15/04/2026
“La separazione”. Così descrivono l’ennesimo femminicidio causato da una cultura machista che impone aspettative assurde, che quando vengono infrante, portano al crollo dell’identità e alla violenza sfrenata.
Un uomo di 61 anni getta la moglie di 54 anni dal balcone. A sua volta l’uomo si lancia nel vuoto.
Queste vite p***e ci descrivono come non si è formati a risolvere i conflitti con il dialogo sano, ma solo con la violenza ( o legge del più forte) che in questo caso è sempre l’uomo, firmatario dell’ennesimo femminicidio. L’uomo ancora una volta quando si rende conto che la donna non è sua proprietà e che la relazione non è un suo diritto, commette “l’inpensabile”. L’inpensabile che si manifesta costantemente nel tempo, in una serie di eventi grottescamente simili l’uno con l’altro.
Questa è una sconfitta da parte delle istituzioni che in primis avrebbero avuto il dovere di formare, attraverso l’uso degli spazi comuni promuovendo uno stile di vita più transfemminsta, paritario, eguale.
Umanamente riconosciamo che valori come la parità di genere debbano essere alla base di ogni relazione umana, per qualsiasi fascia d’età e contesti. Per questo è inaccettabile, ma sfortunatamente prevedibile l’avvenire dei femminicidi anche vicino a noi, essendo quest’ultimo un fenomeno ben riconosciuto dalle nuove generazioni che lo guardano l’ennesimo atto violento, machista come parte di un sistema chiamato “patriarcato”. Invece di accettare con mestezza questi avvenimenti è opportuno reagire con determinazione.
“Ma quale raptus,ma quale gelosia,
Un’altra donna è morta, ovunque lotta sia”