24/04/2026
🇮🇹 Per l'anniversario della Liberazione dal nazifascismo, condividiamo con i nostri lettori una testimonianza relativa al tributo di sangue pagato dalle formazioni partigiane fino alla vigilia della definitiva liberazione di Biella il 24 aprile 1945.
All'alba del 23 aprile infatti, nella frazione di Sant'Eurosia del comune di Pralungo, una pattuglia mista di tedeschi e repubblichini uccideva in combattimento, nel piazzale della Cooperativa, tre giovani in abiti civili: si trattava di Mario Foscale (nome di battaglia Schisa), operaio ventitreenne di Cossila, Edmondo Rodini (Trentaquattro), operaio ventenne di Pralungo e Romualdo Ferrarotti (Volpe), ventinovenne di Ronco Biellese.
I tre non erano solo membri della 2a Brigata Garibaldi - da due anni protagonista della Resistenza nella zona di Biella e nella Valsesia - ma facevano parte della cosiddetta "brigata di polizia partigiana", una sezione interna alle formazioni combattenti che si occupava della raccolta informazioni, del controspionaggio, della sicurezza dei dirigenti politici e della repressione di eventuali abusi commessi dai partigiani nei confronti della popolazione. In essa erano reclutati elementi fidati e che non fossero conosciuti dai nazifascisti poiché dovevano poter circolare con relativa libertà nelle città controllate dai nazifascisti; per questo la polizia partigiana era uno dei reparti con maggior presenza femminile, visto che inquadrava anche le staffette.
Il partigiano Volpe caduto a Sant'Eurosia, ad esempio, combatteva nella stessa brigata di sua madre, Quinta, che aveva scelto di arruolarsi perché le donne anziane avevano più possibilità di passare indenni i posti di blocco.
I tre giovani erano rimasti uccisi in un attacco improvviso, vero e proprio colpo di coda dei nazifascisti che si apprestavano ad abbandonare il Biellese.
Buona Liberazione ai nostri lettori!
Il documento si trova in: Procura presso il Tribunale di Biella, Archiviati 1945, m. 1, f. 2.
Informazioni sulla Brigata di polizia Partigiana si trovano nell'intervista a Ezio Peraldo pubblicata su "L'Impegno", anno 5, n. 4, dicembre 1985, p. 40 - 43.