04/06/2026
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Forse conosciamo l’anno di nascita dell’operetta che coincide con il 1856 quando l'ebreo tedesco (naturalizzato francese) Jacques Offenbach compose e rappresentò La Rose de Saint-Flour subito diventata famosa in Francia e in Austria. È questo un genere che si distingue dal melodramma perché alterna brani musicali con parti dialogate, cosa che in verità era già avvenuta nel ‘700 con la opéra-comique e col singspiel in virtù della alternanza appunto di canto e recitazione. In verità l'operetta ha una sua peculiarità che non è semplicemente legata alla presenza di parti recitate e di parti musicate che si muovono seguendo trame semplici, né nella cornice scenica, in quanto la principale caratteristica sta nella vivacità della sua musica, nella godibilità che non conosce alcun dramma dei personaggi rivissuto sul palcoscenico, così che le coreografie e le danze furono infatti quelle che esercitarono e suscitano sugli spettatori un estremo interesse.
Ebbene, la storia della cultura tout-court che sta dietro l'operetta si identificava con la società del tempo (la borghesia francese e austriaca fin de siècle) e si riconosceva in atteggiamenti fatui e spregiudicati, palesandosi con la predilezione per storie sentimentali. Dopo e accanto a Offenbach, Florimond Ronger (Hervé) fu il rivale del compositore francese, mentre in Austria il genere si identificò con le operette di Johann Straus figlio e dopo, in pieno ‘900, in quelle di Lehár e Kálmán. Anche in Inghilterra un interessante compositore del genere operettistico fu Arthur Sullivan, mentre nella Italia dagli inizi del ‘900 furono notevoli rappresentanti il tarantino Pasquale Mario Costa (1858-1933) autore di Scugnizza, Addio giovinezza! e anche di una molto innovativa Histoire d’un Pierrot; poi Ranzato e Pietri con Il Paese dei Campanelli e Cin Ci La. Il genere operettistico ebbe comunque vita breve perché arrivò la rivista, il musical e la commedia musicale. Fra tutti costoro spicca la vita artistica dell’ungherese Franz Lèhar, violinista e poi anche direttore di banda. Grande e immortale successo l’ottenne con Die lustige Witve (La vedova allegra) seguita da almeno altre sue 30 operette tutte legate dallo spirito scintillante e leggero viennese, caratteristica del pari legata ai nomi degli Strauss, di Lanner e di Suppé.
In Italia una sua edizione, indimenticabile, fu data a Roma-teatro dell’opera, anno 1991, per la direzione di Daniel Oren, la regia di Bolognini e la straordinaria presenza scenica e vocale di Raina Kabaivanska.
👉🏼 (a cura del Prof. Pierfranco Moliterni)
L’operetta rimane un genere si spettacolo molto amato dal pubblico, tanto che in diverse sedi musicali di prestigio, come Vienna, Parigi, Berlino, Budapest, Bucarest, Madrid, Kiev sono sorti Teatri nazionali o Festival internazionali, come quelli di Bad Ischl, Mörbisch e Trieste, attivi ancor oggi, dedicati a questo straordinario genere teatrale.
Dopo il successo ottenuto lo scorso anno con la presentazione dello spettacolo sull’Operetta italiana, e in attesa del programma sull’Operetta danubiana previsto per la Stagione 2027, il progetto triennale dell’Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana di Bari porta ora in scena Viaggio in Italia, un omaggio ai compositori stranieri che hanno scritto pagine musicali dedicate al nostro Bel Paese. Tra questi spicca Johann Strauss, con le suadenti note di Notte a Venezia, seguito da Franz Lehár, che nella sua Vedova allegra si ispirò con elegante ironia alla vicenda della Regina Elena di Savoia, originaria del Montenegro, per dar vita al personaggio della ricca ereditiera che salva le finanze del proprio paese. Altri autori, come il boemo Julius Fučik con la sua Marcia Fiorentina o il dalmata Franz von Suppé con l’operetta Boccaccio, celebrano la bellezza del capoluogo toscano, mentre ancora Lehár dedica una delle sue più brillanti operette a Paganini, il massimo virtuoso del violino, e ambienta la vicenda di Giuditta nell’Africa coloniale italiana. Dalla collaborazione di Lehár con Carlo Lombardo nasce la fortunata Danza delle Libellule, della quale Bambolina è uno dei duetti più spiritosi e amati dal pubblico mentre un brillante brano di Eduard Strauss, Bahn Frei! (ossia Binario libero!) ci porta idealmente in viaggio in treno verso uno dei luoghi più esclusivi delle vacanze montane, l’albergo Al Cavallino bianco, sul lago di Sankt Wolfgang, dove il veneziano Zanetto Pesamenole e il padovano Sigismondo Cogoli si affrontano in una battaglia legale per un improbabile brevetto tessile, tra laghi alpini, escursioni, boccali di birra, amori che sbocciano e grande allegria.
👉🏼 (a cura del M° Romolo Gessi, Direttore artistico dell’Associazione Internazionale dell’Operetta)