Aversa con la Palestina

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Aversa con la Palestina Comitato Spontaneo Aversa con la Palestina - "I Popoli in rivolta scrivono la storia"

12/10/2026
L’ANTISIONISMO NON È ANTISEMITISMO.✊🔻​Cos'è il DDL Romeo? Leggi le slide ⤴️ e rispondiamo scendendo nelle strade.Uniscit...
03/10/2026

L’ANTISIONISMO NON È ANTISEMITISMO.✊🔻

​Cos'è il DDL Romeo? Leggi le slide ⤴️ e rispondiamo scendendo nelle strade.

Unisciti ai prossimi appuntamenti:

📢 5 OTTOBRE | SEDE DEL COMITATO, H19:30: Vieni a parlarne con noi in assemblea!

🇵🇸 10 OTTOBRE | PIAZZA GARIBALDI, H10:30: Al fianco della resistenza del popolo palestinese.

Contro il DDL Romeo.
PALESTINA LIBERA, DAL FIUME AL MARE! 🇵🇸

🇵🇸 ASSEMBLEA SETTIMANALE – COMITATO SPONTANEO AVERSA CON LA PALESTINA 🇵🇸​Ricominciano le assemblee settimanali del comit...
21/09/2026

🇵🇸 ASSEMBLEA SETTIMANALE – COMITATO SPONTANEO AVERSA CON LA PALESTINA 🇵🇸

​Ricominciano le assemblee settimanali del comitato Aversa con la Palestina!

​Ci vediamo stasera, come ogni lunedì, per confrontarci, organizzarci e rilanciare le prossime iniziative sul territorio (e non solo)!

​📍 Sede in Via Linguiti 19, Aversa
⏰ Lunedì dalle ore 19:30

​Continueremo a portare avanti le nostre analisi politiche e collettive: parleremo del ddl Romeo, getteremo le basi per i nuovi percorsi di lotta e ci organizzeremo per parlare di Palestina all' oimaonthestage a Frattamaggiore, sabato 26 settembre.

​Ogni momento è quello giusto per unirsi alla mobilitazione🔻
Il tuo contributo è fondamentale!
​Ti aspettiamo in assemblea! 🍉

14/08/2026

🔥🔥🔥 𝐋𝐀 𝐒𝐄𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐋𝐀𝐕𝐎𝐑𝐎 𝐃𝐄𝐋 𝐓𝐑𝐈𝐁𝐔𝐍𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐍𝐀𝐏𝐎𝐋𝐈 𝐒𝐏𝐔𝐓𝐀 𝐈𝐍 𝐅𝐀𝐂𝐂𝐈𝐀 𝐀𝐈 𝐋𝐈𝐂𝐄𝐍𝐙𝐈𝐀𝐓𝐈 𝐆𝐋𝐒- 𝐓𝐄𝐌𝐈, 𝐀𝐙𝐙𝐎𝐏𝐏𝐀 𝐈𝐋 𝐃𝐈𝐑𝐈𝐓𝐓𝐎 𝐃𝐈 𝐒𝐂𝐈𝐎𝐏𝐄𝐑𝐎 𝐄 "𝐋𝐄𝐆𝐀𝐋𝐈𝐙𝐙𝐀" 𝐈𝐋 𝐂𝐀𝐏𝐎𝐑𝐀𝐋𝐀𝐓𝐎...

𝐕𝐄𝐑𝐆𝐎𝐆𝐍𝐀!!!

La scorsa settimana la giudice Maria Rosaria Palumbo ha depositato la sentenza con cui ha rigettato integralmente il ricorso dei lavoratori GLS- TEMI di Napoli, licenziati a ottobre 2024 a seguito di una serie di scioperi contro i salari da fame e gli innumerevoli soprusi subiti dall'azienda di proprietà di Francesco Tavassi.

La gravità di questa sentenza non sta tanto nel rigetto della richiesta di reintegro dei licenziati, quanto nei suoi contenuti e nelle sue motivazioni, connotate da una chiara, esplicita e totale sudditanza dell'organo giudicante agli interessi padronali e, di converso, da un misto di indifferenza e di disprezzo nei confronti dei lavoratori.

Come SI Cobas abbiamo prodotto una disamina dettagliata di questa "sentenza", dalla quale sarà possibile coglierne a pieno la portata ferocemente antioperaia.

In questa sede ci limitiamo ad elencarne gli aspetti salienti:
1- La giudice "convalida" i licenziamenti sostenendo che non vi siano prove che ad ottobre 2024 i lavoratori avessero effettivamente scioperato, e quindi avalla la tesi padronale secondo cui non si trattava di sciopero ma di ripetute assenze ingiustificate. In tal modo la Palumbo demolisce uno dei pilastri centrali del diritto di sciopero, vale a dire la legittimità dello sciopero senza preavviso.

2- La giudice nega senza alcun motivo il ricorso ai testimoni indicati dai lavoratori per provare il carattere sindacale, rivendicativo e collettivo dei suddetti scioperi. In pratica la Palumbo, pur di rendere in ogni caso "legittimi" i licenziamenti, concorre di fatto a un sostanziale occultamento delle prove!
Ciò che è ancor più grave, la Palumbo "mutila" l'intero processo della fase istruttoria di accertamento nel merito dei fatti, delle argomentazioni e delle prove documentali prodotte nel ricorso.
In pratica, la giudice ha utilizzato l'intera durata del processo (8 mesi e almeno 4 udienze) solo ed unicamente per convincere i licenziati ad accettare un accordo conciliativo con i padroni!!!

3- La giudice nega qualsiasi irregolarità nei contratti di appalto tra Nextlog e TEMI e tra quest'ultima e le agenzie di somministrazione (Generazione Vincente e Yes We Work), ignorando completamente la richiesta di istruttoria nel merito formulata dal legale dei licenziati sulla base di un'ampia ricostruzione delle ambiguità e delle opacità nei rapporti tra committenza e fornitori, e liquidando l'intera controversia solo sulla base di una semplice autocertificazione prodotta dai padroni in sede processuale.

4- La giudice nega ogni ipotesi di interposizione illecita di manodopera, con argomentazioni che stravolgono le norme del D.Lgs. 276/2003 (Riforma Biagi). Quest'ultima, pur riducendo notevolmente i casi di interposizione illecita, prevede infatti che i requisiti minimi di un appalto "genuino" siano l'autonomia organizzativa e il rischio di impresa in capo al fornitore.
Nonostante il giudice Palumbo ammetta la possibile mancanza di autonomia organizzativa in capo a Nextlog e una sua totale subordinazione a TEMI, riesce lo stesso a garantire ai padroni un "colpo di spugna", riducendo il concetto di "rischio di impresa" al semplice rischio del fornitore di non potersi aggiudicare l'appalto!!!

5- Come ciliegina sulla torta, la Palumbo pone a carico dei licenziati le intere spese di giudizio, ivi compresi gli onorari degli avvocati di parte padronale: si tratta di un atto politico con cui questa giudice conferma in maniera inequivocabile la propria ostilità e il proprio disprezzo per i lavoratori!

6- In 13 pagine di "motivazioni" la Palumbo non dedica una sola parola alle condizioni di sfruttamento imposte che TEMI ha imposto ai lavoratori sui magazzini GLS; al contrario, l'intero dispositivo è caratterizzato da un mix di cavilli e di giudizi politici funzionali ad avallare la tesi secondo cui gli unici interessi meritevoli di tutela giuridica sono il mercato, i profitti, la competitività e l'abbattimento dei costi; per la Palumbo i lavoratori, che contribuiscono a creare quella ricchezza di cui anche ella è beneficiaria in quanto stipendiata coi proventi delle loro tasse, sono mera carne da macello; nient'altro che dei numeri da sacrificare in nome dei profitti, non importa quanto essi siano giusti e leciti!

𝐈𝐧 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢: attraverso una serie interminabile di forzature nell'interpretazione delle norme e delle procedure che regolano il processo del lavoro, 𝐥𝐚 𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐏𝐚𝐥𝐮𝐦𝐛𝐨 𝐫𝐚𝐝𝐞 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥 𝐬𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐮𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢, 𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐛𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐚 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞, 𝐠𝐢𝐮𝐧𝐠𝐞 𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐮𝐦𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐜𝐫𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐨𝐠𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐝𝐢𝐜𝐚, 𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥'𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐬𝐩𝐫𝐮𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢: 𝐧𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐞, 𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐓𝐚𝐯𝐚𝐬𝐬𝐢 𝐞 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐩𝐨𝐫𝐚𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐬𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭'𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐡𝐚 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐞𝐝𝐢 𝐝𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐞𝐧𝐧𝐢 𝐧𝐞𝐢 𝐦𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢𝐧𝐢 𝐆𝐋𝐒 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐢.

Ciò che rende tutto ciò ancor più sconcertante è il fatto che la dottoressa Palumbo non è affatto nuova a "sentenze" di questo tipo: questa è al contrario solo l'ultima "perla" di un giudice che sembra aver assunto come sua "missione" la demolizione dei diritti dei lavoratori e l'asservimento della sezione-lavoro del Tribunale di Napoli agli interessi di padroni e caporali senza scrupoli...
Negli scorsi anni come SI Cobas abbiamo infatti già avuto modo di "sperimentare" più volte le modalità di conduzione dei processi sul lavoro di questo giudice, la sua faziosità e i suoi metri di giudizio sistematicamente sbilanciati a favore della parte datoriale: valgano su tutti i casi dei lavoratori del porto di Napoli (Conateco e Turi Trasport) i cui ricorsi contro i licenziamenti, per il riconoscimento di cospicue differenze retributive e per la corretta applicazione del CCNL sono stati sistematicamente rigettati dalla Palumbo con "motivazioni" analoghe a quelle addotte per licenziati GLS- TEMI...

Come SI Cobas sosteniamo da sempre che la battaglia contro i soprusi padronali non può essere certo delegata unicamente ai Tribunali borghesi, e non abbiamo mai coltivato illusioni sulla loro presunta "imparzialità": tale consapevolezza non può e non deve però esimerci dal denunciare con forza quelle sentenze che, come nel caso dei licenziati GLS -TEMI, svelano in maniera chiara ed esplicita la totale sudditanza del giudice agli interessi dei padroni.

𝐃𝐢 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞𝐧𝐧𝐞𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐚𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐚 𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐦𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐞 𝐢𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐬𝐞𝐝𝐢!
𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐢 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞-𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐭𝐨𝐥𝐥𝐞𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞: 𝐯𝐚 𝐝𝐞𝐧𝐮𝐧𝐜𝐢𝐚𝐭𝐚, 𝐬𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞!

Per quanto facciamo appello a tutte le realtà che in questo anno e mezzo hanno sostenuto i licenziati GLS-TEMI e a tutti coloro che hanno davvero a cuore gli interessi dei lavoratori, affinché questo esempio di insubordinazione alla dittatura del profitto e del malaffare continui a far sentire con forza la propria voce, sia dentro che fuori le aule del Tribunale.

A breve comunicheremo le prossime iniziative.

13.08.2026

Coordinamenti provinciali SI Cobas della Campania

👉👉👉 Il comunicato con l'analisi integrale della sentenza è consultabile al seguente link:
https://drive.google.com/file/d/1jQ4gSOGxzfA8Ni0GT_YwsL9ngvoMLblH/view?usp=drivesdk

29/07/2026

ASSEMBLEA REGIONALE UNITARIA
Per una mobilitazione regionale a Napoli.

📅 Data: Venerdì 4 Settembre h 18:00
📍 Luogo: Galleria Principe di Napoli
✊ Costruiamo una mobilitazione e sciopero sociale regionale.

INVITIAMO ALLA COSTRUZIONE ED ALLA PARTECIPAZIONE tutto il movimento delle disoccupate e dei disoccupati, oggi tirocinanti, lavoratrici e lavoratori, i sindacati di base combattivi, i comitati ambientali e di difesa territoriale, i movimenti per l'acqua pubblica, il movimento dei migranti di Napoli, i movimenti di lotta per la casa ed comitati, gli studenti e le studentesse autorganizzate, tutte le realtà sociali, politiche e sindacali.

Le ultime settimane hanno visto iniziative e mobilitazioni di lotta costanti da parte dei disoccupati organizzati contro la sospensione del progetto e per la ripresa con un serio piano di lavoro: dalle proteste nel Duomo di Napoli all'occupazione del Museo Nazionale, dal palco di Piazza del Gesù alle occupazioni delle sedi dei partiti, dal Senato alle strade della città, fino allo striscione «Fate presto» srotolato sulla sede del Consiglio Comunale, sopra i tetti di fronte la Prefettura, sul Palazzo Reale.

La parte più avanzata dei 1.200 tirocinanti sospesi hanno gridato che indietro non si torna.

Nelle scorse giornate diverse realtà napoletane sulla base di quanto stava avvenendo si sono incontrate per ricostruire insieme l'attacco politico che sta avvenendo nuovamente contro questa lotta, per schierarsi al fianco dell'esperienza del movimento dei disoccupati/e, per far fronte all'ennesimo tentativo divisivo da parte delle controparti istituzionali, per sostenere le spese legali rispetto l'attacco repressione fatto di multe, denunce, processi, condanne, misure restrittive.

Se vincono i disoccupati/e vinciamo tutti/e.

Nel quadro della guerra generale, dell'economia di guerra, dell'aumento delle spese militari mentre i salari restano fermi, della diminuzione del potere d'acquisto, dell'aumento dei prezzi e del carovita, del restringimento delle libertà di sciopero, della criminalizzazione e repressione delle lotte abbiamo condiviso che, attorno ad essa che rappresenta una delle esperienze più significative di autorganizzazione e resistenza nel Mezzogiorno, bisogna sviluppare solidarietà ma anche e soprattutto allargamento nella costruzione di una piattaforma comune di lotta rispetto le emergenze sociali contrastrando chi, soffiando su queste, alimenta odio, reazione, veleni nazionalisti e guerra tra poveri.

La situazione sociale è nota.

La disoccupazione a Napoli resta a livelli critici, l'assegno di inclusione e la piattaforma SFL non risolvono le conseguenze sugli oltre 160.000 nuclei familiari nell'area metropolitana a cui èstato abolito il RdC.

In Campania il tasso di lavoro sommerso sfiora il 17%. Nei settori della logistica, dei servizi e dei B&B, i contratti sono inesistenti e le paghe restano ferme a 5-6 euro all'ora. Mentre aumentano i dati su incidenti e morti sul lavoro, sono aperte centinaia di vertenze aziendali (dai porti ai magazzini della logistica, dal lavoro privato a quello pubblico) legate a chiusure, ristrutturazioni, licenziamenti e privatizzazioni che mettono a rischio le condizioni di vita e di salario di centinaia di famiglie.

Gli affitti sono da rapina e siamo dinanzi ad una vera emergenza abitativa. La gentrificazione selvaggia e la proliferazione incontrollata di case vacanza e bed & breakfast nel centro storico ha causato un aumento dei canoni di locazione privati fino al +30%, espellendo abitanti storici e studenti.

A questo si aggiunge la valanga degli sfratti: sono oltre 40.000 i nuclei familiari in condizione di morosità incolpevole a Napoli e provincia, con sfratti esecutivi.

All'emergenza sociale si somma la situazione che coinvolge oltre 137.000 cittadini stranieri regolari, dove la Questura di Napoli registra grossi ritardi per il rinnovo dei permessi di soggiorno, spingendo i migranti nel baratro dell'illegalità forzata. Questo peggiora la situazione sociale e di povertà che si concentra soprattutto in alcune zone della citta alimentando situazioni di degrado che senza soluzioni alternative producono la reazione di abitanti contro immigrati mentre nelle cinture agricole (Acerra, Giugliano, agro nocerino) i lavoratori sono ostaggio del caporalato, con turni da 10-12 ore al giorno per 3 euro all'ora.

L'attacco ai salari ed alle condizioni di lavoro fa il paio con la situazione del salario indiretto come la sanità. Dopo la fase di profonda transizione, segnata dall'uscita dal piano di rientro economico dopo ben 19 anni di commissariamenti e rigidi vincoli contabili, il sistema assistenziale vive sul filo del rasoio per via di carenze strutturali e disparità nell'accesso alle cure.

I pronto soccorso sono super affollati: i principali reparti di emergenza (come il Cardarelli di Napoli) subiscono continui sovraccarichi di utenza. Nel frattempo le liste d'attesa sono bloccate: i tempi per visite ed esami diagnostici restano critici, alimentando le contestazioni sulla reale trasparenza dei dati regionali. La situazione si aggrava vista la carenza di personale: il lungo blocco delle assunzioni ha ridotto all'osso l'organico di medici e infermieri, spesso esposti a turni massacranti e aggressioni nei presidi.

La Campania registra una spesa sanitaria per cittadino tra le più basse in Italia, spingendo molti residenti verso la migrazione sanitaria nel Nord Italia o verso il settore privato. E fino ad ora sono inascoltabile le rivendicazioni di tanti comitati e co sulte per una sanità efficace e territoriale contro la privatizzazione, per lo blocco immediato delle assunzioni a tempo indeterminato il personale sanitario necessario nei reparti e sul territorio, per il potenziamento della medicina territoriale, la velocizzazione non solo della apertura ma della vera e piena funzionalità di Case della Comunità e Ospedali di Comunità finanziate dal PNRR per curare i pazienti vicino casa senza intasare gli ospedali, per fermare l'esternalizzazione dei servizi, per l'integrazione dei servizi sociali e sanitari con la richiesta di una presa in carico globale della persona, utile a contrastare la povertà sanitaria crescente nelle fasce più vulnerabili.

E mentre si attaccano le condizioni sociali, di vita e di lavoro, nel frattempo proseguono i tentativi di attacco ai beni comuni con l'apertura a logiche di mercato, tagli ai servizi e definanziamenti che aprono le porte alla privatizzazione dei servizi pubblici come quello del servizio idrico integrato, scippando alla città la storica vittoria del referendum del 2011.

Tutto questo viene ben rappresentato dalle politiche della giunta Manfredi, insieme con il Governo Meloni, che gestisce le risorse pubbliche per creare infrastrutture funzionali al profitto privato come quanto sta avvenendo a Bagnoli dove, dietro la falsa accelerazione della Coppa America, le operazioni in corso servono a tombale la colmata, non procedere per la vera bonifica e trasformare quella che doveva essere la grande spiaggia pubblica in un porto di lusso.

Riteniamo necessario discutere insieme, approfondire, confrontarci, coordinarci ed organizzarci per andare a bussare insieme le porte di chi amministra la città, chi governa la regione, chi rappresenta il governo sul territorio.

Se la lotta dei disoccupati non è sola, la risposta non può che essere generale.

Loro producono sfruttamento, guerra, disastro ecologico, miseria e disagio sociale.
Noi vogliamo lavoro, salario, casa, ambiente, salute e beni comuni.

Diamo una risposta ampia, unitaria e determinata.

23/07/2026
Verità e giustizia per Abderrahim FakirMentre si parla di remigrazione, mentre si prova a giustificare un duplice omicid...
21/07/2026

Verità e giustizia per Abderrahim Fakir

Mentre si parla di remigrazione, mentre si prova a giustificare un duplice omicidio a sangue freddo, mentre ricorre il 25esimo anno dell'omicidio di Carlo Giuliani, mentre viene fatto esplodere il progetto che avrebbe dato lavoro a 1.200 disoccupati di Napoli, lo stato uccide Fakir

E come in Palestina l'IDF ammazza senza remore palestinesi che ogni giorno resistono contro l'occupazione, come in USA l'ICE sequestra e spara ai cittadini che lottano contro la remigrazione forzata, anche in Italia si è instaurato un vero e proprio stato di polizia con scudo penale per le forze dell'ordine, nuove misure repressive del decreto sicurezza. E con l'omicidio di Fakir il sistema di potere di governi, padroni, forze di polizia vogliono dare un segnale chiaro: sono in guerra contro il proletariato, contro i poveri, i disoccupati, gli ultimi. Ma noi non possiamo fare passi indietro, e resisteremo, come ce lo insegna la resistenza palestinese: finché ci sarà questo sistema di potere, continueremo a lottare per ribaltare il sistema.

Ci vediamo oggi a largo Berlinguer (Napoli metro toledo) per chiedere giustizia e verità!

14/07/2026
14/07/2026
10/07/2026

FATE PRESTO
Ripresa del lavoro subito!

Tirocinanti nel Palazzo del Consiglio Comunale ricordano con forza l'imperativo: fate presto!

Oramai da settimane la città è travolta da iniziative di lotta: non ci fermeremo.

Chi ha la responsabilità di aver prodotto la sospensione temporanea del progetto si assuma le responsabilità politiche ed amministrative. Ma non possiamo pagare noi.

Indirizzo

Via Giovanni Linguiti, 19
Aversa
81031

Sito Web

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