore, ma lavora ogni giorno per rendere impossibile la vita di chi è migrante o semplicemente ha la pelle nera: impoverisce i salari, nega i documenti, allunga all'infinito i tempi per ottenere o rinnovare i permessi di soggiorno, complica i ricongiungimenti familiari e rende più difficile per le donne rifiutare la violenza domestica e maschile perché il loro permesso dipende spesso da quello del marito. Donne e uomini migranti vivono sotto la minaccia costante di essere aggrediti e sfruttati da soggetti violenti che restano impuniti. Vivono nella paura che la scure delle deportazioni, rese sempre più agevoli dal nuovo Patto Europeo sulla migrazione e l’asilo, si abbatta prima o poi su di loro. Una paura che, come ha raccontato la sua avvocata, tormentava anche Fakir, che ancora dopo più di trent’anni passati a vivere e a lavorare in Italia stava incontrando difficoltà e ritardi nel rinnovo del suo permesso di soggiorno.
Sono queste le condizioni che producono assassinii come quello di Fakir. Per questo non conta solo la verità giudiziaria. Giustizia per Fakir significa sicuramente che gli agenti responsabili devono essere processati, che deve cadere lo scudo penale che li lascia impuniti. Ma noi pretendiamo anche quella giustizia che permette a donne e uomini migranti di non vivere nella paura, nella minaccia e nel ricatto quotidiani, di essere sempre esposti alla violenza.
Bologna ha visto una grande piazza: una manifestazione che ha riunito migranti e italiani, studenti, lavoratori e lavoratrici, ragazzi e ragazze di seconda generazione, quotidianamente esposti al razzismo, fermati e controllati dalla polizia, comunità migranti e famiglie, tra cui, in prima linea, quella di Fakir. C'è stato il presidio, il corteo, il riot e lo scontro con la polizia, lo sciopero dei sindacati, il blocco dell'Interporto. Questo è stato ieri: ora occorre lavorare per trasformare questa eterogeneità di soggetti, posizioni, pratiche in una forza sola.
Non più di un mese fa eravamo in piazza per Bakari Sako, il bracciante ucciso per strada a Taranto, e per Waseem, Amin, Ullah e Safi, arsi vivi dentro un furgoncino dai loro padroni. Lottare oggi per Fakir significa attivarci immediatamente oltre i confini delle comunità, significa non aspettare il prossimo migrante lasciato inerme sull'asfalto per mobilitarci, non mobilitarci di volta in volta, di comunità in comunità a seconda della nazionalità di chi muore, significa organizzarsi oltre l'ennesima emergenza. Nella grande assemblea che ha seguito il corteo per Bakari avevamo già deciso di costruire una manifestazione a Bologna all'inizio dell'autunno per alzare ancora la voce contro il razzismo istituzionale, lo sfruttamento e la violenza subita dai migranti. Di organizzarci collettivamente in un'assemblea permanente delle e dei migranti che torni a porsi lo sciopero migrante come orizzonte: perché se i migranti smettono di lavorare, l'Italia si ferma. È questa la forza che vogliamo mettere in campo, ed è di questa forza che oggi vogliamo discutere insieme.

Per tutto questo, ci vediamo alle 19.00 in Piazza Lucio Dalla.

Foto di

Stasera ci vediamo a Bologna IN PIAZZA MAGGIORE alle 19 contro lo spietato assassinio di Abderrahim Fakir da parte della...
20/07/2026

Stasera ci vediamo a Bologna IN PIAZZA MAGGIORE alle 19 contro lo spietato assassinio di Abderrahim Fakir da parte della polizia e per continuare a lottare contro la normalità della violenza, del razzismo e dello sfruttamento, e per la libertà delle e dei migranti.

Al presidio organizzato al Pilastro per protestare contro lo spietato assassinio di Abderrahim Fakir da parte della poli...
19/07/2026

Al presidio organizzato al Pilastro per protestare contro lo spietato assassinio di Abderrahim Fakir da parte della polizia, avvenuto stamattina a Bologna, ci sono centinaia di donne e uomini che reclamano giustizia. La sorella grida che lo hanno schiacciato per terra, sull’asfalto bollente, senza lasciargli scampo. Una ragazza ricorda che in questo quartiere gli abusi della polizia sono all’ordine del giorno. Il Pilastro è uno stigma e se ci vivi sei uno spacciatore, un teppista, un criminale. Donne e uomini migranti dicono che vivono qui da anni e da anni qui lavorano, eppure le loro vite non valgono niente. Qualcuno ricorda al microfono quanto tempo ci mette la Questura a rinnovare un permesso di soggiorno e dalla folla si alzano le grida di chi dice dieci mesi, un anno, un anno e mezzo. Contano i documenti che ti pesano addosso come un macigno e il colore della loro pelle che condanna i e le migranti a essere fermati dalla polizia quando vanno o tornano dalle fabbriche, dai magazzini dell’Interporto, dove lavorava anche Abderrahim, dalle scuole. Mentre il governo e l’Europa firmano patti di remigrazione, mentre dall’altra parte dell’oceano altri migranti sono stati ammazzati impunemente dall’ICE di Trump, a Bologna l’assassinio di Abderrahim è un altro evento della violenza razzista istituzionalizzata che segna la vita quotidiana di uomini e donne che sono in Italia da decenni, o che ci sono nate. Chi ora attraversa il pilastro in corteo reclama una risposta collettiva, che restituisca ad Abderrahim la verità, alle ragazze e ai ragazzi che hanno assistito al suo assassinio la possibilità di credere che non condivideranno il suo destino, e che ci permetta di conquistare la forza per lottare contro la normalità della violenza, del razzismo e dello sfruttamento.

Abderrahim Fakir è stato ucciso dalla polizia in mezzo alla strada a Bologna.Per dire basta alla violenza del razzismo i...
19/07/2026

Abderrahim Fakir è stato ucciso dalla polizia in mezzo alla strada a Bologna.

Per dire basta alla violenza del razzismo istituzionale ci vediamo ora, 20.30, in via Panzini (angolo Italo Svevo).

Dalle esperienze all’organizzazione: un percorso femminista migrante di Assemblea donne del Coordinamento Migranti Il Fe...
16/07/2026

Dalle esperienze all’organizzazione: un percorso femminista migrante

di Assemblea donne del Coordinamento Migranti

Il Festival femminista migrante "Ad Alta Voce" non poteva esaurirsi in sé stesso. Da questa premessa è nato un percorso di assemblee pubbliche che vogliamo consolidare e allargare perché le esperienze diverse che vi prendono parola possano tradursi in iniziativa femminista collettiva. Nella prima assemblea dell'8 giugno avevamo individuato alcuni terreni da praticare insieme: l'attacco all'educazione sessuo-affettiva dentro la più ampia ristrutturazione della scuola pubblica, la resistenza dei sindacati a nominare la violenza maschile nei luoghi di lavoro e la difficoltà dei movimenti femministi di fare del lavoro un proprio terreno di iniziativa, il rapporto tra guerra e violenza patriarcale, la costruzione di un femminismo migrante capace di contrastare il razzismo istituzionale.

Il 25 giugno siamo ripartite da questi nodi riprendendo una domanda che attraversa da tempo il movimento femminista e transfemminista: la lotta contro la violenza maschile è ancora capace di produrre mobilitazione e organizzazione, oppure questa capacità si è progressivamente logorata? Dall'assemblea è emerso che la violenza maschile è ovunque, eppure sempre più difficile da politicizzare, perché, nel contesto di guerra mondiale, è sempre più normalizzata, presentata come legittima e necessaria. Allo stesso tempo, la guerra scarica i suoi costi materiali sulla vita quotidiana, precarizzando il lavoro, comprimendo i salari e sottraendo tempo, energie e spazi all'organizzazione collettiva. Così, mentre la violenza si normalizza, sono attaccate anche le condizioni materiali per contrastarla.

Ci siamo quindi chieste come far sì che il femminismo torni a essere un terreno di organizzazione e non soltanto uno spazio di riconoscimento. Sappiamo che l'esperienza vissuta da ciascuna resta un punto di partenza imprescindibile: è da lì che passa la possibilità di nominare ciò che altrimenti rimarrebbe muto. Ma nominare la violenza non basta, perché anche quando è riconosciuta viene trattata in modo diverso a seconda di chi la agisce. Se è un uomo italiano, viene ricondotta a un fatto privato o familiare, come a Camaiore, dove Piero Moriconi ha ucciso il figlio Mirko perché q***r e la madre, Kety Andreoni, che lo sosteneva: la ricostruzione pubblica, come sempre in questi casi, ne ha fatto un caso eccezionale e privato, occultandone il carattere strutturale. Se invece a commetterla è un uomo migrante, tanto più se ha la pelle nera, la stessa violenza viene spiegata come tratto culturale e usata per legittimare il razzismo istituzionale e le politiche di remigrazione. In entrambi i casi il patriarcato scompare: dietro l'eccezione individuale nel primo, dietro la costruzione di un nemico nel secondo.

Le molte testimonianze emerse in assemblea – molestie sul lavoro, per strada, difficoltà e umiliazioni nell’accesso ai servizi sanitari per le donne migranti, la svalutazione delle malattie specificatamente femminili come l’endometriosi, gli effetti già visibili del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, il razzismo riprodotto nei programmi scolastici – ci hanno però costrette a fare un passo ulteriore. Se ci limitiamo solo a elencare episodi di violenza, questa finisce per apparire come una condizione onnipresente e permanente, contribuendo alla sua normalizzazione, anziché come il prodotto di specifici rapporti di potere che possiamo rendere visibili e rovesciare. La questione non è fare una somma delle varie oppressioni, ma capire come rifiutarle insieme mettendo in comunicazione le nostre diverse condizioni. Questa comunicazione va oltre la semplice condivisione delle esperienze soggettive, e richiede di sottrarci alla posizione di vittime nella quale il patriarcato vorrebbe inchiodarci.

La domanda da cui siamo partite su come far tornare la lotta contro la violenza maschile un terreno di organizzazione politica porta a questo lavoro di comunicazione. In questa seconda assemblea non abbiamo trovato una risposta, ma nel percorso che stiamo costruendo sta emergendo con forza che il piano collettivo necessario all'organizzazione non è già dato: va costruito. È un lavoro di tessitura, non di somma, quello che restituisce ogni singola rabbia, ogni singola fatica, come parte di una stessa trama invece che come un elenco di rivendicazioni giustapposte. È in questo lavoro che la rabbia singolare può essere indirizzata, articolata con altre, tradotta in una lotta collettiva: significa riconoscere che la difficoltà di una donna migrante ad accedere ai servizi e quella di un'insegnante precaria che teme di perdere il lavoro se affronta il tema della violenza in classe non sono la stessa esperienza, ma che entrambe possono essere combattute solo quando smettono di essere vissute come destini individuali e diventano un rifiuto collettivo delle condizioni patriarcali e razziste che le producono.

È questo che intendiamo quando diciamo che la violenza patriarcale va sottratta all'isolamento individuale in cui la respingono la cronaca nera e le misure penali del governo. Se la violenza maschile continua a essere uno dei terreni su cui convergono militarismo e guerra, sfruttamento e razzismo istituzionale, la sua politicizzazione non può limitarsi alla denuncia di singoli casi, e la nostra iniziativa deve imparare a contrastarla su questi terreni senza separarli. In questa direzione va anche il percorso aperto dalla manifestazione migrante che ha attraversato Bologna il 20 giugno: nata dalla protesta per l'uccisione di Bakary Sako, Waseem, Amin, Safi e Ullah, si è trasformata in un processo politico di cui siamo parte che proseguirà con un'assemblea il 12 settembre e una nuova manifestazione a ottobre, confermando la necessità di costruire spazi di organizzazione capaci di tenere insieme le lotte contro il patriarcato, il razzismo e lo sfruttamento.

Anche il percorso che abbiamo aperto come Assemblea Donne del Coordinamento Migranti riprenderà a settembre, per continuare ad allargare lo spazio politico necessario a mettere in comunicazione le esperienze e trasformarle in un'iniziativa femminista comune.

SCOMODE | 2º episodio - Non solo Valditara: prospettive femministe sulla scuolahttps://open.spotify.com/episode/4W81TEbK...
09/07/2026

SCOMODE | 2º episodio - Non solo Valditara: prospettive femministe sulla scuola

https://open.spotify.com/episode/4W81TEbKbTJYa9dvbTKiLb

Dopo la seconda edizione del festival femminista e migrante “Ad Alta Voce” ci siamo prese un momento per fare due chiacchiere con Samanta di Educare alle Differenze e Diletta del Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), per riprendere alcuni dei temi emersi nel panel “Lottare per il consenso, insegnare a trasgredire” e discutere insieme di scuola, libertà di insegnamento, educazione sessuo-affettiva e violenza di genere a partire dalla legge Valditara e il DDL Bongiorno.
Questa conversazione vuole tenere vivo lo spirito del festival oltre il suo evento, per continuare a discutere insieme di queste tematiche.
A settembre organizzeremo un’assemblea per una lotta femminista e migrante nella scuola… intanto, buon ascolto!

CONTRO RAZZISMO E SFRUTTAMENTO: LA NOSTRA LOTTA CONTINUAASSEMBLEA PUBBLICA DELLE E DEI MIGRANTI APERTA A TUTTA LA CITTÀS...
30/06/2026

CONTRO RAZZISMO E SFRUTTAMENTO: LA NOSTRA LOTTA CONTINUA

ASSEMBLEA PUBBLICA DELLE E DEI MIGRANTI APERTA A TUTTA LA CITTÀ

Sabato 11 luglio, ore 16.30, Sala Katia Bertasi, Via Aristotile Fioravanti 22, Bologna

Il 20 giugno siamo scesi in piazza a Bologna per Bakary Sako, ucciso a Taranto, e per Waseem, Amin, Safi e Ullah, bruciati vivi ad Amendolara. Centinaia di donne e uomini migranti, provenienti da Bologna e altre città, hanno preso la parola per dire: il razzismo è uno e riguarda tutte e tutti. 

La vita delle e dei migranti è colpita come non mai dal razzismo delle istituzioni europee, nazionali, locali. Con il nuovo Patto, l'Europa sta smantellando il diritto d'asilo che, tra mille difficoltà, negli ultimi anni ci ha permesso di entrare, muoverci e restare nell’Unione Europa. Meloni e Piantedosi fanno il resto con strette securitarie, progetti di "remigrazione", deportazioni ed espulsioni sempre più rapide. Questo salto di qualità del razzismo istituzionale peggiora condizioni di vita e di lavoro già durissime, mentre migliaia di persone restano per mesi, spesso per oltre un anno, in attesa di un permesso di soggiorno.

Di fronte ai tentativi di spaventarci e costringerci ad abbassare la testa, noi non ci fermiamo, e rispondiamo organizzandoci. L’11 luglio ci riuniamo per discutere e rafforzare le nostre rivendicazioni e costruire insieme nuove iniziative.

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Bologna

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