11/09/2026
VALDENGO, 137 LAVORATRICI E LAVORATORI A RISCHIO LICENZIAMENTO. TANTE PAROLE DALLA POLITICA ISTITUZIONALE, MA NESSUNA RISPOSTA CONCRETA
Come annunciato dal comunicato stampa della CGIL di Biella, questa mattina, giovedì 10 settembre, si è svolto davanti ai cancelli dello stabilimento Hermes Fulfillment di Valdengo, società del gruppo tedesco Otto, il presidio delle lavoratrici e dei lavoratori della cooperativa sociale Orso Blu, che rischiano di perdere il posto di lavoro al termine del periodo di cassa integrazione straordinaria, previsto per la fine del mese. Numerose le bandiere di CGIL e UIL, a testimonianza dell'alto livello di sindacalizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti in una vertenza drammatica. La loro preoccupazione è quella di essere scaricati dalla cooperativa sociale che negli anni ha rivendicato il proprio ruolo all'interno della comunità biellese e l'impegno a non lasciare nessuno a casa. Grave e incomprensibile, in una vertenza di questa portata, l'assenza della CISL, che ha scelto di non partecipare al presidio, rompendo l'unità sindacale proprio nel momento in cui sarebbe stata maggiormente necessaria. Alla base della vertenza vi è la decisione di Hermes Fulfillment di interrompere il contratto d'appalto con Orso Blu e, fatto ancora più grave, di non presentarsi nemmeno al tavolo di confronto richiesto dalla Regione Piemonte. Una decisione che dimostra ancora una volta quale sia il potere di cui dispongono oggi le grandi multinazionali: possono arrivare sul territorio, usufruire di incentivi e agevolazioni, investire quando intravedono un'opportunità di profitto e, quando quella convenienza viene meno, interrompere i rapporti e andarsene, lasciando dietro di sé lavoratrici e lavoratori che rischiano di pagare il prezzo delle loro decisioni. È questa la logica del capitalismo che nessuno, tra i rappresentanti della politica istituzionale presenti al presidio, ha voluto mettere realmente in discussione. A Valdengo sono intervenuti numerosi esponenti istituzionali: Chiara Appendino, parlamentare del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino; la consigliera regionale di minoranza del Partito Democratico Emanuela Verzella; il consigliere regionale di maggioranza di Fratelli d'Italia Davide Zappalà; il presidente della Provincia di Biella Emanuele Ramella, del Partito Democratico, oltre a diversi consiglieri comunali del PD. Eppure, ascoltando i loro interventi, è emerso soprattutto un dato: la politica istituzionale appare incapace di contrapporsi realmente al potere economico delle multinazionali. Tutti hanno criticato la decisione dell'azienda tedesca e manifestato solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori. Sono stati pronunciati i consueti “siamo con voi” e “siamo al vostro fianco”. Ma oltre le parole, quali impegni concreti sono stati assunti? Nessuno ha indicato una soluzione precisa per garantire la continuità occupazionale. Nessuno ha annunciato un impegno concreto per la ricollocazione delle 137 persone coinvolte. Nessuno ha garantito il prolungamento della cassa integrazione o l'attivazione di ulteriori ammortizzatori sociali. E soprattutto nessuno ha messo in discussione il meccanismo che consente a una grande multinazionale di decidere unilateralmente del destino di centinaia di lavoratrici e lavoratori. È difficile, inoltre, non rilevare il profondo distacco sociale esistente tra chi parla dai palchi istituzionali e chi si trova oggi davanti ai cancelli a difendere il proprio posto di lavoro. Quando si percepiscono stipendi nell'ordine di migliaia di euro al mese, è difficile comprendere fino in fondo cosa significhi vivere con circa 1.400 euro al mese e sapere che, alla fine della cassa integrazione, quello stipendio potrebbe non esserci più. Le parole dei politici istituzionali hanno lasciato quindi il posto alla realtà delle lavoratrici e dei lavoratori. Al termine degli interventi ha preso la parola la compagna Lucietta Bellomo, portando i saluti e la solidarietà dei quattro partiti comunisti biellesi, PRC, PCI, PCUP e PMLI. Nel suo intervento ha denunciato come sia il sistema capitalistico a generare disoccupazione, precarietà e ingiustizia sociale, sottolineando che non può essere affidato alla benevolenza delle imprese il diritto al lavoro. Sono innanzitutto le lavoratrici e i lavoratori, attraverso la propria organizzazione e la propria lotta, a dover difendere i propri diritti. La storia delle grandi conquiste del movimento operaio, comprese quelle ottenute con le lotte degli anni Sessanta e Settanta, dimostra che i diritti non sono stati regalati dai padroni né concessi spontaneamente dalle istituzioni: sono stati conquistati attraverso la mobilitazione e la lotta. Particolarmente significativo è stato poi l'intervento diretto di un gruppo di lavoratrici, che ha espresso con forza la propria rabbia e la propria paura. È stato detto chiaramente che, dopo tante parole di solidarietà pronunciate da sindacalisti e rappresentanti istituzionali, le lavoratrici rischiano concretamente di trovarsi senza lavoro alla fine del mese e che, nell'attuale situazione economica e occupazionale del Biellese, trovare una nuova occupazione potrebbe essere tutt'altro che semplice. Di fronte a questa realtà, le risposte non possono essere fatte soltanto di speranze e dichiarazioni. La richiesta di qualche mese in più di cassa integrazione o della possibile ricollocazione delle lavoratrici e dei lavoratori negli altri appalti della cooperativa può rappresentare un intervento immediato, ma non risolve il problema di fondo: chi lavora non può essere considerato una merce da utilizzare finché conviene e da gettare via quando non produce più il profitto atteso. Quello che è accaduto a Valdengo dimostra ancora una volta il potere che il capitale esercita sulle condizioni di vita delle persone. Le multinazionali vengono lasciate libere di agire secondo la propria convenienza economica, mentre alle lavoratrici e ai lavoratori viene chiesto di accettare le conseguenze delle loro decisioni. Per i comunisti questa logica va respinta. Il lavoro non è una merce e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori non può essere subordinata al profitto. I quattro partiti comunisti biellesi confermano pertanto la propria solidarietà e la propria disponibilità a convergere nelle iniziative di lotta che le lavoratrici e i lavoratori decideranno di intraprendere, perché è dalla mobilitazione e dall'unità di chi lavora che può nascere una risposta reale alla minaccia dei licenziamenti. Al presidio era presente anche il compagno Gabriele Urban, responsabile dell'Organizzazione di Biella del PMLI, che ha distribuito quasi un centinaio di copie del volantino unitario di lotta e solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della cooperativa Orso Blu.