CDL "Felix" - Centro di Documentazione Libertario Asti

  • Casa
  • Italia
  • Asti
  • CDL "Felix" - Centro di Documentazione Libertario Asti

CDL "Felix" - Centro di Documentazione Libertario Asti Biblioteca, emeroteca, archivio storico, distribuzione su anarchismo, antispecismo e transfemminismo

Per ElioIl 20 settembre Elio Morelli ci ha lasciato improvvisamente, all’età di soli 37 anni.Elio è stato un fratello d...
29/09/2025

Per Elio

Il 20 settembre Elio Morelli ci ha lasciato improvvisamente, all’età di soli 37 anni. Elio è stato un fratello di lotta e di vita. Attivo fin dalla giovane età, ha preso parte a un’infinità di iniziative di lotta negli ultimi vent'anni, ad Asti e non solo: dalle mobilitazioni studentesche a quelle per la casa, dalle iniziative in favore degli spazi autogestiti a quelle antifasciste. Compagno anarchico determinato e appassionato, Elio è stato presente fino all'ultimo, impegnandosi recentemente contro il genocidio in corso a Gaza, nonostante i problemi di salute che lo avevano colpito nell’ultimo anno. Il 25 aprile, reduce da un brutto incidente al ginocchio, aveva voluto lo stesso partecipare al corteo pomeridiano che aveva contribuito a organizzare, stando seduto sul furgone di testa, come sempre allegro e, al tempo stesso, fermo nelle sue convinzioni di libertà ed uguaglianza che lo avevano sempre spinto a combattere contro questo mondo di brutale sfruttamento, di guerra, confini assassini e dominio spietato dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sulla natura. Elio è stato un amico generoso, attento e leale, amante della vita, della natura e del tempo del gioco e della festa. È così che vogliamo ricordarlo: con il sorriso sulle labbra, mentre pogava e ballava ai concerti e negli spazi occupati, mentre girovagava con Enkidu nei boschi, fra le sue colline o davanti al fuoco di un falò, in compagnia di tutte quelle persone che lo hanno amato per quelle caratteristiche che lo rendevano un essere unico e speciale. Elio era un cuoco fantasioso, una persona solare, creativa e sensibile, dotata di grande intelligenza, profondità di sentimenti e ironia. Amava viaggiare, fisicamente ma anche con la sua fervida e potente immaginazione. Spinto dal desiderio di esprimere il suo meraviglioso mondo interiore, scriveva racconti e poesie, girava video, dipingeva, suonava e autoproduceva oggetti e macchinari dei più disparati. La sua morte lascia un dolore immenso nel cuore di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e un vuoto incolmabile nel nostro movimento.
Non ti dimenticheremo mai, Elio. Continueremo a portare nei nostri cuori tutto il tuo amore, tutta la tua rabbia, tutta la tua gioia di vivere e di lottare. Che il mondo meraviglioso che portavi dentro possa scaldarci in questa lunga notte e illuminare giorni migliori.

~Amic* e Compagn* del Centro di Documentazione Libertario "Felix"

DOMENICA 22 GIUGNO🎉COMPLEFELIX 2025🎉A un anno dalla riapertura vi invitiamo a festeggiare con noi:H 13 --> Pranzo Social...
18/06/2025

DOMENICA 22 GIUGNO
🎉COMPLEFELIX 2025🎉

A un anno dalla riapertura vi invitiamo a festeggiare con noi:

H 13 --> Pranzo Sociale

H 16e30 --> Presentazione del libro di Rafael Barrett "La meta più distante, la via più breve". Illustrazioni di , Edizioni CDL Felix

E poi...

Durante la giornata banchetti, presa bene ed esposizione dei lavori dell* partecipanti alla nostra ac-call for artists!

🔥🎵SORPRESA!!🎵🔥 live paura di .lettica
e

Insomma, venite!
Vi aspettiamo in via XX settembre 112

Disponibile presso il nostro Centro di Documentazione! In prestito e in vendita. Passateci a trovare. Apertura tutti i g...
17/06/2025

Disponibile presso il nostro Centro di Documentazione! In prestito e in vendita. Passateci a trovare. Apertura tutti i giovedì dalle 17 alle 20.

20/05/2025
26/04/2025

In 250 hanno sfilato per le vie di Asti

CON AMORE E RABBIA80 anni sono passati dalla Liberazione dell' Italia dal nazifascismo e tutto sembra di nuovo sprofonda...
10/04/2025

CON AMORE E RABBIA

80 anni sono passati dalla Liberazione dell' Italia dal nazifascismo e tutto sembra di nuovo sprofondare negli abissi da cui eravamo usciti, armi in pugno, quel lontano 25 aprile del 1945.
Guerre continue e genocidi insanguinano sempre più vaste aree del pianeta. Formazioni politiche autoritarie prendono il potere in numerosi paesi europei e non, tagliando sui servizi essenziali, imponendo politiche repressive e di riarmo. In questo quadro, la fortezza Europa affila i denti, preparandosi a stanziare 800 miliardi di euro per l' industria di morte della guerra. In Italia il governo neo-fascista di Meloni sostiene apertamente le politiche di riarmo europeo, continuando nella sua opera di criminalizzazione della povertà e di repressione delle lotte.
Il governo ha recentemente trasformato in decreto il disegno di legge sulla sicurezza, bypassando completamente il parlamento e rendendo immediatamente operative misure repressive durissime. Un decreto che sprofonderà il nostro Paese in un vero e proprio stato di polizia, dove le più banali proteste potranno essere punite con lunghi anni di carcere.

Di fronte a tutto questo guardare all' esperienza storica della Resistenza è oggi più che mai di vitale importanza. Nell' astigiano in particolare la lotta partigiana ebbe caratteristiche che risultano oggi di grandissima forza e attualità. Le prime bande che agirono nella nostra zona furono opera di giovani contadini del luogo, renitenti ai bandi di leva o ritornati a casa dopo l'armistizio dell' 8 settembre. Giovani stanchi degli orrori del militarismo fascista, insofferenti nei confronti di conflitti ritenuti completamente estranei ai loro reali interessi.

Quei giovani avevano toccato con mano le conseguenze disastrose e inevitabili di un partito autoritario, guerrafondaio e nazionalista al potere. Quei giovani avevano visto, sotto la dittatura, sfumare ogni conquista sindacale, strappata ai padroni con imponenti lotte dalla classe lavoratrice nei decenni precedenti. Avevano visto la messa a tacere violenta di ogni possibilità di dissentire. Avevano visto soprattutto i morti ammazzati per le guerre di Mussolini: oltre 400.000 italiani morti, 2 milioni di case distrutte. Avevano visto tutto questo e avevano deciso di diventare finalmente protagonisti delle loro vite. Per uscire da questo inferno divennero partigiani e presero le armi, spezzando secoli di rassegnazione, impotenza e storia subita. Oggi quell' esempio di protagonismo popolare deve essere più che mai vivo e presente all' interno dei nostri movimenti di lotta. Fermare i fascisti al potere, fermare l'escalation bellica è ancora possibile. Sta a noi. Scrolliamoci di dosso la rassegnazione. Rinforziamo le reti ed i movimenti che si battono contro la svolta autoritaria. Uniamo le forze: contro la guerra, il militarismo, le frontiere, il patriarcato, lo sfruttamento e la devastazione ambientale. Con amore e rabbia. Per un 25 aprile di lotta.

ASSEMBLEA ANTIFASCISTA ASTI

Un libro alla settimana. La rubrica settimanale dei libri del "Felix". Emma Goldman, "La libertà o niente", Eleuthera, 2...
03/03/2025

Un libro alla settimana. La rubrica settimanale dei libri del "Felix".

Emma Goldman, "La libertà o niente", Eleuthera, 2023.

"Un giorno tanti uomini e donne si alzeranno in piedi, scaleranno la montagna e torneranno a sentirsi forti, grandi, liberi, e pronti ad accettare, condividere e assaporare con gioia i raggi dorati dell' amore". Una raccolta di scritti che restituisce il profilo intellettuale di Emma Goldman: la "donna più pericolosa d'America", libera pensatrice mossa da "una furiosa passione di vivere".

Disponibile in vendita e in prestito. Passateci a trovare: giovedì dalle 17 alle 20, via XX settembre, 112.

Un libro alla settimana. La rubrica settimanale dei libri del "Felix". Laura De Marco, Il soldato che disse no alla guer...
24/02/2025

Un libro alla settimana. La rubrica settimanale dei libri del "Felix".

Laura De Marco, Il soldato che disse no alla guerra. Storia dell' anarchico Augusto Masetti (1888-1966), Edizioni Spartaco, 2003.

Alle sei di mattina del 30 ottobre 1911, nella caserma Cialdini di Bologna si preparava alla partenza un drappello di fanteria destinato in Libia. Il colpo che partì dal fucile del soldato Augusto Masetti esplose nell' oscurità. Nell' aria risuonò: "Viva l' anarchia, abbasso l' esercito!". Una storia oggi più che mai attuale: contro ogni forma di militarismo e di colonialismo. A fianco di tutti i disertori sempre.

Disponibile al prestito. Passateci a trovare: giovedì dalle 17 alle 20, via XX settembre, 112.

Un libro alla settimana. La rubrica settimanale dei libri del "Felix". "Q***r e anarchia", a cura di C.B. Daring, J. Rog...
17/02/2025

Un libro alla settimana. La rubrica settimanale dei libri del "Felix".

"Q***r e anarchia", a cura di C.B. Daring, J. Rogue, Deric Shannon, Abbey Volcano.

Si tratta dell' ultima pubblicazione della casa editrice "Quaderni di Paola": una realtà nata grazie al lascito di Paola Mazzaroli e dedicata alla promozione del femminismo antiautoritario e anarchico.

"Q***r e anarchia" è una raccolta eterogenea di scritti che, spaziando dal teorico al personale, esplora le potenzialità delle intersezioni tra anarchismo e teoria q***r. Un approccio anarchico di classe alle questioni di genere che racchiude le lezioni del transfemminismo e dell' intersezionalità.
Un viaggio provocatorio che stimola a riflettere, a sperimentare e a costruire modi radicalmente diverso di vedere e vivere il mondo.

Disponibile al prestito e in vendita nella nostra distro. Passateci a trovare: giovedì dalle 17 alle 20, via XX settembre, 112.

16/02/2025

🌼 Il maestro e le margherite 🌼

🎈 Gianni è stato tante cose diverse. Era del 1938. Sua madre partorì in casa a Mombercelli. Lui era prematuro e gracile: la durezza degli anni della guerra facevano presagire che non avrebbe passato l’infanzia. Invece “Spinacino” ce ha fatta. In barba al freddo, alle bombe, alla fame e ai tanti malanni di quei primi anni, arriverà al 5 febbraio 2025, quando se ne è andato nel sonno.
Lasciato il paese, da cui riporterà il ricordo indelebile degli alberi, delle foglie, dell’aria di collina, con i genitori e il fratellino si trasferisce a Torino. Il panorama della città nel primo dopoguerra è segnato dalle macerie delle case bombardate e dagli alberi dei viali tagliati per fare legna. I soldi sono pochi e la vita, in due stanze con il ballatoio ed il cesso fuori, è grama.

📚 La scuola sarà per lui un mondo speciale, che amerà sin dai primi anni.
Al punto che sceglierà di fare il maestro. La laurea, che, all’epoca non serviva per insegnare alle “elementari” come si chiamavano allora, la prenderà anni dopo, con una tesi di pedagogia libertaria.
A cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta il giovane maestro viene allontanato dall’insegnamento per cinque lunghi anni, in cui verrà confinato in un ufficio. Le sue idee erano troppo sovversive.
A quell’epoca la scuola elementare era simile ad una piccola caserma. I bambini separati dalle bambine, le divise, lo stare sull’attenti, il recitare la preghiera, l’alzarsi in piedi quando entrava l’autorità, lo stare per ore immobili, “composti” nei banchi.
Gianni si nutre delle idee e delle esperienze di Celestin Freinet, del nativo canadese Wilfred Peltier, della scuola pedagogica statunitense.

🚲 Gianni, quando arriva in classe si fa dare del tu ai bambini, non li rinchiude nell’aula, li porta fuori a toccare con mano le cose: il fiume, gli alberi, ma anche la realtà sociale, quella dei profughi istriani delle Vallette, quella dei napoletani emigrati in gran numero a Cirié, all’imbocco delle valli di Lanzo, dove insegnerà a lungo dopo la pausa forzata imposta dal Ministero.
A Cirié, complice una mamma che sapeva riparare le bici, i bambini partono ad esplorare il territorio per capire la cosa più importante: le domande da fare, la curiosità che nasce dall’esperienza, il proprio percorso nella vita. Con le bici Gianni e i suoi bambini arrivano ad invadere la pista dell’aeroporto di Caselle, per vedere come erano fatti gli aerei, con i quali i più fortunati partivano per paesi favolosi, che ai ragazzini della Ciriè operaia erano preclusi. Tante imprese, tanti viaggi, soprattutto viaggi nella realtà sociale, dove si parla di lavoro e di licenziamenti punitivi. Una volta, con i bambini occupa l’ufficio del sindaco perché a scuola fa freddo.
Storie di frontiera in una scuola che oggi non è più fatta di autorità e disciplina anche grazie ai partigiani dei bambini come Gianni Milano.
Lui lo diceva a chiare lettere: “bisogna dar voce ai bambini: sono loro che decidono come apprendere meglio, e cosa fare”.
Gli ultimi anni a scuola, dove lavorerà per 40 anni, li trascorre a Lanzo dove insegna alle future maestre.

💥 Quando i suoi capelli sono diventati tutti bianchi, ha continuato a portarli lunghi e scarrufati, come ai tempi in cui si guadagnò il soprannome dispregiativo, ma portato con orgoglio, di “maestro capellone”.
Lui non ne parlava più di tanto, ma se date un’occhiata ai libri, alle riviste, alla storia di quegli anni speciali scoprirete che è stato tra i protagonisti della cultura beat nel nostro paese.
Era un fricchettone colto, scriveva poesie sulla sua lettera 32. Poesie che trovate sparse qua e là, di recente molte sono state raccolte in un volume per le edizioni Fenix.
D’estate, quando le scuole erano chiuse, autostop e via per il mondo. Ma poi tornava sempre a Torino, che non era più la città bigia e dura dei suoi primi anni, ma sempre la città in cui si sentiva a casa, all’ombra delle montagne.
Era amico di Fernanda Pivano e di Allen Ginsberg, è stato uno dei protagonisti della beat generation: pubblica Off Limits (1966), Guru (1967), Prana (1968), King Kong (1973), Uomo N**o (Tampax, 1975). È tra i fondatori della Pitecantropus Editrice, un tentativo di unire le anime della cultura Beat.

🖤Spirito profondamente libertario, specie negli ultimi anni si lega al movimento anarchico, attraversandone le lotte.
Abitava in fondo a corso Vercelli, a due passi dal Balon, dove lo incontravamo spesso in occasione di presidi e banchetti. Arrivava e parlava con tutti, indossando un fazzoletto rosso e nero, spacciando idee e libri. Vivace come un folletto, mai stanco, nonostante gli anni che passavano ed i nuovi malanni.
Lo ricordiamo in tanti 25 aprile, tanti primi maggi, portare con orgoglio la bandiera rossa e nera. Anche in valle ha intersecato varie volte le strade dei cortei e delle lotte, perché in quella lotta popolare, specie in certi anni, seppe riconoscere il tempo che muta, quando la gente comune, quella che non ci è avvezza, alza la testa.
Lo conoscevano tutt. Con la sua parlantina sciolta e il suo stile da vecchio maestro, lo trovavate nei posti dove la gente sceglie di essere protagonista, di alzarsi in piedi, di costruire da se il proprio cammino.

💜 Eravamo in tanti a salutarlo nel piazzale del Cimitero Maggiore di Torino, nonostante il freddo e la pioggerellina insistita. Il Cor’Occhio circondato da bandiere anarchiche, sullo sfondo uno striscione No Tav ha intonato i canti anarchici e quelli di chi diserta la guerra. Gianni che l’aveva conosciuta fu un antimilitarista convinto, senza sfumature.
Lo abbiamo ricordato con la musica, le parole, le sue poesie.
In questi tempi grami, con le scuole che rischiano di diventare nuovamente caserme, il ricordo del maestro capellone, che sfrecciava alla testa della sua ciurma di bambini liberati dai banchi per la campagna piemontese, resterà un’ancora che renderà più forte la determinazione a continuare a pedalare per cambiare il mondo intollerabile in cui siamo forzati a vivere.
Nel lungo percorso attraverso le grandi statue del monumentale siamo arrivati in una zona povera. Gianni, nato sulla terra, ha scelto di tornarvi. Sulla bara una bandiera nera e tanti garofani rossi.
Elfo di città, con un cuore contadino, continueremo a vederlo volteggiare a Torino e in Valle, o al Balon, dove si mescolava con gli anarchici e i senzapatria.

Ciao Gianni!

I compagni e le compagne della Federazione Anarchica Torinese🌼 Il maestro e le margherite 🌼

🎈 Gianni è stato tante cose diverse. Era del 1938. Sua madre partorì in casa a Mombercelli. Lui era prematuro e gracile: la durezza degli anni della guerra facevano presagire che non avrebbe passato l’infanzia. Invece “Spinacino” ce ha fatta. In barba al freddo, alle bombe, alla fame e ai tanti malanni di quei primi anni, arriverà al 5 febbraio 2025, quando se ne è andato nel sonno.
Lasciato il paese, da cui riporterà il ricordo indelebile degli alberi, delle foglie, dell’aria di collina, con i genitori e il fratellino si trasferisce a Torino. Il panorama della città nel primo dopoguerra è segnato dalle macerie delle case bombardate e dagli alberi dei viali tagliati per fare legna. I soldi sono pochi e la vita, in due stanze con il ballatoio ed il cesso fuori, è grama.

📚 La scuola sarà per lui un mondo speciale, che amerà sin dai primi anni.
Al punto che sceglierà di fare il maestro. La laurea, che, all’epoca non serviva per insegnare alle “elementari” come si chiamavano allora, la prenderà anni dopo, con una tesi di pedagogia libertaria.
A cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta il giovane maestro viene allontanato dall’insegnamento per cinque lunghi anni, in cui verrà confinato in un ufficio. Le sue idee erano troppo sovversive.
A quell’epoca la scuola elementare era simile ad una piccola caserma. I bambini separati dalle bambine, le divise, lo stare sull’attenti, il recitare la preghiera, l’alzarsi in piedi quando entrava l’autorità, lo stare per ore immobili, “composti” nei banchi.
Gianni si nutre delle idee e delle esperienze di Celestin Freinet, del nativo canadese Wilfred Peltier, della scuola pedagogica statunitense.

🚲 Gianni, quando arriva in classe si fa dare del tu ai bambini, non li rinchiude nell’aula, li porta fuori a toccare con mano le cose: il fiume, gli alberi, ma anche la realtà sociale, quella dei profughi istriani delle Vallette, quella dei napoletani emigrati in gran numero a Cirié, all’imbocco delle valli di Lanzo, dove insegnerà a lungo dopo la pausa forzata imposta dal Ministero.
A Cirié, complice una mamma che sapeva riparare le bici, i bambini partono ad esplorare il territorio per capire la cosa più importante: le domande da fare, la curiosità che nasce dall’esperienza, il proprio percorso nella vita. Con le bici Gianni e i suoi bambini arrivano ad invadere la pista dell’aeroporto di Caselle, per vedere come erano fatti gli aerei, con i quali i più fortunati partivano per paesi favolosi, che ai ragazzini della Ciriè operaia erano preclusi. Tante imprese, tanti viaggi, soprattutto viaggi nella realtà sociale, dove si parla di lavoro e di licenziamenti punitivi. Una volta, con i bambini occupa l’ufficio del sindaco perché a scuola fa freddo.
Storie di frontiera in una scuola che oggi non è più fatta di autorità e disciplina anche grazie ai partigiani dei bambini come Gianni Milano.
Lui lo diceva a chiare lettere: “bisogna dar voce ai bambini: sono loro che decidono come apprendere meglio, e cosa fare”.
Gli ultimi anni a scuola, dove lavorerà per 40 anni, li trascorre a Lanzo dove insegna alle future maestre.

💥 Quando i suoi capelli sono diventati tutti bianchi, ha continuato a portarli lunghi e scarrufati, come ai tempi in cui si guadagnò il soprannome dispregiativo, ma portato con orgoglio, di “maestro capellone”.
Lui non ne parlava più di tanto, ma se date un’occhiata ai libri, alle riviste, alla storia di quegli anni speciali scoprirete che è stato tra i protagonisti della cultura beat nel nostro paese.
Era un fricchettone colto, scriveva poesie sulla sua lettera 32. Poesie che trovate sparse qua e là, di recente molte sono state raccolte in un volume per le edizioni Fenix.
D’estate, quando le scuole erano chiuse, autostop e via per il mondo. Ma poi tornava sempre a Torino, che non era più la città bigia e dura dei suoi primi anni, ma sempre la città in cui si sentiva a casa, all’ombra delle montagne.
Era amico di Fernanda Pivano e di Allen Ginsberg, è stato uno dei protagonisti della beat generation: pubblica Off Limits (1966), Guru (1967), Prana (1968), King Kong (1973), Uomo N**o (Tampax, 1975). È tra i fondatori della Pitecantropus Editrice, un tentativo di unire le anime della cultura Beat.

🖤Spirito profondamente libertario, specie negli ultimi anni si lega al movimento anarchico, attraversandone le lotte.
Abitava in fondo a corso Vercelli, a due passi dal Balon, dove lo incontravamo spesso in occasione di presidi e banchetti. Arrivava e parlava con tutti, indossando un fazzoletto rosso e nero, spacciando idee e libri. Vivace come un folletto, mai stanco, nonostante gli anni che passavano ed i nuovi malanni.
Lo ricordiamo in tanti 25 aprile, tanti primi maggi, portare con orgoglio la bandiera rossa e nera. Anche in valle ha intersecato varie volte le strade dei cortei e delle lotte, perché in quella lotta popolare, specie in certi anni, seppe riconoscere il tempo che muta, quando la gente comune, quella che non ci è avvezza, alza la testa.
Lo conoscevano tutt. Con la sua parlantina sciolta e il suo stile da vecchio maestro, lo trovavate nei posti dove la gente sceglie di essere protagonista, di alzarsi in piedi, di costruire da se il proprio cammino.

💜 Eravamo in tanti a salutarlo nel piazzale del Cimitero Maggiore di Torino, nonostante il freddo e la pioggerellina insistita. Il Cor’Occhio circondato da bandiere anarchiche, sullo sfondo uno striscione No Tav ha intonato i canti anarchici e quelli di chi diserta la guerra. Gianni che l’aveva conosciuta fu un antimilitarista convinto, senza sfumature.
Lo abbiamo ricordato con la musica, le parole, le sue poesie.
In questi tempi grami, con le scuole che rischiano di diventare nuovamente caserme, il ricordo del maestro capellone, che sfrecciava alla testa della sua ciurma di bambini liberati dai banchi per la campagna piemontese, resterà un’ancora che renderà più forte la determinazione a continuare a pedalare per cambiare il mondo intollerabile in cui siamo forzati a vivere.
Nel lungo percorso attraverso le grandi statue del monumentale siamo arrivati in una zona povera. Gianni, nato sulla terra, ha scelto di tornarvi. Sulla bara una bandiera nera e tanti garofani rossi.
Elfo di città, con un cuore contadino, continueremo a vederlo volteggiare a Torino e in Valle, o al Balon, dove si mescolava con gli anarchici e i senzapatria.

Ciao Gianni!

I compagni e le compagne della Federazione Anarchica Torinese

Un libro alla settimana. La rubrica settimanale dei libri del "Felix". Inauguriamo questo appuntamento con un libro in m...
12/02/2025

Un libro alla settimana. La rubrica settimanale dei libri del "Felix".

Inauguriamo questo appuntamento con un libro in memoria di Gianni Milano: poeta beat, maestro capellone, anarchico e no tav, originario di Mombercelli (AT), venuto a mancare giovedì 6 febbraio.

"I figli dello stupore. La beat generation italiana", Edizioni Sirio, 2017.

Il libro, il cui titolo è una citazione proprio di Gianni Milano, offre una panoramica articolata e documentata della poesia underground italiana e del contesto nella quale si è sviluppata. Contiene in allegato film documentario.

Disponibile al prestito. Passateci a trovare: giovedì dalle 17 alle 20, via XX settembre, 112.

Indirizzo

Via XX Settembre, 112 (cortile)
Asti
14100

Orario di apertura

17:00 - 20:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando CDL "Felix" - Centro di Documentazione Libertario Asti pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Digitare