03/01/2013
Condivido su fb la lettera di Michele sulle primarie. Cari,
gli esiti delle primarie a candidato premier e per il Parlamento ci consentono di fare qualche considerazione, e, come ha detto qualcuno, di provare a mettere a frutto la dura lezione subita per il futuro.
Lo scenario certo non è incoraggiante. Nonostante la grande novità rappresentata dal contenitore – le primarie – l’esito in concreto è tutto improntato alla conservazione.
Sconfitto il leader del cambiamento – con una innegabile nettezza; sconfitti – sul quanto si può discutere, ma sul se molto meno - coloro che si erano proposti quali candidati al Parlamento nel suo nome.
Il risultato è un PD che, se anche vincesse, proporrà nomi e linee politiche improntate alla più radicata tradizione – e in contrasto con le più marcate istanze di cambiamento, sul piano economico, politico e ordinamentale.
Se pensiamo che, bene che vada, si può sperare il un governo sostenuto da PD + Centro, ben si comprende come ogni ipotesi di riforma in senso innovativo e liberalizzatore (servizi, legge elettorale a doppio turno, giustizia più efficiente e più responsabile) appaia come una chimera, a voler essere gentili. Realisticamente, ci attendono patrimoniale (senza sconti fiscali d’altro genere) e, bene che vada, un po’ di lotta a corruzione ed evasione fiscale (cum juicio).
Ad ogni modo, non potendo fare certo l’analisi su scala nazionale, desidererei avviare una riflessione sugli errori che sono stati compiuti a livello bolognese, giusto per sperare che, in futuro, siamo capaci non commetterli più. Tengo a sottolineare che ogni considerazione e giudizio che esprimerò ha una finalità meramente politica, lungi dal voler mai intaccare il piano personale (anzi, a tutti i protagonisti della vicenda – anche a chi penso abbia
sbagliato – va comunque la mia stima di fondo).
Credo non possiamo negare che profondamente errate fossero le candidature di Salvatore Vassallo e Benedetto Zacchiroli, per ragioni diverse – ma tuttavia piuttosto evidenti.
Vassallo: innanzi tutto, palesava un profilo alto, altissimo, che ne avrebbe consentito l’inserimento nel listino bloccato. La capacità di essere fedele alla linea di partito, pur elaborando progetti di alta difficoltà e complessità tecnica, ne avrebbero dovuto favorire l’inquadramento come “candidato di tutti”, e non sono dei renziani. Al suo alto profilo tecnico, tuttavia, si accompagnava - così si è detto subito nel nostro gruppo – uno scarso appeal sul piano del richiamo popolare, tale che ne risultava comunque a rischio il successo. Si aggiunga che egli non può vantare di esser “nuovo”, avendo già fatto una legislatura, e ciò lo indebolisce ulteriormente. In sostanza, bravissimo, non nuovo, non amato particolarmente nel popolo, non amato particolarmente nel partito: aveva senso giocarsi tutto su di lui? Il fatto che Vassallo per ragioni di coerenza personale volesse correre come candidato, rifiutando l’inserimento nel listino bloccato, gli fa certamente onore: ma noi, come gruppo, di questa coerenza imposta(ci) non possiamo essergli grati. Volente o no, egli ha fatto da tappo a candidature più fresche, e ha contribuito alla sua, ma soprattutto nostra, sconfitta.
Zacchiroli: da diverso tempo mi pare che Zacchiroli sia usato, nei disegni del partito, come guastatore. Così è stato, anche se la cosa può sembrare più opinabile, per le primarie a sindaco; così è certamente avvenuto per quelle recenti al Parlamento. Certo egli non può vantare le alte qualità tecniche di Vassallo (francamente, pochi potrebbero). Tuttavia, egli non si distingue dal suo concorrente per appeal democratico, o per capacità di richiamo dentro il partito. La cosa è notissima, il fatto di esser bolognese facilita peraltro la diffusione delle notizie: ma comunque bastava guardare all’esito delle primarie a sindaco per capire che il successo sarebbe stato assai esiguo. In sostanza, era un ottimo nome per dare fastidio a Vassallo; era un pessimo nome per vincere. E, scusate, ma, contrariamente a Vassallo, anche se avesse vinto francamente non vedo quale qualità avrebbe potuto portare al nostro Parlamento, che nella prossima legislatura dovrebbe affrontare così tante questioni complesse cruciali per fare entrare il nostro Paese nella modernità.
Ora, perché candidarlo in nome nostro?
Ma per essere più chiari, chi ha consentito che in nome di Renzi – che probabilmente ha sbagliato a rimanere del tutto passivo – si potessero giocare candidati così problematici?
Non avevo esitato a manifestare le mie perplessità sin dal primo momento ai promotori del Comitato di cui faccio parte, ma credo ora sia il momento che tutti ne discutiamo.
I profili che hanno vinto tra i renziani, a me pare – e salvo eccezioni tipo Richetti, che avrebbe vinto anche fosse corso a suo mero nome - fanno emergere la figura di un giovane, sconosciuto alla politica, fresco e non compromesso. Ci poteva a tal proposito stare la figura di Virginia Gieri, che infatti, nonostante lo si taccia, è andata meglio dei due uomini. Ma, per l’appunto in ambito maschile, occorreva una figura analoga: fresca, con qualche esperienza a livello locale, lontana dalle logiche di partito. Che hanno a che vedere Vassallo e Zacchiroli con tutto ciò?
Aggiungo che, avessimo perso con nomi nuovi, e credibili, ci saremmo tolti lo sfizio di perdere attuando le nostre idee. Di essere coerenti sì, come gruppo nel suo complesso. Perdere così, con candidato che con noi non hanno molto a che fare, fa ancor più male (chi non ci sostiene, ne avrà tratto conferma che in fondo non proponiamo niente di particolare rispetto al passato).
Spero che chi ha preso, favorito, accettato queste decisioni sappia imparare la lezione. Magari per non ricoprire più in futuro ruoli decisori in nome dei renziani, pur rimanendo a testimone e insegnamento, con i suoi errori, per chi prenderà il suo posto. Credo che questo – lasciare ad altri le scelte pro futuro - sarebbe il migliore servizio che si potrebbe chiedere a chi oggi ha così nettamente sbagliato.
E non è in fondo la politica, per l’appunto, il più nobile dei servizi?
I più affettuosi saluti, e i migliori auguri di buon anno.
Michele Caianiello
Professore Associato
Dipartimento di Scienze Giuridiche "A. Cicu"