Potere al Popolo Bologna e provincia

Potere al Popolo Bologna e provincia Potere al Popolo è un'organizzazione politica che vuole dare voce a chi non ce l'ha. Potere al popolo - Bologna

Siamo l'Italia solidale che vuole organizzarsi, per rispondere finalmente ai bisogni e contrastare la crisi!

SOLIDARIETÀ A LAVORATRICI E LAVORATORI TPER IN SCIOPERO: PRIORITÀ ALLA SICUREZZA SUL LAVORO!Stamattina abbiamo portato s...
15/06/2026

SOLIDARIETÀ A LAVORATRICI E LAVORATORI TPER IN SCIOPERO: PRIORITÀ ALLA SICUREZZA SUL LAVORO!

Stamattina abbiamo portato solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori TPER che hanno risposto con lo sciopero all'aggressione subita da un loro collega sabato scorso.

Quella delle aggressioni sta diventando sempre più una grande questione di sicurezza sul lavoro per le persone che lavorano a contatto col pubblico, in particolare nel settore dei trasporti.

In questo settore si concentrano i risultati dei tagli ai servizi, delle frustrazioni dettate dal sistema dei trasporti in tilt per i mille cantieri, e in molti casi anche il mancato rinnovo delle rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza.

In giornate in cui si parla tanto di sicurezza, vogliamo dirlo chiaramente: la vera sicurezza è quella di lavorare senza "incidenti" ed aggressioni, è la sicurezza sociale di avere una casa e un lavoro dignitoso. Il settore dei trasporti ha bisogno di grandi investimenti per chi lavora e per chi usa i mezzi, mettere in sicurezza il settore è una priorità di chi lavora e di chi si sposta. L'unico per cui non è una priorità è lo sciacallo che siede al ministero.

13/06/2026
CASE SEMPRE PIÙ CARE, QUARTIERI SEMPRE PIÙ FRAGILI: QUESTO È IL VERO MODELLO LEPOREIn questi giorni sono stati pubblicat...
09/06/2026

CASE SEMPRE PIÙ CARE, QUARTIERI SEMPRE PIÙ FRAGILI: QUESTO È IL VERO MODELLO LEPORE

In questi giorni sono stati pubblicati dati che mostrano la contraddizione fondamentale di Bologna: da una parte crescono disagio sociale, precarietà e povertà; dall'altra aumentano i valori immobiliari e il costo dell'abitare. Una contraddizione che colpisce soprattutto i quartieri popolari del nord della città la reale direzione delle politiche urbanistiche.

Lo conferma uno studio di Istat che individua nel Pilastro l'area con il più alto indice di disagio della città: basta dire che un terzo dei giovani non studia e non lavora e quasi il 20% è coinvolto in fenomeni di dispersione scolastica. Lo stesso per il Battiferro in Navile che registra i dati peggiori per famiglie a basso reddito e bassa intensità lavorativa.

Questi stessi quartieri sono interessati da una forte crescita dei valori immobiliari. È il paradosso della Bologna di Lepore: le zone che avrebbero più bisogno di servizi pubblici e case popolari vengono trasformate in terreni di valorizzazione immobiliare. Il risultato è che il costo della casa cresce mentre le condizioni materiali di chi ci vive restano difficili o peggiorano.
Da anni denunciamo che il cosiddetto "modello Bologna" è in realtà un modello fondato sulla rendita. La legge urbanistica regionale e il PUG comunale hanno progressivamente svuotato la pianificazione pubblica, lasciando spazio agli interessi dei grandi operatori immobiliari e della filiera del cemento. Le amministrazioni continuano a presentare come soluzione l'edilizia residenziale sociale, formula che troppo spesso si traduce in operazioni incapaci di incidere davvero sul mercato degli affitti e delle compravendite.

I dati dimostrano che questa strada non funziona. Se nei quartieri popolari aumentano contemporaneamente fragilità sociale e prezzi delle abitazioni, significa che la crescita immobiliare non produce benessere collettivo ma nuove disuguaglianze.  Serve un piano di edilizia pubblica, partendo dalla sistemazione dell’esistente. Bologna non ha bisogno di nuove operazioni speculative travestite da rigenerazione urbana: ha bisogno di case popolari, servizi e diritti sociali.

CONFINDUSTRIA E LEGACOOP: IL BLOCCO UNITO DEI PADRONI, ANCHE CONTRO LA SICUREZZA DI CHI LAVORA AL CALDOBrahim Ait El Haj...
07/06/2026

CONFINDUSTRIA E LEGACOOP: IL BLOCCO UNITO DEI PADRONI, ANCHE CONTRO LA SICUREZZA DI CHI LAVORA AL CALDO

Brahim Ait El Hajjam è morto di caldo il 30 giugno 2025 in un cantiere di San Lazzaro di Savena.

5 giugno 2026: le associazioni padronali dell'Emilia-Romagna, da Confindustria a Legacoop passando per gli "agricoltori di sinistra" della Cia, pubblicamo una lettera contro la nuova ordinanza regionale per la calibrazione dei lavori durante le ore più calde parlando di "una fretta non necessaria" dato che ci sarebbero già tutti gli strumenti per gestire il caldo nelle leggi e nei CCNL e dato che non sarebbero previste temperature estreme.

Come ogni anno l'ordinanza regionale è arrivata in realtà dopo la prima botta di caldo, che quest anno abbiamo avuto già negli ultimi giorni di maggio. La logica emergenziale lamentata dalle associazioni padronali in realtà svela che ogni anno leggi e CCNL sono insufficienti per affrontare la realtà del cambiamento climatico. La realtà ampiamente osservabile da tutti dei cantieri stradali, ci dice anche che la stessa ordinanza è uno strumento che rimane spesso inapplicato, con i lavori che continuano imperterriti.

Quella di Confindustria e Legacoop allora non è tanto una lamentela su quanto "lacci e lacciuoli" limitino la crescita economica, è un promemoria alla giunta De Pascale: il patto per il lavoro e per il clima e tutti gli strumenti di concertazione servono a far passare tutti i possibili provvedimenti sotto l'osservazione della parte padronale, anche quelle che dovrebbero rispondere a un'emergenza vera come giornate da 33 gradi a fine maggio, anche provvedimenti che in realtà hanno dimostrato di non rallentare più di tanto le attività nei cantieri e nei campi.

La convergenza tra Legacoop e Confindustria in questa battaglia retrograda non fa purtroppo che confermare l'esistenza di un blocco unito di interessi padronali che ha lasciato alle spalle qualunque "differenza emiliano-romagnola" già da decenni. Anche per questo pensiamo che si debba costruire giorno per giorni un'alternativa indipendente a ogni livello, nazionale e locale.

📍 Circolo Granma  (Via Ferrarese 2) 🗓 Sabato 6 Giugno dalle 18 alle 20In occasione del weekend di tesseramento nazionale...
02/06/2026

📍 Circolo Granma (Via Ferrarese 2)

🗓 Sabato 6 Giugno dalle 18 alle 20

In occasione del weekend di tesseramento nazionale di Potere al Popolo, ci vediamo a Bologna per un nuovo appuntamento al Circolo Granma dalle 18 alle 20.

Vieni a trovarci per:

🎟️ Rinnovare o fare la tessera per la prima volta e rafforzare così una prospettiva politica indipendente!

✍️ Firmare la petizione globale per la pace, la sovranità e la solidarietà con Cuba.

💊 Portare farmaci e medicinali per la raccolta solidale da inviare all’isola (trovi l'elenco nelle slide!).

Cambiamo tutto a fianco di Cuba e Palestina, due popoli che resistono contro le stesse logiche imperialiste!

Ti aspettiamo!

LA UNO BIANCA È UNA FERITA APERTA: RIANNODARE I FILI DELLA MEMORIA E SCIOGLIERE QUELLI DELLE MENZOGNEPochi giorni fa abb...
30/05/2026

LA UNO BIANCA È UNA FERITA APERTA: RIANNODARE I FILI DELLA MEMORIA E SCIOGLIERE QUELLI DELLE MENZOGNE

Pochi giorni fa abbiamo partecipato all'iniziativa "Uno Bianca: è l'ora della verità" promossa da Contropiano con la partecipazione dell'avvocato Moser.

Nelle ultime settimane i "capitani" della banda terroristica hanno dato interviste-show in cui giocano i ruoli che hanno mantenuto negli ultimi decenni: Roberto Savi lancia allusioni mentre Fabio Savi ripete la litania per cui "dietro la Uno Bianca c'era solo la targa". Tra la pubblicazioni delle due interviste abbiamo avuto la notizia del suicidio, avvenuto a inizio anno, di uno dei "gregari" della banda e una nuova inchiesta di Report ha avanzato nuovi elementi sui collegamenti con gli apparati dello stato.

Come Potere al Popolo pensiamo accogliamo la proposta di Contropiano per promuovere una serie di momenti pubblici nei luoghi che sono stati colpiti dalla Uno Bianca. Come le indagini per la Strage del 2 Agosto alla Stazione sono state riaperte grazie alla caparbietà dei familiari delle vittime e della ricerca giornalistica e storica, così anche la vicenda della Uno Bianca ha prodotto una serie di ricerche che negli ultimi anni hanno posto proprio quelle domande su cui ora si apre la possibilità di fare chiarezza: dai possibili altri membri mai identificati alla questione delle coperture di cui i Savi non possono non aver goduto per quasi un decennio di assassinii senza un reale tornaconto economico, fino ai collegamenti con la fase di destabilizzazione politica nel passaggio dalla "prima" alla "seconda" repubblica.

Guarda caso, la banda viene sgominata pochi mesi dopo la svolta a destra con l'elezione di Berlusconi e l'ingresso al governo degli eredi dell'Msi e della "nuova" destra razzista della Lega.

Pensiamo che muoversi per riannodare i fili della memoria sia necessario verso le decine di vittime, incluse quelle che sono state rapidamente dimenticate, quelle dei cosiddetti "campo nomadi" e i lavoratori immigrati uccisi o aggrediti senza un motivo che non fosse il razzismo ideologico. Incluse le decine di persone che a vario titolo sono state indagate e condannate al posto di una banda composta da poliziotti.

Dalla strage di Palazzo d'Accursio, Bologna è sempre stata il terreno di una battaglia da parte di chi voleva spezzare il movimento operaio in uno dei suoi luoghi più avanzati. Una battaglia che nel dopoguerra ha assunto i caratteri delle stragi, alla Stazione, sui treni e nelle vie della città e della provincia.

Riannodare questi fili è un atto di giustizia per chi è stato ucciso o ferito, per chi è stato infamato. Ed è un atto per riprendere la lotta per una rottura socialista contro la tendenza alla guerra.

CIAO ITALIANO, ORGOGLIO PARTIGIANO!É morto Renato Romagnoli, “partigiano della 7ª GAP col nome di battaglia "Italiano". ...
26/05/2026

CIAO ITALIANO, ORGOGLIO PARTIGIANO!

É morto Renato Romagnoli, “partigiano della 7ª GAP col nome di battaglia "Italiano". Dopo la guerra è stato medaglia d’argento al valor militare.

La sua storia racconta bene cosa fu davvero la Resistenza bolognese: una lotta popolare fatta in grandissima parte da operai, contadini, giovani lavoratori che scelsero di ribellarsi alla guerra e alla dittatura. Renato era uno di loro: operaio meccanico delle officine Cevolani della Bolognina, entrò giovanissimo nel PCI clandestino ancora prima dell'armistizio e partecipò agli scioperi contro il fascismo e la guerra.

Dopo aver contribuito alla nascita delle prime formazioni partigiane, rientrò a Bologna nel 1944 entrando nella 7ª GAP. Partecipò ad alcune delle azioni più importanti della Resistenza cittadina: dall’assalto al carcere di San Giovanni in Monte alla battaglia di Porta Lame, fino ai combattimenti che portarono alla Liberazione del 21 aprile 1945.

Nel dopoguerra pagò cara la sua scelta antifascista e comunista: licenziamenti, persecuzioni, carcere, accuse costruite ad arte. Come tanti partigiani operai, conobbe sulla propria pelle la repressione contro chi aveva combattuto per cambiare davvero il paese.

In tutta Europa avanza un bieco revisionismo storico, funzionale alla costruzione dei fronti di guerra dall'Europa dell'est al Mar Mediterraneo, funzionale alla costruzione di una Europa orientata alla guerra.

Essere seri e conseguenti quando diciamo "Ora e sempre Resistenza" vuol dire, come ha fatto Renato Romagnoli, organizzare la lotta per trasformare la società in un mondo diverso ma che scivola verso la guerra.

Indirizzo

Via Dell'artigiano, 11
Bologna
40127

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