04/06/2021
Da qualche giorno è attiva Itsart, la piattaforma streaming annunciata lo scorso anno e promossa dal MiBACT (la "Netflix della cultura italiana" secondo il ministro Franceschini) e copartecipata tra CDP e ChiliTV per circa 30 milioni di euro. La reazione generale al lancio di Itsart è stata di forte e giustificata critica: innanzitutto la piattaforma non offre abbonamenti periodici, ma singoli contenuti da noleggiare o da acquistare (un business plan davvero a passo coi tempi!), ma tali contenuti sono in maggioranza già disponibili da tempo altrove, ad esempio su RaiPlay o sulla stessa ChiliTV, per giunta a prezzi molto più bassi rispetto ad Itsart, o talvolta addirittura gratis.
Tuttavia le critiche finora rivolte sono, sebbene comprensibili e condivisibili, solo intentrate sull'offerta commerciale ed artistica di Itsart; da buon smanettone invece ho riscontrato anche difetti gravi sul lato tecnico della piattaforma. Ad esempio mi è subito saltato all'occhio come le impaginazioni di Itsart e di ChiliTV siano troppo simili per essere un caso e infatti mi è bastato spulciare gli HTML e i CSS di Itsart per constatare come quest'ultimo sia poco più di un reskin di ChiliTV. Non solo, la piattaforma non presenta funzioni presenti da anni in altre concorrenti, quali parental control o contenuti profilati. Infine ho provato a registrarmi ad Itsart tramite una VPN gratuita e con delle throwaway mail, per simulare un generico utente in varie regioni del mondo: in alcuni casi la registrazione non era possibile per limitazioni della piattaforma, in altri invece la registrazione è andata a buon fine ma non pochi contenuti nel catalogo di Itsart erano non disponibili per il paese in questione. Bel modo di promuovere l'arte italiana nel mondo...
Itsart non promette nulla di buono: la sua parabola sembra la stessa dell'altro storico sito istituzionale per la promozione delle eccellenze territoriali, italia.it, voluto e promosso oltre 10 anni fa dal governo Berlusconi III e divenuto celebre per la pessima qualità progettuale e l'ingente mole di fondi pubblici spesi per la commissione e la gestione del portale, oggi ancora attivo ma di fatto abbandonato a sé stesso. C'è poco da fare, queste operazioni promozionali promosse da enti statali a spese dei contribuenti finiscono sempre per essere nient'altro uno spot per le figure politiche che le sostengono con prodotti finali non competitivi sul mercato. La solita scorreggia spacciata per una ventata d'aria fresca: Its(f)art.
Vincenzo Noviello