MoVimento 5 Stelle Bagheria

MoVimento 5 Stelle Bagheria Questa è la pagina Facebook ufficiale del MoVimento 5 Stelle Bagheria

17/04/2026

La notizia su LiveSicilia.it

10/04/2026

Bonus affitto in Sicilia: un passo indietro che aumenta le disuguaglianze

«La reintroduzione del bonus affitto da parte del Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, rappresenta una scelta tardiva che tenta di rimediare a un grave errore politico: quello di averlo eliminato lo scorso anno, lasciando migliaia di famiglie siciliane — e in particolare tanti cittadini di Bagheria — in forte difficoltà nel sostenere il costo mensile dell’affitto».

Così Domenico Gambino, referente del gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle, interviene sulla misura recentemente ripristinata dal governo regionale, sottolineandone però i limiti e le criticità.

«Oggi ci troviamo di fronte a un provvedimento che non solo arriva in ritardo, ma che risulta anche peggiorativo. Il nuovo bonus affitto, infatti, viene allineato ai criteri dell’ADI (Assegno di Inclusione), misura introdotta dal governo guidato da Giorgia Meloni in sostituzione del Reddito di cittadinanza. Un cambiamento che restringe drasticamente la platea dei beneficiari, escludendo proprio le fasce più fragili della popolazione».

«Secondo i nuovi parametri, potranno accedere al bonus solo i nuclei familiari composti da almeno tre persone, con un ISEE inferiore ai 10.000 euro. Questo significa che coppie, giovani che vivono insieme e, soprattutto, persone sole vengono completamente escluse. Proprio coloro che spesso si trovano in maggiore difficoltà non potranno beneficiare né dell’ADI né del bonus affitto».

«Si crea così una disparità evidente: da una parte chi potrà cumulare più sostegni economici, dall’altra chi non riceverà alcun aiuto. Una situazione inaccettabile che rischia di aumentare ulteriormente le disuguaglianze sociali».

«È paradossale — conclude Gambino — che forze politiche di centrodestra, sia a livello nazionale che regionale e anche nel nostro territorio, continuino a chiedere il consenso proprio a quelle categorie che, con scelte politiche precise, hanno contribuito a lasciare indietro».

Accettiamo le scuse dell’amministrazione!Ci vuole dignità per riconoscere i propri errori, per ammettere di essere stati...
10/04/2026

Accettiamo le scuse dell’amministrazione!

Ci vuole dignità per riconoscere i propri errori, per ammettere di essere stati degli sciacalli, ancora di più per guardare in faccia i cittadini e dire: “Vi ho presi in giro quando dicevamo che le strisce blu sono una tassa in più, e quando abbiamo scritto nel programma che le avremmo tolte senza spiegare che le avremmo rimesse mentivamo.”

Cosa significa la reintroduzione delle strisce blu? Possiamo solo fare delle ipotesi: che sono dei mentitori e degli impostori, che hanno problemi di bilancio ma non lo dicono, che c’è qualche privato, che conosciamo, pronto a prendersi il servizio, e che il problema era dunque che i guadagni delle strisce blu restassero integralmente ai cittadini.

O forse che navigano a vista.

Noi intanto ci mangiamo la cosiddetta fetta di carne e accettiamo le loro scuse.
Ma non staremo a guardare!

Prendiamo atto della risposta dell’Amministrazione comunale al nostro comunicato sul procedimento di approvazione del nu...
10/02/2026

Prendiamo atto della risposta dell’Amministrazione comunale al nostro comunicato sul procedimento di approvazione del nuovo PUG. Una risposta che, tuttavia, contiene errori gravi, ricostruzioni fuorvianti e un’impostazione politica francamente inquietante.

È necessario anzitutto ristabilire una verità elementare, documentata dagli atti pubblici. Le liquidazioni richiamate dall’Amministrazione, relative al PRG, non sono state disposte dall’Amministrazione del M5S, ma dall’Organo Straordinario di Liquidazione. In particolare, come risulta dall’Albo Pretorio, si tratta di liquidazione di spettanze dovute al Gruppo di Progettazione del P.R.G. per indennità relativa alla revisione integrale del P.R.G., su istanza prot. n. 26 del 22 dicembre 2014, cioè di un credito maturato prima, accertato e liquidato nell’ambito delle competenze dell’OSL. Atti e fatti relativi al dissesto. È un dato oggettivo, verificabile, che chiunque conosca minimamente le procedure di dissesto dovrebbe conoscere.

Ma c’è un punto ancora più rilevante, che l’Amministrazione omette o confonde deliberatamente. La liquidazione è un atto che interviene alla fine di un procedimento, quando la prestazione è già stata resa e gli uffici hanno verificato che il credito è certo, liquido ed esigibile. È cosa radicalmente diversa da un atto di spesa futuro, non impegnato, solo ipotizzato o rinviato, che crea aspettative e promesse nei confronti di chi viene chiamato a svolgere un’attività. Nel caso del PUG, i dipendenti sono stati coinvolti proprio sulla base di questa prospettiva futura: una promessa di riconoscimento economico, non una liquidazione a posteriori. Mettere sullo stesso piano le due fattispecie non è un errore tecnico: è una forzatura narrativa.

Per questo respingiamo con nettezza l’accusa di “occasione persa per rimanere in silenzio”. L’Amministrazione ha revocato l’atto oggetto delle nostre critiche: questo per noi è sufficiente a dimostrare che il rilievo era fondato. Il resto è un tentativo maldestro di spostare l’attenzione.

Ma la parte più grave della replica dell’Amministrazione non è nemmeno tecnica. È politica e culturale. Si è scelto di colpire un cittadino, Orazio Amenta, additandolo pubblicamente, sostenendo che avrebbe dovuto “stare zitto” perché tecnico in un altro Comune. È un messaggio pericoloso. Significa affermare che il diritto di parola dipende dal luogo di lavoro e non dalla cittadinanza, che esistono cittadini di serie A e di serie B. Chi vi credete di essere per decidere chi ha diritto di tribuna e chi no?

Questo linguaggio non è solo inaccettabile: è un segnale di intimidazione. È la stessa logica già vista in altri dibattiti pubblici: “stai attento, sappiamo chi sei, sappiamo dove lavori”. Davvero pensate che questo possa far desistere qualcuno dal parlare? È questo il livello del confronto che intendete praticare? Solo perchè non è mafioso, non ha diritto di pranzare con il sindaco?

C’è poi una contraddizione che non può passare sotto silenzio. Nei giorni scorsi lo stesso cittadino ha denunciato pubblicamente, con nomi e cognomi, interessi e dinamiche riconducibili alla criminalità locale nel territorio. Un atto di coraggio civile che avrebbe meritato una parola di vicinanza e di sostegno istituzionale. Su questo avete scelto il silenzio. Avete letto quel post, visto che leggete i post, e non avete detto nulla. Nessuna solidarietà, nessuna presa di posizione. Ma avete trovato il tempo e il tono per colpire chi esercita un diritto di critica amministrativa.

Infine, prendiamo atto che su tutti gli altri rilievi di merito non è stata data risposta. Restano intatti i nostri dubbi sulla sostenibilità di un lavoro enorme, delicatissimo e strategico come il PUG affidato a dipendenti comunali retribuiti con la sola produttività, per di più in larga parte privi di esperienza nella redazione di piani regolatori. Questo non è un attacco personale, ma una questione di metodo, di responsabilità e di tutela dell’ente.

Noi non chiediamo silenzi. Chiediamo atti corretti, risposte nel merito e rispetto per i cittadini.

Avete revocato l’atto: bene. Ora fermatevi qui. Ci vediamo il 18 per la giornata obbligatoria di partecipazione prevista per legge.

Il PUG non può diventare il terreno di una deriva illiberale né di una polemica ritorsiva. È il futuro della città. E il futuro, per essere credibile, ha bisogno di trasparenza, competenza e democrazia vera, non di intimidazioni.

PUG di Bagheria: norme abrogate, lavoro senza tutele, promesse di compensi futuri e verifiche sui conflitti di interesse...
05/02/2026

PUG di Bagheria: norme abrogate, lavoro senza tutele, promesse di compensi futuri e verifiche sui conflitti di interesse assenti

C’è un problema serio nel modo in cui il Comune di Bagheria sta portando avanti la redazione del nuovo Piano Urbanistico Generale. Un problema che riguarda tutti i cittadini, non solo gli addetti ai lavori.

In termini semplici: si sta costruendo lo strumento che deciderà il futuro urbanistico, economico e ambientale della città su basi giuridiche fragili, richiamando norme non più in vigore, facendo lavorare personale comunale senza un quadro chiaro su se e come quel lavoro verrà retribuito e senza adeguate garanzie di imparzialità. Una situazione che rischia di produrre contenziosi, responsabilità e costi a carico della collettività.

La determinazione con cui è stato riorganizzato l’“Ufficio del Piano” richiama gli articoli 23 e 24 del D.Lgs. 50/2016 e il D.M. 17 giugno 2016, norme che risultano abrogate dal nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023). Il loro utilizzo oggi è consentito solo in casi ben definiti di “procedimenti in corso”, cioè quando incarichi o procedure risultavano già formalizzati prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice. Nel caso del PUG di Bagheria, però, non risulta alcun incarico di progettazione formalizzato in quel periodo. Al contrario, la stessa determinazione rinvia a futuri provvedimenti la definizione delle attività progettuali e delle competenze. Questo rende evidente che il quadro normativo richiamato non è corretto.

A ciò si aggiunge un aspetto particolarmente delicato. I dipendenti comunali inseriti nell’Ufficio del Piano stanno svolgendo attività complesse e strategiche senza che esista oggi una base giuridica chiara per un eventuale compenso aggiuntivo, lasciando intendere che una remunerazione potrà essere riconosciuta in un secondo momento. Questo meccanismo crea un legittimo affidamento nei lavoratori, che operano confidando in un riconoscimento economico futuro, ma allo stesso tempo costruisce una situazione giuridicamente debole. La pianificazione urbanistica è attività ordinaria e istituzionale dell’ente e non consente incentivi automatici né compensi parametrati a tariffe professionali esterne. Il rischio concreto è quello di un potenziale danno erariale, qualora in futuro si tentasse di riconoscere compensi in assenza di una base normativa valida o in contrasto con le regole sul trattamento accessorio del personale pubblico.

Va chiarito senza ambiguità che il D.M. 17 giugno 2016 serve esclusivamente a determinare i compensi da porre a base di gara quando si affidano incarichi a professionisti esterni. Non può essere utilizzato per remunerare o incentivare dipendenti comunali, né oggi né domani. Usarlo in questo modo significherebbe forzare la norma e aggirare le regole sulla spesa del personale.

A tutto questo si aggiunge un’ulteriore questione, tutt’altro che secondaria, che riguarda la trasparenza e l’imparzialità del procedimento. Nella pianificazione urbanistica è prassi consolidata e obbligo giuridico che i consiglieri comunali, chiamati ad approvare strumenti come il PUG, verifichino e dichiarino l’assenza di conflitti di interesse, proprio perché le decisioni incidono su valori immobiliari, destinazioni d’uso e interessi economici rilevanti. Questo principio non nasce dalla natura politica del ruolo, ma dal fatto che si interviene su scelte che hanno effetti patrimoniali diretti e indiretti.

Lo stesso principio deve valere per i dipendenti comunali quando, come nel caso dell’Ufficio del Piano, non svolgono attività meramente esecutive, ma partecipano in modo determinante alla formazione dello strumento urbanistico. La normativa generale sul conflitto di interessi impone l’astensione in caso di conflitto anche solo potenziale a chiunque prenda parte a un procedimento amministrativo. Nella pianificazione urbanistica, dove il contributo tecnico orienta scelte fondamentali che poi il Consiglio si limita ad approvare, l’assenza di verifiche preventive e documentate sui conflitti di interesse e sulle incompatibilità, comprese quelle legate a rapporti familiari o patrimoniali, rappresenta una grave lacuna. Un’istruttoria viziata da possibili conflitti non viene sanata dall’approvazione finale, ma espone l’intero procedimento a ricorsi e contestazioni future.

Il nuovo PUG determinerà il volto di Bagheria per i prossimi decenni. Non può nascere su norme abrogate, su promesse di compensi futuri, su atti giuridicamente deboli e senza adeguate garanzie di imparzialità.

Per questo chiediamo che l’Amministrazione chiarisca immediatamente quale normativa vigente intende applicare, se e a che titolo i dipendenti siano chiamati a svolgere queste attività, se siano state effettuate verifiche puntuali sui conflitti di interesse e sulle incompatibilità e che si eviti di creare aspettative economiche destinate a trasformarsi in contenziosi o responsabilità erariali.

Trasparenza e correttezza prima, non dopo.
Il PUG non è un dettaglio amministrativo: è il futuro della città.

𝐏𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐚 𝐆𝐮𝐭𝐭𝐮𝐬𝐨 (𝐩𝐫𝐨𝐥𝐮𝐧𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐯𝐢𝐚 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀): 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐞 𝐬𝐮 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐢𝐝𝐫𝐨𝐠𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠...
03/02/2026

𝐏𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐚 𝐆𝐮𝐭𝐭𝐮𝐬𝐨 (𝐩𝐫𝐨𝐥𝐮𝐧𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐯𝐢𝐚 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀): 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐞 𝐬𝐮 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐢𝐝𝐫𝐨𝐠𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐨

Il parcheggio previsto in via Guttuso, prosecuzione di via Libertà, rappresenta un’opera utile e necessaria per la città, in un’area che soffre da tempo una cronica carenza di spazi di sosta. Si tratta, inoltre, di un intervento già finanziato durante la nostra amministrazione, proprio per rispondere a un’esigenza concreta del territorio.

Proprio perché parliamo di un’opera importante, riteniamo non rinviabile una presa di posizione chiara sul contesto in cui essa dovrebbe essere realizzata. Negli ultimi anni, infatti, il quadro normativo e pianificatorio è profondamente cambiato e impone oggi un livello di attenzione ben diverso rispetto al passato, soprattutto sotto il profilo della sicurezza idraulica e idrogeologica.

L’area interessata dall’intervento ricade all’interno del Sito di Attenzione 036-E04 del Piano per l’Assetto Idrogeologico, classificato a rischio molto elevato (R4) quale nuovo inserimento. Via Città di Palermo, via Bagnera, via Borsellino, via Libertà, così come via Vallone De Spuches, Corso B. Scaduto, via Consolare, Corso Italia, viale S. Isidoro, Corso Umberto, via Vallone di Sciacca, via G. Scordato e via F. Buttitta, sono tutte aree a rischio R4 per le quali l’Autorità di Bacino ha evidenziato la necessità di approfondimenti idraulici di dettaglio.

A questo si aggiunge la circolare regionale del 2021 sul principio di invarianza idraulica e idrologica, che impone verifiche rigorose per tutte le opere che comportano impermeabilizzazione del suolo, comprese infrastrutture e parcheggi, con l’obiettivo di evitare l’aggravamento delle condizioni di rischio a valle. Norme che assumono un peso ancora maggiore in contesti già classificati come fragili e ad elevato rischio.

In questo quadro, non può passare sotto silenzio il fatto che, nella stessa area, siano state approvate di recente compensazioni urbanistiche in perequazione. È legittimo e doveroso chiedersi se tali scelte abbiano tenuto realmente conto delle nuove prescrizioni in materia di invarianza idraulica, delle perimetrazioni del PAI e delle condizioni di rischio accertate, o se si sia proceduto senza una visione complessiva delle conseguenze sul territorio.

Senza mettere in discussione l’utilità del parcheggio né l’origine del finanziamento, chiediamo dunque con forza che venga fatta piena chiarezza: il progetto è stato aggiornato alla luce delle nuove norme? Sono stati effettuati studi idraulici e geologici adeguati? Esistono valutazioni puntuali sull’impatto complessivo degli interventi previsti nell’area?

La sicurezza dei cittadini e la tutela del territorio devono ve**re prima di qualsiasi accelerazione amministrativa. La prevenzione non è un ostacolo allo sviluppo, ma il presupposto minimo per una pianificazione seria e responsabile. Continuare a interve**re in aree classificate a rischio molto elevato senza un quadro completo e trasparente di verifiche significa esporsi a responsabilità che la città non può permettersi.

ACQUA. CONGUAGLI RETROATTIVI: NON È UN OBBLIGO DI ARERA, È UNA SCELTA LOCALENei giorni scorsi AMAP S.p.A. ha inviato agl...
02/02/2026

ACQUA. CONGUAGLI RETROATTIVI: NON È UN OBBLIGO DI ARERA, È UNA SCELTA LOCALE

Nei giorni scorsi AMAP S.p.A. ha inviato agli utenti del servizio idrico una comunicazione con cui informa dell’applicazione di nuove tariffe e di un conguaglio con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2024, richiamando la deliberazione ARERA n. 351/2025/R/idr.

Si tratta di una comunicazione inserita direttamente in bolletta, senza un confronto preventivo e senza un dettaglio chiaro sull’origine normativa della retroattività, che ha suscitato comprensibili perplessità tra i cittadini.

Per questo è necessario fare chiarezza, distinguendo ciò che è realmente previsto dalla regolazione nazionale da ciò che, invece, deriva da scelte locali dell’Ente d’Ambito e del gestore.

La deliberazione ARERA 351/2025/R/idr approva lo schema regolatorio del servizio idrico per il periodo 2024–2029 e, attraverso l’Allegato B, stabilisce i valori massimi del moltiplicatore tariffario.
Valori massimi, non obbligatori.
ARERA fissa un tetto, ma non impone aumenti automatici e non dispone alcuna applicazione retroattiva delle tariffe agli utenti finali.

Ancora più significativo è il contenuto dell’Allegato A, che fotografa lo stato del servizio nel 2023: perdite idriche elevate, interruzioni frequenti, criticità strutturali della rete idrica, fognaria e depurativa. Gli obiettivi indicati sono futuri e gli interventi risultano non ancora realizzati.

È bene dirlo con chiarezza: la retroattività non è imposta da ARERA. Se oggi nelle bollette compare un conguaglio retroattivo, siamo di fronte a una scelta discrezionale dell’Ente d’Ambito e del gestore, non a un obbligo regolatorio nazionale.
Una scelta che avrebbe richiesto motivazioni puntuali e comprensibili; informazioni preventive chiare; adeguate tutele per l’utenza.

Scaricare sui cittadini costi riferiti al passato, facendo leva su un atto regolatorio che non lo impone, significa trasformare un provvedimento tecnico in un atto politico che incide direttamente sulla vita delle famiglie.

C’è poi una questione che riguarda direttamente Bagheria.

Il Comune di Bagheria è socio di AMAP S.p.A. e parte integrante dell’ambito territoriale gestito. Questo significa che i cittadini di Bagheria non sono semplici utenti chiamati a pagare bollette, ma fanno parte di una comunità che contribuisce al finanziamento del servizio e che ha diritto a conoscere come vengono utilizzate le risorse.
Ad oggi, però, non è chiaro quali investimenti specifici siano previsti sul territorio di Bagheria; quale sia il piano delle manutenzioni ordinarie e straordinarie della rete idrica e fognaria comunale; quali interventi siano programmati per ridurre perdite, disservizi e criticità che i cittadini continuano a subire quotidianamente.

Dai documenti ARERA emergono obiettivi generali su scala d’ambito, ma manca una restituzione chiara e leggibile per i singoli Comuni. In assenza di queste informazioni, chiedere ai cittadini di pagare di più, e addirittura in modo retroattivo, appare ancora più ingiustificabile.

I cittadini di Bagheria non servono solo a pagare le bollette.

Se si chiede loro di contribuire di più, è doveroso indicare quali opere verranno realizzate, in quali tempi e con quali benefici concreti sul territorio.

Per queste ragioni chiediamo la sospensione dei conguagli retroattivi applicati agli utenti; la massima trasparenza sui criteri adottati dall’Ente d’Ambito e dal gestore; la pubblicazione di un quadro chiaro degli investimenti e delle manutenzioni previsti su Bagheria; il rispetto dei diritti degli utenti in un servizio pubblico essenziale come l’acqua.

La sostenibilità del servizio idrico non può essere garantita scaricando sui cittadini costi ex post e senza risposte.

Il problema non è tecnico: è politico.

Adesso prepariamoci alla transumanza verso altri partiti. Chissà chi sarà il primo in città ad andare via dalla DC…
03/12/2025

Adesso prepariamoci alla transumanza verso altri partiti. Chissà chi sarà il primo in città ad andare via dalla DC…

11/11/2025

Abbiamo atteso qualche giorno prima di rispondere al comunicato del Partito Democratico di Bagheria. Abbiamo riflettuto, davvero. Poi abbiamo riletto le loro parole… e, sinceramente, ci è venuto un dubbio: ma l’hanno scritto davvero loro?
Perché se l’hanno scritto loro, allora sì, siamo ufficialmente alla crisi delirante acuta.

Il PD bagherese, che governa serenamente accanto a Filippo Tripoli, lo stesso Tripoli accolto pubblicamente da Totò Cuffaro con un “bentornato a casa”, prova oggi a raccontarci che no, nessuna vicinanza con la DC, nessun rapporto con la Democrazia Cristiana.

Certo, come no. Forse la prossima volta ci diranno anche che Cuffaro è un influencer vegano.

E già che ci siamo, una domanda sorge spontanea: vuoi che nelle 12 mila pagine di intercettazioni di Cuffaro non si sia parlato delle comunali di Bagheria?

Vuoi che non emerga il lavorìo per impedire che il centrodestra si compattasse, o magari il contributo, più o meno discreto , dell’amministrazione comunale alla lista della DC in provincia?

Difficile crederlo.

Ma la parte migliore è un’altra: il PD, pur di mettere una toppa a questa imbarazzante situazione, riesce a peggiorare la falla. Perché nel tentativo di difendersi, finisce per smentire se stesso.

Un partito che amministra con chi è legato mani e piedi alla vecchia DC e poi scrive che “ha sempre contrastato la DC”… è come se un arciere si scagliasse una freccia nel piede e poi si complimentasse per la mira.

La verità, purtroppo, è semplice:

👉 Il Partito Democratico di Bagheria non sa più dove stare.
👉 Tiene un piede nel “civismo” di Tripoli e l’altro (malfermo) nel progressismo.
👉 Nel frattempo, perde l’equilibrio e la credibilità.

E mentre la segretaria provinciale parlava di fronte progressista unito, noi continuiamo a vedere un PD bagherese che ha smarrito la bussola. Altro che fronte unito: qui siamo al fronte confuso.

Forse sarebbe più onesto, e meno ridicolo, ammettere la realtà: a Bagheria il PD non guida nulla. Si è semplicemente accodato a chi, da tempo, ha scelto altre sponde.

Insomma, cari democratici, un consiglio: la prossima volta, meglio il silenzio.
Perché certe pezze, davvero, fanno più ridere che politica.

Scendiamo in piazza per chiedere le dimissioni di Schifani.
08/11/2025

Scendiamo in piazza per chiedere le dimissioni di Schifani.

Noi non ci rassegniamo. Mentre l’etica viene calpestata e la morale ignorata, qualcuno pensa che i siciliani debbano restare in silenzio.

Ma noi del Movimento 5 Stelle diciamo basta.

L’11 novembre, alle 14:45, saremo davanti alla Presidenza della Regione per chiedere le dimissioni di Renato Schifani. Dopo l’ennesimo scandalo legato a Totò Cuffaro, non possiamo più tacere.

Scendiamo in piazza per difendere la dignità, la legalità e il futuro della Sicilia.

La Sicilia onesta non si arrende.

Indirizzo

Via Dietro La Certosa
Bagheria
90011

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando MoVimento 5 Stelle Bagheria pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi