11/02/2026
𝗙𝗢𝗜𝗕𝗘: 𝗟𝗔 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗖𝗔𝗡𝗖𝗘𝗟𝗟𝗔, 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗥𝗔𝗖𝗖𝗢𝗡𝗧𝗔 𝗔 𝗠𝗘𝗧𝗔̀ 𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗥𝗜𝗦𝗖𝗥𝗜𝗩𝗘 𝗔 𝗣𝗥𝗢𝗣𝗥𝗜𝗢 𝗨𝗦𝗢 𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗨𝗠𝗢
Su media e su social network sono sempre più diffuse falsità e strumentalizzazioni sull’argomento foibe nel tentativo di uno squallido revisionismo su cui è bene fare chiarezza.
Da ormai diversi anni, infatti, nel nostro Paese, la data del 10 Febbraio è celebrata come il “giorno del ricordo” delle “vittime delle foibe” e dell’esodo, stabilendo così un’artificiosa e scorretta relazione di causa ed effetto tra i due fenomeni. Dal testo della legge che istituisce questa “solennità” (Legge n°92 del 30 marzo 2004), emerge chiaramente la volontà, oggi sancita con legge dello Stato, di riabilitare e celebrare come martiri centinaia di militari collaborazionisti alle dirette dipendenze del Terzo Reich, o ritenuti tali, morti in prigionia o giustiziati dai partigiani jugoslavi ed i cui corpi a volte vennero gettati nelle cavità carsiche definite “foibe”, pratica già in uso nei decenni precedenti e non riconducibile ad alcun genocidio anti-italiano propagandato dai revisionisti politici della storia. Si è trattato di un fenomeno ripetutosi in varie forme in tutti i paesi europei nell’ambito di una generale resa dei conti dopo la vittoria delle forze dell’alleanza antifascista tra USA, Gran Bretagna, Francia, Jugoslavia, URSS e le rispettive resistenze.
Non è un caso che le forze reazionarie e moderate abbiano tentato di inserire il “giorno del ricordo”, quale giornata dell’orgoglio fascista, in un più ampio progetto di equiparazione dei morti nazifascisti ai Caduti della Guerra di Liberazione, quella Resistenza che conquistò in Italia la libertà, la Costituzione, la democrazia.
Una storia legata a doppio filo col fascismo e gli efferati crimini di guerra e stragi di civili commessi dagli aggressori nazifascisti nella ex Jugoslavia dal 1941 al 1943 e che vide a Trieste l’unico campo di concentramento con forno crematorio, la Risiera di San Saba, dove furono migliaia le vittime, antifascisti sloveni, croati, italiani. Conseguenza inevitabile della politica estera imperialista e aggressiva e della feroce oppressione condotta dall'Italia nei confronti del nascente Stato dei serbo-croati e sloveni e successivamente contro la rilevante minoranza slava (sloveni e croati) che si trovò forzatamente inclusa nei confini del regno d'Italia. Una vicenda macchiata col sangue di milioni di morti che deve rimanere scolpita nelle menti e nei cuori e deve servire da monito, specie per le giovani generazioni, affinché tengano ben alta la bandiera dell'antifascismo che riscattò con la fratellanza d’armi tra partigiani italiani e jugoslavi l’onore delle nostre nazioni.
Purtroppo è più facile veicolare bufale scrivendole in coda ad un film o su libri di chiaro stampo revisionista che diffondere informazioni tramite libri storici seri, che vengono tacciati di “negazionismo” dagli stessi propagandisti di bassa lega che diffondono falsità erigendosi a paladini di una verità che non esiste. È esecrabile il fatto che le conclusioni della commissione mista italo-slovena di storici, istituita per volontà dei nostri governi, sia stata bandita e nascosta dal Governo italiano di centrosinistra facendo così un favore a chi vorrebbe dimenticare le radici antifasciste della Repubblica.
La vicenda delle foibe, con numeri ben diversi da quelli falsamente propagandati, è la chiara conseguenza di una feroce aggressione italiana e della cessione ai nazisti delle terre al confine orientale e non possiamo permettere si continui ad oscurare questo incontrovertibile fatto storico su cui, come Partito Comunista Italiano, continueremo a fare chiarezza con iniziative dedicate che contribuiscano a ristabilire la verità storica contro i continui tentativi di revisionismo in atto.
La storia non si cancella, non si racconta a metà e non si riscrive a proprio uso e consumo.
PCI - Partito Comunista Italiano