BRAIN - uniBo

Vi aspettiamo domani qui ➡️ Assemblea di Brain!
14/06/2021

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Il 5 maggio Brain_Unibo ha organizzato una Jam Session sull’Università alla quale hanno preso parte decine di docenti, o...
24/05/2021

Il 5 maggio Brain_Unibo ha organizzato una Jam Session sull’Università alla quale hanno preso parte decine di docenti, operatori e operatrici precari della ricerca e della didattica, studentesse e studenti in una densa e rapida successione di interventi che hanno reso evidenti i terreni di scontro e le possibilità di iniziativa che abbiamo davanti.
🔑Anziché fare un lungo report, abbiamo pensato di registrare i punti chiave emersi per dare conto tanto della sintonia quanto della polifonia della critica e del progetto.
🗓Verso l’assemblea di giugno – che precederà di pochi giorni l’elezione del nuovo rettore o della nuova rettrice ‒ condividiamo quelli che per noi sono i punti sui quali resta urgente la messa in moto del cervello collettivo e della sua iniziativa.

Qui il video completo della Jam session! ➡️https://www.facebook.com/watch/?v=218931242944206

Che fine ha fatto il tavolo promesso da Er.Go?❓❓❓L’impegno dell’Azienda per il diritto agli studi risale allo scorso 5 m...
21/05/2021

Che fine ha fatto il tavolo promesso da Er.Go?
❓❓❓

L’impegno dell’Azienda per il diritto agli studi risale allo scorso 5 maggio, di fronte alla giornata la mobilitazione.
Tutto ancora tace.
Noi vogliamo risposte ora.
➡️Leggi qui il nostro comunicato
https://brainunibo.wixsite.com/brain/post/vogliamo-risposte

https://www.zic.it/che-fine-ha-fatto-il-tavolo-promesso-da-er-go/

L'impegno dell'Azienda per il diritto agli studi risale allo scorso 5 maggio, di fronte alla giornata la mobilitazione lanciata da Brain-Unibo, ma "tutto tace" e ora la rete formata da studentesse/i, docenti, ricercatrici/ori e precarie/i reclama l'apertura di confronto su "borse di studio e crediti

VOGLIAMO RISPOSTE!Lo scorso 5 maggio come BRAIN - uniBo, una rete di studentesse e studenti, docenti e ricercatori, prec...
20/05/2021

VOGLIAMO RISPOSTE!
Lo scorso 5 maggio come BRAIN - uniBo, una rete di studentesse e studenti, docenti e ricercatori, precari della didattica e della ricerca, abbiamo preso parola collettivamente e fuori dalle piattaforme virtuali sulle trasformazioni che coinvolgono l’Università.
Davanti alla sede di ER-go abbiamo reclamato un tavolo per chiedere conto pubblicamente alle istituzioni delle misure che intendono adottare per far fronte a una situazione che la pandemia ha esasperato, ma non generato.
Nonostante le crescenti difficoltà economiche, il requisito del reddito è rimasto invariato, e valutato sulla base dell’ISEE 2018.
Abbiamo richiesto l’immediata sospensione del sistema dei crediti nell’erogazione delle borse di studio, nell’assegnazione degli alloggi – sempre pochi rispetto al numero in aumento degli iscritti – nell’esenzione delle tasse e nel rinnovo dei permessi di soggiorno per studio per studenti e studentesse migranti.
Non sono in alcun modo sufficienti la proroga per il conseguimento dei crediti riservata alle sole matricole, né i contributi straordinari per il rimborso degli affitti, riservati a studenti in difficoltà che non siano già beneficiari della borsa di studio. Questo anche considerando che la DAD ha complicato non poco lo studio e l’ottenimento dei crediti: le famose sim finanziate da Unibo non sono mai arrivate a molti studenti e studentesse.
Di fronte alle nostre rivendicazioni, alla presenza della stampa, tre funzionari Er.go si sono impegnati a convocare entro due settimane un tavolo per discutere di borse di studio e crediti, di alloggi, nonché dei permessi di soggiorno e dell’eccessiva burocrazia che ci impone l’Università e che spesso rischia di interrompere il nostro percorso di studi.
Al momento però tutto tace. Per questo, con questa lettera pubblica inviata alla stampa, reclamiamo che il tavolo sia convocato al più presto e che lì siano presenti tutti i soggetti coinvolti nelle politiche regionali allo studio: Er.go, UNIBO e la Regione Emilia-Romagna. Non accetteremo infatti il solito gioco allo scaricabarile tra le istituzioni: vogliamo risposte subito!

➡️qui le nostre rivendicazioni:

❕Ogni mora punitiva legata al pagamento delle tasse in ritardo deve essere immediatamente annullata e le tasse versate devono essere rimborsate.

❕Non accettiamo che il requisito del reddito venga valutato sulla base dell’ISEE relativo ai redditi del 2018. Non è ammissibile che per presentare l’ISEE corrente sia necessaria una variazione del 25% del reddito.

❕Rivendichiamo l’immediata sospensione del sistema dei crediti nell’erogazione delle borse di studio, nell’assegnazione degli alloggi, nella esenzione delle tasse e nel rinnovo dei permessi di soggiorno per studio per studenti e studentesse migranti. Le condizioni di studio e di lavoro sono cambiate e riteniamo che le misure prese ( mesi straordinari per matricole per raggiungere i crediti richiesti) siano insufficienti in quanto lasciano fuori gran parte di studenti e studentesse.

❕Siamo a conoscenza di mancata esenzione di tasse ed erogazione di borse di studio per errori burocratici di ER.go o per insufficiente documentazione presentata. Per questo, chiediamo l’immediata attivazione di procedure di ricorso agevolate per tutte e tutti, in particolare per studenti e studentesse migranti per i quali l’esenzione dalle tasse e la concessione di borse di studio incide sul calcolo di reddito necessario al rinnovo del permesso di soggiorno. La burocrazia crea disuguaglianza.

REPORT TAVOLA ROTONDA BRAIN-UNIBO 🗣PER UNA PRESA DI PAROLA NAZIONALE🗣La tavola rotonda organizzata il 15 aprile 2021 da ...
15/05/2021

REPORT TAVOLA ROTONDA BRAIN-UNIBO
🗣PER UNA PRESA DI PAROLA NAZIONALE🗣

La tavola rotonda organizzata il 15 aprile 2021 da Brain_Unibo ha visto la partecipazione di più di 50 persone su zoom e decine stabilmente in contatto tramite la diretta online.
https://brainunibo.wixsite.com/brain/post/report-tavola-rotonda-brain-didattica-ricerca-societ%C3%A0

A partire dagli interventi iniziali di Brain_Padova, Rete dottorande/i di Padova, Docenti Università del futuro, Assemblea studenti, dottorandi, docenti di Urbino, Studenti e studentesse di Venezia, Student_ e Ricercat_ in lotta di Pisa, che hanno attivato un’ampia discussione collettiva, la tavola rotonda è stata l’occasione per confrontarsi con realtà che, in modi diversi, si sono mobilitate in questi mesi prendendo parola sulle trasformazioni che da tempo stanno investendo l’Università. Gli interventi hanno sottolineato, da angolature diverse, la necessità di affrontare con un discorso e un’iniziativa il più possibile condivisi i problemi e i processi più pressanti che la pandemia non ha prodotto, ma ha costantemente accelerato nell’ultimo anno.

Per la sua rilevanza, nel presente e in prospettiva, la Dad ha occupato una parte importante della discussione, nella consapevolezza che non si tratta solo di una soluzione emergenziale e che la sua stabilizzazione comporta il pericolo che si trasformi in una forma di erogazione di sapere di ‘serie B’, o di una concezione dell’università come erogatore di servizi professionalizzanti. Anche l’ipotesi ormai diffusa che la Dad sia destinata prevalentemente agli studenti lavoratori nell’ottica della ‘riqualificazione’ o ‘formazione permanente’ deve essere affrontata alla luce di questo rischio, considerando che quella degli studenti lavoratori è una figura sempre più presente in Università, anche per via degli effetti della crisi economica in corso che per molte e molti rende impossibile studiare senza essere contemporaneamente costretti a lavorare, ma senza identificarsi per questo con la condizione lavorativa. La Dad va criticata senza per questo scadere nell’elogio del passato, un’accusa che spesso viene rivolta a chi cerca di renderne evidenti le contraddizioni. È necessario sapere che, mentre apre possibilità di frequentare l’università per chi altrimenti non potrebbe riuscirci, la Dad non è la soluzione alle disuguaglianze di accesso allo studio ma anzi le riproduce e la sua critica non può quindi essere slegata da quella complessiva ai rapporti sociali. Gli investimenti sulla digitalizzazione e le tecnologie spesso sono stati l’unica forma di intervento sulle strutture universitarie. L’altra faccia della digitalizzazione della didattica è la strutturale mancanza di spazi e tempi di socialità, cooperazione, discussione: l’università sembra non voler rispondere alle molte rivendicazioni avanzate dagli studenti in termini di aule studio e servizi bibliotecari, ma allo stesso tempo mai come in questo periodo si mostra capace di incidere capillarmente sui processi di trasformazione (spesso a fine speculativo) del tessuto urbano. La Dad ha effetti sulla formazione – perché il mezzo condiziona il contenuto e lo impoverisce – ma anche sull’insegnamento: finita la pandemia il mondo dei corsi online potrebbe creare più precarietà, moltiplicando forme di reclutamento temporaneo e svincolando l’insegnamento dall’attività di ricerca. Essa produce processi di de-territorializzazione che impongono di ripensare le rivendicazioni in termini di accesso allo studio e ai mezzi necessari alla formazione al di là dei singoli atenei, in una connessione che permetta di mettere in questione i processi di gerarchizzazione sociale e formativa aprendo una battaglia su ciò che si intende per ‘diritto allo studio’ e reclamando uguaglianza.

La ricerca, oggi, è schiacciata tra le esigenze della programmazione manageriale delle risorse e, per i e le docenti, gli obblighi didattici che lasciano poco spazio allo studio. Chi invece è all’inizio della propria attività di ricerca, si è trovata completamente priva di indicazioni e misure di sostegno da parte dell’Università. A parte la parziale, e non omogenea, ricezione delle indicazioni di governo sulle proroghe, non sono stati presi provvedimenti di alcun tipo per ovviare agli effetti determinati dalla chiusura o dal funzionamento parziale dei laboratori, delle biblioteche e degli uffici. In modi diversi a livello di ateneo e nazionale dottorandi e dottorande hanno contrastato il mantra dell’arrangiarsi organizzandosi a livello collettivo e avanzando richieste di breve e lungo periodo: mentre non sono mai venuti meno gli obblighi produttivi e competitivi, è mancato il riconoscimento del loro ruolo in università ‒ anche quello di compensare le mancanze in termini di didattica ‒ e della fatica connessa a lavorare costantemente nel privato delle proprie abitazioni. La situazione di dottorande e dottorandi è comunque indicativa delle condizioni generali della ricerca nell’università aziendalizzata: si lavora quasi esclusivamente «a progetto», ovvero su procedure prestabilite, programmi di cui vengono specificati i singoli passaggi da seguire e di cui vengono preventivamente definiti gli scopi e gli obiettivi che è necessario raggiungere, riducendo al minimo le possibilità di sperimentazione e immaginazione. La ricerca non può essere ridotta a un’attività gestionale, né la critica delle sue condizioni attuali può essere slegata dalla comprensione di piani industriali che avvengono a livello almeno europeo e sono subordinati alla divisione internazionale del lavoro. D’altra parte, la subordinazione della ricerca a questi piani è una forma di ‘cattiva aziendalizzazione’ e costituisce un limite costante alla capacità di innovazione, relega la libertà della ricerca a tempi residuali rispetto a quelli imposti dalla caccia ai fondi e in definitiva chiude gli spazi di cooperazione e sviluppo dell’intelligenza collettiva, come pure le possibilità di trasformazione sociale che l’università è in grado di esprimere. Tutto questo si intreccia con la questione della valutazione: crediti, tirocini, laboratori, pubblicazioni progettazione sono parte di un sistema scandito e regolato dalla necessità di essere sempre produttivi che, con gradi diversi, esercita su tutti e tutte, dagli studenti ai docenti passando per chi fa ricerca, un potere che limita gli spazi di autonomia e produce costantemente gerarchie. Non è sufficiente opporre nostalgicamente all’Università-azienda un modello di formazione umanistico, ma di riconoscere che l’Università è parte di processi sociali che possono essere aggrediti soltanto riconoscendone le logiche e forzandole dall’interno.

È emersa inoltre l’esigenza di aprire uno spazio di riflessione capace di intercettare il personale tecnico amministrativo, che è parte integrante dell’Università e sta a sua volta subendo gli effetti delle trasformazioni che la investono sia in termini di condizioni di lavoro, sia per quanto riguarda le competenze e le funzioni. Il trasferimento su piattaforme di una parte del lavoro amministrativo in alcuni contesti sta determinando progetti di riconversione e messa a profitto degli spazi prima occupati dal personale, che rischia in tutti i casi di ritrovarsi isolato dalla vita complessiva del proprio ateneo, pur essendone parte, e quindi anche dalla possibilità di una presa di parola trasversale e coordinata. Inoltre, se già da tempo le funzioni amministrative di supporto alla ricerca e alla didattica sono state un canale di impiego per figure altamente formate che non hanno avuto accesso ai percorsi di reclutamento e di carriera canonici, per quanto precari, oggi le trasformazioni della didattica e della ricerca comportano sempre di più una domanda di valorizzazione delle competenze e del sapere che le vincola alla loro spesa produttiva e amministrativa, oppure aprono la strada a nuove figure ‘manageriali’ incaricate di gestire e garantire gli obiettivi dell’università-impresa. La comunicazione con il personale tecnico amministrativo nel suo rapporto con la precarizzazione e imprenditorializzazione della ricerca è quindi essenziale per sviluppare una visione complessiva delle trasformazioni in atto.

Tutti questi piani richiedono un’iniziativa coordinata e che allo stesso tempo non riproduca la subordinazione e marginalità cui siamo singolarmente relegati in università, perché la sua governance è del tutto esterna alle dinamiche che viviamo e critichiamo. Nella discussione è stata riconosciuta l’importanza di una iniziativa trasversale che tenga insieme docenti, studentesse e studenti, ricercatori, sapendo che questo richiede di affrontare anche le asimmetrie e gerarchie tra le diverse posizioni dentro alla cornice di un discorso complessivo. Per questo, oltre allo scambio di diverse prospettive su questi processi – capace di tenere conto delle varie figure che le stanno affrontando, delle molteplici prese di parola che si sono articolate in questi mesi, e dei diversi livelli di organizzazione esistenti nei singoli atenei ‒ è stata ampiamente condivisa la necessità di un coordinamento nazionale che permetta di avere la capacità di incidere su queste trasformazioni, di formulare un’idea dell’Università che non ceda alla semplice accettazione passiva delle trasformazioni in atto. Questo è il primo passo per immaginare iniziative – forme di sottrazione e interruzione della valutazione e produzione scientifica, uno sciopero esteso a tutte le figure che fanno e attraversano l’università – che in prospettiva possano anche dare forza a lotte e vertenze particolari senza rinunciare a far valere una prospettiva che coinvolga l’università nel suo complesso. Per questo, è stata creata una mailing list nazionale al fine di dare continuità ed espansività a questo percorso di scambio e coordinamento. Già in occasione del 5 maggio – quando a Bologna c’è stata una giornata di mobilitazione e intervento sull’Università ‒ a Padova un’ampia e partecipata assemblea pubblica di fronte al rettorato ha discusso e dato visibilità ai temi e alle rivendicazioni trasversali che in quest’anno pandemico hanno faticato a trovare spazio. In futuro, sarà importante produrre nuove iniziative che diano forza e risonanza alla nostra presa di parola su questi temi. Verrà realizzato, per questo, un foglio nazionale per mettere in circolazione elementi di interpretazione della realtà universitaria e dei suoi rapporti con la società, che ci metta a disposizione uno strumento di allargamento del discorso e dell’iniziativa a chi ancora non ne fa parte. Tutto questo dovrà andare nella direzione di organizzare un momento nazionale di incontro, auspicabilmente in presenza, all’inizio del prossimo anno accademico: le trasformazioni che ci hanno investito e che critichiamo avranno infatti effetti nel lungo periodo ed è importante dare ampio respiro alla nostra iniziativa.

📧Per iscriverti alla mailing list nazionale scrivici su messanger o manda una mail a [email protected]

👉qui le nostre TESI SULL'UNIVERSITÀ
https://brainunibo.wixsite.com/brain/post/11-tesi-sull-universit%C3%A0

Ieri come BRAIN - uniBo al presidio davanti a ER.GO abbiamo preteso un tavolo, tra due settimane, per portare avanti le ...
06/05/2021

Ieri come BRAIN - uniBo al presidio davanti a ER.GO abbiamo preteso un tavolo, tra due settimane, per portare avanti le nostre rivendicazioni e far valere le richieste di studentesse e studenti.

Nel pomeriggio più di 30 tra studentesse, docenti, ricercatori e ricercatrici provenienti da diversi ambiti disciplinari hanno composto la Jam Session, una discussione libera e aperta sulle trasformazioni e il futuro dell'università, alla quale hanno assistito più di 100 persone in piazza e altre a distanza.

Al termine della giornata abbiamo esposto le nostre tesi davanti al rettorato, per un'università libera dalle logiche del mercato, che emancipi studentesse e studenti dalla condizione di "merci povere", che produca uguaglianza e ricchezza.

1 L’università è parte di un sistema integrato tra didattica e ricerca, città e società. Reclamare uguaglianza a partire dall’università significa rifiutare di riprodurre nell’insegnamento, nella ricerca e nello studio, le logiche del mercato e le sue gerarchie.

2 Inclusiva è la didattica che permette di combattere le disuguaglianze. Le tasse vanno abbattute, superata la logica dei crediti, garantite connessioni e tecnologia adeguate a chi studia, l’accesso ai servizi per lo studio non può essere limitato alla città, ma deve essere deterritorializzato.

3 Ricca è la didattica che mantiene un rapporto con la ricerca. Devono essere interamente riconsiderati i carichi didattici e sistematicamente programmato un aumento del corpo docente, senza che ciò comporti un aumento della precarietà.

4 Innovativa è la didattica che permette a studentesse e studenti di emanciparsi dalla condizione di ‘merci povere’ per un mercato del lavoro precario. Studio e insegnamento sono cooperazione e ricchezza sociale. Non ammettiamo gerarchie tra la presenza e la distanza.

5 L’equiparazione tra crediti e merito produce e riproduce disuguaglianze e gerarchie. Affinché studenti e studentesse possano avere accesso alla città rivendichiamo l’abolizione del sistema dei crediti nell’erogazione delle borse di studio, nell’assegnazione degli alloggi, nell’esenzione delle tasse e nel rinnovo dei permessi di soggiorno per studio.

6 L’università deve essere aperta. Non è sufficiente riconsegnarci gli spazi universitari di prima con l’aggiunta del digitale, ma sono necessari un ripensamento e una trasformazione che li aprano a nuove forme di commistione con la città e il tessuto urbano, a nuove pratiche di studio e insegnamento, a nuovi tempi di vita per chi fa l’università.

7 La distribuzione dei fondi del Recovery Plan deve essere un campo di scontro: non accettiamo che l’Università sia ridotta a un’appendice delle imprese per la trasmissione di un sapere povero e funzionale a logiche privatistiche. Non accettiamo che i finanziamenti siano vincolati alla subordinazione dell’Università alle priorità del tessuto produttivo.

8 La Terza missione trasforma la ricerca in merce, docenti e ricercatori in consulenti al servizio di imprese e amministrazioni pubbliche che saranno valutati in funzione della loro vendibilità sul mercato. Non accettiamo che istituzioni e imprese abbiano un crescente ruolo politico ed economico nell’indirizzare il lavoro del corpo accademico.

9 La politica della scienza basata sulla committenza secondo il modello dei progetti europei ostacola l’innovazione. Reclamiamo innovazione contro la ricerca a progetto basata sulla rincorsa e il ricatto dei bandi, sulle missioni finanziarie e sull’industrializzazione del dottorato.

10 La ricerca è una pratica sociale e di cooperazione, non un’impresa individuale. La risposta di Unibo alle difficoltà di accesso ad archivi, biblioteche, fonti e fondi è stata: siate resilienti. Resilienza per noi significa reclamare una risposta politica collettiva a questo impoverimento della ricerca e alla sua individualizzazione.

11 È necessario contrastare il legame ormai sistematico tra ricerca, precarietà e competizione. Le proroghe di dottorati e assegni di ricerca, sempre parziali e spesso non pagate, sono necessarie per riprogrammare il proprio lavoro, ma non sono una risposta sufficiente. Contro la precarietà competitiva reclamiamo tempo e spazio per una ricerca che produca innovazione sociale.

Ph. Francesco Policicchio

A breve in piazza Scaravilli continua la nostra 5 maggio- Giornata di Mobilitazione! con la Jam Session! Intanto, anche ...
05/05/2021

A breve in piazza Scaravilli continua la nostra 5 maggio- Giornata di Mobilitazione! con la Jam Session! Intanto, anche a Padova studenti, studentesse, ricercatori e ricercatrici, docenti hanno aderito all’iniziativa con un’assemblea pubblica di fronte alla sede principale di Unipd. Al centro degli interventi la necessità di prendere posizione criticamente sulle trasformazioni dell’Università pandemica, ridiscutere l’utilizzo della Dad e la gestione dei fondi di ricerca e del loro indirizzo politico!

05/05/2021

durante il presidio davanti a ER.GO siamo riuscite a parlare con tre rappresentanti che hanno continuato a rimbalzare le responsabilità ad altri enti.
Abbiamo preteso un tavolo tra due settimane per portare avanti le nostre richieste.
Ci vediamo alle 15.00 in piazza Scaravilli!

Indirizzo

Piazza Antonino Scaravilli
Bologna
40126

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