08/02/2026
PARTECIPAZIONE ATTIVA PER UNA VITA SERENA
Il fenomeno dell’astensionismo alla partecipazione politica non è nuovo, si verifica ogni volta che le classi elette o dirigenziali creano il caos, mettono i presupposti per rendere difficile la comprensione degli eventi. Nel passato, ad esempio, si è verificato tra la Chiesa e gli intellettuali. Vedi ad esempio Galileo Galilei, Giordano Bruno o Tommaso Campanella. Per difendersi, e per salvarsi, il primo ha dovuto abiurare, il secondo ha tenuto fermo ed è stato bruciato vivo a Piazza de’ Fiori (Roma), il terzo si finto pazzo e si è salvato. Con l’avvento della democrazia i dirigenti dipendono dal voto degli elettori e per imporre le loro scelte dannose per i cittadini falsificano la comunicazione (va tutto bene, quante volte lo abbiamo sentito!). Fatto si è che gli effetti della sbagliata politica si riversa dolorosamente sulle spalle dei cittadini i quali, poi, sono chiamati a saldare il conto a piè di lista. Nell’ottocento si è manifestato l’interesse da parte dei popoli di porre rimedio allo scempio e, ricordiamo, la rivoluzione francese (caddero le teste dei regnanti), si sviluppò il pensiero sociale (Hegel – Marx) perché le risorse fossero dedicate ai bisogni di ciascuno (“a ciascuno secondo le sue necessità, da ciascuno secondo le sue capacità”), sorsero le Costituzioni che difesero i diritti, individuali e sociali, lo Stato si fece impresa e sorsero scuole, strade, ospedali, grandi reti. Fu ben chiaro, dunque, che la Nazione avrebbe potuto mantenere un welfare infinto e la giusta politica, orientata verso il progresso sociale, economico e immateriale, sarebbe stata la formula vincente, per tutti. Ma vi è sempre un ma, il capitalismo è subentrato nella scena mondiale come un vortice inarrestabile, produzioni di beni inusitati per numero e qualità, col tempo, distruggono le risorse che, in sé, non sono infinite. Per la classe dirigente, dunque, era necessario cambiare il paradigma. Si ritorna pertanto al pensiero classista, il comunismo viene additato come il nemico e le risorse sono possedute solo da alcuni, esclusi tutti gli altri. Rammentiamo che tale pensiero, quello della res pubblica, ha trascinato nel 1600 il nostro Tommaso Campanella a rischiare il rogo. Egli sosteneva nel tempo degli assolutismi che la scelta migliore era la cosa pubblica (Città del Sole), che vi doveva essere un rapporto tra umanità e natura intesa quest’ultima come essere vivente perché espressione di Dio e che l’armonia sociale si sarebbe mantenuta in eterno ove si fosse rispettato quel rapporto con la conoscenza cioè con l’istruzione. Fu dichiarato pazzo. Ecco, l’impazzimento è quello che succede oggi, l’accaparramento delle risorse (gas, petrolio, terre rare, oro, argento, pietre preziose, bitcoin ecc…) sono contese dai più forti, dagli assolutismi, appunto! Di fronte agli scenari di guerra i popoli ammutoliscono e si allontanano dalla cosa pubblica, rifiutano di andare al voto, sentono il pericolo così generando grandi movimenti migratori o comunque astensionismo perché non condividono le scelte o intuiscono che il meccanismo offerto per l’elezione è sbagliato (vedi legge elettorale). Ci troviamo, dunque, nel bel mezzo di un fenomeno già visto e per questo sappiamo già come andrà a finite, è un film noir, le teste cadranno senza però prima fare grande danno alla società. Chi partecipa all’analisi, come Partecipazione Attiva, avrà PARTECIPAZIONE ATTIVA PER UNA VITA SERENA
Il fenomeno dell’astensionismo alla partecipazione politica non è nuovo, si verifica ogni volta che le classi elette o dirigenziali creano il caos, mettono i presupposti per rendere difficile la comprensione degli eventi. Nel passato, ad esempio, si è verificato tra la Chiesa e gli intellettuali. Vedi ad esempio Galileo Galilei, Giordano Bruno o Tommaso Campanella. Per difendersi, e per salvarsi, il primo ha dovuto abiurare, il secondo ha tenuto duro ed è stato bruciato vivo a Piazza de’ Fiori (Roma), il terzo si è finto pazzo e si è salvato. Con l’avvento della democrazia i dirigenti dipendono dal voto degli elettori e per imporre le loro scelte dannose per i cittadini falsificano la comunicazione (va tutto bene, quante volte lo abbiamo sentito!). Fatto si è che gli effetti della sbagliata politica si riversano dolorosamente sulle spalle dei cittadini i quali, poi, sono chiamati a saldare il conto a piè di lista. Nell’ottocento si è manifestato l’interesse da parte dei popoli di porre rimedio allo scempio e, ricordiamo, la rivoluzione francese (caddero le teste dei regnanti), si sviluppò il pensiero sociale (Hegel – Marx) perché le risorse fossero dedicate ai bisogni di ciascuno (“a ciascuno secondo le sue necessità, da ciascuno secondo le sue capacità”), sorsero le Costituzioni che difesero i diritti, individuali e sociali, lo Stato si fece impresa e sorsero scuole, strade, ospedali, grandi reti. Fu ben chiaro, dunque, che la Nazione avrebbe potuto mantenere un welfare infinito e la giusta politica, orientata verso il progresso sociale, economico e immateriale, sarebbe stata la formula vincente, per tutti. Ma vi è sempre un ma, il capitalismo è subentrato nella scena mondiale come un vortice inarrestabile, produzioni di beni inusitati per numero e qualità, col tempo, distruggono le risorse che, in sé, non sono infinite. Per la classe dirigente, dunque, era necessario cambiare il paradigma. Si ritorna pertanto al pensiero classista, il comunismo viene additato come il nemico e le risorse sono possedute solo da alcuni, esclusi tutti gli altri. Rammentiamo che tale pensiero, quello della res pubblica, ha trascinato nel 1600 il nostro Tommaso Campanella a rischiare il rogo. Egli sosteneva nel tempo degli assolutismi che la scelta migliore era la cosa pubblica (Città del Sole), che vi doveva essere un rapporto tra umanità e natura intesa quest’ultima come essere vivente perché espressione di Dio e che l’armonia sociale si sarebbe mantenuta in eterno ove si fosse rispettato quel rapporto con la conoscenza cioè con l’istruzione. Fu dichiarato pazzo. Ecco, l’impazzimento è quello che succede oggi, l’accaparramento delle risorse (gas, petrolio, terre rare, oro, argento, pietre preziose, bitcoin ecc…) sono contese dai più forti, dagli assolutismi, appunto! Di fronte agli scenari di guerra i popoli ammutoliscono e si allontanano dalla cosa pubblica, rifiutano di andare al voto, sentono il pericolo così generando grandi movimenti migratori o comunque astensionismo perché non condividono le scelte o intuiscono che il meccanismo offerto per l’elezione è sbagliato (vedi legge elettorale). Ci troviamo, dunque, nel bel mezzo di un fenomeno già visto e per questo sappiamo già come andrà a finite, è un film noir, le teste cadranno senza però prima fare grande danno alla società. Chi partecipa all’analisi, come Partecipazione Attiva, avrà l’opportunità di vivere sereno perché consapevole stoico degli accadimenti ma avrà anche modo di tentare di mettere un granellino di sabbia nella mostruosa macchina da guerra e così rivivranno i nuovi Galileo, T. Campanella, G. Bruno.
Mollica Amilcare
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