Coordinamento per l'Unità dei Comunisti- Belluno

Coordinamento  per l'Unità dei Comunisti- Belluno Pagina facebook del Coordinamento per l'unità dei comunisti di Belluno

26/06/2026

Meloni in trappola

É innegabile che in questi giorni qualcosa sembri in fermento: l’immagine di una Meloni che pare meno in controllo di quanto abbia raccontato finora é ormai consolidata.

Per anni si è raccontata come l’eccezione: la leader “underdog”, sovranista ma rispettata all’estero, capace di stare dentro i grandi equilibri senza farsi dettare la linea. Quella che avrebbe riportato centralità e autonomia all’Italia.
Poi però arrivano le crisi vere gli altarini si scoprono.

Sulla complicità italiana alla guerra illegale degli USA all'Iran si sono rincorse dichiarazioni, precisazioni, ricostruzioni esterne, menzogne palesi, parole di alleati e vertici internazionali che hanno costretto Palazzo Chigi a inseguire e correggere il racconto. E questo, al di là del merito, apre una domanda politica: chi sta davvero guidando la linea italiana?

Perché se per spiegare il ruolo dell’Italia servono prima le parole di Washington, poi quelle della NATO, poi le rettifiche italiane, il problema non è solo diplomatico. È di autorevolezza e sovranità (vera, non a parole).

E viene il dubbio che qualcosa stia cambiando anche fuori dai confini italiani. Per molto tempo Meloni è stata presentata come la figura giusta per certi equilibri occidentali: affidabile, prevedibile, utile a tenere insieme consenso interno e allineamento internazionale. Oggi però tra richiami pubblici, aspettative non soddisfatte e prese di distanza, sembra emergere un segnale diverso: non più la leader da sostenere senza riserve, ma una dirigente sotto pressione.

L'mpressione è che il capitale politico costruito come “leader forte e indispensabile” stia mostrando i suoi limiti. E quando chi ti aveva legittimata inizia a parlare sopra di te invece che con te, il problema non è la comunicazione: è che forse non sei più tu a dettare il ritmo, se mai lo sei davvero stata, e che gli alleati (o forse dovremmo dire i padroni) di un tempo stiano iniziando a meditare la tua sostituzione.

24/06/2026

Nuova conferma dall'ONU: quello di Isra3l3 a Gaza é genocidio

Una Commissione internazionale indipendente istituita dal sistema ONU attesta che le autorità e le forze israeliane abbiano deliberatamente preso di mira bambini palestinesi e che questo costituisca un elemento centrale per accertare l’intento genocidario.

Crolla ancora una volta la retorica dei difensori dell'entitá sionista: non stiamo parlando di “errori”, “effetti collaterali” o “tragica inevitabilità della guerra”. Ma di un'opera di sterminio infantile pianificata e condotta scientificamente.

Per noi niente di nuovo, solo ancora più rabbia e voglia di continuare la giusta battaglia in difesa del popolo palestinese, per smascherare la politica di sterminio sistematico del governo sionista, attuata con la piena complicità dei governi "democratici" dell'Occidente. Mentre una domanda resta: chi, tra politica e media italiani, ha liquidato ogni critica ad Isra3l3 come fanatismo, chi ha normalizzato l’inaccettabile, chi ha chiesto silenzio invece di pretendere verifiche e responsabilità, chi, di fatto, é stato complice del peggior crimine del XXI secolo, oggi cosa dice? Stará zitto o, come ha già fatto Isra3l3, negherá ancora davanti all'evidenza.

Difendere il diritto internazionale e i diritti umani non può valere solo per i nemici geopolitici di turno. O vale per tutti, o per nessuno, e seguendo l'entità genocidaria stiamo velocemente scivolando verso la seconda opzione.

23/06/2026

Cambiamento climatico: una questione di classe

Temperature sempre più alte, siccità prolungate, alluvioni improvvise, territori devastati da eventi estremi. La crisi climatica non nasce genericamente dall’“attività umana”: nasce da un modello economico preciso. Un sistema che da decenni orienta produzione, consumo, ricerca e organizzazione sociale secondo un unico criterio dominante: l’aumento del profitto privato nel minor tempo possibile.

Il capitalismo ha trasformato tutto in merce: il lavoro, il tempo, il territorio, l’acqua, l’energia, perfino gli ecosistemi. Ogni risorsa viene trattata come qualcosa da estrarre, ogni costo sociale e ambientale da scaricare sulla collettività.

Così mentre una minoranza concentra ricchezza e potere, il resto della società paga il conto: salari compressi, servizi indeboliti, città invivibili, campagne desertificate, aria irrespirabile, eventi estremi sempre più frequenti.

Il Green Deal europeo rappresenta perfettamente l'approccio capitalista al problema: trasformarlo in opportunità di profitto per i soliti soggetti finanziari. Presentato come grande risposta alla crisi climatica, nei fatti ha privilegiato meccanismi di mercato, incentivi finanziari e strumenti pensati per rendere “profittevole” la transizione più che per trasformare davvero il modello produttivo.

La questione non è rendere il capitalismo un po’ più verde. La questione è decidere cosa produrre, come produrre e per chi produrre.
Se l’obiettivo è preservare condizioni di vita dignitose sul pianeta, l’economia deve essere orientata al benessere collettivo, alla riduzione delle disuguaglianze, alla tutela degli ecosistemi e alla soddisfazione dei bisogni sociali, non alla massimizzazione del profitto.

Per i comunisti, questo significa tornare a porre il tema della pianificazione democratica dell’economia: sottrarre le decisioni strategiche alla logica del mercato e riportarle dentro una scelta collettiva, orientata all’interesse comune.

22/06/2026

Il baratro senza fine della "sinistra"

Il post di Enrico Letta che celebra “l’America che ama” con alcuni presidenti statunitensi (Clinton, Obama, Biden e addirittura Bush Junior) è il simbolo perfetto della crisi profonda della cosiddetta sinistra liberale occidentale.

Parliamo di figure che hanno guidato una potenza protagonista di guerre e strategie geopolitiche che hanno avuto costi umani enormi e conseguenze devastanti in molte aree del mondo. Allo stesso tempo, negli ultimi decenni hanno rappresentato e consolidato un modello economico fondato su liberalizzazioni, finanziarizzazione e impoverimento di ceti medi e classi popolari.

È questa l’idea di progresso che viene proposta da uno dei "Vate" della "sinistra": atlantismo senza limiti, neoliberismo presentato come unica via possibile, morte e impoverimento del 99%.

Nel giorno in cui si dimette Keir Starmer da Premier del Regno Unito ci si stupisce ancora della crisi della sinistra. Se per anni si abbandonano rappresentanza popolare, redistribuzione, pace e trasformazione sociale per compiacere élite belliche e finanziarie, il risultato è lasciare spazio alla destra radicale e a nuove forme di autoritarismo oligarchico, per poi piagnucolare quando personaggi come Trump o Vannacci salgono al potere.

19/06/2026

Il "campo largo" con Renzi: la meno-destra Vs la destra

L’apertura di Schlein a Renzi nel “campo largo” sembra preannunciare l’ennesima campagna elettorale costruita sul “votate noi così non vincono gli altri” e sull’allarme permanente del “fermiamo il fascismo che torna”. Ma se oggi il reazionarismo cresce, non è caduto dal cielo: anni di politiche liberali, precarizzazione, arretramento del ruolo pubblico e impoverimento di lavoratori e ceto medio — portate avanti anche e sopratutto dal PD e dal renzismo — hanno preparato il terreno prima per Meloni e Salvini, e oggi per figure come Vannacci.

Continuare a costruire carrozzoni elettorali senza una visione sociale alternativa non basta, anzi, fa esattamente l'interesse delle classi dominanti. Serve un progetto che rimetta al centro redistribuzione, intervento pubblico nell’economia, diritti sociali e una critica strutturale al capitalismo, che non puòessere riformato, ma solo abbattuto.

E se dal PD, partito di meno-destra e non certo di sinistra, questo non arriverà mai, allora il tema diventa costruire un’alternativa reale: unire le forze della sinistra di classe e comunista attorno a un programma davvero radicale, non solo contro qualcuno ma per costruire qualcosa di nuovo e rivoluzionario.

18/06/2026

Provaci ancora, Donald!

Per mesi politica e i media di sistema ci hanno raccontato che la guerra avrebbe piegato l’Iran, che gli Ayatollah erano vicini al collasso, che la pressione militare avrebbe cambiato gli equilibri una volta per tutte. Ogni settimana sembrava quella decisiva, con altre 30 annunci di vittoria da parte di Trump. Poi, alla fine, si torna a negoziare, sulla base dei punti proposti dall'Iran.

Se il punto di arrivo è un accordo favorevole allo stato aggredito, allora da come era partita e da come era stata raccontata questa operazione assomiglia molto più a una sconfitta strategica americana, a una vittoria di Theran e del suo popolo, rafforzato e non indebolito dalla guerra.

Nel frattempo il prezzo lo hanno pagato altri: i civili iraniani, con morti, distruzione e un Paese devastato. E lo paghiamo anche noi, in Europa, con prezzi dell’energia più alti, costi che si scaricano sull’economia reale e famiglie che vedono aumentare il costo della vita.
E mentre i cittadini pagano il conto, c’è chi dalle crisi continua a trarre vantaggio: grandi attori economici e finanziari che beneficiano della volatilità, dell’aumento dei prezzi energetici, della spesa militare e dei sui risvolti finanziari.

Intanto Israele continua a bombardare il Libano e il messaggio che passa è sempre lo stesso: la guerra deve restare aperta, anche quando gli obiettivi dichiarati sono falliti in toto.

Ma evidentemente per la Coalizione Epstein sangue e denaro sono gli unici mezzi conosciuti.

17/06/2026

In Italia é record di povertà...e di miliardari.

La fotografia scattata dal rapporto Caritas è impietosa: in Italia la povertà non è più un’emergenza temporanea, è diventata una condizione strutturale. Oltre 282mila persone seguite, quasi 6 milioni in povertà, lavoratori che restano poveri anche con un impiego, famiglie che rinunciano alle cure e alla casa.

L’ascensore sociale è fermo da anni.
Nel frattempo, però, i miliardari italiani passano da 51 a 91 in appena quattro anni e il loro patrimonio esplode da 204 a 484 miliardi. I primi dieci possiedono quanto 18 milioni di persone, il 30% più povero del Paese.

Ripetiamo: in dieci possiedono la ricchezza di 18 milioni persone.

Ricchezza che non nasce dal lavoro, ma che in grandissima parte deriva da eredità e dalla rendita finanziaria. Vero e proprio parassitismo.

Questo squilibrio non è una fatalità: è il prodotto di decenni di politiche neoliberali portate avanti tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra, in totale obbedienza a quegli stessi miliardari. Privatizzazioni, compressione salariale, precarizzazione del lavoro, ridimensionamento del welfare e nessuna volontà di redistribuire la ricchezza.

Eppure, davanti a questi numeri, una patrimoniale sulle grandi ricchezze continua a essere trattata come un tabù intoccabile.
Di fronte a questa situazione non basta l'indignazione: serve ricostruire unità tra i comunisti, organizzazione sociale e politica, e una lotta seria, radicata e continuativa contro un modello che concentra ricchezza in alto e trasforma chi vive del proprio lavoro in merce utile all'arricchimento di pochissimi.

16/06/2026

É meglio un triliardario o l'eliminazione della povertà?

Il capitalismo a guida USA, tramite i suoi megafoni d'informazione, presenta e celebra come traguardo storico l’emersione del primo triliardario della storia: Elon Musk. Un livello di accumulazione di ricchezza talmente estremo da essere difficile persino da immaginare. Un lavoratore con stipendio medio impiegherebbe 43 milioni di anni ad accumulare una fortuna del genere.

Dall’altra parte, il socialismo cinese rivendica come proprio risultato storico l’uscita dalla povertà e dalla fame di centinaia di milioni di persone attraverso industrializzazione, investimenti pubblici, infrastrutture e pianificazione economica.

Due modelli, due idee di progresso.
Uno considera il successo la possibilità che il mercato concentri una quantità senza precedenti di capitale in un singolo individuo.
L’altro misura il successo nella capacità di alzare il livello di vita collettivo su scala di massa.

Quale dei due risultati é preferibile dovrebbe essere scontato; eppure siamo bombardati giornalmente da apologie del sistema capitalistico e da condanne costanti a quello cinese. Subdoli metodi di una guerra di classe che bisogna tornare a combattere in prima linea, scardinando la gabbia ideologica dentro cui sono stati imbrigliati i popoli europei, indotti a celebrare i miliardari mentre vengono progressivamente impoveriti.

13/06/2026

Il CUC sostiene l'importante iniziativa di "Tutta la città insieme" - Venezia

MESTRE, APPELLO PER IL RIPRISTINO DELLE COLONNINE DI RICARICA PER CARROZZINE ELETTRICHE

La libertà di movimento è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione italiana e dai principi europei. Proprio per dare concreta attuazione a questo diritto, nel 2017 nacque a Mestre un progetto innovativo dedicato alle persone che utilizzano carrozzine elettriche.

L'iniziativa fu promossa da Gino Baoduzzi, oggi membro del CUC, allora responsabile dello Sportello per la disabilità della CGIL, che avviò un confronto con i tecnici di AVM e con il Comune di Venezia per realizzare una rete di punti di ricarica pubblici destinati alle carrozzine elettriche. Nacquero così nove colonnine denominate “Charge Battery”, distribuite in punti strategici della città.

Una soluzione di grande valore sociale, capace di offrire maggiore autonomia alle persone con difficoltà di deambulazione. Le colonnine consentivano infatti di affrontare gli spostamenti senza il timore di rimanere bloccati lontano da casa a causa dell'esaurimento della batteria della carrozzina. Grazie alle colonnine, molte persone avevano finalmente potuto affrontare uscite, appuntamenti e attività quotidiane senza l'ansia costante di restare senza energia.

Tuttavia, a partire dal 2022, gran parte delle colonnine è stata rimossa. In diversi casi gli spazi sono stati sostituiti da installazioni per biciclette, senza che venissero reintegrati i punti di ricarica dedicati alle carrozzine elettriche. Oggi ne restano operative soltanto due.

La scomparsa delle colonnine dai principali punti del centro cittadino solleva interrogativi e preoccupazioni. È difficile comprendere come, in un momento in cui si parla sempre più spesso di inclusione, accessibilità e attenzione alle persone con disabilità, si possano eliminare servizi che favoriscono concretamente l'autonomia e la partecipazione alla vita sociale.

Per questo motivo partirà una raccolta firme promossa da Gino Baoduzzi e da “Tutta la Città insieme”, supportata dal CUC con l'obiettivo di chiedere il ripristino delle colonnine di ricarica e il rilancio di un progetto che aveva rappresentato un importante esempio di civiltà e attenzione ai diritti delle persone con disabilità.

Giovanni Andrea Martini

Tutta la Città insieme!

10/06/2026

La Democrazia dei CDA

Sulle macerie dello scontro interno al governo attorno a Mps è arrivata Intesa Sanpaolo a ricordare a tutti dove si trova davvero il potere. Mentre Lega, Fratelli d’Italia, ministri, sottosegretari e diverse cordate finanziarie combattevano per costruire il cosiddetto “terzo polo”, è bastata l’offerta di Carlo Messina per riscrivere completamente la partita.

In poche ore sono cambiati gli equilibri attorno a Montepaschi, Mediobanca e Generali, si sono ridisegnate le alleanze tra i grandi gruppi finanziari e si è imposto un nuovo assetto che la politica può soltanto commentare, accompagnare o cercare di rivendicare. Non è il governo che dirige la finanza: è la finanza che determina il campo entro cui la politica si muove.

Giorgetti, Meloni, Caltagirone, Delfin, Unipol, Mediobanca, Generali: tutti si muovono dentro una partita in cui le decisioni decisive vengono prese dai grandi centri del capitale finanziario. Le divisioni dell’esecutivo diventano un’opportunità da sfruttare, non un ostacolo. La strategia industriale del Paese viene definita nelle operazioni di mercato molto più che nelle sedi della rappresentanza democratica.

Chi continua a raccontare che il problema sia scegliere tra questa o quella fazione politica non coglie il punto essenziale: il vero vincitore è sempre il processo di concentrazione del capitale. Meno poli, meno concorrenza, più controllo di risparmio, credito e assicurazioni nelle mani di pochi gruppi sempre più grandi.

Per questo serve un nuovo soggetto comunista capace di leggere i rapporti di forza reali e di organizzare un conflitto contro la centralizzazione del potere economico e finanziario. Perché finché le grandi decisioni saranno prese nei consigli di amministrazione e non dai lavoratori e dai cittadini, la democrazia resterà subordinata agli interessi di chi controlla il capitale.

Indirizzo

Belluno
32100

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Coordinamento per l'Unità dei Comunisti- Belluno pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Coordinamento per l'Unità dei Comunisti- Belluno:

Condividi