Laboratorio di politica
Un dialogo su una democrazia incompiuta
Creare una democrazia reale partecipata significa porre le condizioni di opinioni, di convinzioni, di consenso, perché indirizzi politici democratici, cioè di sviluppo sociale, possano affermarsi e tradursi nelle leggi. E sono i partiti, per non dire la politica che devono essere fautori di questa convinzione, generatori di questa a
desione, determinatori di quei fattori culturali e di costume che consentano di delineare su solide basi indirizzi democratici. Solo in tale dimensione, il partito riprende al vaglio dell’ esperienza la sua missione motrice, valutativa, comparativa, riconoscitrice di nuove istanze democratiche, realizzatrice di fecondi approfondimenti, generatrice di nuove e più luminose prospettive. Tutto ciò richiede una continua vigilanza, freschezza di indagine, totale disponibilità al nuovo, aderenza a nuovi temi, a nuove soluzioni, a nuove esigenze sociali, in una perenne battaglia per l’affermazione, in termini ogni giorno mutevoli, dei valori umani, personali e sociali propri della democrazia. Non sono sufficienti le rassicurazioni paternalistiche. Il canto delle sirene del populismo, da parte sua, pur suadente nelle sue promesse, nasconde il vuoto di contenuti, e la totale assenza di risposte di fronte ad una domanda di democrazia, che, come hanno rivelato le primarie del nostro Partito, esiste, è reale, e scorre tra le pieghe di un Paese, piegato da una crisi economica e sociale dalla enorme portata. Ed è in tale contesto che scaturisce la volontà di realizzare un ciclo di incontri che pongano al centro del dibattito politico della maggiore forza riformista in Italia quei nodi problematici che oggi non possono essere più ignorati, nascosti sotto il tappeto dell'anti-politica. Essi devono, al contrario, essere fatti emergere, portati alla luce della riflessione pubblica e della partecipazione democratica, perchè si riempiano di un contenuto reale ed effettivo. Ma ciò non può avvenire nelle chiuse stanze del Palazzo, laddove pochi dettano i punti di un agenda, a cui altri devono adeguarsi. Le primarie hanno dimostrato come esiste una decisa volontà di partecipazione democratica, di grande spinta emotiva alla creazione di un progetto politico diverso, che sia in grado di raccogliere le forti istanze di giustizia sociale e tradurle in una politica di governo coerente con i principi fondamentali inscritti nella nostra Costituzione. Abbiamo, dunque, il dovere di “creare capacità”.