Umberto Dalle Ave "Herle"

Umberto Dalle Ave  "Herle" Mi chiamo Umberto Dalle Ave (Herle) e sono uno dei "ragazzi del 99"

“Gigi è di Costabissara,  a “casa” ha lasciato i genitori anziani e la morosa Carlotta, una paesana di 17 anni che ha co...
16/12/2022

“Gigi è di Costabissara, a “casa” ha lasciato i genitori anziani e la morosa Carlotta, una paesana di 17 anni che ha cominciato a frequentare pochi mesi prima di partire.
I due fratelli più grandi Giuseppe e Federico sono invece al fronte come lui.

Non parla moltissimo Gigi, non è un taciturno, nemmeno un timido, semplicemente pensa un po’ troppo e immerso nel suo mare di pensieri si isola senza rendersene conto.
Poi però improvvisamente ogni tanto riemerge e come se nulla fosse riprende quel dialogo interrotto da diversi minuti :

“Umberto.. me sa che fra poco te toca arrangiarti “
“In che senso?”
“Fra pochi giorni se tutto va ben dovrei tornare a Bassano…” …. “son contento là almeno non se more di freddo come qua”

Gigi ha ragione, siamo solo a novembre ma appena cala il sole fa davvero un freddo cane.
Il sole qui è già calato dal un bel po’, è buio pesto e oltre al freddo c’è un silenzio irreale.

“Bruto segno, sto silenzio non me piase per niente”
“Cosa vuto dire?”
“Niente bocia go solo fato un pensiero a voce alta”

Gigi prende dalla tasca destra una mezza sigaretta e da quella sinistra un vecchio accendino.
Porta la sigaretta alla bocca e prova ad accenderla. I primi due colpi l’accendino fa cilecca,
poi, finalmente la fiamma e...un grande botto!

BOOOOOOOOM!!!!!

Mi fischiano le orecchie, non capisco più nulla.
Gigi mi grida qualcosa ma sento solo dei suoni confusi ovattati, poi riesco finalmente a capire qualcosa:

“Umberto Dio bon!! tien so quella testa!, stanno bombardando!
“Cosa??”
“gli austriaci Dio bon!, gli austriaci!!”

A comandare il mio plotone è il Tenente Matteo Locatelli, un “omone” bergamasco, di poco più di 30 anni di età; ha i cap...
08/11/2019

A comandare il mio plotone è il Tenente Matteo Locatelli, un “omone” bergamasco, di poco più di 30 anni di età; ha i capelli rossi, gli occhi incavati e le mani che sembrano due badili.
Parla un buon italiano con un timbro di voce particolarmente “profondo” e severo.
Nei suoi confronti provo un misto tra timore e fiducia, so benissimo che non ho alternative, devo per forza fidarmi di lui. Qui nell’inferno della prima linea per ora non ho nessun altro punto di riferimento.

Il tenente mi assegna al quinto settore, per raggiungerlo devo camminare per circa 200 metri nel camminamento. Sul posto, in piedi, con il novantuno in mano, c’è il mio nuovo compagno di trincea: tutto impacciato e tremante provo a presentarmi:
“ss..sono Umberto..piacere” “
Io sono Gigi benvenuto. Coraggio bocia, posa quel zaino qua sotto (mi indica una sorta di buca ai piedi della parete della trincea) e vien qua, non aver paura no te magno!”
La postazione è angusta e fangosa ed entrando rischio di scivolare e cadere, in qualche modo riesco a tenermi in piedi aggrappandomi ad un sacco di sabbia.

“Quanti anni gheto Umberto?”
“Diciotto”
"caspita ti si proprio un bocia! ; mi ne go venti e son partito un anno e mezzo fa”
Gigi ha il viso rugoso e le mani piene di calli. Dimostra molti anni in più della sua età.
Non è vecchio, è invecchiato dalla vita.

Il treno si ferma, siamo arrivati a Valstagna.Non so di preciso quanto tempo è durato l’attacco, so solo che quei minuti...
05/07/2019

Il treno si ferma, siamo arrivati a Valstagna.
Non so di preciso quanto tempo è durato l’attacco, so solo che quei minuti sono sembrati eterni. La paura mi ha completamente bloccato e mi fatto perdere sia la cognizione del tempo che la lucidità. L’unica cosa che volevo in quel momento era che finisse tutto, in qualsiasi modo, fosse anche con la mia morte. Il sibilo delle bombe, l’infernale rumore dell’esplosione, il treno che barcolla e poi una pioggia di schegge e detriti che investe il vagone. Un incubo di quelli brutti, quelli in cui vorresti scappare via veloce ma non puoi perché ti senti paralizzato.

Non potevamo fare nulla, solo aspettare, aspettare che l’attacco finisse sperando di non essere colpiti.

A Valstagna, una volta scesi dal convoglio ci dividiamo nelle squadre di appartenenza e ci organizziamo per raggiungere la posizione e occupare la linea dal Brenta a Rocce Anzini a quota 1109 dove passeremo agli ordini tattici del 5° Gruppo Alpino guidato dal Colonnello Ferrari.

Cominciamo a marciare in colonna, l’idea di essere scampati al nostro “battesimo del fuoco” ha contribuito ad alzare il nostro morale e riprendiamo a parlare tra di noi.
Lo zaino è pesante e le gambe mi tremano ancora un po’ ma potermi muovere in uno spazio aperto senza essere bloccato in un carrozza aspettando inerme cosa mi ha riservato il destino in qualche modo mi solleva. Respiro a pieni polmoni l’aria e per qualche istante sono sereno.

Giungiamo a destinazione dopo qualche ora di cammino; la posizione è allestita con una serie di grandi trincee e gallerie che si snodano verso l’interno. Lo spazio non è molto ma pullula di soldati che si muovono come tante formiche. L’aria che respiro sul posto mi sembra diversa, impregnata di tanti odori sgradevoli che non riesco a decifrare.

Poco lontano da noi, all’interno di una baracca, il capitano ha riunito i comandanti di plotone per assegnare loro le consegne, fra poco saprò quali saranno le mie prime mansioni qui, in prima linea…

Nel camion siamo posizionati in due lunghe panche di legno disposte una di fronte all’altra, seduto davanti a me c’è un ...
27/11/2018

Nel camion siamo posizionati in due lunghe panche di legno disposte una di fronte all’altra, seduto davanti a me c’è un commilitone di Bassano, è mingherlino e dimostra molto meno dei suoi 18 anni, lo guardo per un po’ chiedendomi quanto tempo riuscirà a resistere in prima linea, ma lui non sembra accorgersene, tiene lo sguardo fisso verso il basso, perso nel vuoto.
Nessuno parla, ognuno è immerso nei propri pensieri.

Il viaggio dura pochissimo, il tempo di arrivare alla stazione dove ci aspetta il treno per Valstagna.
La nostra destinazione finale è alla Grotella dove avremo il compito di sbarrare il Canale di Brenta che, dopo il ripiegamento seguito al disastro di Caporetto è diventato un luogo di strategica importanza per bloccare l’avanzata del nemico verso la pianura.

Arriviamo in stazione e scendiamo velocemente dai camion aiutati da altri soldati già presenti sul posto, dal silenzio di prima siamo passati ad un clima concitato dove è tutto un gran vociare.
Il treno è pronto su binari, le caldaie della locomotrice sono già accese e dalla ciminiera esce del fumo che impesta l’aria attorno a noi.
Saliamo sulle piccole e scarne carrozze e appena il convoglio comincia muoversi sulle rotaie, metro dopo metro cresce in me la consapevolezza che potrebbe essere il mio ultimo viaggio.

Tra di noi cala nuovamente in silenzio.

Entrati nelle Valsugana il silenzio viene rotto da un grande botto, un’esplosione! siamo sotto attacco!!

Le bombe cadono tutte intorno a noi, alcune esplodono così vicine che il treno sembra piegarsi per l'onda d'urto...
Istintivamente c’è chi abbraccia subito il fucile, altri invece cominciano a tremare come foglie, non vediamo bene da dove arriva il bombardamento, i rumori infernali delle esplosioni e quello delle schegge che si infrangono sul metallo della carrozza mi entrano direttamente nel cervello causandomi una specie di scarica elettrica che dal collo scende lungo tutta la schiena; sudo freddo, non capisco più nulla, sto impazzendo!

Nel mio vagone qualcuno prega, qualcun altro bestemmia, altri invece piangono singhiozzando come bambini, io invece, tremo come una foglia e senza emettere una sola sillaba, resto accovacciato sul mio fucile…

10/11/2018

🌲🌲 ‼️ S.O.S ‼️BOSCHI ALTOPIANO DI ASIAGO🌲🌲

Il 29 ottobre, un vento di 180km /h ha letteralmente spazzato via oltre 300.000 alberi dei boschi dell'Altopiano di Asiago.

Un'ecatombe ambientale paragonabile solo alle devastazioni causate dalla Grande Guerra.

🌲🌲 AIUTACI A FAR RITORNARE I BOSCHI! 🌲🌲

Fai una donazione per il piano di ripristino dei boschi dell'Altopiano.

➡️ Iban: IT 16 Z 03069 60131 100000046006

➡️Intestato al CC: Tesoreria dell'Unione Montana Spettabile Reggenza dei Sette Comuni .

➡️Causale: Donazione boschi Altopiano 7 C

Grazie ❤️

Il giorno, è arrivato.E’ da quando sono stato assegnato al 6° rgt Alpini nelle truppe complementari lo scorso 24 giugno ...
27/06/2018

Il giorno, è arrivato.
E’ da quando sono stato assegnato al 6° rgt Alpini nelle truppe complementari lo scorso 24 giugno che, aspetto insieme ai miei compagni questo temuto momento. Nonostante volessimo in tutti i modi allontanare questo incubo, in cuor nostro sapevamo che questo giorno prima o poi sarebbe arrivato.

Il pensiero ci ha accompagnato per tutta la nostra permanenza a Bassano, è stato un costante tarlo che si è insinuato nella nostra vita popolando le giornate e soprattutto i nostri incubi, nutrito dall’angoscia e dalla paura.

Dopo l’arrivo dei superstiti del Battaglione Verona, ridotto a soli 180 uomini, era chiaro che, l’ultima alternativa possibile rimasta per l’esercito eravamo noi "Ragazzi del 99".
Giovani corpi da mandare al macello per rimpinguare le forze dei battaglioni stremati dalle furiose e sanguinose battaglie sull’Altopiano.

E’ la mattina del 24 novembre 1917 e dopo l’adunata in cortile stiamo solo aspettando di essere caricati sui camion per raggiungere la prima linea.
Io i miei compagni siamo stati assegnati alla 56° compagnia al comando del Cap. Biasin ricostituita quasi esclusivamente con noi giovani reclute.

Dopo mesi di frustrante attesa tutto è precipitato improvvisamente, sono passate solo 48 ore dall’arrivo dei 180 del Verona e già siamo pronti a partire.
Non abbiamo avuto nemmeno il tempo di scrivere per salutare i nostri cari.

Siamo in fila davanti ai camion, un ufficiale dopo averci velocemente contati, ci divide in piccoli gruppi e ci fa dirigere verso una delle vetture. Saliamo sul mezzo ordinati, aiutati da chi ci ha preceduto.

Lo zaino pesa tantissimo, la divisa invece è troppo leggera.
Il vento gelido che soffia qui a Bassano, ci entra dritto nelle ossa e nell’anima.

E' il 22 novembre, una giornata fredda e uggiosa e qui a Bassano tira un vento gelido che ti taglia la faccia. Poco fa i...
10/03/2018

E' il 22 novembre, una giornata fredda e uggiosa e qui a Bassano tira un vento gelido che ti taglia la faccia.
Poco fa in caserma sono arrivati 180 soldati, hanno gli occhi spenti che guardano il vuoto, sono sporchi e infreddoliti, si reggono in piedi con difficolta.
Sono gli ultimi superstiti del Battaglione Verona ridotto ai minimi termini dopo le sanguinose battaglie dell'Ortigara, dell'Ongara e delle Melette.

Da quei pochi "vecchi" stremati cerco di avere qualche informazione del mio paese lassù, ma è davvero faticoso, quasi impossibile farli parlare.
Ne hanno viste tante in questi anni e soprattutto in questi ultimi mesi e parlarne non fa che richiamare in loro il ricordo delle indicibili sofferenze patite e dei molti, troppi compagni perduti.

La linea di difesa italiana, dopo Caporetto, passava per il Piave e più a nord sul monte Grappa e perciò l'ala destra dello schieramento italiano presente sull'Altopiano ha dovuto unirsi con questa nella Valbrenta e quindi era il gruppo delle Melette a rappresentarne il caposaldo che doveva essere mantenuto ad ogni costo.
Lasciata inespugnata e insanguinata l'Ortigara è stato ordinato l'arretramento su questa nuova linea, ma l'arretramento purtroppo non è stato indolore e inseguiti dalle truppe austriache il battaglione ha lasciato il suo sangue prima sull'Ongara e poi anche sulle Melette, che pur strenuamente difese, sono state perdute.

Ora gli italiani si sono ritirati sulla linea marginale dell'Altopiano e la conca centrale è in mano al nemico, Foza e Gallio sono un cumulo di rovine, Asiago non di meno.
La prima linea austriaca passa proprio per le Ave, la mia contrada, e poi attraversa i nostri campi al Belocio dove seminavamo le patate e il frumento.

Mio Dio…chissà cosa troveremo al ritorno!!!

C’è una grande confusione qui in caserma, nessuno sa bene cosa stiasuccedendo, gli ufficiali sono visibilmente agitati, ...
13/11/2017

C’è una grande confusione qui in caserma, nessuno sa bene cosa stia
succedendo, gli ufficiali sono visibilmente agitati, il portone di ingresso si apre di continuo c’è un grande movimento di mezzi e persone che entrano ed escono.
Gira voce che addirittura la guerra sia finita, che l’Italia stia per
firmare l’armistizio.
Fino a due giorni fa, dal fronte dell’Isonzo arrivavano solo notizie
confortanti ma il comando ci ha solo presi in giro, noi e l’Italia intera.
La realtà è un’altra c’è stato un massacro, un massacro di proporzioni così enormi da aver messo in ginocchio l’intero esercito italiano.
Tutto è iniziato all’alba 24 ottobre quando gli austro-tedeschi hanno cominciato a bombardare i nostri nella zona vicino Caporetto, dove erano posizionati per difendere le linee avanzate.
Prima è arrivato il gas, tanto gas, l’arma più subdola e terribile, i
filtri delle nostre maschere quando va bene ti proteggono al massimo per 2 ore e i nostri per non morire gasati hanno dovuto lasciare in fretta le trincee, poi è arrivato il turno dei proiettili di artiglieria di tutti i calibri che hanno aperto definitivamente un varco spazzando via anche i reticoli di filo spinato.
E l’artiglieria del generale Badoglio, chissà perché, taceva.
Da quel momento è iniziato l’attacco vero e proprio: ad aprire la strada i reparti di fanteria d’assalto tedeschi che con mitragliatrici, bombe a mano e lancia fiamme hanno “ripulito” le nostre trincee, dagli ultimi temerari soldati che tentavano di mantenere la posizione.
Dopo i reparti d’assalto, è iniziata l’avanzata per le valli dei grandi reparti di fanteria nemica.
Un’avanzata che ha seminato distruzione e sangue trovando una debolissima resistenza da parte dei nostri che, saltate tutte le catene di comando, si sono trovati completamente smarriti e si sono sbandati nel caos più totale.
Tanti che terrorizzati hanno provato ad arrendersi gettando le armi sono stati, per dare l’esempio, inutilmente richiamati all’ordine dall’infame ”fuoco amico” dei carabinieri e degli ufficiali.
Quando ormai tutto era perduto e la situazione definitivamente compromessa, Cadorna ha ordinato la ritirata generale. Quello stesso Cadorna che qualche giorno prima l’aveva negata a più di un comandante “locale” che aveva le proprie truppe accerchiate dal nemico.
In questo momento la ritirata è ancora in corso, le truppe stanno tentando di raggiungere il Piave.
Quella che abbiamo subito è stata la più grande sconfitta della nostra storia, un’immane carneficina senza precedenti che non mi fa dormire la notte, anche solo ad immaginarla.
Le voci parlano di quasi 12.000 italiani morti, 30.000 feriti, 350.000 sbandati, 300.000 prigionieri e 400.000 mila profughi.
Un macello, l’inferno in terra.
Tutta la colpa naturalmente sarà addebitata ai soldati che vigliaccamente non hanno saputo resistere.
Io intanto sono qui che aspetto senza avere la minima idea di quello che sarà il mio destino già dall’alba di domani; ma mi sa che stia proprio arrivando il mio turno.

14/04/2017

...e faccio ancora fatica anche solo ad immaginare, cosa è successo veramente lassù.

"Ortigara…
O vecchio alpin.
Vecchio alpin dell'Ortigara
ti ricordi queste rocce
questi sassi, queste fosse,
questa valle senza fior.
Vecchio alpin dell'Ortigara...
fui colpito dal cecchino
tanti anni son passati
la ferita è ancora qua.
Ventimila siamo stati
ventimila siamo morti
mamma mia quante croci
quante croci di dolor.
Ortigara, Ortigara,
monte santo dell'alpino
la tua croce invoca al cielo
solo pace, sol pietà."

Credits: Rigoni - Pelosi - Coro Asiago

E’ il secondo giorno di Luglio e l’estate sta facendo capolino anche qui a Bassano. L’attesa si sta facendo snervante, i...
05/04/2017

E’ il secondo giorno di Luglio e l’estate sta facendo capolino anche qui a Bassano. L’attesa si sta facendo snervante, il limbo in cui siamo forse è peggio della stessa morte.
Siamo a disposizione, la partenza per il fronte potrebbe arrivare da un momento all’altro ma non sappiamo di preciso quando.
Potrebbero anche svegliarci stanotte e farci salire sui camion o chissà, lasciarci ancora qui a “rosolare” per uno o due mesi.
A noi non è dato sapere.
Le uniche cose che sappiamo sono le notizie che arrivano dall’Altopiano.
Per giorni e giorni il mese scorso sono transitati da qui battaglioni e battaglioni di fanti ed alpini, batterie e batterie di cannoni e poi si sono visti battaglioni e battaglioni di feriti tornare (i battaglioni di morti e prigionieri erano rimasti lassù) qualcosa di veramente grosso e tremendo che non si poteva ignorare era accaduto.
E così in qualche modo il muro della censura è caduto ma mai come in questo caso avrei preferito non sapere nulla.
All’alba del 10 giugno, era iniziata la battaglia per riconquistare l’Ortigara dalla quale si doveva passare per tornare su Cima Portule che avevamo assurdamente perduto nel 1916.

Quel giorno pioveva forte e faceva freddo.

Preceduti da una terribile ma praticamente inutile azione d’artiglieria, che aveva lasciato i reticolati quasi intatti, i ragazzi sono partiti per un inutile e suicida attacco.
Sotto il fuoco degli austriaci che forti della loro posizione si “divertivano” con le mitragliatrici a falciare i nostri allo scoperto, all’uscita dei camminamenti, gli italiani sono caduti uno sul’altro come mosche ben prima di giungere alle loro trincee.
Su quel terreno un attacco frontale, di massa era un suicidio ma evidentemente sia il generale Mambretti che il suo superiore Cadorna “non lo sapevano”.
Come se non bastasse, poco lontano sulle balze del Monte Zebio, tiri troppo corti della nostra artiglieria erano esplosi sulla Brigata Sassari in attesa di partire all’assalto. Massacrati dal fuoco amico, un vero "trionfo".
L’offensiva verso l’Ortigara era ricominciata nel pomeriggio e da quel momento salvo qualche breve successo inziale frutto degli sforzi disperati degli alpini della 52ª divisione, iniziava una discesa all’inferno. Solo nel primo giorno abbiamo perso 3000 uomini, tra morti, feriti e dispersi. Tremila!
Anche gli assalti dei giorni successivi si rivelarono solo degli inutili bagni di sangue. Mambretti sospese e riprese gli attacchi senza avere un’idea precisa di cosa fare. Poi il 19 giugno alpini e i fanti della Brigata Regina dopo vari tentativi riuscirono incredibilmente a conquistare la cima, ma la “gioia” non durò nemmeno una settimana. La posizione era indifendibile e a nulla serviva anche tenerla perché l’obbiettivo era ben altro.

Il 25 giugno alle 2,30 del mattino gli austriaci partirono al contrattacco e dopo nemmeno un’ora l’Ortigara era di nuovo in mano loro.

Ma la morte e il dolore seminati inutilmente e criminalmente non erano ancora sufficienti. Mambretti ordinò un nuovo disperato attacco. Fu un nuovo massacro. Il battaglione “Cuneo”, appena arrivato forte di elementi “freschi” riuscì con enormi sacrifici a riconquistare quota 2003 ma il 29 venne catturato dal nemico insieme al “Marmolada”.
La battaglia era definitivamente persa. Una battaglia assurda, inutile e criminale.

Oggi, a tre giorni dalla fine si parla di qualcosa come 25.000 perdite tra morti, feriti e dispersi. Sono numeri che non riesco nemmeno a immaginare.

C’era anche mio fratello lassù e altri ragazzi della contrada; di loro, per ora, non ho alcuna notizia.

Oggi si respira aria di morte.  La voce è cominciata a girare di primissima mattina rimbalzando tra una camerata e l’alt...
26/02/2017

Oggi si respira aria di morte.
La voce è cominciata a girare di primissima mattina rimbalzando tra una camerata e l’altra; quando siamo scesi in cortile per l’adunata, nonostante la "censura" degli ufficiali, tutti noi sapevamo già quello che era successo.
Un’esplosione, una terrificante esplosione alla “Lunetta dello Zebio” ieri pomeriggio poco dopo le 5 ha massacrato più di 150 persone tra soldati e ufficiali in ricognizione del 145º Reggimento fanteria Catania.
Tutti spariti nel cratere di oltre 35 metri che si è aperto nella roccia.
Sembra sia stata una disgrazia, ieri il tempo è stato brutto, un fulmine dicono, è caduto vicino la camera di scoppio della “galleria di mina” che i nostri avevano costruito con lo scopo di aprire un varco per l'assalto al cocuzzolo trincerato dello Zebio.
La mina sarebbe dovuta scoppiare domani in concomitanza dell’attacco ma la sfortuna o forse un infausto destino ha voluto che scoppiasse con due giorni di anticipo con tutti i soldati dentro.
Dopo la disgrazia, c’è stata una breve tregua per permettere ai “vivi” di tentare raccogliere quel poco che era rimasto dei propri compagni d’armi.
Dopo il brusio iniziale qui in caserma è calato definitivamente il silenzio. Nessuno ha voglia di parlare. Guardiamo tutti il vuoto immersi in un turbine di pensieri terrificanti.
Manca veramente poco e poi visiteremo anche noi l’inferno.

L’inverno è passato e l’attesa qui a Bassano si fa sempre più snervante, l’addestramento continua ma non abbiamo ancora ...
16/09/2016

L’inverno è passato e l’attesa qui a Bassano si fa sempre più snervante, l’addestramento continua ma non abbiamo ancora idea di quale sarà la nostra sorte.
La chiamata per il fronte potrebbe arrivare da un momento all’altro ma non c’è nessuna certezza sul giorno preciso. A volte mi chiedo se sia più brutto questo limbo o l’esperienza in trincea.
Le informazioni che ci arrivano sono sempre soggette alla censura del comando. Vogliono tenere alto il nostro morale ma, non sanno che anche se frammentarie, le notizie su quello che sta succedendo realmente sul’Altopiano arrivano puntuali attraverso altri canali.
Terminato l’inverno il generale Cadorna ha voluto riprendere l’Operazione K ampliando gli obbiettivi, tra questi, uno era la ri-conquista del Monte Ortigara ora in mano austriaca.
Lassù è impegnata la 6ª Armata che proprio in queste ore sta cercando in tutti i modi di sfondare a quota 2105 dopo aver fallito il primo tentativo una settimana fa.
Ieri le bombe italiane hanno tuonato ininterrottamente giorno e notte; probabilmente stavano preparando la strada all’attacco.
Da più di un mese non ho più notizie di mio fratello Vittorio se ancora vivo, essendo in forza al 6° reggimento Alpini, temo che sia tra quei disgraziati che in queste ore stanno andando al macello...

Indirizzo

Via Avenue
Asiago
36012

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Umberto Dalle Ave “io ragazzo del 99”

Come racconterebbe un alpino impegnato al fronte la sua esperienze nel primo conflitto mondiale? A questa curiosa domanda sembra rispondere il giovane sergente di Asiago Umberto Dalle Ave, primo soldato dell'ex "Regno d'Italia" ad aggiornare con cadenza regolare i suoi status grazie a un affascinante esperimento sociale.

L’asiaghese Umberto Dalle Ave, “ragazzo del 99” sergente del Battaglione Bassano del 6 Rgt alpini, reduce della Prima guerra Mondiale, utilizzando un profilo Facebook e uno Instagram racconta infatti in “prima persona” la sua vita e la drammatica esperienza vissuta da soldato sul fronte veneto durante la Strafexpedition e la battaglia del Piave.

Grazie agli status, i documenti e le foto pubblicati nei profili dei due Social Network gli amici e i “follower” di Umberto hanno la possibilità di “vivere” attraverso il suo punto di vista le esperienze e i fatti più importanti, raccontati da un testimone d'eccezione, protagonista di un periodo storico che ha cambiato non solo l’Italia ma il mondo intero.

La vita di Umberto scorre tra ricordi di famiglia e del proprio paese, i primi lavoretti da bambino, la difficile e drammatica esperienza da minatore emigrato appena 14enne in Germania, la tragica e sconvolgente esperienza della Prima guerra mondiale combattuta proprio sulla propria terra di origine e infine il lento e difficile ritorno alla vita “normale”.