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L'ANTICA VIA HERACLEA: UNA ROTTA COMMERCIALE GRECA DAL GOLFO ADRIATICO ALL'IBERIA, TRA STORIA, MITOLOGIA, TOPONOMASTICA ...
09/10/2024

L'ANTICA VIA HERACLEA: UNA ROTTA COMMERCIALE GRECA DAL GOLFO ADRIATICO ALL'IBERIA, TRA STORIA, MITOLOGIA, TOPONOMASTICA E TERRITORI VELEIATI.
Già lo storico greco Posidonio (135 AC – 51 AC) considerato uno dei più grande filosofi della sua epoca scriveva dell’esistenza di un antico tracciato viario che andava da Piacenza a Massaglia (attuale Marsiglia) passando sulle coste e montagne liguri, valicando l’Alpis Summa l’odierna Turbia (Alpi Marittime) fin dal I secolo aC. Si trattava di un cammino conosciuto come via Heraclea, in onore di Eracle un eroe semidio appartenente alla mitologia greca, corrispondente anche alla figura mitologica etrusca di Heracle ed a quella romana di Ercole; sarebbe stato lo stesso eroe ellenico a tracciare questa antica via in rientro dalla mitica isola di Erizia sulle sponde iberiche dell’oceano Atlantico, dopo aver effettuato la sua decima fatica che culminò con la cattura della mandria di buoi di Gerione. La via Heraclea, univa l’Italia alla Spagna incuneandosi in quelli che erano considerati territori appartenenti alle tribù Celte e Liguri; questa antica via attraversava la zona (la regione della Crau) in cui secondo il mito sarebbe avvenuta la celebre battaglia tra Ercole e gli antichi liguri: i cosiddetti Campi Lapidari, chiamati così a causa delle pietre che Zeus fece cadere dal cielo sui liguri guidati dai giganti Albione e Dercino per proteggere Ercole. Ercole una volta superata questa minaccia si riposò nell’ attuale Monaco che dall’eroe prese il nome di Porto Ercole, in quanto dai massalioti, nell’antichità veniva chiamata Portus Herculis Monoeci, per il fatto anche che vi si celebrava l'ermafroditismo insito in quel mitico personaggio. Non fu mai effettivamente trovata traccia storica sulla Rocca della Turbia e persino sul monte Agel di un tempio dedicato all’eroe mitologico Ercole, luoghi di profonda bellezza naturalistica con particolari caratteristiche geomagnetiche che rendono il sito un territorio speciale anche dal punto di vista esoterico, fino a considerarlo quale ambito delle celebrazioni in onore dell'imperatore Ottaviano Augusto. Eracle quindi rappresenta l’eroe cosmopolita, il mitico precursore di ogni mercante greco o viandante che si avventura sugli impervi percorsi montani dalle Alpi Cozie alle Marittime oppure negli Appennini Liguri, in quanto la sua leggenda verrà tramandata tanto nell’area mediterranea quanto nel golfo adriatico in una fusione tra storia e mitologia. Di questa leggendaria direttrice est-ovest dal delta padano alle coste mediterranee, presente anche nella documentazione di età ellenistica ricordata dallo scrittore Ferecide e dal drammaturgo Eschilo, nella quale viene precisata la sua funzione di pista carovaniera prendendo il nome di via di Eracle: “Hodos Herakleia” quali sono realmente i potenziali riscontri storici? Una via commerciale greca che partendo dal territorio italico raggiungeva la pen*sola iberica, una direttrice lungo la quale il viaggiatore ellenico ricalcava il leggendario itinerario del mitico Eracle, anticipando quello che sarebbe stato successivamente il sofferto cammino del generale e condottiero cartaginese Annibale che valicò le Alpi per combattere Roma, il quale troverà nello stesso elemento indigeno aiuto e protezione contro le legioni romane. Alcuni indizi in realtà ci fanno pensare che questa antica pista carovaniera avesse un respiro più ampio a livello transpadano che collegava gli empori greci, da oriente ad occidente, basti pensare per l’età classica alle città di Adria e l’antica Spina, sì di fondazione etrusca l’ultima, ma con una forte presenza ellenica che fungeva anche da cerniera tra mondo etrusco e mondo greco; un’area inoltre che ebbe a mantenere una memoria pre-romana della saga Eraclea specie nell’area aponense e padovana in Veneto. Se constatiamo che anche il geografo Strabone attesta lungo la via Eraclea una fondazione di origine antenorea, individuata in un'area in antichità chiamata Ocela (ufficialmente compresa nel comune di Aussois nel dipartimento della Savoia) nella regione del Rodano-Alpi da ricondurre alla memoria di Ocela compagno di Antenore (leggendario fondatore della città di Padova) e dei suoi figli che nella mitologia greca mossero in fuga dalla città di T***a verso le coste venete; possiamo presupporre che Ocela sia stato precursore e portatore della leggenda di Antenore in occidente, quindi potenzialmente questo può indicare degli scambi culturali e successivamente forse commerciali in età antica tra l’area del golfo adriatico e le coste nord occidentali del Mediterraneo. Obiettivamente non siamo a conoscenza di dati oggettivi sul reale percorso di quella che era la via Eraclea in Italia, disponiamo certamente di una vasta letteratura in merito, ma dobbiamo considerare che esisteva ed esiste un ampio divario tra quelli che erano i percorsi mitologici di Eracle e gli effettivi percorsi delle piste carovaniere in età classica; ciononostante potrebbero esserci altri elementi indiziari a giustificare una direttrice commerciale transpadana verso l’Iberia. Nel il De Mirabilibus Auscultationibus un trattato pseudoaristotelico di impianto paradossografico ci viene fornita una testimonianza in cui l’autore ci narra di una rotta commerciale ellenica che si snodava dall’Italia all’Iberia attraverso le regioni dei celto-cisalpini e dei celto-liguri, una via protetta dagli stessi indigeni locali in particolare negli impervi valichi alpini; quindi compresa in questa area geografica come già menzionato dallo storico greco Posidonio anche probabilmente Piacenza posta sulla via Eraclea per Massaglia (fondata da coloni Focei). Altro elemento di rilievo è la tradizione presente sia nella cultura celtica che antico-ligure del collegamento ed associazione dei fiumi Rodano e Eridano/Po con le loro rispettive aree geografiche; il poeta e filologo ellenistico Filostefano di Cirene (310 circa-240 a.C) Scriveva che al suo tempo gli indigeni chiamavano il Rodano l’Eridano/Po, quindi nella sua ottica di studioso greco in cui non può sussistere alcuna confusione sull’identità dei due fiumi, può solo significare una cosa che gli indigeni assegnavano un solo nome ai due corsi d’acqua, che quindi figuravano congiunti; nome che molto probabilmente era quello di Bodincus menzionato (nat.III 122) dal filosofo e scrittore romano Plinio il Vecchio il quale ci precisa come in ligure significhi “fiume senza fondo”. Ma questo toponimo idrodinamico è per la ricerca ininfluente, all’infuori di un dettaglio che ci testimonia la continuità concettuale nella tradizione paradossografica. I Liguri o celto-liguri che per gli antichi greci erano tutti indigeni sono gli stessi che nei testi di Filostefano “chiamano Rodano l’eridano/Po e nel De mirabilibus auscultationibus sorvegliano la via Eraclea e proteggono i viaggiatori negli impervi passaggi dei passi alpini. Altra considerazione a livello mitologico e tradizionale i ricordi di una mitica via fluviale che avrebbe messo in comunicazione tramite l’unione dei due corsi congiunti del Eridano/Po e Rodano il mare Adriatico con il mar Mediterraneo occidentale, una leggenda questa raccontata dai poeti greci da Eschilo (525 a.C - 456 a.C) ad Apollonio Rodio (295 a.C - 215 a.C); divulgazioni dal quale traspare partendo da una considerazione mitologica un dato reale, cioè da un mitico percorso fluviale ad un potenziale ed effettivo percorso reale terrestre lungo le valli padana e del Rodano che partendo dal golfo adriatico valica le Alpi fino ad arrivare in Iberia, il quale coinciderebbe con l’iter fluviale degli Argonauti inaugurando la grandiosa tratta carovaniera che per i mercanti i pellegrini e viandanti avrebbe poi preso il nome da Heracle, loro leggendario precursore. Verrebbe quindi a costituirsi la storica direttrice commerciale tra le colonie massaliote del Mediterraneo occidentale e la focea Marsiglia; pista carovaniera che poi sarà ripresa e in parte sovrapposta dalla romana via Domizia che collegava Torino tramite la valle del Rodano la Spagna. Quindi una successiva e potenziale rivisitazione di molti tracciati e reticoli di ancestrale memoria da parte dell’Impero Romano che fece poi di quelle antiche piste carovaniere la splendida rete stradale che permise di collegare tutte le varie realtà delle provincie romane, e che furono anche il fulcro delle conquiste del mondo conosciuto da parte delle legioni romane. Chissà forse tra mitologia e storia il passo non è poi così tortuoso.
Testi e foto di Boiardi Roberto.

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Val Nure
Bettola

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