Coordinamento per l'Unità dei Comunisti- Belluno

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16/06/2026

É meglio un triliardario o l'eliminazione della povertà?

Il capitalismo a guida USA, tramite i suoi megafoni d'informazione, presenta e celebra come traguardo storico l’emersione del primo triliardario della storia: Elon Musk. Un livello di accumulazione di ricchezza talmente estremo da essere difficile persino da immaginare. Un lavoratore con stipendio medio impiegherebbe 43 milioni di anni ad accumulare una fortuna del genere.

Dall’altra parte, il socialismo cinese rivendica come proprio risultato storico l’uscita dalla povertà e dalla fame di centinaia di milioni di persone attraverso industrializzazione, investimenti pubblici, infrastrutture e pianificazione economica.

Due modelli, due idee di progresso.
Uno considera il successo la possibilità che il mercato concentri una quantità senza precedenti di capitale in un singolo individuo.
L’altro misura il successo nella capacità di alzare il livello di vita collettivo su scala di massa.

Quale dei due risultati é preferibile dovrebbe essere scontato; eppure siamo bombardati giornalmente da apologie del sistema capitalistico e da condanne costanti a quello cinese. Subdoli metodi di una guerra di classe che bisogna tornare a combattere in prima linea, scardinando la gabbia ideologica dentro cui sono stati imbrigliati i popoli europei, indotti a celebrare i miliardari mentre vengono progressivamente impoveriti.

13/06/2026

Il CUC sostiene l'importante iniziativa di "Tutta la città insieme" - Venezia

MESTRE, APPELLO PER IL RIPRISTINO DELLE COLONNINE DI RICARICA PER CARROZZINE ELETTRICHE

La libertà di movimento è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione italiana e dai principi europei. Proprio per dare concreta attuazione a questo diritto, nel 2017 nacque a Mestre un progetto innovativo dedicato alle persone che utilizzano carrozzine elettriche.

L'iniziativa fu promossa da Gino Baoduzzi, oggi membro del CUC, allora responsabile dello Sportello per la disabilità della CGIL, che avviò un confronto con i tecnici di AVM e con il Comune di Venezia per realizzare una rete di punti di ricarica pubblici destinati alle carrozzine elettriche. Nacquero così nove colonnine denominate “Charge Battery”, distribuite in punti strategici della città.

Una soluzione di grande valore sociale, capace di offrire maggiore autonomia alle persone con difficoltà di deambulazione. Le colonnine consentivano infatti di affrontare gli spostamenti senza il timore di rimanere bloccati lontano da casa a causa dell'esaurimento della batteria della carrozzina. Grazie alle colonnine, molte persone avevano finalmente potuto affrontare uscite, appuntamenti e attività quotidiane senza l'ansia costante di restare senza energia.

Tuttavia, a partire dal 2022, gran parte delle colonnine è stata rimossa. In diversi casi gli spazi sono stati sostituiti da installazioni per biciclette, senza che venissero reintegrati i punti di ricarica dedicati alle carrozzine elettriche. Oggi ne restano operative soltanto due.

La scomparsa delle colonnine dai principali punti del centro cittadino solleva interrogativi e preoccupazioni. È difficile comprendere come, in un momento in cui si parla sempre più spesso di inclusione, accessibilità e attenzione alle persone con disabilità, si possano eliminare servizi che favoriscono concretamente l'autonomia e la partecipazione alla vita sociale.

Per questo motivo partirà una raccolta firme promossa da Gino Baoduzzi e da “Tutta la Città insieme”, supportata dal CUC con l'obiettivo di chiedere il ripristino delle colonnine di ricarica e il rilancio di un progetto che aveva rappresentato un importante esempio di civiltà e attenzione ai diritti delle persone con disabilità.

Giovanni Andrea Martini

Tutta la Città insieme!

10/06/2026

La Democrazia dei CDA

Sulle macerie dello scontro interno al governo attorno a Mps è arrivata Intesa Sanpaolo a ricordare a tutti dove si trova davvero il potere. Mentre Lega, Fratelli d’Italia, ministri, sottosegretari e diverse cordate finanziarie combattevano per costruire il cosiddetto “terzo polo”, è bastata l’offerta di Carlo Messina per riscrivere completamente la partita.

In poche ore sono cambiati gli equilibri attorno a Montepaschi, Mediobanca e Generali, si sono ridisegnate le alleanze tra i grandi gruppi finanziari e si è imposto un nuovo assetto che la politica può soltanto commentare, accompagnare o cercare di rivendicare. Non è il governo che dirige la finanza: è la finanza che determina il campo entro cui la politica si muove.

Giorgetti, Meloni, Caltagirone, Delfin, Unipol, Mediobanca, Generali: tutti si muovono dentro una partita in cui le decisioni decisive vengono prese dai grandi centri del capitale finanziario. Le divisioni dell’esecutivo diventano un’opportunità da sfruttare, non un ostacolo. La strategia industriale del Paese viene definita nelle operazioni di mercato molto più che nelle sedi della rappresentanza democratica.

Chi continua a raccontare che il problema sia scegliere tra questa o quella fazione politica non coglie il punto essenziale: il vero vincitore è sempre il processo di concentrazione del capitale. Meno poli, meno concorrenza, più controllo di risparmio, credito e assicurazioni nelle mani di pochi gruppi sempre più grandi.

Per questo serve un nuovo soggetto comunista capace di leggere i rapporti di forza reali e di organizzare un conflitto contro la centralizzazione del potere economico e finanziario. Perché finché le grandi decisioni saranno prese nei consigli di amministrazione e non dai lavoratori e dai cittadini, la democrazia resterà subordinata agli interessi di chi controlla il capitale.

09/06/2026
04/06/2026

Fuori l'IDF dalla Sardegna!

Mentre Gaza é ridotta in macerie, e il Libano continua ad essere martoriato, decine di migliaia di persone sono state uccise o ferite e un'intera popolazione viene spazzata via, c'è chi ritiene opportuno offrire ai soldati dell'IDF soggiorni in resort di lusso per "decomprimere" dallo stress delle operazioni militari.

Un'immagine che colpisce per il suo enorme divario morale: da una parte famiglie che cercano i corpi dei propri cari sotto le macerie, bambini che crescono tra fame e paura, ospedali al collasso; dall'altra piscine, comfort, relax e paesaggi da cartolina.

Presentare come vittime da coccolare coloro che partecipano a una campagna militare che numerose organizzazioni internazionali, esperti di diritto e governi hanno denunciato come genocidaria, mentre le vittime palestinesi continuano a essere private perfino dei beni essenziali per la sopravvivenza, appare come una distorsione etica non tollerabile.

La Sardegna non dovrebbe diventare il luogo dove si ripulisce l'immagine di una pulizia etnica. Offrire lusso e serenità a chi torna da operazioni militari condotte in un contesto segnato da accuse di crimini di guerra e genocidio manda un messaggio devastante: che la sofferenza di un popolo possa essere relegata a sfondo lontano, mentre ci si preoccupa del benessere di chi quella sofferenza ha contribuito a produrre.

03/06/2026

Morti da Capitale

Quattro braccianti, tre pakistani e uno afgano, sono morti bruciati vivi ad Amendolara. Una notizia che dovrebbe scuotere le coscienze e invece rischia di scivolare via nell'indifferenza di qualche titolo di cronaca.

Non si può accettare che si continui a morire così, mentre si cerca di guadagnarsi da vivere. Non è solo una tragedia: è il sintomo di un sistema che considera il lavoro umano come una merce sacrificabile e i lavoratori più vulnerabili come persone di cui ci si ricorda soltanto quando diventano vittime.

I casi di Vicenza (con un lavoratore abbandonato per strada), Milano (sfruttamento di lavoratori indiani) e ora Amendolara raccontano una realtà inquietante: il disprezzo per il lavoro e per la dignità di chi lavora sembra aver superato ogni limite di decenza. Cambiano le circostanze, ma resta la stessa logica: sicurezza trascurata, diritti ignorati, vite considerate meno importanti del guadagno.

É la normalità in un mondo dove il profitto viene sempre prima di tutto il resto, anche della vita umana.

Di fronte a uomini morti tra le fiamme non bastano le parole di circostanza. Servono verità, responsabilità e giustizia, ottenibile solo con la lotta. Serve la volontà collettiva di dire che nessun essere umano è sacrificabile sull'altare del denaro.

Il cordoglio per le vittime deve accompagnarsi all'indignazione. Perché una società che si abitua a vedere morire chi lavora perde qualcosa della propria umanità. E quando la dignità del lavoro viene calpestata, è la dignità di tutti a essere colpita.

02/06/2026

Festa della Repubblica: alla lotta e al lavoro!

Oggi, 2 giugno, non si ricorda soltanto una scelta istituzionale, ma si celebrano le milioni di persone che, con il voto, il lavoro, l’impegno civile e le lotte quotidiane, hanno contribuito a costruire la Repubblica dopo l'incubo fascista e della guerra mondiale.

Ma oggi la Repubblica é ridotta a un contenitore vuoto, in cui la democrazia è svilita a mera formula, privata dei suoi elementi fondativi: partecipazione, diritti, uguaglianza economica e sociale, controllo del potere da parte dei cittadini.

Per questo celebrarla deve significare soprattutto difenderla. E il nemico principale oggi è la concentrazione del potere nelle mani del grande capitale finanziario e del complesso militare-industriale, che ormai condiziona e definisce uniletaralmente le scelte collettive e priva di significato la sovranità democratica. Perché capitalismo e democrazia non sono compatibili, a prescindere da cosa sostengano i liberali di centrodestra e centrosinistra che oggi si riempiranno la bocca di elogi alla Repubblica che hanno attivamente contribuito a umiliare.

Buona Festa della Repubblica, quindi, non come rito peró, ma come impegno all'unità e all'azione.

30/05/2026

Stampa di guerra

Se non si trattasse di una questione che può trascinare l'Europa verso conseguenze drammatiche, certe reazioni sembrerebbero quasi grottesche.

Negli ultimi mesi, ogni episodio legato a droni caduti o intercettati nei Paesi baltici e nell'Europa orientale è stato immediatamente presentato dalla totalitá della stampa mainstream e delle istituzioni europee come l'ennesima prova della "minaccia russa". Eppure, in diversi casi, l'origine dei droni è risultata incerta o è stata attribuita agli stessi ucraini, che in alcune occasioni hanno persino riconosciuto la propria responsabilità.

Ciò che colpisce é la sistematica costruzione di una narrazione a senso unico: tutto ciò che può alimentare l'allarme contro Mosca viene amplificato, mentre episodi che metterebbero in discussione la rappresentazione manichea della guerra ricevono ben meno attenzione.
Quando emergono notizie di civili o studenti uccisi (come nel caso dello studentato russo bombardato da Kiev), il dibattito pubblico semplicemente sparisce. Al contrario, ogni drone disperso nei cieli baltici diventa immediatamente materia per titoli allarmistici, dichiarazioni solenni e richiami alla necessità di aumentare la spesa militare.

Il risultato è una comunicazione orientata non alla comprensione dei fatti, ma alla legittimazione di una continua escalation. Chiunque parli di negoziati, diplomazia o cessate il fuoco viene dipinto come ingenuo o filorusso, mentre chi invoca nuovi armamenti e una postura sempre più aggressiva viene presentato come l'unico interprete del realismo politico.

L'Europa dovrebbe essere la prima forza interessata alla de-escalation, non il megafono permanente delle posizioni più oltranziste. Invece assistiamo a una politica estera che segue la logica dello scontro e a un'informazione che rinuncia al dubbio critico, rendendosi organica alle logiche di guerra che favoriscono il grande capitale legato al complesso militare e finanziario, che del resto possiede anche quegli stessi mezzi d'informazione.

Difendere la pace, oggi, significa rifiutare una narrazione faziosa che seleziona i fatti in base alla loro utilità propagandistica e ricordare che ogni passo verso l'escalation aumenta il rischio di un conflitto più ampio, che pagherebbero innanzitutto i cittadini europei.

25/05/2026

Cuba Resiste
Iniziativa Politica Di Solidarietà Con il Popolo Cubano

Cuba è sotto assedio da 66 anni, Bloqueo, atti di terrorismo biologico e dinamitardo, finanziamenti per l'istigazione al disordine con atti vandalici, e quant'altro, nel tentativo di piegare la resistenza di un Paese che ha saputo tener fieramente ed eroicamente testa alla più grande potenza egemone nel mondo.

Il tentativo di strangolamento della Repubblica Rivoluzionaria Cubana, attualmente ha assunto contorni di drammaticità impensabili. Il vile soffocamento economico, che tocca ogni aspetto sociale nel Paese, 243 nuove sanzioni dal 2020 e il picco più drastico da maggio 2026,dall'alimentazione ai medicinali, dal libertà di movimento con i mezzi pubblici [oggi diesel 4 Euro al L, e la benzina a 10 euro a L], all'elettricità [ 22, 23 h senza corrente], pare non bastare agli aguzzini statunitensi.

La mafia dei così detti esuli cubani della Florida, Capeggiati dal Prode Narco Rubio sottosegretario del Presidente attuale Donald Trump, non riuscendo a mettere in ginocchio la Dignità del Popolo Cubano attraverso la recrudescenza del Bloqueo, ancor meno con il tentativo di comprare la loro attenzione con il ricatto di un falso aiuto che verrebbe distribuito attraverso i canali dell'istituzione ecclesiastica cattolica, intenderebbe provocare ciò che sarebbe inevitabilmente un bagno di sangue, se mettessero in pratica un intervento militare come stanno minacciando.

Ovviamente con il solito pretesto inventato ad ok per giustificare tale eventualità, accusa nei confronti di Raul Castro, ultimo Comandante Rivoluzionario in vita, che a giorni compirà 95 anni, responsabile a loro dire nel 1996 dell'abbattimento di due aerei “civili” che avevano violato per ben 25 volte lo spazio aereo cubano, con intenti sovversivi.

La nostra Solidarietà per un popolo Solidale, un obbligo verso chi insegna che la dignità non si puo comprare e non si piega a nessun bullo di turno, pur potente che sia - La Patria Se Difiende! Cuba Resiste!

19/05/2026

UE = servitù del Capitale

Quando c’è da salvare banche, fondi e colossi energetici, l’UE trova miliardi in poche ore. Quando invece si tratta di colpire gli extra-profitti delle multinazionali fossili per finanziare misure sociali e sostenere famiglie e lavoratori, improvvisamente “manca il consenso”.

Italia, Germania, Spagna, Austria e Portogallo avevano chiesto una tassa sugli extraprofitti energetici generati dalla crisi USA-Iran, una richiesta di buonsenso, ma comunque riduttiva e non certo di stampo maosita. Eppure, di fronte a una così timida proposta, Bruxelles ha comunque risposto no. Nel frattempo, le compagnie energetiche continuano a macinare profitti record grazie a una crisi scaricata interamente sui cittadini.

E allora viene da chiedersi: l’Unione Europea è ancora uno spazio democratico o è diventata il comitato di amministrazione del capitale fossile e finanziario? Perché ormai è evidente che questi interessi coincidono perfettamente: stessi profitti, stesse lobby.
Il paradosso è totale: si parla di transizione ecologica, equità sociale, voucher energetici e trasporto pubblico accessibile, ma si rifiuta l’unica misura capace di finanziare, per lo meno nel breve periodo, queste politiche.

La verità ormai autoebidente é che l'UE difende un ordine economico preciso, dove i profitti privati vengono prima dei bisogni collettivi. E ogni crisi diventa un’occasione per concentrare ancora più ricchezza e potere nelle mani di pochi.
Possiamo continuare a chiamare tutto ciò "democrazia"?

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