Archivio di Stato di Biella

Archivio di Stato di Biella L'Archivio di Stato di Biella è un Istituto periferico del Ministero della Cultura.

Conserva e favorisce la fruizione di archivi di uffici statali, famiglie, enti, attività ed associazioni del territorio biellese.

       🎼 I LUOGHI DELLA MUSICA 🎶 Anche quest'anno l'Archivio di Stato di Biella e Festa Europea della Musica - Solstizio...
16/06/2026






🎼 I LUOGHI DELLA MUSICA

🎶 Anche quest'anno l'Archivio di Stato di Biella e Festa Europea della Musica - Solstizio di UPBestate UPBeduca-Università Popolare Biellese partecipano insieme alla Festa della Musica 🎶

🎷Visto il tema scelto quest'anno, i LUOGHI DELLA MUSICA, giovedì 18 giugno alle ore 17:30 Alberto Galazzo e Luca Di Mauro ci racconteranno la musica come luogo di contrasti politici e partiture musicali perdute nella Biella a cavallo tra Otto e Novecento, accompagnati da una originale esposizione di documenti e strumenti musicali dell'epoca.

📆Vi aspettiamo giovedì 18 giugno in Archivio di Stato, in via Arnulfo 15/a, alle ore 17:30.

👉Accesso libero fino ad esaurimento posti.

Per informazioni:

☎ 015-21805
📧 [email protected]



Festa della Musica

 Il 10 giugno 1924 veniva rapito e barbaramente assassinato da un gruppo di sicari della "Ceka fascista" guidati da Amer...
10/06/2026



Il 10 giugno 1924 veniva rapito e barbaramente assassinato da un gruppo di sicari della "Ceka fascista" guidati da Amerigo Dumini il deputato socialista Giacomo Matteotti.
Il peso politico della vittima, la decisione di Mussolini di rivendicare sostanzialmente l'omicidio e l'incapacità delle opposizioni di rovesciare il governo nonostante la gravità dell'accaduto fecero del delitto Matteotti un punto di svolta, principio della definitiva trasformazione del fascismo in dittatura.
Anche per questi motivi, durante il ventennio la memoria (clandestina) del deputato di Fratta Polesine costituì un segno di riconoscimento per settori dell'antifascismo anche più larghi del socialismo riformista cui egli era appartenuto fino a dare il nome, dopo il 1943, alle brigate partigiane organizzate dal PSIUP.

Il documento che proponiamo oggi ai nostri lettori racconta un episodio minore di questa conservazione sotterranea del ricordo, utilizzato in alcuni casi anche come strumento di sfida (estemporanea e fine a se stessa) alla censura di regime: una sera del marzo 1940 un tal Vincenzo Greggio, in una trattoria di Miagliano "mentre era in preda ai fumi del vino, imprudentemente dati i tempi, mostrava ostentatamente e con alte grida una medaglia con l'effige dell'on. Matteotti".
Il Greggio, per la verità, non era nuovo ad eccessi alcolici e in tali occasioni gli capitava spesso di mostrare agli astanti la sua medaglia; quella sera tuttavia qualcuno aveva denunciato alle autorità la sua bravata sovversiva: il giorno seguente la sua abitazione fu perquisita e il possesso dell'oggetto costò l'arresto di altre due persone (ignoriamo a che titolo) e al Greggio una reclusione piuttosto lunga dapprima nella caserma di Andorno, poi nelle carceri del Piazzo di Biella, infine in quelle di Vercelli.
Dopo la Liberazione Greggio denunciò a sua volta colui che credeva essere il suo denunciatore del 1940 ma non fu possibile dimostrare nulla a carico di costui.

Il documento è liberamente consultabile e si trova in: Tribunale, Procura, Archiviati, m. 1945/1, f. 7.

⚠ 5 giugno 2026 - ARCHIVISSIMA🕵"Caccia al tesoro" e mostra documentaria in Archivio di Stato, sulle tracce di quello che...
04/06/2026

⚠ 5 giugno 2026 - ARCHIVISSIMA

🕵"Caccia al tesoro" e mostra documentaria in Archivio di Stato, sulle tracce di quello che manca... ma che i documenti possono aiutarci a scoprire!

👉Ancora pochi posti disponibili per la Caccia al tesoro per le vie della città, alla ricerca di alcune delle testimonianze medioevali rimaste tra i quartieri di Biella, con speciale tappa finale... che naturalmente non possiamo svelarvi!

🕐Ritrovo alle ore 20:15 in Archivio di Stato, via Arnulfo 15/a.
Dotazioni obbligatorie: applicazione whatsapp, scarpe comode, batteria dello smartphone carica e... tanta curiosità!

⚠E' necessaria la prenotazione ai nostri recapiti, entro venerdì 5 giugno alle ore 15:30:

☎️tel. 015-21805
📧e-mail: [email protected]

📜Presso la sede dell'Archivio è inoltre allestita, dalle ore 18:30 alle ore 22:00, la mostra documentaria "Oltre la mappa. Luoghi lontani nel tempo ma vicini in archivio!" dedicata alla potenzialità della documentazione d'archivio per ricostruire... quello che non c'è più!

😉Vi aspettiamo!

🇮🇹Tante Repubbliche in Archivio.Gli italiani (e, per la prima volta su scala nazionale, le italiane!) che il 2 giugno 19...
02/06/2026

🇮🇹Tante Repubbliche in Archivio.

Gli italiani (e, per la prima volta su scala nazionale, le italiane!) che il 2 giugno 1946 aprirono la scheda del referendum istituzionale trovarono da una parte il ben noto stemma sabaudo, dall’altro il volto di una giovane donna con corona turrita cinto di rami di ulivo e quercia.
L’immagine che rappresentava la Repubblica era immediatamente riconoscibile per gli elettori, perché da secoli la patria, soprattutto se retta da un regime rappresentativo, era personificata da una figura femminile in tunica e spesso con la cinta muraria delle città italiane a farle da corona.
Sebbene questa raffigurazione affondi le proprie radici nelle dee tutelari della classicità, fu durante il Risorgimento che la rappresentazione femminile della Repubblica divenne più frequente: in essa confluì il patrimonio iconografico della Rivoluzione francese che, con la Marianna ornata di berretto frigio, aveva diffuso ovunque in Europa un’immagine visivamente e politicamente antitetica agli emblemi araldici delle case regnanti.
Il nostro territorio, come il resto della Pen*sola, aveva conosciuto la forma di governo repubblicana (e le sue rappresentazioni grafiche femminili) alla fine del XVIII secolo, quando dal 1798 al 1804 l’intero Piemonte fu diviso in dipartimenti della Repubblica francese; ciò aveva stabilito la familiarità tra tali figure e l’idea repubblicana che avrebbe trovato il suo compimento nel referendum del 1946.
Per celebrare il 2 giugno, quindi, proponiamo ai nostri utenti una serie di personificazioni repubblicane presenti nel nostro Archivio, nelle carte intestate della “Nazione piemontese” rivoluzionaria attraverso il Dipartimento della Sesia della Grande Nation, fino ai contemporanei documenti di identità.

I documenti che condividiamo si trovano in Archivio Storico Città di Biella, Serie II, m. 22, f. 71.

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📣Il 5 giugno arriva  , il festival e la Notte degli Archivi, edizione 2026!Anche quest'anno partecipiamo con altri archi...
08/05/2026

📣Il 5 giugno arriva , il festival e la Notte degli Archivi, edizione 2026!

Anche quest'anno partecipiamo con altri archivi del territorio all'iniziativa promossa da Rete Archivi Biellesi "Negli archivi c'è tutto, anche quello che manca"!

📆Appuntamento in Biblioteca civica a Biella, in piazza Curiel, a partire dalle ore 18.30.

Ma non è tutto!

🕵Nei prossimi giorni vi sveleremo il programma previsto qui in Archivio di Stato, sempre nella serata del 5 giugno!

Non prendete impegni!

𝑵𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒓𝒄𝒉𝒊𝒗𝒊 𝒄’𝒆̀ 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐, 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒎𝒂𝒏𝒄𝒂 ✨

📜La Notte degli Archivi torna a Biella!
Cosa nascondono gli scaffali di un archivio? Solo certezze, o anche sogni mai realizzati e verità ancora da scoprire?
📍Venerdì 5 giugno, alla Biblioteca Civica “Alfredo Frassati” di Biella andremo ad esplorare tutto ciò che manca, che non c’è più, e ciò che non c’è mai stato!

Ci accompagneranno alla scoperta dei propri archivi tante realtà biellesi:
Archivio di Stato di Biella
Archivio del Capitolo di Santo Stefano
Camera di Commercio Monte Rosa Laghi Alto Piemonte
Centro di Documentazione “Adriano Massazza Gal” Camera del Lavoro di Biella
Città di Biella - Biblioteca civica
DocBi - Centro Studi Biellesi ODV
ITIS Q. Sella
Santuario di Oropa
Unione Industriale Biellese

📌Ingresso libero

Per info sull'evento: https://www.archivissima.it/it/oggetti/5817-negli-archivi-ce-tutto-anche-quello-che-manca
Per info su Archivissima e gli eventi in tutta Italia: https://www.archivissima.it/it

Per celebrare la giornata dei Lavoratori, proponiamo ai nostri lettori la storia di un edificio simbolo delle lotte oper...
01/05/2026

Per celebrare la giornata dei Lavoratori, proponiamo ai nostri lettori la storia di un edificio simbolo delle lotte operaie in città.

L'esigenza di una "Casa del Popolo" si manifestò nelle riunioni e sulla stampa dei lavoratori biellesi a partire dagli ultimi anni del XIX secolo: si aspirava a uno spazio che desse la possibilità di riunirsi, che ospitasse l'amministrazione delle diverse associazioni, una stamperia per il giornale e il materiale di propaganda, eventualmente forno e spaccio autonomi per comprare derrate a prezzi politici e luoghi di riposo e divertimento che sottraessero gli operai al richiamo pericoloso dell'osteria.
Si guardava a modelli esteri mentre sul piano pratico, oltre alle sottoscrizioni, compagnie di dilettanti rappresentavano commedie al Teatro Sociale e insegnanti di lingue impartivano lezioni ai migranti devolvendo il ricavato al futuro cantiere.

Nel 1919, dopo più di un ventennio di desideri e di sedi provvisorie, la "Società anonima cooperativa Casa del Popolo" acquistava una palazzina in via Garibaldi che tuttavia non poteva soddisfare le esigenze degli acquirenti: si risolse quindi di edificare un nuovo edificio nell'ampio terreno su via Mazzini annesso alla palazzina. Su progetto dell'ingegnere Orazio Tua sorse un immobile moderno dall'elegante facciata dotato di un piccolo teatro interno per riunioni e rappresentazioni, spazi per gli uffici delle varie associazioni e una cantina sociale sotterranea.

Divenuta simbolo dell'antifascismo operaio e dei partiti di sinistra, la Casa del Popolo fu vittima dell'azione delle squadracce immediatamente dopo la marcia su Roma: le camicie nere ne presero possesso con l'aiuto della forza pubblica e senza spargimenti di sangue. L'edificio fu presto adibito a cinema, funzione che conserva ancora oggi.
Dopo la Liberazione, la rinata CGIL non rientrò nei vecchi locali ma accettò, in cambio dell'immobile di via Mazzini, la sua attuale sede in via La Marmora.

Il documento si trova in: ASCB, serie III, XX sec., Licenze edilizie, m. 17, f. 1711.

🇮🇹 Per l'anniversario della Liberazione dal nazifascismo, condividiamo con i nostri lettori una testimonianza relativa a...
24/04/2026

🇮🇹 Per l'anniversario della Liberazione dal nazifascismo, condividiamo con i nostri lettori una testimonianza relativa al tributo di sangue pagato dalle formazioni partigiane fino alla vigilia della definitiva liberazione di Biella il 24 aprile 1945.
All'alba del 23 aprile infatti, nella frazione di Sant'Eurosia del comune di Pralungo, una pattuglia mista di tedeschi e repubblichini uccideva in combattimento, nel piazzale della Cooperativa, tre giovani in abiti civili: si trattava di Mario Foscale (nome di battaglia Schisa), operaio ventitreenne di Cossila, Edmondo Rodini (Trentaquattro), operaio ventenne di Pralungo e Romualdo Ferrarotti (Volpe), ventinovenne di Ronco Biellese.

I tre non erano solo membri della 2a Brigata Garibaldi - da due anni protagonista della Resistenza nella zona di Biella e nella Valsesia - ma facevano parte della cosiddetta "brigata di polizia partigiana", una sezione interna alle formazioni combattenti che si occupava della raccolta informazioni, del controspionaggio, della sicurezza dei dirigenti politici e della repressione di eventuali abusi commessi dai partigiani nei confronti della popolazione. In essa erano reclutati elementi fidati e che non fossero conosciuti dai nazifascisti poiché dovevano poter circolare con relativa libertà nelle città controllate dai nazifascisti; per questo la polizia partigiana era uno dei reparti con maggior presenza femminile, visto che inquadrava anche le staffette.
Il partigiano Volpe caduto a Sant'Eurosia, ad esempio, combatteva nella stessa brigata di sua madre, Quinta, che aveva scelto di arruolarsi perché le donne anziane avevano più possibilità di passare indenni i posti di blocco.

I tre giovani erano rimasti uccisi in un attacco improvviso, vero e proprio colpo di coda dei nazifascisti che si apprestavano ad abbandonare il Biellese.

Buona Liberazione ai nostri lettori!

Il documento si trova in: Procura presso il Tribunale di Biella, Archiviati 1945, m. 1, f. 2.
Informazioni sulla Brigata di polizia Partigiana si trovano nell'intervista a Ezio Peraldo pubblicata su "L'Impegno", anno 5, n. 4, dicembre 1985, p. 40 - 43.

Carte da gioco nelle copertine di antichi volumi ♥♦♠♣Recentemente, la Biblioteca Apostolica Vaticana (link nel primo com...
20/04/2026

Carte da gioco nelle copertine di antichi volumi ♥♦♠♣

Recentemente, la Biblioteca Apostolica Vaticana (link nel primo commento) ha reso noto come, nel corso del restauro di un volume del XVI secolo, sia emerso un foglio di stampa di carte da gioco a suo tempo utilizzato come fodera interna della copertina.
Un ritrovamento quasi identico era capitato anche all'Archivio di Stato di Biella, nella copertina del libro delle insinuazioni del notaio Giovanni Battista Pellesino di Vercelli, un esemplare della seconda metà del XV secolo.
Come carte di rinforzo alla copertina erano stati utilizzati due fogli con cuori e quadri disposti in forme inequivocabili.

Scoperte del genere sono tuttavia meno stravaganti di quanto si potrebbe pensare, né devono indurci a supporre che i rilegatori dei secoli passati fossero dei giocatori impenitenti, mentre ci dicono qualcosa in più sulle molteplici attività produttive che si svolgevano nella stessa bottega. Si tratta, come è facile immaginare, di una pratica di riuso del materiale disponibile: le carte da gioco erano (per necessità pratica prima della plastificazione) stampate su un supporto molto spesso e resistente, ideale anche per inforzare la copertina di un libro e i numeri dal 2 al 10 delle carte francesi (monocromi e stampati mediante la sovrapposizione di maschere) erano inevitabilmente più "diffusi" in un laboratorio delle più complicate "figure" (asso, J, Q, K) che invece richiedevano la xilografia, molto più lavoro e inevitabili errori e sbavature.

E' naturale dunque che ci fossero a disposizione fogli di pezzi numerali rimasti "orfani" delle figure e che quindi non avrebbero potuto andare a creare nuovi mazzi: questi finivano nelle copertine di opere che, per argomento, potevano distare anni luce dai prosaici tavoli da gioco o da osteria.

Noi, come la Biblioteca Vaticana, abbiamo trovato i semi di cuori e quadri… chissà se altri riusciranno a completare il mazzo con fiori e picche? 😉



Il documento è liberamente consultabile e si trova in: Dal Pozzo della Cisterna Famiglia, Beni e Feudi, Torino, m. 22 Fasc. 3

Indirizzo

Via Arnulfo 15/A
Biella
13900

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